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opinioni di un tecnico
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Salve a tutti
Sono appena arrivato nel forum, mi chiamo Davide e sono titolare di una neonata agenzia letteraria. Non spaventatevi! Non sono qui per fare pubblicità! Volevo solo dedicare due parole da "tecnico" in risposta di alcuni dubbi che ho visto emergere dai post di questo forum.
Cominciamo con i dati:
Ogni casa editrice (e stiamo parlando delle medie e piccole, senza dover scomodare i grossi gruppi editoriali) riceve centinaia di manoscritti ogni anno; che fine fa questo numero impressionante di manoscritti?
I titolari della casa editrice Marcos y Marcos, in un’intervista rilasciata al sito web kultvirtualpress.com nel maggio del 2005, spiegano come degli 800 inediti che arrivano ogni anno in redazione, solo uno vede la luce della stampa.
A questo punto è chiara la distanza tra le aspettative degli artisti esordienti e le esigenze delle case editrici.
In alterativa al fai da te ci sono le agenzie letterarie.
Poiché la figura di agente letterario evoca subito l’immagine di voraci manager che speculano su sprovveduti scrittori (questo, per lo meno, è lo stereotipo che sovente ci viene proposto dal cinema e dalla letteratura americani), sarà bene fare chiarezza.
Il mercato editoriale nel mondo anglosassone è profondamente diverso da quello italiano, basti pensare al numero di potenziali lettori di lingua inglese. In questo contesto l’agente letterario diventa un vero e proprio procuratore, il solo capace di garantire un contatto tra scrittore e casa editrice. E in qualità di intermediario ha diritto alla sua percentuale sui compensi derivati dalle vendite.
La situazione italiana è sensibilmente diversa.
In mancanza di grossi margini di guadagno, le agenzie letterarie (pur non tralasciando la cura degli aspetti contrattuali e la promozione dei propri clienti) si concentrano sul sostegno agli scrittori.
L’aspirante scrittore che voglia pubblicare si trova di fronte a quattro difficoltà: la creazione di un’opera valida, trovare un parere tecnico sulla validità dello scritto, correggere, trovare una casa editrice disposta a pubblicare l’opera.
L’agenzia letteraria, in rapporto a queste difficoltà, non si sostituisce allo scrittore ma offre la propria competenza in aiuto, e con la fattiva collaborazione, dell’autore.
Sostanzialmente, il suo compito è prendere in consegna il manoscritto, redigere una scheda di valutazione e revisionarlo, in modo da presentare alle case editrici testi emendati da errori, consoni alle singole linee editoriali (sarebe inutile inviare un fantasy a chi pubblica solo romanzi rosa, e spesso lo scrittore non ha tempo di indagare le varie linee editoriali(, in sintonia con l’andamento del mercato.
Una volta terminato il lavoro è necessario trovare un riscontro esterno: l’agenzia letteraria mette a disposizione lettori in grado di esprimere un giudizio, oltreché oggettivo, tecnico: la scheda di valutazione stilata dal lettore è uno strumento valido per lo scrittore che voglia rivalutare la propria opera alla luce di eventuali mancanze; la scheda contiene le indicazioni per migliorare, nonché i punti di forza sui quali insistere, anche per opere future.
Migliorare e correggere quanto si è scritto è particolarmente difficile: manca oggettività, non si riesce a coglierne i “difetti” semplicemente perché non si vedono, tanta è la confidenza con l’opera.
L’editing fornito dall’agenzia letteraria ha proprio questa funzione: il revisore, riuscendo, in quanto esterno e non emotivamente coinvolto, a cogliere i punti deboli e gli “errori”, può segnalarli e con l’autore trovare soluzioni alternative.
Ultima fase critica per lo scrittore esordiente è riuscire a pubblicare. Dato l’altissimo numero di manoscritti recapitati giornalmente alle case editrici è molto difficile non solo farsi pubblicare, ma anche solo far leggere il testo. L’agenzia letteraria, pur non garantendo la pubblicazione – decisione che spetta solo, naturalmente, alla casa editrice – ha però i contatti necessari per far arrivare il manoscritto; e non dimentichiamo che un inedito presentato da una agenzia letteraria, corretto e rivisto, offre alla casa editrice alcune garanzie sulla sua validità.
Riguardo la pubblicazione a pagamento: le case editrici poco serie sono un po' subdole, non chiariscono subito che la pubblicazione sarà a pagamento: di quelle, dal momento che non hanno un comportamento trasparente, sarà bene diffidare. Ma ce ne sono alcune chiare, quindi si può anche decidere di affidarsi ad esse. Il problema non è tanto la cifra (generalmente non spaventosa), né la sensazione di non essere apprezzati (alcuni grandi della letteratura hanno cominciato così), il problema è la promozione. Una casa editrice che pubblica ha delle spese, per rifarsi di quelle spese cerca in tutti i modi di vendere. Se le spese non ci sono (perché le sostiene lo scrittore) c'è il rischio che non si abbia tanta "voglia" di promuovere. Sarebbe bene, dunque, in fase contrattuale, specificare in che modo sarà effettuata la promozione, in modo che la casa editrice, obbligata al rispetto del contratto, garantisca il lavoro che ha promesso.
Spero di essere stato un po' utile, per qualuque dubbio o necesità di chiarimento sono a disposizione.
Ripeto, non sono qui per fare pubblicità, quindi se qualcuno vuole approfondire la mia attività dovrà scrivere a me personalmente, qui nel forum non parlo della mia agenzia. Grazie a tutti per l'attenzione

Inviato: 2008/3/6 23:52
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Re: opinioni di un tecnico
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è un discorso la cui logica è in più punti assai zoppicante, dà per scontato che:

- tutti scrivano male
- nessuno sia buon giudice di se stesso

a parte questo, volentieri ti scriveranno una volta che avrai confermato che la tua agenzia è una di quelle serie che non chiedono nulla per iloro servizi ma percepiscono una parte dei ricavi una volta che sono riusciti a far pubblicare il libro.

Inviato: 2008/3/7 14:52
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Re: opinioni di un tecnico
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A scanso di equivoci: la mia agenzia NON percepisce una percentuale sui guadagni (un contratto di edizione con un esordiente prevede al massimo il 5% sulle vendite, se gli togliamo anche la percentuale per le agenzie, cosa rimane?) e, soprattutto, NON OFFRE NEMMENO UN SERVIZIO GRATUITO. TUTTO QUELLO CHE FACCIAMO E' A PAGAMENTO.
Chiarito questo, mi piacerebbe intavolare una discussione, sono qui per questo, quindi vorrei sapere dove la logica zoppica.
Se dal mio commento è emerso che tutti scrivono male me ne scuso, non intendevo questo. Volevo solo dire che un controllo esterno è utile prima di presentarsi alla casa editrice; quando invece l'editore decide di pubblicare, allora l'editing si fa, con tutti, anche gli scrittori che vendono centinaia di migliaia di copie.
Riguardo il giudizio: si può essere bravi giudici di sé stessi, ma non si raggiungerà mai il livello di uno sguardo esterno.

Inviato: 2008/3/7 15:35
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Re: opinioni di un tecnico
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non è vero, mio caro, la percentuale è intorno al 10%, agenzie che aderiscono a una convenzione internazionale tra le più prestigiose agenzie letterarie, si obbligano a rispettare un termine fondamentale:

guadagnare dalla pubblicazione del libro (il che è anche uno sprone, un incentivo a trovare un editore, perché niente edizione, niente soldi). così tutti sono contenti, agenzia e autore.

le modifiche non si fanno con tutti. sarebbe divertente trovare un maestro così scemo da modificare un brano di Bach, farne "l'editing" per così dire. un bell'atto di supponenza senza dubbio.

cattiva logica ancora una volta, i luoghi comuni, la topica, la riprosizione degli stessi schemi, che vizia i ragionamenti e li fa partire da presupposti sbagliati, non hanno mai portato da nessuna parte

l'unico motivo per cui (con i diritti sulle vendite) si può pagare un'agenzia è quello di trovargli un editore. senza intromissioni nel processo creativo, per molte ottime ragioni:

- chi giudica non è capace e allora finisce di rovinare il testo
- o, al contrario, chi giudica è capace, ma finisce per introdurre concetti suoi nell'opera. se lo fa una, due, tre, tante altre volte, crea tanti cloni e appiattisce la varietà editoriale ed è quello che purtroppo accade oggi con tanti libri-fotocopia, perché ce ne sono così tanti? chiedetelo alle case editrici e alla cattiva pratica della manipolazione editoriale

volentieri ti cederei anche un quinto dei diritti se tu mi trovassi un editore, ma non per dirmi, nel migliore dei casi, cose che già so.

Inviato: 2008/3/7 16:22
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Re: opinioni di un tecnico
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Non conosco case editrici che regalano il 10% ad uno sconosciuto.
Che un'agenzia letteraria debba guadagnare solo sulle vendite non è una legge: c'è chi sceglie di offrire altri servizi e per quelli si fa pagare. Ci sono agenzie che propongono solo agenti (nel senso di procacciatori e manager), altre che organizzano corsi, altre che offrono servizi come schede di valutazione, redazione di sinossi e molto altro ancora. E' una decisione della singola azienda. La sola cosa importante è la chiarezza: lo scrittore esordiente che si rivolge ad un'agenzia ha il diritto di sapere con precisione cosa gli viene offerto, quali sono i vantaggi, le garanze e i costi; con questa consapevolezza sta a lui scegliere quella che fa al caso suo.
"cattiva logica ancora una volta, i luoghi comuni, la topica, la riprosizione degli stessi schemi, che vizia i ragionamenti e li fa partire da presupposti sbagliati, non hanno mai portato da nessuna parte": ancora una volta non si capisce dov'è il vizio nella logica, si parla in generale ma ancora non si capisce a cosa, di preciso, ci si riferisce.
Mi sembra che il discorso sull'editing sia ridutivo e deformi un po' la realtà.
Non si può ridurre l'editing a semplici "modifiche", l'intervento è di tutt'altro spessore, presuppone un rapporto con l'autore, conoscenze, cultura e sensibilità.
"Chi giudica non è capace": pensavo fosse chiaro che stessi parlando di tecnici bravi. E' fin troppo ovvio che un editing fatto da un incapace è brutto, com'è brutto qualsiasi lavoro fatto male; se dico che, per un lavoro, occorre un idraulico, è ovvio che non intendo un idraulico incapace.
"Chi giudica è capace, ma finisce per introdurre concetti suoi nell'opera. se lo fa una, due, tre, tante altre volte, crea tanti cloni e appiattisce la varietà editoriale": chi introduce concetti propri e appiattisce un testo non è capace, quindi torniamo all'ovvietà precedente. Un bravo editor esalta le potenzialità dello scrittore, non le frustra.
I testi piatti e omologati che infestano le librerie non sono frutto di editing sbagliati ma di precise scelte COMMERCIALI, e non culturali, delle case editrici.

Inviato: 2008/3/7 17:22
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Re: opinioni di un tecnico
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Ovviamente d'accordo con Armandillo. Normale che chi gestisce un'agenzia abbia questo modo di vedere le cose che è molto lontano dal nostro, altrimenti farebbe un altro mestiere. Sacrificherei anch'io parte dei miei diritti d'autore se un'agenzia avesse la capacità di farmi pubblicare per una grande casa, concederei anche il 50%, il problema è che quasi tutte le agenzie letterarie italiane vogliono intascare il denaro prima, perchè sanno benissimo che non saranno mai in grado di piazzare decentemente il proprio scrittore.Sanno già che il libro venderà quando va di lusso 500 copie e quindi a loro non conviene guadagnare solo sui diritti d'autore, non per niente chi lavora in questo modo anche a distanza di anni non riesce a mandare in "major" NEANCHE UNO degli scrittori che ha in scuderia,quelle che invece lavoran a percentuale generalmente trattano solo le grandi case e valutano gli inediti gratuitamente.

Inviato: 2008/3/7 18:45
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Re: opinioni di un tecnico
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Eccomi di nuovo.
Non sono sicuro di aver capito la piega che sta prendendo il discorso. Si saltella da un argomento ad un altro, dall'editing alle royalty. Vorrei ricapitolare.
Io non sono qui per difendere l'operato di nessuno, né delle case editrici né delle agenzie lettararie. Tanto meno sono qui per condannare qualcuno: ogni azienda, editore e agente che sia, ha la sua strategia di marketing, anche lo scrittore ne ha una. L'unica cosa importante, ho detto, è che nei confronti di un autore sia le case editrici che le agenzie devono essere oneste, cioè spiegare chiaramente cosa offrono, che strada intendono percorrere per dare quello che offrono, quanto chiedodo per i propri servizi.
Poi ho detto che rivolgersi ad un'agezia letteraria potrebbe essere utile (non necessario, utile) perché:
1) una scheda di valutazione è uno strumento utile per uno scrittore esordiente
2) un testo che ha subito un'operazione di editing (fatto da uno capace, ovviamente...) è migliorato rispetto alla stesura controllata dal solo autore, perché un'occhio esterno è una garanzia in più
3) molti errori sfuggono all'attenzione di chi li ha scritti
4) Un manoscritto che arriva in redazione presentato da un'agenzia ha qualche possibilità in più non di essere pubblicato, ma di essere letto (alcuni editori leggono SOLO inediti presentati dalle agenzie)
5) E' un diritto delle agenzie decidere se guadagnare sulle vendite o solo sui propri servizi. Sulle vendite si guadagna dopo, sui servizi si guadagna, ovviamente, nel momento in cui si danno.
Tutto qui. Ecco, riguardo ai 5 punti che ho elencato (e che riassumono tutto quello che ho scritto) qualcuno sa dirmi cosa c'è di sbagliato? grazie a tutti quelli che hano voglia di discutere con me

Inviato: 2008/3/7 20:31
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Re: opinioni di un tecnico
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Anni fa ebbi occasione di parlare con un responsabile della segreteria letteraria della Neri Pozza (non mi ricordo il nome). Mi disse esplicitamente che non leggevano manoscritti se non inviati da agenzie o agenti letterari.

Il problema su cui continuate ad arrovellarvi non c'è. Se uno ha una dermatite, può rivolgersi ad un dermatologo del SSN, pagando solo il ticket, oppure ad un dermatologo privato, il quale per la medesima prestazione (e non necessariamente una prestazione che risolverà il problema) vi richiederà la cifra che arbitrariamente gli sembrerà dovuta.

Se uno vuole fare il figo, o si sente meglio a pagare cifre spropositate, lo faccia pure. Esistono agenzie ed editori disonesti, come esistono medici, avvocati, ecc. ecc. disonesti. Se un'agenzia mi chiede 1.000 euro di tasse di lettura, saranno disonesti loro, ma fesso io se li vado a pagare. Se però sono un riccastro bombato di denari che non conosce l'italiano e vuole un libbricino (con 2 "b") stampato per vellicare l'ego, e mi rivolgo ad un editore di quelli che giustamente biasimate, affari miei. Non sto facendo una scelta artistica, o di stile... quindi si tratta di tutt'altro discorso. Nel mondo dell'arte, come in tutti i campi dove circolano soldi, non si può fare gli sprovveduti pensando che in nome della musa saremo risparmiati da tutto... così come non si può pensare che avere una dermatite mi tuteli dai dermatologi meschini.

Ribadisco (tanto è inutile): io non ho mai pagato per pubblicare, né ho mai pagato agenzie, né ho mai partecipato a concorsi a pagamento. Non mi è mai parsa una scelta conveniente. Se un giorno incontrassi qualcuno (editore o agente) che a fronte di un servizio adeguato (distribuzione o promozione) mi chiede un prezzo ragionevole, lo pagherei così come potrei pagare un dermatologo bravo che però lavora solo in privato, se fosse l'unico, in quel momento, a potermi curare la dermatite. E non ci vedrei nulla di male.

E riguardo l'editing... Non ho mai permesso che qualcuno mettesse le mani su un mio testo, stravolgendolo o riscrivendolo. Questo non è editing. Questo è omicidio! Se devo essere responsabile di ciò che pubblico a mio nome, non lascio pubblicare il testo (ri)scritto da un altro. L'editing serio è solo un processo in cui qualcuno aggiunge i suoi occhi di lettore ai tuoi di autore (che si spera essere umili ed efficienti): si fa lavoro di equipe per migliorare il testo, non per manipolarlo. Un autore maturo è il primo severissimo e implacabile giudice di se stesso: ma non è onnipotente, e ciò che gli sfugge può essere individuato da qualcun altro. D'altronde, la prova di quanto un testo possa (per intero o in alcune parti) non reggere la "prova comunicazione" passando dall'autore al lettore si ha anche su questo sito, in letture incrociate. Se permetto che qualcuno spacci per editing la riscrittura, l'appiattimento e l'omologazione del mio manoscritto, la colpa non è dell'editor criminale, ma mia.

Inviato: 2008/3/7 22:15
_________________
"In un mondo che non si crede più capace di affermare il bello, gli argomenti in favore della verità hanno esaurito la loro forza di conclusione logica."
H. U. VON BALTHASAR, Gloria.
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Re: opinioni di un tecnico
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Citazione:
David71:
"sé stessi" "alle royalty" "un'occhio"
[...]
molti errori sfuggono all'attenzione di chi li ha scritti


Eh già. Ecco perché ci si rivolge a un agente letterario.

Inviato: 2008/3/8 9:03
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Re: opinioni di un tecnico
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alco 99:
David71:
"sé stessi" "alle royalty" "un'occhio"
[...]
molti errori sfuggono all'attenzione di chi li ha scritti
"Eh già. Ecco perché ci si rivolge a un agente letterario."
1) il fatto che io abbia scritto male conferma la mia teoria, che ci vuole chi corregge.
2) Attaccarmi perché ho battuto un apostrofo x sbaglio mi sembra misera cosa, come se io dovessi attaccarti perché hai scritto david71 anziché davide71
3) Un apostrofo battuto per sbaglio è un refuso, il refuso è oggetto di correzione in fase di correzione bozze, l’editing è un’altra cosa.
3) sé stesso: l'uso dell'accento sul sé pronome è obbligatorio, quando è seguito da stesso è facoltativo; leggi: “Secondo alcuni grammatici, il pronome sé non va accentato quando è seguito da stesso o medesimo, perché allora non si può più confondere con la congiunzione se. Secondo altri, invece, va accentato anche se è seguito da stesso o medesimo. Secondo altri ancora non va accentato quando è seguito da stesso tranne che al plurale, perché se stessi e se stesse potrebbero essere confusi con se (io) stessi e se (egli) stesse.” Sensini Marcello, La grammatica della lingua italiana, Nota n° 3, pag. 42, Mondadori, Milano, 1997
4) Non si scrive royalty? Strano, è scritto così anche sullo Zingarelli. Se ti riferisci al fatto che non ho usato il plurale inglese royalties credo ancora che sia strano, dato che sempre lo Zingarelli lo dà come sostantivo invariabile

Inviato: 2008/3/8 15:26
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