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Re: il libro
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E' che siamo uomini piccoli in un mondo sovrastato da un cielo immmenso... scrive Romiria. Già. Un bel concetto. Simile a quello in una canzone di Guccini, che a propsotito degli uomini dice (canta, ne La Bambina portoghese) TUTTI CHIUSI IN TANTE CELLE, FANNO A CHI PARLA PIU' FORTE PER NON DIR CHE STELLE E MORTE FAN PAURA. L'argomento, comunque, è troppo vasto, complesso. Si presta facilmente a scontri. Da un lato chi dice che Dio è un essere perfetto, dall'altro chi, di fronte a una guerra, ai bambini handicappati, al dolore insomma, può obiettare che Dio è una invenzione dell'uomo. L'ha fatto per esempio Freud (nel libro L'avvenire di un illusione). Io la penso - rifacendomi alla letteratura - come Natalia Ginzburg. Che ha scritto (vado a memoria, molto a memoria) NON MI PIACCIONO LE PERSONE CHE DICONO CHE DIO ESISTE DI SICURO, MA NON MI PIACCIONO NEMMENO COLORO CHE DICONO CHE NON ESISTE. Mi pare sia questo il concetto espresso da Romiria: siamo piccoli, sopra la nostra testa c'è un cielo. Bello, azzurro. Ma noi non riusciamo a vedere oltre. Che c'è oltre? E oltre ancora, che c'è? Non mi piacciono le certezze: preferisco un approccio problematico alla vita. Ciò non toglie che io abbia certezze: ci sono i mafiosi che vanno a messa e ci sono dei miscredenti bestemmiatori che sono più vicini a CRisto e al Vangelo di tanta gente che la domenica va in chiesa. Anche perché NON ESISTE L'INFERNO NEL MONDO DEL BUON DIO (Fabrizio De Andrè).
remo bassini

Inviato: 2003/12/12 15:45
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Re: BRAVE NEW WORLD
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Mannaggia, oh! Quando mi citate il buon vecchio Faber mi sento moralmente chiamata in causa…!
Dice Remo (o Luca???) citando Natalia Ginzburg “NON MI PIACCIONO LE PERSONE CHE DICONO CHE DIO ESISTE DI SICURO, MA NON MI PIACCIONO NEMMENO COLORO CHE DICONO CHE NON ESISTE.”
Certo è che di Dio si è sempre detto di tutto e anche di più… forse anche troppo.
Ma si sa: credere in un qualcosa che non si vede implica necessariamente un uscire fuori da sé stessi e fare un salto nel vuoto, senza sapere che cosa ci sia oltre quel buio. Non per niente la chiamiamo FEDE. Siamo degli esseri liberi, che possono scegliere se fare o non fare questo salto.
FEDE. C’è chi ha avuto la fortuna di accendere questo debole lumicino capace però di fare una luce, a volte anche immensa, sulle cose che gli stanno intorno. La fede ti stravolge la vita, e stravolge necessariamente il tuo sguardo sul mondo, il tuo essere nel mondo.
Certezze non ce ne sono, non sarebbe fede, appunto.
Ma Pascal diceva più o meno così:
“C’è abbastanza luce perché chi vuole vedere, veda. Ma c’è anche abbastanza buio perché, chi non vuole vedere, non veda”.
Mi associo al buon Blaise. Senza quel famoso salto nel buio restiamo, per forza, condannati a fermarci per sempre sul ciglio del burrone. Né avanti né indietro.
E accanto a Pascal, mi piace citare l’Apocalisse:
“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”.

La provocazione di Laura all’origine era più o meno questa: Dio, la religione e tutti i testi sacri sono roba vecchia, passata… da riporre in soffitta, insomma.
Come il Vangelo possa puzzare di stantio non lo capisco visto che ancora oggi ci sono milioni di persone che modellano la loro esistenza (o almeno ci provano!) su quello che ha raccontato un giorno molto lontano un illustre sconosciuto… tale Signor Gesù di Nazareth che soltanto con le sue 4 vecchie parole gridate per le strade polverose della Palestina di 2000 anni fa, ha combinato tanti quei casini da stravolgere il corso della storia dell’umanità.
L’Antico Testamento? Pienamente d’accordo con Romiria: troppo ostico per liquidarlo con una sommaria critica. Non dimentichiamo che si tratta prima di tutto di un libro Storico: racconta la storia di un popolo, e necessariamente nella mentalità di quel tempo deve essere inquadrato. Per forza è vecchio: è la storia di un popolo di chissà quanti milioni di anni fa! Che farne, noi uomini di fede oggi? L’Antico Testamento è pieno zeppo di simboli. Adamo ed Eva, Abramo, Giacobbe, Giobbe, Mosè, Elia… Altro non sono che il simbolo dell’uomo alla ricerca di Dio, ognuno con la sua storia e le sue particolarità. Che siano esistiti o no, e quando come e perché… a me personalmente non mi cambia nulla. Ma mi cambia scoprire nelle loro storie la mia stessa storia di fede, con gli stessi dubbi, le stesse difficoltà, le stesse infedeltà, le stesse fragilità, lo stesso sforzo coraggioso.
Diceva Aristotele: “E’ non conoscere l’uomo il proporgli solo dell’umano”.
Dai tempi delle caverne, ai giorni nostri, l’essere umano è sempre andato alla ricerca del “trascendente”: è un bisogno, una necessità. C’è chi legge gli oroscopi, c’è chi va in chiesa. C’è chi va dal mago, c’è chi abbraccia le filosofie orientali. C’è chi crede nel destino, c’è chi crede in Allah. C’è chi si porta dietro l’amuleto antisfiga, c’è chi prega.
Il Vangelo, la Bibbia… qualunque Testo che racconta di Dio è sfida, provocazione. Per questo forse non piace, si preferisce metterlo in soffitta. Confrontarsi con essi significa mettersi in discussione, porsi delle domande, uscire da sé stessi, abbandonare le proprie stampelle, riconoscersi esseri finiti davanti ad un cielo immenso (come diceva Romiria). Questo tutti lo sentiamo, lo percepiamo… ma ammetterlo è un passo più difficile. Ammettere che non necessariamente tutto quello che non vediamo e non tocchiamo non esiste. E’ fede. E’ un dono, è un rischio, è una “scommessa” direbbe Pascal: e come ogni scommessa non sappiamo come andrà a finire.
Non si tratta di dividere il mondo in buoni e cattivi: quelli che vanno in chiesa e quelli che non ci vanno.
Le certezze assolute dormono, credo, solo sotto il letto dei presuntuosi. Ognuno può solo raccontare la certezza della sua vita.
Ma per il credente Dio è la sua CERTEZZA. E’ la fede è fidarsi di questa certezza. Ogni giorno, anche nel buio, anche nella sfiga, nella malattia, anche quando le cose non vanno come ci piacerebbe. La fede non semplifica - come spesso si crede - ma complica atrocemente la vita. Ma la rende immensamente gioiosa. Meravigliosamente piena. Straordinariamente “sensata”. Paradossalmente luminosa.
Per questo vale forse la pena “scommettere”.

“Qui c’ è effettivamente una infinità di vita infinitamente beata da guadagnare (…), e quel che rischiate è qualcosa di finito. Questo tronca ogni incertezza: dovunque ci sia l’infinito, e non ci sia un’infinita probabilità di perdere contro quella di vincere, non c’è da esitare: bisogna dare tutto.”
Balise Pascal.

Cantava uno splendido De Andrè nelle battute finali del “Testamento di Tito”:
“Io nel vedere quest’uomo che muore, madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore: madre, ho imparato l’amore”

Come non scommettere su un Dio così?


Inviato: 2003/12/12 22:01
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... Sono stata terribilmente prolissa come al solito.... PERDONATEMI!!!!
...ma se mi provocate!

Inviato: 2003/12/12 22:03
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Re: P.S.
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Di fronte a chi crede o a chi non crede io mi pongo nella posizione dell'ascolto. Quindi ti ho letta-ascoltata Signorina. Ti faccio però un invito (dal momento che ami De André, che ha scritto La buona novella ispirandosi ai Vangeli aprocrifi. Cerca su google notizie sul quinto Evangelo. Ci hanno fatto anche un film (ma il titolo non me lo ricordo). Se lo metti in mano a uno storico, da un punto di vista anche solo cronologico è più attendbile rispetto ad altri evangelisti. Dice però cose diverse: Cristo è un po' diverso, e dà indicazioni diverse. Di sicuro, sul quinto Vangelo, c'è una cosa: il silenzio della Sacra romana Chiesa.
remo bassini

Inviato: 2003/12/13 1:02
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Signorina
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mi permettete di dare un consiglio a Signorina?
Secondo me dovresti darti al giornalismo culturale. Credo che tu abbia doti sufficienti per farlo, ma soprattutto capacità di analisi piuttosto particolari. Mi piace il metodo attraverso il quale hai affrontato l'argomento.
Scusate l'interruzione. Riprendete pure...

Inviato: 2003/12/13 16:42
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Re: BRAVE NEW WORLD
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Perchè Dio non è più un argomento interessante? Allora, vuoi per la famiglia che ti ha inculcato l'argomento fin da piccola, vuoi per il prete odioso che ti annoiava con le prediche lunghe come la Quaresima, vuoi per la chiesa che non cambia mai pensiero e considera peccato tutto quello che di bello c'è al mondo... ecco il motivo del perchè non interessa: non è moderno e ribadisce sempre le stesse cose.

Inviato: 2003/12/14 15:51
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la chiesa
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se l'argomento si sposta sulla chiesa, che è altra cosa, sappi che la chiesa ha sia riconosciuto, sia perdonato dei peccati gravissimi. Ma soprattutto è stata in grado di riabilitare figure attuali e del passato. La chiesa è statica per chi probabilmente si rifiuta di osservarla. Questo per quella cattolica. Ma anche altre chiese più 'aperte' per così dire, hanno dimostrato di essere al passo coi tempi elevando a pari rango le donne e gli uomini. E ti pare chiusura?
Ma il problema era comunque relativo alla Bibbia. E' come quando si dice che la legge è uguale per tutti. Una volta era così alla lettera, adesso si bada anche alle condizioni in cui un evento si realizza. Ci sono poi sempre gli oltranzismi ovunque, ed ostracismi di parte che anche io condanno.

Inviato: 2003/12/14 19:16
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Re: BRAVE NEW WORLD
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Bien: proverò a mobilitare tutte le mie energie residue per riacchiappare le idee dopo uno stravolgente fine settimana romano…

Prima di tutto ringrazio Romiria per il complimentone!!! Mi proporrò come giornalista per l’Osservatore romano… Scherzo! In realtà credo che mi abbia beccato in un momento di “grazia”… le mie “particolari capacità di analisi” penso derivino solo dal fatto che si tratta di un argomento sentito, vissuto e consumato con passione… Non è pensabile per chi si professa credente non avere la minima cognizione di causa di quello in cui crede… Come non è pensabile per chiunque fare propria una qualunque idea o “credo” senza avere prima metabolizzato i contenuti quanto basta da sentirseli bene addosso. Credo sia il minimo.
E’ per questo che accetto volentieri l’invito di Remo (o Luca?) a leggere i Vangeli apocrifi (tra l’altro li ho anche a casa). De Andrè ha scritto su di essi bellissime poesie ne “La Buona Novella”, che la mia fede non mi ha certo impedito di amare fino alla commozione (in “Tre madri” dove emerge tutta l’umanità di Cristo e di Maria, credo abbia davvero raggiunto l’apice!). Mettermi in discussione è sempre stata una necessità per crescere come persona, e per “vagliare col fuoco” le mie certezze (e sottolineo MIE)… E ho sperimentato sulla mia pelle che, paradossalmente, solo dopo aver fatto crollare ogni sicurezza, è possibile pensare di costruire qualcosa sulla roccia. Occorre mettersi ad ascoltare, dici bene Remo. E ascoltare significa proprio mettere da parte i pregiudizi e le idee precostituite per accogliere la “verità” di chi mi sta davanti. E da questa partire per tentare un incontro.
Per questo tremo ogni qual volta si affronta l’argomento “Dio”… e soprattutto, come ho potuto vedere ancora una volta, quando si parla “dell’ingerenza di Santa romana Chiesa” – per utilizzare l’espressione di un mio caro amico –
Tremo, perché credo che non ci sia argomento più soggetto a pregiudizi e luoghi comuni quanto quello sulla Chiesa. Quegli stessi luoghi comuni che abbondano e ridondano in un film che ha fatto parlare molto di sé “L’ora di religione”. Non so se qualcuno di voi l’ha visto. E’ un film che ho apprezzato per tanti versi (un Castellitto in splendida performance! )ma che esplodeva di questi luoghi comuni, fino a diventare stucchevole. Era semplicisticamente il punto di vista – esasperato – di chi probabilmente, da spettatore distante, analizza il problema da una riduttiva – seppur innegabile! – prospettiva.
Come negare l’esistenza di una pia religiosità formale, ritualistica, che sconfina talvolta nella superstizione o nel fanatismo– bigotta, è il termine comunemente utilizzato- ? Come negare l’esistenza di una religiosità spesso ipocrita, accomodante, d’abitudine…? Come negare ancora l’esistenza di antichi strascichi di una religiosità buia, castrante…?
Seppur da cattolica non ho difficoltà a riconoscerlo, ammetterlo e criticarlo. Lo stesso Cristo mi pare non abbia risparmiato bacchettate per “i farisei ipocriti”, definendoli “sepolcri imbiancati”. E’ innegabile che si sia diffusa una religiosità che sembra contraddire sostanzialmente anche i più elementari presupposti evangelici. Da cosa deriva questo? Dal semplice fatto che la fede non è un cammino in discesa, ma un percorso molto molto accidentato per chi lo voglia percorrere seriamente, e inevitabilmente ci troviamo a fare i conti con le mille umane difficoltà di ogni giorno. E anche la Chiesa è fatta da uomini… da uomini che fanno cazzate come tutti gli altri uomini, non esentati degli stessi dubbi, dagli stessi sentimenti, delle stesse debolezzedi tutti gli altri uomini. Ma credo che accanto a questa Chiesa vi sia anche una Chiesa illuminata, una chiesa che sta tentando di aprirsi al dialogo, una Chiesa che sta ripescando la sua evangelica umiltà nell’ammettere anche i suoi sbagli, e tentare di correggerli… come ha ben detto Romiria. Ed è a questa Chiesa che il credente guarda, assumendosi la responsabilità di cambiare quella vecchia, puzzolente di superstizione e rigidamente formale come anche quella moderna che sta venendo fuori e rischia di diventare un comodo annacquamento del ben più esigente messaggio cristiano.
Ma per conoscere questa Chiesa è necessario starci “dentro”, conoscerla davvero, prima di criticarla per quei famosi stereotipi che rigidamente consolidati che le sono stati sbattuti addosso. La chiesa cresce, cresce insieme all’uomo, alla cultura e cambia il suo modo di guardare all’uomo, al mondo e di rapportarsi ad esso… ma questo può vederlo solo chi ha voglia di vederlo e di starci un po’ dentro…
Ciò che la Chiesa non può cambiare sono i capisaldi della sua fede, ma su questi deve continuamente modellarsi. Ed a causa di questi che continuerà a “fare scandalo” fino alla fine dei tempi! Ma è per questa fede di cui si fa portatrice, che il cristiano cattolico accetta di seguirla, di sceglierla come guida, nonostante le sue umane (e sottolineo UMANE) storture e le sue brutture. Ma questo è affare, appunto dell’uomo di fede. Capisco perfettamente che l’uomo non di fede riesca a inquadrarla solo attraverso la sua prospettiva. Ma è pur sempre un punto di vista. Un punto di vista che forse risale ad esperienze negative: il prete odioso che fa la predica lunga e noiosa, la famiglia che ti inculca, nella maniera sbagliata, tutta una serie di assurdi precetti, etc etc… come dice Lu. Un unico, riduttivo punto di vista.
Mi diceva un giorno una persona “illuminata”: che essere cristiani non è partecipare alle funzioni religiose, far parte dei gruppi della parrocchia… ma essere cristiani è un’esperienza, un’incontro: Cristo, vivo, nella tua vita. Pensate un po’ che esilarante assurdità, quella a cui credono i cristiani : un uomo martoriato, sconfitto, abbandonato dai suoi, insultato e deriso, inchiodato ad una croce, squarciato da una lancia e infine… una tomba vuota. Se non è fede credere a questa cosa, non so cos’altro possa esserlo!
Ma questo è altro affare, come diceva Romiria.
Prima di diventare cattolici è indispensabili diventare Cristiani. Ma questo implica il famoso salto di cui parlavo la volta scorsa.
Dicevo tempo fa in un altro forum, che la fede è esattamente come l’innamoramento: è un’esperienza inspiegabile che un bel giorno “accade” là, mentre stai passando e ti folgora, senza se e senza ma... E di quell’innamoramento, di quel momento di luce, fai la ragione della tua esistenza.
Tutto il resto né è solo una conseguenza.


“In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l’unico immodificabile evento di cui si possa asserire l’incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell’errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male”

da “IL NOME DELLA ROSA” – Umberto Eco

Inviato: 2003/12/15 17:30
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Re: il libro
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Premetto che sono sicuro della vostra consapevolezza sulla differenza che c’è tra religione e religiosità, credo cmq, che sia doveroso ricordare che la prima è frutto del mentale degli uomini ed è un sistema, la seconda è frutto di una apertura di cuore di amore incondizionato.
E’ mia opinione che i libri sacri, qualunque essi siano sono sempre un prodotto dell’opera umana, e che Dio non deve essere letto, ne compreso con la mente, ma intuito ed assaporato.
La perfezione di Dio, sta nell’avere contemplato anche l’imperfezione, cioè quello che noi conosciamo come Libero Arbitrio, possiamo scegliere senza essere condizionarci da leggi profane o sacre, aspirando liberamente con il cuore nell’essere socievoli, e non sociali. Credo che Dio non voglia vedere dei buoni e diligenti cristiani, mussulmani , ebrei, indù, ecc., questi possono essere dei buoni cittadini di un sistema religioso, ma non sempre dei buoni esseri viventi.

Inviato: 2003/12/16 12:13
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Il mio discorso iniziale era diverso
Guest_
Belle parole, concordo:Dio NOn va compreso, va intuito.La FEDE è questo:è un sentire, un credere, un andare oltre la ragione.
Non credo perchè sono razionale, e razionalmente non mi convince niente di quello che è stato scritto o detto su Dio.
E non perchè siano pagine polverose o troppo difficili da comprendere...Preferisco non pensare che esista una Provvidenza ma, paradossalmente, spesso pecco di fatalismo.Per una persona come me, convinta del valore dell'impegno, fervente sostenitrice del"volere è potere" è difficile amettere che sì, alla fine, le cose vanno com'era destino che dovessero andare.Il mio dio(l'ho scritto con lettera minuscola x non ferire nessuno),se così si può dire, è il Fato, il Destino.Dai classici greci a proposito si può imparare molto...Il mio discorso prendeva spunto da Dio ma voleva essere una riflessione sulla "modernità": su quella modernità che crede che tutto debba cambiare per forza e poco importa se si tratti di Dio...

Inviato: 2003/12/16 16:56
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