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Re: Cronaque d’un livre poetique: in dal dopmisdè d'la presentasion, je suis rantronè
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Si, l'ho trovato!!!

Inviato: 2005/10/14 10:13
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"Come faccio a far capire a mia moglie che anche quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?"

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Re: Cronaque d’un livre poetique: in dal dopmisdè d'la presentasion, je suis rantronè
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brava maura

rinominata come preferisci: poirot, holmes, o preferischi l'ispettore sarti?

non vi ho mai dato elementi, per "riconoscerlo", credo, a partire dal titolo del quale non vi ho mai parlato

dunque brava

e grazie della pazienza che hai impegnato per trovare la chiave di "apertura del percorso"

anche perché, se ovviamente sarei molto felice se alcuni di voi lo comprassero via ibs,

per molti altri di voi avrei idee diverse

no, no, purtroppo le idee diverse non sono di regalarvelo (non posso permettermelo, almeno per ora, scusate),

sono altre [ ]

ma non ho ancora elementi sufficienti per parlarne

e magari non li avrò mai [ ]

chi vivrà vedrà

intanto l'evento continua

ieri ho "occupato" 1/3 della pagina della cultura del secondo quotidiano cittadino, quello di centro-destra, quello dei lettori che comunque molto difficilmente acquisteranno le mie sudate carte

silenzio invece da parte del quotidiano principale, quello di [ moderato, senza esagerare ] orientamento di centro-sinistra

per ora

domani si vedrà



Inviato: 2005/10/14 20:30
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.. Occhi di gatto oltre il finestrino nascosti nell'ombra d'ammaliante cappuccio, Locomotore 740.278 quel treno ha più luci del paese di Pinocchio, suona e incanta la musica di un organino ..(Conte Arzov Von Claudiovic) http://arzaniclaudio.splinder.com
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Re: Cronaque d’un livre poetique: in dal dopmisdè d'la presentasion, je suis rantronè
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Arzy, sono un segugio!
Ho cercato il tuo nome su ibs e ho trovato il libro...

Inviato: 2005/10/14 20:53
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Cronaque d’un livre poetique: seulement un probleme monetaire?
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già

peccato che Ibs non riporti la copertina

l'effetto titolo [ che come hai visto è sicuramente ... "particolare" ]

più copertina [ nell'interpretazione grafica che Fabrizio ha dato al titolo ]

ha avuto un successo notevole

forse con un effetto rispetto al quale poi l'esame delle poesie non tiene invece il livello

ora comunque indagherò presso la mia casa editrice sui motivi per cui non ha diritto appunto alla riproduzione delle copertine e ad un breve commento introduttivo come avviene per tutti gli altri editori

sarà questione di soldi pagati?

di "contributi" visti non più dal punto di vista degli autori ma da quello degli editori?

non che mi stupirei

presumo che anche Ibs debba vivere e, per vivere, debba "realizzare"

c'est un problème d'argent

comme toujours



Inviato: 2005/10/14 22:10
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The "Arzy's poetical rock band" in magical tour
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Una serata, la seconda dell’Arzy's poetical rock band in magical tour, nata sotto i migliori auspici.

I biglietti invito, una cinquantina, che non riportano la collaborazione con l’associazione “La città ideale” ovvero il basista insediato nella città della Val Tidone.

Grave errore dovuto a cattiva comunicazione da organizzatori dilettanti allo sbaraglio (io, Fausto, Paolo).

In compenso cinque locandine sono affisse nelle vie del paese.

E il quotidiano locale, che ancora non ha riportato resoconto della prima serata a Piacenza, ha pubblicato ben due volte l’annuncio della serata a Castel San Giovanni.

In conto le “giustificazioni” per impegni espresse da Mara (acciderba, che occasione persa di lustrare gli occhi), Claudia.

Luciana fiorderica (porcaccia miseria, ma ci impegniamo ad un incontro e intanto ci chiediamo, con un filo di preoccupazione, “che fine ha fatto Monica, ranuncolo?”).

Aida, Dina, Patrizia, declinano l’invito fatto giusto per dovere d’ufficio.

Brutto segnale la defezione all’ultima ora di Ivano, componente della "band" in quanto prefattore: la sua compagna gli chiede di andare in montagna e, tra le due alternative, giustamente non ha dubbi.

Da non dimenticare gli auguri di mauraga.

E il premio vinto con il suo libro da Smoje, mille eurozzi uno in coda all’altro (buon auspicio).

Nel pomeriggio (di ieri, ndr) passo in casa editrice per avere una bolla consegna libri.

Dettaglio di non poco conto, per “autori aiutati che il ciel t’aiuta”.

Se i libri li vende la casa editrice si becca il 50%, se li vende una libreria il 40%.

Se li vendo io praticamente non pago nessuno come quota aggiuntiva ed incamero il 100% salvo sconti.

Vero che di fatto poi consegno tutto alla casa editrice fino al raggiungimento del “contributo”, ma questo succede fino alla 120ima copia, poi da lì tutto l’incasso sarebbe assolutamente mio (salva la percentuale per le librerie e la distribuzione, ovvio).

Però, in caso di controllo della finanza, rischio di brutto.

Con la bolla di consegna finalizzata alla vendita di fatto sul piano formale ufficialmente vendo per conto della casa editrice e quindi ho una perfetta copertura legale e fiscale, dettaglio che all’occorrenza può essere molto utile.

Il problema resta di riuscire ad arrivare alla 120ima copia venduta.

Comunque, dicevo, in casa editrice nel pomeriggio di ieri si commenta il risultato della prima uscita, a Piacenza, la scorsa settimana.

Sorpresa del malefico editor che rende onore ad un risultato (31 copie vendute) per lui a priori “impensabile” e, da parte mia, apro la coda come un pavone (curiosamente la casa editrice che da da mangiare al malefico editor si chiama appunto “Vicolo del Pavone”).

Per la serata Fausto ipotizza dai 30 ai 50 presenti e dalle 20 alle 30 copie vendute.

Più prudente, io penso a 15-20 presenti e 10 copie vendute.

Ulteriori defezioni dell’ultima ora, Fabrizio ed Edoardo.

A conti fatti i numeri danno un pubblico di 10 presenti (esclusi io, Fausto, Paolo, Tiziana – “lettora” - e Dalila – “vendente” -), tra i quali l’assessora alla cultura e il titolare della libreria del paese (che non acquistano nulla).

Diverse assenze sorprendenti.

Nessun giornalista, niente fotografo.

Mancano Anna ed altri garantiti da Fausto assolutamente per certi (ma scopriamo che a Piacenza c’è una rappresentazione teatrale di richiamo della quale non avevamo tenuto conto: bisognerebbe sempre tentare di conoscere il calendario delle iniziative programmate, quando organizzi un evento – e dai con dilettanti allo sbaraglio -).

Risultato 3 copie del libro vendute.

Aggiunte alla copia acquistata in settimana da Lidia, siamo a 34 copie totali.

Quota 120 resta un miraggio.

Abbraccio e bacio il compagno Claudio (detto “Nebbia, il cane di Heidi”) che non vedevo da ventanni.

Ricordiamo pubblicamente, con un groppo in gola, Paolo Molinaroli, portato con sè da un malefico ed impietoso tumore, che sul finire degli anni ottanta sarebbe diventato presidente provinciale della Lega delle Cooperative ma soprattutto negli anni novanta tra i fondatori del Ken Parker fan’s club, simbolo di una generazione che sognava, faceva politica ma coltivava anche interessi artistici “a latere”: ricordiamo che Ken Parker nasceva nel 1977, parallelamente al “Movimento”, che Berardi e Milazzo avviarono in Italia un nuovo modo di fare fumetto con “inquadrature cinematografiche”.

Il sogno di cambiare il mondo spaziava in tutti i campi, appunto.

Dunque, dice Paolo, non stupisce che io faccia poesia.

E che abbia un certo modo, di scrivere in versi.

Comunque la serata non prende il volo.

Troppo grande la sala per un pubblico troppo contenuto.

Ne risente anche la nostra “lettora”, Tiziana, che finisce con l’essere piuttosto legata, non entra nel Nirvana della recitazione, non entra nella parte come era stato a Piacenza.

All’ultima poesia arrivano altri due di pubblico.

Alla fine comunque in sala siamo in 16.

Manca Cesare.

Mi aveva telefonato, siamo rimasti che passo da lui con Fausto, su in collina.

Conosce una ragazza, a Milano.

Suona chitarra e canta canzoni popolari.

Potremmo fare una serata, su nelle colline dell’OltrePo pavese.

L’Arzy poetical rock band prosegue nel suo tour.

Arrivederci a Castell’Arquato, 9 novembre.

Intanto mentre scrivo mi ha telefonato Cristina che, per via dei figli, mi dice, non è potuta venire alla presentazione a Piacenza: dove può acquistare il libro?








Inviato: 2005/10/22 11:10
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The "Arzy's poetical rock band" in magical tour: c'en est un triomphe, la gloire des chansonnier!
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La fortuna di vivere in una città con un quotidiano di antica tradizione, fondato nel lontano “poetico” ‘800, letto da tutti, da destra a sinistra, prima ancora di qualunque quotidiano nazionale.

Appunto domenica scorsa finalmente è uscita la recensione del mio libro, in coda alla presentazione fatta il 12 ottobre.

Una recensione a dir poco generosa, entusiasta ed entusiasmante ed infatti in diversi mi hanno invitato a confessare quanto ho pagato oppure ad ammettere che il cronista era mio cugino!

Alcuni esempi.

“Le donne di Mortizza” viene definita “bellissima”.

“Semplice eppur riuscitissima”, invece, “Tra le colline dell’Appennino, media Val Trebbia, 450 metri s.l.m”.

Le poesie d’amore? “Deliziose”, con “echi di De Andrè”.

Infine “geniali poi quelle più irriverenti, come la sarcastica Terza età”.

Concludendo: “davvero una bella raccolta insomma: un libro che vale la pena di essere acquistato, magari se poi a leggere è la bravissima e passionale Tiziana Mezzadri, che al Vicolo del Pavone [casa editrice nel cui salone conferenze si è svolta la presentazione] è stata intensa interprete delle poesie e oggetto di ripetuti applausi”.

Diciamo la verità, il giovane Salvatore Mortilla, credo neolaureato in lettere, collaboratore free-lance delle pagine culturali del quotidiano locale, si è lasciato prendere la mano sull’onda di una serata che effettivamente aveva visto la “band” [the Doctor Arzy’s poetical rock band in magical mistery tour] esibirsi a livelli di eccellenza altissimi con grande coinvolgimento dell’affollata platea e applausi tipo “goal del Perugia alla Juventus che così affonda nel pantano e perde il campionato” [alleluia, alleluia, con brindisi alla salute di basquiat ].

Resta il fatto che il mio essere poeta e soprattutto poeta pubblicante è diventato fatto di pubblico dominio come non mai.

Dai vicini del condominio della mia mamma, al “ma allora abbiamo un poeta nel palazzo” della mia dirimpettaia, fino al biglietto lasciato dalla nostra benzinaia sulla macchina di Dalila parcheggiata in strada, ad un numero del quale ho perso il conto di commenti, di complimenti, di curiosità, di domande sul dove reperire il libro [diverse delle quali con la inconfessata speranza di ottenerne copia gratis].

Fino alle proteste per non aver saputo delle serate di incontro o all’offerta di collaborazione per l’eventuale organizzazione di altre serate.

Vedremo alla fine la prova del nove, ovvero i numeri delle vendite visto che ora la copertura delle librerie della provincia è assicurata e che, nel frattempo, in via diretta sono arrivato [in 15 giorni] a 36 copie “piazzate”, librerie escluse.

Insomma: vale sempre il motto
1) saper fare
2) fare
3) far sapere

A questo proposito permettetemi una piccola considerazione sul “saper fare”.

Credo si possa sostenere che esiste un saper fare “tecnico”, ovvero una poesia che cura la forma e la metrica, una poesia diciamo di tradizione: il rischio, in questo caso è quello di fare letteratura, cioè ripercorrere i sentieri già autorevolmente aperti da gente tipo Dante, Petrarca, Leopardi, Ungaretti, Montale, Zanzotto, Luzi, Merini.

Un suicidio, insomma, per il giovane aspirante poeta alle prime armi che voglia proporsi ad un lettore già uso all’acquisto dei grandi maestri.

Esiste poi l’aspetto dei contenuti, del cosa dici, tanto importante che quasi può prescindere dal come lo dici.

Ecco, io credo sia questa la strada da seguire, quella dei contenuti.

Nel mio caso la dolcissima dotty diceva che, se avessi più cura della metrica, sarei davvero un poeta “fatto”.

Resta comunque il fatto che, pur ammettendo qualche limite metrico-formale, in realtà sono poi i contenuti che mi hanno portato a “rompere il video”, a conquistare due colonne due a mezza pagina con foto sul quotidiano locale e soprattutto definizioni, termini che, ribaltati sui lettori, hanno suscitato tanto e grande interesse.

Certo, poi bisogna evidenziare la non banalità del titolo del volume (sicuramente “curioso”, anomalo per un libro di poesie), delle copertine, della stessa carta utilizzata (onore e merito all’editore), per tacer del paratesto.

Scrive ancora sul quotidiano il recensore: “silloge affatto particolare, originale e problematica a partire dal paratesto (vale a dire ciò che sta, per riprendere una famosa definizione del critico Genette, nei dintorni del testo)”.

Appunto perché, come possono ben testimoniare Daniela e Maurizio che in settimana il libro l’hanno avuto in mano, la mia non è una semplice esposizione di brani poetici.

Trattasi di un insieme.

Tutti siamo capaci di mettere in fila venti o trenta poesie.

Io ho cercato [ e lo do come suggerimento con valenza urbi ed orbi ] di fare un libro, un racconto, una storia che narra della mia storia, della mia visione del mondo in versi.

Tutto dunque diventa funzionale, dicevo dal tipo di carta, alla copertina, alla scelta dei prefattori, ai contenuti, ai testi poetici scelti, a quanto gira attorno ad essi, alle note che spiegano della loro storia, fino ad arrivare alla gente che in qualche modo ha vissuto quei versi, li ha partecipati come, ad esempio, la “gente di ozzyoz”.

Così il libro non è più soltanto il mio libro.

Diventa una storia collettiva, un’esperienza “condivisa”, la poesia che si fa momento di socializzazione, la poesia come momento di partecipazione.

Ecco.

Io credo sia anche questo che mi ha portato ad una recensione davvero straordinaria.

Senza pagare, senza che il Mortilla fosse mio cugino e neppure mio conoscente.

Credo sia questo che, in settimana, ha spinto il Sindaco della mia città a concedermi il patrocinio della municipalità e la sede dove il 2 dicembre organizzare una serata sul tema “Poesia è un canto di pace” nel corso della quale Tiziana leggerà le mie poesie e alcuni amici musicanti si esibiranno in accompagnamenti con mandolino e chitarra.

Credo sia questo che, sempre in settimana, mi ha aperto le porte della Casa del Lavoratore di Castell’Arquato per il 9 novembre.

Anzi, se in un primo tempo Mino (il mio “basista”) aveva chiesto ed ottenuto una piccola saletta al piano terra, su concessione del gestore della cooperativa-trattoria, dopo l’articolo apparso sul quotidiano è intervenuto il Sindaco del paese per “spostarmi” al primo piano, nel grande salone destinato alle conferenze e i segretari dei due partiti che lì hanno la sede (DS e Rifondazione) mi hanno offerto la loro collaborazione formale (che ho rifiutato perché credo che, anche se “orientata”, comunque la poesia non possa mai essere in assoluto di parte: magari partigiana ma non mai completamente allineata tanto da poter essere recintata negli angusti confini di un partito).

Credo siano sempre i contenuti che hanno spinto, ancora in settimana, un amico di Fausto [che, non dimentichiamolo, per inciso, è un cattolico moderato con orientamento al centrodestra e peraltro, eresia delle eresie, di provata fede juventina ], editore e titolare di libreria a Pavia, ad invitarmi per un incontro il 16 dicembre. Lui mette a disposizione una cinquantina di indirizzi e il rinfresco in libreria. A mio carico la stampa degli inviti.

Credo infine sia tutto questo che ha spinto Sonia, la titolare della mia libreria, ad “espormi” non nel solito scaffale dedicato alla poesia (un po’ defilato), ma sul pianale in mezzo al locale, dove tutti devono passare, a poca distanza dai libri di una certa Azimut editrice, nello stesso settore con narrativa Mondadori, Rizzoli, Fazi.

Magari è anche questo che ha spinto bunkr, credo ierlaltro, ad inserirmi con un testo nel suo blog.

Bene, ora vado dal mio editore a ritirare gli stampati per la serata di Castell’Arquato, poi parto e vado da Mino per concordare l’elenco degli invitati.

Sì, una grande settimana, quasi quasi mi monto la testa.



Inviato: 2005/10/29 8:47
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Re: The "Arzy's poetical rock band" in magical tour: c'en est un triomphe, la gloire des chansonnier!
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Complimenti, davvero, per questa bella avventura. E per come riesci a narrarla. Potresti mettere insieme i tuoi post e farne un racconto lungo, magari da pubblicare qui su ozoz con un certo ...ordine formale....

Una curiosità soltanto. C'è qualcosa che sembra stonare un po' con tutto il resto. Voglio dire, qui c'è passione, poesia, amicizia, umorismo, affetti e tanto altro. Ma c'è anche uno strano compiacimento nell'euro più euro meno che ricavi dalla vendita di una copia più, copia meno ...
E' molto meno poetico, no? Sono sicuro che tu non ti avventuri in una simile avventura per cavarne qualche euro. Perchè poi con la poesia non ci si arricchisce.
E se anche non recuperi le spese (a meno che tu non tiri la cinghia fino al 27, ma non penso che sia il tuo caso), che te ne importa?
Viva la gloria che ti sei meritato, ma degli "eurozzi", come li chiami, chi se importa?

Sia detto con benevolenza, perchè poi ognuno deve fare come meglio crede. O no?

mmm. io lo so che con la storia degli eurozzi scateno un vespaio, ma vabbè...

Inviato: 2005/11/1 12:55
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Io divido il mio tempo così: metà dormo e l'altra metà sogno.
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Cronaque d’un livre poetique: l’argent, l’argent, sans l’argent no coeur no capannes no se magn
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Umpft!!!

Punto sul vivo.

Però.

Dunque.

Sì, questa storia che sto vivendo è un sogno, fatto di amicizie, rapporti, gratificazioni, speranze, delusioni.

Un insieme assolutamente impareggiabile.

Di fronte al quale, di fronte alle quali emozioni, vero, non c’è lurido eurozzo che tenga.

Tuttavia.

Vero che il 27 del mese non sono proprio con l’acqua alla gola.

Tuttavia 1.200 euri, duemilioniquattrocentomila delle vecchie italiche lire (di “contributo”)

Sono tanti

Sono sottratti al bilancio familiare che prevede moglie, figli, libri, mutuo, prestiti per l’auto a rate, pareti da imbiancare, tasse universitarie, lavastoviglie che tossisce, parrucchiera, infissi ormai andati, vacanze, scarpe di ricambio, benzina, soggiorni-studio in Inghilterra, mostre d’arte da visitare, video giochi che fan relax, dvd che fan cultura (La chiave, Malizia, Quel gran pezzo dell'Ubalda, tanto per citare i cult culturali), corsi di nuoto, palestra, ecc. ecc.

Dunque, copia più o copia meno, euro più o euro meno non è compiacimento.

Da un lato è l’esposizione di un’esperienza che vuole essere utile a chiunque s’avvicini al concetto di “contributo” richiesto.

Per il resto, poi.

Trattasi di … disperazione, di bisogno.

Nel senso che io non ho mai voluto pubblicare un libro poetico.

Questo è solo il primo passo di un progetto di lavoro.

Che prevede, per ora, almeno 5 tappe:
1) In vista del Natale 2005, il libro fresco di stampa che raccoglie le mie “migliori” poesie (e l’esperienza di ozzyoz) fino ad agosto 2004 al quale dare una diffusione in via prioritaria locale;
2) In vista della Pasqua 2006, il secondo libro di poesie (con fotografie o disegni) che, partendo da novembre 2004, narra in versi del viaggio dell’incappucciato nella valle del Serchio e che dovrebbe portarmi ad una diffusione più allargata;
3) Alla volta dell’autunno 2006, il romanzo scritto tra l’estate del 2004 e la primavera 2005 che sto proponendo agli editori nazionali e che vorrei senza contributo;
4) Nella primavera 2007, il romanzo che ho nel cassetto dai primi anni novanta, del quale ho scritto un capitolo centrale aggiunto nel 2003, devo rivedere i due capitoli finali, scrivere un nuovo finale che ho in mente e che, dopo il buon risultato del precedente, dovrebbe consacrarmi sul piano nazionale o giù di lì sempre senza contributi da parte mia;
5) In vista del Natale 2007, una raccolta dei miei racconti migliori da diffondere anche solo in ambito locale, a tiratura limitata, magari di nuovo con contributo da parte mia ma a condizioni migliori rispetto alle attuali.

Per tacere di altre parallele vicende come potrebbe essere, ad esempio, il famoso “libro bianco di Ozoz” o chissà quali altri.

Allora.

Se con il primo libro recupero le mie spese,
proseguo
e i 1.200 euri recuperati
immediatamente li reinvesto nel secondo passaggio.

Se non recupero le spese (cioè i 1.200 euri),
la mia consorte,
Dalila,
mi mette a scatolette.

Fatto che può farmi bene per la linea oggi compromessa.

Salvi effetti collaterali al fegato,
dunque,
lo scatolame,
poco male.

Specie, come dici, di fronte alla “grandezza” dell’avventura che sto vivendo.

Ierl’altro, lunedì, tornando da Lucca comics, linea ferroviaria per Prato (cambio), Bologna (cambio), Piacenza, nell’ultimo tratto ho incontrato Marco, dirigente nazionale di Rifondazione Comunista, veniva da Roma, salutava la mamma a Piacenza, poi via a Venezia, qualche anno meno dei miei, molta delusione per una politica sempre più da stanza dei bottoni e di scarsa partecipazione diretta.

Bene.

La politica, per noi che abbiamo sognato di dare “l’assalto al cielo”, ci ha deluso, non era come la sognavamo, ci siamo impantanati.

La poesia è invece uno strumento che mi consente ancora di vivere ancora di valori, di ideali, di sogni.

Ecco perché mon livre poetique è impareggiabile, ogni sporco eurozzo idealmente vale meno di uno scudo bucato!

Meno dell'elastico delle mutande!

Oggi ho consegnato a Stefania l’invito per la serata del 9 novembre a Castell’Arquato.

Stefy, qui in città, è consigliere comunale.

Diventarlo è difficile, devi raccogliere voti, la fiducia di molta gente per poi alla fine spesso limitarti ad un lavoro oscuro, triste, magari limitato ad alzare o abbassare una mano per una miseria di quattrini.

Cioè ti dai da fare per la gente, ma sei lontano dai sogni, non voli in alto.

Io non sono consigliere comunale, ma grazie alla poesia sogno, vivo e trasferisco sogni.

Stefania, per continuare nel suo lavoro politico spesso routinario, anche noioso, magari di scarsa soddisfazione e considerazione, ha bisogno di sogni e Stefy verrà il 9 novembre nonostante sia già venuta alla presentazione del 12 ottobre.

Tutto questo è impareggiabile, non ha prezzo, non può mai essere monetizzato.

Tuttavia, ripeto, l'idealità è una cosa.

La pratica concreta purtroppo è anche altro.

Se recupero le spese, il progetto, il sogno prosegue.

Altrimenti no.

Altrimenti prima di assorbire la botta economica, devono passare almeno un paio d’anni.

Troppi.

Sento di avere troppe cose da trasmettere, da dire, da scrivere, per poter aspettare tanto tempo.

Tra due anni chissà quali quante tante cose avrò da dire che oggi nemmeno immagino.

Poi, ne dico un’altra.

Scrivo per me stesso, certo.

Ma se nessuno legge, se nessuno è disposto a pagare per leggermi, significa che posso evitare di pubblicare.

Significa che i miei libri (leggasi: le mie idee, i miei valori, i messaggi che trasmetto, che propongo) non interessano.

Oppure interessano a molto pochi.

Non a tanti quanti possono “finanziare” la stampa di un libro acquistandolo.

E allora, come sostiene Sol, tanto varrebbe limitarsi alla cerchia elitaria di quanti frequentano internet (amici assolutamente impareggiabili ai quali comunque devo non tanto ma tutto, amici grandissimi ma purtroppo comunque cerchia ristretta, elitaria, di nicchia).

Sì, la presenza in internet mi darebbe, mi da, mi ha dato comunque gratificazioni enormi.

Tanti [se non tutti] i preziosissimi commenti ricevuti in ozzyoz sono stati medaglie, fiori, gratificazioni, insegnamenti dei quali tutti conservo ricordi vivissimi.

Sì, appunto, limitarmi alla presenza in internet inoltre mi costerebbe molto ma molto ma molto meno (in soldi, impegno, energie).

Tuttavia, ripeto, il libro stampato e il suo acquisto significano condividere un progetto.

Dieci, dodici euri (tanto quanto costa il mio libro), non sono pochi per nessuno.

Se tanti sono dunque disposti a pagare, significa che condividono il progetto.

Significa che il progetto vive, prosegue, cammina da solo.

Altrimenti muore, si esaurisce, non ho da solo la forza di sostenerlo.

E non vale nemmeno la pena, di investirci per poi regalarlo.

I regali spesso valgono poco, restano in uno scaffale a far polvere, non volano.

Dunque forse, in carenza di acquirenti, significa che non ne vale la pena.

Senza euri messi in gioco da una parte e dall’altra, il progetto non vale la candela.

C’est claire?

Ora siete avvertiti.

Non acquistate.

E mi avrete fermato.

Il pianeta

l'umanità

l'universo intero

tutto sarà libero

dai miei libri.

In caso contrario

per ogni libro acquistato

un altro s'affaccia all'orizzonte




(l'autor c'est le terror)

voster arzanyst le terryble autor terroryst





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Re: Cronaque d’un livre poetique: l’argent, l’argent, sans l’argent no coeur no capannes no se magn
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Capito tutto. Bello, chiaro, lineare.
La mia era una sensazione che aveva bisogno di spiegazioni.
Davanti a tutto lo mondo intiero mi prendo il merito di averti estorto il tuo programma ufficiale delle tue uscite da oggi fino al giorno in cui, invece di vecchio Arzy, ti chiameremo semplicemente Arzheimer...
E aiuteremo il progetto.
Per quel che mi riguarda, aspetto il tuo romanzo nella vetrina della libreria sotto casuccia. Sono curioso.
Ah, una cosa.
Non ti volevo fare i conti in tasca.
Però, se posso contribuire, Quel gran pezzo dell'Ubalda te lo passo io. Ti passerei anche mutuo, rata macchina e spese per la prole. Nel senso che ti cederei le mie, di spese.
Quando sarai ricco e famoso, ti chiederò un autografo sul libro e tu gentilmente farai scorrere tra le pagine qualche banconota da 500.
Perchè è vero, senza eurozzi si finisce a scatolette. E passi.
Ma moglie e figli non potrebbero mai capire.
Grazie ancora.

Inviato: 2005/11/3 14:22
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Io divido il mio tempo così: metà dormo e l'altra metà sogno.
S.Kierkegaard
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Cronache d’un libro poetico: galoppa l’Arzheimer, tra IBS, agende perse, e sorella SIAE in agguato
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Per mesi ho raccolto e doviziosamente trascritto gli indirizzi e-mail di amici ed amiche incontrati nel web.

Per poi un giorno, non appena Lui, il libro, fosse apparso in I.B.S., sfruttare la funzione che ti permette di inviare un messaggio ad un amico nella speranza che lui (o lei) acquisti tramite carta di credito.

Il giorno è giunto.

Avevo raccolto e doviziosamente trascritto oltre 200 indirizzi.

Giovedì scorso ho cercato l’agendina.

Desaparecida!!!

L’Arzheimer ha colto in pieno il buon vecchio nonno Arzy!

Ne ho recuperati quasi 40, ma 160 sono persi nel nulla della memoria ormai compromessa.

3 risposte entusiaste, Ile, Giusy e Caterina, con annuncio di immediato invio ordine (e piccola polemica da Caterina per la troppo lunga assenza da qualunque tipo di rapporto: che forse, ora che sarò famoso, me la tiro? No, no, è che non ho tempo, devo darmi da fare per recuperare 500 euro da allungare a kernunnos così che sia più sereno e cambi il nick adottandone uno più tranquillo, tipo che sò, vercingetorige) .

1 risposta entusiasta, da bri, Giuliana, che vorrebbe sapere come e dove trovare il libro.

Già, così scopro quanti hanno carta di credito.

Pochi.

Nessuna risposta dall’unica di ozzyoz alla quale ho girato la mail.

Ranuncolo, Monica.

Oramai silente da quel dì.

Cara Monica ritorna, le colline son quasi in fiore e noi, dolcezza, stiam morendo di dolore.

Comunque anche questa operazione l’è fatta e scopriremo quanto vale, quanto incide I.B.S.: per la “mia” piccola casa editrice cooperativa che pure ha un buon numero di titoli presenti da un paio d’anni, sarebbero le prime copie vendute.

Della serie: ma vuoi vedere che questa questione di internet, in fondo in fondo, resta un fatto marginale, estraneo alla stragrande maggioranza della gente?

Poche altre news.

Cristina ha acquistato la copia numero 38, con dedica pretesa, ambiguo (da parte mia) abbraccio e scambio di baci tra un sottofondo di tintinnar di scatolette da parte di Dalila (sempre vigile e attenta).

Sabato, a cena da Ferruccio e Patrizia, ho trovato a far bella mostra di sé "Lui", il mio libro, appoggiato su un tavolino (satisfaction, magna satisfaction).

Ferruccio, che, incontrata Patrizia, ha lasciato compagna e figlia, ha lasciato la pianura, vive tra le nebbie, in un gruppo di poche case su nell’appennino, ha una famiglia illustre alle spalle e una lunga storia di militanza nel vecchio Pci.

Anche sabato abbiamo avuto un momento acceso.

Sull’opportunità da parte di d’Alema di uscirsene fuori disquisendo, sessantanni dopo, sul fatto della fucilazione di Benito.

Sostengo che è fuori luogo, un’uscita del genere, non tiene conto della particolarità di quel momento storico, finisce con l'essere giustificata solo dalla necessità di accreditarsi in senso democratico da parte di chi è stato comunista.

Apriti cielo!

Le mie poesie sono passate un attimo in secondo piano.

Giusto il tempo però per Patrizia per confessare che “Concludendo, le donne”, le è piaciuta molto, ci si è identificata.

Gli uomini fanno le guerre, gli uomini sparano, gli uomini fucilano.

Tocca poi a loro, alle nostre donne, che amano l’amore, che pensano ai fidanzati, andare amorevolmente a curare i feriti, mestamente a raccogliere i cadaveri.

Ed è giunta l’ora di tornarsene verso casa tra la pioggia incessante che da due giorni inonda la padania.

A casa dove s’ha da aprire la partita S.I.A.E.

Ma quante ne deve sapere un povero autore che voleva sol orchestrare di penna?

Orchestrare?

Ah, fedifrago!

Ed ecco spuntar la S.I.A.E.

Ma ne parleremo.

Oh, mannaggia, se ne parleremo!

Se saremo costretti a parlarne!





Inviato: 2005/11/7 1:39
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