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La piccola editoria.
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Buongiorno a tutti. Come vedete sono iscritto da poco, pochissimo, per quanto frequentassi, anonimo, questo bel sito da qualche tempo.
Trovo le discussioni senza dubbio interessanti, così come interessante è ogni confronto a più voci, trovo che i pareri espressi, per quanto più o meno condivisibili, siano sempre strutturati e sostenuti da esperienza e motivazioni, trovo numerosissimi spunti di discussione e di approfondimento che mi terrebbero qui per ore, a leggere.
Quel che non trovo,
ma forse non ho letto abbastanza -e se dovessi risultare in qualche modo ripetitivo me ne scuso in anticipo-,
è la presenza di una voce che provenga dall'interno della piccola, piccolissima editoria.
Voglio fare i miei complimenti al Signor Aliberti per la disponibilità e la franchezza con cui si espone qui. Ma penso di non sbagliare se annovero la Aliberti tra le case editrice che ormai hanno un peso nel mercato editoriale.

E allora ci ho tenuto a scrivere anch'io, per testimoniare uno sguardo forse diverso, forse controcorrente, spero non inutile.
Poco più di un anno fa ho fondato una casa editrice, con pochi mezzi, molto entusiasmo e moltissime idee.
Eravamo un gruppo di amici che pensavano di poter sovvertire il mercato editoriale.
Ecco. Il mercato editoriale. Il primo argomento che mi verrebbe da affrontare...
Ho letto molte volte, qui sul forum, che un metodo rilevante per capire se una casa editrice sia valida
è la sua visibilità in libreria.
E, ma forse è stato un mio errore di valutazione, mi è sempre parso di cogliere il sillogismo
"se una casa editrice sta in libreria, è una casa editrice seria"; "se una casa editrice non sta in libreria, non è seria perchè non si impegna a mandare isuoi libri in libreria".
Ripeto, forse sbaglio io.
Comunque, ad esempio, vorrei chiarire come -io parlo sempre per quanto riguarda la mia esperienza- nel 95% dei casi quando un libraio si trova a contatto con un esponente di una casa editrice siblocca, si chiude e rimanda necessariamente al distributore
che è l'unica persona che può proporgli libri.
E allora, si dirà, basta rivolgersi al distributore.
Già. Ho letto qui che, essenzialmente, i distributori che abbiano potere reale di distribuzione (cioè di rendere visibili i libri in libreria, e non di fungere come magazzino -anche questosarebbe unaltro bel tema da affrontare)
sono 4 o 5. La penso anch'io così.
E vi racconto che, su questi 5 distributori, tutti dopo aver ricevuto alcuni libri in visione si sono mostrati disponibili ad un primo colloquio (già, proprio come quando si mandano i curricula ).
Due di essi, dopo aver saputo che erano solo pochi mesi che operavamo (pur con un catalogo di già 10 uscite, e altre 10 in programma nei mesi successivi), ci hanno rifiutato.
Altri due ci hanno detto che appena si sarebbe liberato un posto nel loro catalogo di case editrici distribuite ci avrebbero avvisati (....).
L'altro, il più grosso di tutti, è rimasto entusiasta: ci ha proposto il contratto, ci siamo accordati sututto, ci ha detto che ci saremmo risentiti, e da quel giorno si nega al telefono.

La domanda è: e allora, dato che i nostri libri non sono in libreria, siamo una casa editrice non seria?

Ok, credo che per il momento possa bastare...
Vorrei scrivere molte molte altre cose, ma il tempo mi manca.
Voglio solo dire, alla fine, che se sono intervenuto
e spero di poter intervenire ancora,
è stato perchè pensavo sarebbe stato utile inserire in queste belle discussioni anche unaltro interlocutore, che magari potesse portare un nuovo punto di vista.

Un salutone!

Inviato: 2005/2/12 9:32
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Re: La piccola editoria.
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Grazie per il tuo intervento, Basquiat. Certe esperienze dirette servono a far luce su un panorama per alcuni - come la sottoscritta - piuttosto nebuloso.
Io non ho nulla contro le piccole case editrici, tranne quando chiedono soldi per pubblicare: in quel momento perdono la mia stima.
In tutti gli altri casi, ho il massimo rispetto per chi lavora in questo campo che sicuramente è pieno di soddisfazioni ma irto di problematiche, non ultime quelle finanziarie.
Ti auguro di riuscire ad importi sul mercato, non è facile considerato che l'editoria non sta trascorrendo un buon momento, ma la tenacia secondo me alla fine rende.
In bocca al lupo!

Inviato: 2005/2/12 9:38
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Re: La piccola editoria.
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Sai, Forever, è vero: le problematiche finanziarie sono sicuramente quelle che più tolgono il sonno.
Ma, sinceramente, non sono tutto. Anche perchè la forza delle idee, della qualitàdel lavoro, del professionismo, magari non fa diventare ricchi ma, bene o male, qualche risultato lo produce sempre.
Credo però, e qui vengo al succo del mio intervento, che in una situazione "bloccata" come quella editoriale odierna, sia necessaria molta consapevolezza, una giusta dose di umiltà, e la capacità di mettersi in gioco e di entusiasmarsi.
Cose che, per quanto mi sembrassero scontate sino a pochi mesi fa, sono rare, troppo rare.

....

Inviato: 2005/2/12 9:47
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Re: La piccola editoria.
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Benvenuto su OZoz!
Hai scritto cose molto interessanti (l'esperienza diretta, o il suo racconto, è sempre la via migliore per capire come funzionano cose ai cui margini si opera) e piene di spunti di riflessione.
In particolare, mi hanno colpito molto queste parole:
Citazione:
La domanda è: e allora, dato che i nostri libri non sono in libreria, siamo una casa editrice non seria?

Il fatto che non siate in libreria non vuol dire che non siete seri.
Però vuol dire, a mio modesto avviso, che se chiedeste soldi per pubblicare esordienti, il denaro speso sarebbe buttato.
Se un editore a pagamento non è in grado di distribuire un libro, che lo pago a fare?
Diverso il caso di un editore che non chiede contributi. In quel caso l'autore scommetterebbe sull'editore, puntando su una futura distribuzione, anche se minima, dello stesso.
Non credo all'equazione distribuzione=serietà dell'editore.
Ci sono tante variabili da considerare.
Ciao e buona permanenza
Maurizio

Inviato: 2005/2/12 9:55
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Re: La piccola editoria.
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Ciao Maurizio,
e grazie del benvenuto! sono contento se le mie parole possono servire a qualcosa.
Oh, attenzione: ho detto che i nostri libri non stanno in libreria, per far capire che non siamo Feltrinelli. Anche se poi alla fine, diciamo che molte librerie di nicchia ci hanno preso e sono contente diaverlo fatto.
Ma non è questo il punto.

Mi piacerebbe far capire come la questione distribuzione non dipenda dall'editore. Distribuzione in libreria, intendo. E penso che non sia corretta l'equazione
"do i soldi all'editore = mi distribuisce".
Perchè, in quel caso, i soldi andrebbero dati al distributore, o al libraio
Insomma, penso che il mestiere dell'editore (storicamente) sia anche altro, e forse soprattutto altro.

Tante volte ho come l'impressione che si parta a ragionare, riguardo agli editori, dal momento in cui il libro è già pronto per il suo viaggio nelle librerie.
Ma.. beh... almeno a parer mio, un buon 50% del lavoro dell'editore sta a monte: sta nel prepararlo quel libro, nel renderlo perfetto, come testo con l'editing, come grafica servendosi di artisti, come concretezza con buoni stampatori. Ed è un lavoro, per chi lo fa con passione e scrupolo, durissimo.
Eppure... questo lavoro viene dato per scontato.. voglio dire: so di case editrici che non chiedono contributi, ma pubblicano dei libri, ahimè, orripilanti. Stampati male, rilegati peggio, senza un briciolo di gusto estetico, senza una copertina degna.. E allora mi chiedo: loro fanno un buon lavorosolo perchè non chiedono soldi?

PS
Per sgombrare il campo da equivoci, noi non abbiamo chiesto contributi agli esordienti. Ma anche questa è una bella storia che prima o poi vorrò raccontare...

Inviato: 2005/2/12 10:11
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Re: La piccola editoria.
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Ciao e benvenuto anche da parte mia !!! Trovo molto interessanti le cose che dici: sono molto giovane ed ho appena cominciato a misurarmi nel mondo letterario, però sono decisa a continuare e quindi, le tue considerazioni, se non mi sono utili a breve termine, lo saranno sicuramente più a lunga scadenza . Ho seguito sempre con attenzione le discussioni sull'editoria, e mi pare di aver capito questo: gli esordienti si sentono "imbrogliati" nel dover versare un contributo all'editore, forse perchè a loro sembra di pagarlo il proprio lavoro e non di essere di per sè, degni di pubblicazione. Altri esordienti, invece, esprimono i dubbi di ozoz, riguardo al contributo collegato all'inesistente distribuzione. Prima di entrare in questo mondo non sapevo nemmeno che le case editrici chiedessero contributi, pensa un pò mi sembrava naturale che ci fossero semplicemente dei "talent-scout" letterari. Però credo che se fosse stato così, tutta la pubblicazione sarebbe rimasta nelle mani di quelle poche grandi editrici, lasciando nella penombra i piccoli editori.

Inviato: 2005/2/12 11:12
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Re: La piccola editoria.
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Ciao! e grazie per l'accoglienza...

Hai detto una cosa giustissima: gli esordienti si sentono imbrogliati, o meglio, possono pensare che ad ingolosire l'editore non siano loro, quanto il loro contributo.
E questo senza dubbio lo dobbiamo ad "editori" o presunti tali, che negli anni passati hanno speculato troppo e troppo cinicamente su una prassi che, in sè, non ha nulla di male.
O meglio, non ha nulla di male se la famosa "pubblicazione" di un esordiente non si fermasse alla richiesta di soldi in cambio della stampa del libro cartaceo.
E con questo intendo, come dicevo nel messaggio precedente, che penso che un editore non si debba valutare solamente dall'"acquisto copie", ma da molte altre sfumature.

Inviato: 2005/2/12 14:59
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Re: La piccola editoria.
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Io credo che, a parte alcuni "puristi" massimalisti (che comunque ritengono umiliante o offensivo sentirsi proporre un contributo) la vera quetione sia tra l'avere e il non avere i soldi per il contributo alle spese

Quindi questa è la prima questione

La casa editrice serie o non seria dipende se si siede ad un tavolo e gioca a carte scoperte

La casa editrice che ti garantisce la stampa di un numero di copie che essa stessa definisce in formato predefinito in numero di pagine predefinito che te la mena su una presunta distribuzione nelle principali città italiane

Insomma la casa editrice che non discute nulla e si limita a dirti che sei bravissimo e ti presenta il conto fisso, credo che s'approfitti di te

Ma il punto non è la scarsa serietà a quel punto

Il punto è che quella casa editrice trova chi è disposto a pagare per cui incredibilmente domanda ed offerta s'incontrano

Inutile dunque strillare alla scarsa serietà

Così è, tutti conniventi, tutti conviventi sotto lo stesso stellato cielo di mezzanotte




Inviato: 2005/2/12 20:22
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.. Occhi di gatto oltre il finestrino nascosti nell'ombra d'ammaliante cappuccio, Locomotore 740.278 quel treno ha più luci del paese di Pinocchio, suona e incanta la musica di un organino ..(Conte Arzov Von Claudiovic) http://arzaniclaudio.splinder.com
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Re: La piccola editoria.
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Benvenuto a basquiat.
Volevo approfittare della presenza "esperta" di un editore per porre un quesito che forse potrebbe risultare interessante anche per altri.
Dalle tue parole evinco che non sempre l'editore dispone di potere per proporre al mercato un determinato autore, o una determinata linea editoriale. Però - ecco la domanda - questo è un potere che possono sfruttare i librai? Mi spiego. Un libraio è "libero" di scegliere i titoli che preferisce, oppure delle scelte di mercato lo costringono a seguire l'onda del best seller? Un libraio si fida del suo distributore, o comunque può operare una propria "linea editoriale" nelle scelte dei titoli?
Forse la risposta era già contenuta nel tuo post di presentazione, in tal caso la mia è solo una richiesta di chiarimento.
Grazie per l'attenzione, buon lavoro a tutti

francocantina

Inviato: 2005/2/13 8:00
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Re: La piccola editoria.
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Buongiorno! Provo a rispondere prima a Cantina.
In realtà non sono molto ferrato, anche perchè le situazioni dei librai sono diverse da caso a caso.
Posso dire, per esperienza mia, che un piccolo editore non può assolutamente sperare di imporre un prodotto al mercato editoriale solo attraverso la libreria.
Un esempio: uno dei nostri libri di punta, portato in un paio di librerie a Roma, riuscì a vendere in un week end circa 40 copie. Che, come prima uscita di un nuovo marchio, è una cosa incredibile! Ecco, noi, che non ci saremmo mai aspettati un successo del genere, andammo in quella libreria solamente 5 o 6 giorni dopo, per vedere come andava. Il libro era andato esaurito subito, ma mica quelli si sono sognati di chiamarci per dirci di riportarli! Come se, su quei 40 libri lo ro non avessero preso la metà del prezzo di copertina. Di più, qualche giorno dopo sono venuto a sapere che la stessa libreria, pur avendo i nostri libri lì, in un angoletto lontano, ma presenti, diceva di non conoscere la nostra casa editrice...
Questi sono solo due esempi, per carità, però è tanto per far capire alle persone che la vita per un piccolo editore non è semplicissima...
Più in generale, ovviamente i librai devono "fidarsi" del distributore... anche perchè i distributori delle grandi case editrici hanno per le mani i titoli best-sellers...quelli che vendono....
Sia ben chiaro che un libraio è libero di scegliere quali libri tenere in negozio... ma i negozi non sono infiniti (come metratura!), e di libri ne escono ogni giorno un'enormità...
e, spesso, non si può rinunciare al libro di un grosso editore, per fare spazio, su quella mensola,al libro di un esordiente.
.......

Per quanto riguarda ciò che dice Arzy, non posso che trovarmi pienamente d'accordo. E' capitato tantissime volte anche a me di rifiutare manoscritti di autori che chiedevano una pubblicazionea pagamento... Non misento però, di condannare chi accetta: penso che ogni libro possa essere alla fine pubblicato.
Sì, lo penso perchè il nostro staff di editors fa miracoli

Scherzi a parte, ecco, l'editing è un tema che sarebbe bello affrontare. Getto il sasso e nascondo la mano: sapete che non ho pubblicato (pubblicazione gratuita, sia chiaro) qualcosa come una decina di autori (esordienti), perchè non accettavano che nel loro testo venisse cambiata nemmeno una virgola?
............
.......
...
Un salutone!

Inviato: 2005/2/13 8:24
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