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Cosa lega matematica e poesia?
Not too shy to talk
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Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare,dice un proverbio che si può interpretare come una metafora di ciò che separa la prosa dalla poesia:perché in origine poiesis,"poesia", e poiema,"poema",derivano da poiein,"fare",e indicavano genericamente la produzione o la creazione,due termini che ancora oggi si usano per le opere dell'ingegno e dell'arte.

In senso etimologico,dunque,è poesia tutto ciò che si fa,e il poeta non è altro che l'homo faber;cioè il tecnologo,contrapposto all'homo sapiens incarnato dallo scienziato o dal filosodo.

Ma questo "fare"che certo è una condizione necessaria per la poesia,non ci pare sufficiente se non è accompagnato da un'economia dei mezzi usati:lo ricorda Ezra Pound nel suo ABC  del leggere,quando identifica la caratteristica essenziale della poesia nell'essere"linguaggio carico di significato al massimo grado".Ora,questa stessa definizione è poetica,secondo i suoi stessi criteri, e com'è tipico dell'economia espressiva condensa ciò che vuol dire in una formula,o "piccola forma":dunque,la poesia si esprime attraverso formule esattamente come fanno la matematica e la scienza.

E come la matematica e la scienza sono in fondo le scienze della misura,la stessa cosa vale per la poesia.Non a caso"metro"sta a indicare la misura locale delle sillabe nei versi, o globale dei versi in una strofa o in un canto:sia dal punto di vista puramente quantitativo del loro numero,sia da quello ritmico della cadenza degli accenti o dell'occorrenza delle rime.Metaforicamente, addirittura,l'espressione può indicare il processo stesso del versificare,come quando Dante dice:e con paura il metto in metro".

Dunque,potremmo definire la poesia come ciò che si fa economicamente con un metro:ovvero,come l'arte della misura.Il che significa che i poeti non sono soltanto,e neppure soprattutto quelli che scrivono versi:piuttosto alla categoria appartengono di diritto tutti coloro che interpretano e descrivono il mondo con un'economia di mezzi concettuali e linguistici che raggiunge le vette dell'espressività nella rarefatta e sublime astrazione delle formule matematiche.

E,come già facevano i Greci,potremmo assegnare a quest'arte della misura,una valenza non solo artistica o scientifica,ma anche etica:il che significa che i poeti,in fondo,sono i giusti del mondo,per non dire che "di essi è il regno dei cieli"come disse un poeta spesso scambiato per un profeta.

Articolo di Odifreddi sulla Repubblica in riferimento al festival della scienza con tema Matematica e poesia.

Cosa ne pensate?


Inviato: 2006/10/17 16:36
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Molto interessante propongo una visione alternativa. Non migliore, nè peggiore. Solo diversa.


Personalmente sono più affezionato alla definizione etimologica data da Heidegger (noto per non essere sempre rigoroso nelle sue proposte etimologiche- per quanto suggestive: si pensi a ermeneutica, il cui snso originario viene da lui collegato direttamente a Hermes, il messaggero degli dei. Ipotesi interessante ma non filologicamente corretta.)


Ovvero: il buon Martin sostiene che il significato autentico di Poiesis  (che deriva, appunto, da poiein, sia quello di sorgente. Una sorgente che, in quanto tale, continua a sgorgare e quindi non esaurisce mai il suo significato.


Con questo Heidegger intendeva restituire alla poesia la possibilità ricreativa e rigenerativa che la poesia ha, ad esempio, sia nei confronti del linguaggio, sia nei confronti della realtà, essendo il linguaggio, appunto, la casa dell'essere.


Sempre in questo senso, quindi, Heidegger poneva dei limiti invalicabili tra la matematica (che è ciò che si può misurare- e in un certo senso prevedere- e che per far ciò deve avere un ambito di riferimento. Nelle moderne scienze, infatti, una teoria è valida solo se si indicano in anticipo i suoi limiti, ovvero i casi in cui tale teoria matematica non è valida. Insomma: Popper e via cantando).


Per Heidegger la matematica rappresenta il pensiero manipolante: seziona la realtà e la analizza.


Mentre la poesia, appunto per il suo sgorgare (per questo la questione etimologica diventa fondamentale), non sopporta limiti imposti aprioristicamente.


(Per i curiosi: queste cose sono rintracciabili nella raccolta di saggi intilotati Sentieri interrotti e che rappresentano, forse, il miglior punto di partenza per comprendere la visione estetica di Heiddeger)


(l'ho scritto abbastanza di getto: se ci fossero errori mi scuso in ogni caso: fatemeli notare così rimedio )


Inviato: 2006/10/17 17:11
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Una teoria è valida solo fino a quando non è falsificata.
Il limite della teoria stessa consiste proprio nella possibilità di essere falsificata...
Una teoria ha infinite conseguenze...una di queste può risultare fatale per essa.
Pertanto il suo più grande limite non sono i casi in cui non è valida ma il fatto stesso e intrinseco della sua fallibilità.

Penso che la visione che hai proposto Bunkr sia interessante...
sarebbe bello se altri adducessero altre argomentazioni per rendere la discussione più ricca e per cercare di trarre le nostre conseguenze...
per falsificare o meno questa tesi iniziale...

Inviato: 2006/10/17 22:16
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Io la penso come Heiddeger: la matematica come parto del pensiero seziona la realtà, la cataloga e impone dei limiti, la poesia come parto dell'anima spiega le ali della fantasia al di là di ogni limite. Quando la poesia viene  imbrigliata dal "metro" ha già perso buona parte del suo afflato animico e diviene opera d'arte da dare in pasto al lettore.

Inviato: 2006/10/19 10:40
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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sarebbe un problema se fosse vero quanto scritto all'inizio data la mia scarsa propensione per la matematica: non ricordo l'ultima volta che ho preso un 6 in materia ( Senza, tu non hai mai preso più di 4 in matematica... ) ...ecco
ma di sicuro un calcolo ha molto a che fare con la causa-effetto mentre la poesia mi pare di no
certo che la poesia è misurabile, ma forse il limite da cui si è dedotta l'inerenza tra i due ambiti è linguistico: forse bisognerebbe che ci fosse un altro termine per parlare della metrica in poesia

senza

Inviato: 2006/10/19 14:14
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Vi propongo un'altra argomentazione importante;
questa di Sanguineti:

"Comporre versi significa fare un esercizio di mnemotecnica,cercare una soluzione per impressionare la mente.
La poesia segue un sistema analogico per comunicare le idee...
Sia la matematica che l'arte poetica tendono ad ottenere uno stesso scopo,
ovvero rendere memorabile una formula.
L'infinito di Leopardi per es.è esercizio di endecasillabi che ha alla base una forma di sensibilità complessa.
Mille artifici che inseriscono i versi in uno spazio dai confini tracciati,in cui anche l'armonia deve seguire una volontà precisa.
La matematica è un'invenzione che deve persuadere chi si interessa a lei...
Entrambe discipline irrazionali;
accomunate da un percorso fatto di formule.
Matematica e poesia si reggono sullo stesso pilastro scientifico:
la capacità per chi le avvicina di accettare la logica che le governa".

Ho cercato di raccogliere stralci di dichiarazioni del festival della scienza...provocando lo so...un effetto dei sound bites...
Ovviamente questa è una visione della matematica e poesia dal punto di vista della "poesia".

Inviato: 2006/10/20 15:28
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Inserisco un altro nome in questo thread, quello di Henri Meschonnic.

Meschonnic è un filosofo del linguaggio che si oppone parimenti al formalismo dello strutturalismo (e non solo, estendendo la propria critica anche alla semiotica) come all'ermenutica e al decostruzionismo.
Meschonnic costruisce tutta la sua congettura sul concetto di ritmo, in due opere principali, nel 1970 con Pour la poétique e nel 1982 Critique du rythme. Anthropologie historique du langage.
Tutto si avvia da un celebre studio di Emile Benveniste da cui si giunge alla dimostrazione di come nella filosofia ionica rhythmos non abbia il significato successivamente attribuitogli da Platone, connettendolo alla misura; negli ionici significa forma distintiva, figura proporzionata, disposizione e non è mai riferito al movimento regolare delle onde, il verbo rhein a cui rhythmos si connette indica il fluire del fiume e non si applica al movimento regolare delle onde del mare; il termine serve presso gli ionici “a descrivere delle ‘disposizioni’ o delle ‘configurazioni’ prive di stabilità o necessità naturali e derivanti da una sistemazione sempre soggetta a cambiamento.” E' sulla base di un ritmo senza misura, secondo il concetto eracliteo, che Meschonnic fonda la sua teoria. Il ritmo così inteso viene contrapposto alla metrica, ai suoi schemi astratti che prescindono dalla storia e dal soggetto, fa saltare la differenza fra verso e prosa, modifica il concetto di traduzione, modifica la nozione di oralità con l’introduzione dell’idea di scrittura orale, si oppone alla metafisica del segno, che ha introdotto nella cultura occidentale una serie numerosissima di dualismi a cominciare da quello fra significante e significato.
L’idea di ritmo che Meschonnic ha perseguito durante tutta la sua carriera di studioso tende a sottrarsi tanto al formalismo astratto quanto all’esasperazione individualistica dell’estetica idealistica. Il soggetto, infatti, che si inscrive nel discorso attraverso il ritmo, non è socialmente isolato, implica il tempo e la storia. È un ritmo analizzabile, ma non prevedibile, di volta in volta diverso perché espressione del soggetto nella organizzazione del discorso. Ed è utile ai fini di questa discussiona anche considerare il concetto di poetica, secondo l'accezione di Meschonnic, la poetica è una “antropologia storica del linguaggio”:

“Porre la poetica come l’epistemologia della scrittura suppone nel suo principio che la scrittura sia un’attività di conoscenza specifica. Né gratuità né ornamento né ispirazione né riflesso, ma trasformazione della scrittura e dell’ideologia in e attraverso il linguaggio. È la sola giustificazione per questa attività apparentemente seconda, metalinguistica e ‘metatranslinguistica’, che è la poetica, come luogo di scambio e di interazione fra la pratica e la teoria della scrittura.” (Pour la poétique II - 1973)

La poetica di Meschonnic non ha una definizione rigida, ma si potrebbe dire che ne autogenera una nuova di volta in volta ascoltando le trasformazioni che l’opera introduce nella lingua. L’idea del ritmo come inscrizione della soggettività nelle opere poetiche, intese in senso largo, è un elemento essenziale di questa poetica. È la via per superare idealismo e formalismo, per ridare spazio alla storia, non allo storicismo, per individuare una specificità della letteratura.

Inviato: 2006/10/21 15:35
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Posso dire che di certo la matematica è molto più difficile da fare della poesia, anche perchè occorre molta più fantasia per farla.


Lagrange, grande matematico di origini piemontesi, commentò così l'abbandono del suo corso di uno studente che decise di dedicarsi alla letteratura:


- Approvo in pieno la sua decisione, aveva troppo poca fantasia per fare matematica!-


Inviato: 2006/10/23 21:11
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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beh, però, se mi metto a tavolino di fronte a un integrale triplo, o a uno studio di una funzione, magari sudo, magari sbatto la testa, magari consulto trecento libri, però alla fine lo risolvo. Ma spesso mi capita di sedermi con un foglio, una penna e una vaga sensazione nell'animo (figlia, madre e sorella dell'ispirazione) e mi alzo dopo non so quanto tempo - che mai come allora perde significato - delle volte con una poesia completa, a meno di successive limature, ma molte altre volte con soltanto qualche segno sparso qua e là e nulla di umanamente comprensibile. Poi, ovviamente, la soddisfazione, la gioia e la goduria che si prova quando si finisce una poesia, rispetto a una derivata seconda o a un arcotangente, beh...è tutto un altro paio di maniche
bài bài

Inviato: 2006/10/24 9:19
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Re: Cosa lega matematica e poesia?
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Il fattaccio è che un integrale triplo o uno studio di funzione non sono matematica di alto livello (diciamo medio) e quello non è "fare matematica" è solo risolvere qualche esercizio. La matematica vera è difficile da esprimere a parole, eppure ci sono enunciati e teoremi di 3-4 righe che sono di una profondità inimmaginabile. Inoltre c'è l'ostacolo della lingua: per fare poesia noi pensiamo in italiano, e quindi assembliamo parole per tentare una descrizione o una espressione, mentre in matematica pensiamo in concetti, che sono un linguaggio universale, per cui non c'è di mezzo il filtro della lingua che a volte è un ostacolo.


 


Intendiamoci, mio personalissimo punto di vista, criticabile e magari erratissimo!!!


Inviato: 2006/10/24 9:29
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Sedrik
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