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Re: Michael Moore
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personalmente tendo a non soffermarmi troppo su questioni di appartenenza a generi; vedo il lavoro di michael moore come un'occasione per apprendere contenuti, versioni ed informazioni diverse da quelle normalmente veicolate attraverso i mezzi d'informazione di massa (anche se non dimentichiamo che anche il suo cinema è di massa!).

credo che la sua (indubbia) faziosità sia necessaria, affinché certe cose abbiano maggior presa sul pubblico. certo, questo suscita facilmente reazioni di rifiuto nei confronti di chi non la pensa esattamente come lui, ma questo è scontato.

direi che è una questione di proporzioni: se dieci utilizzano una certa linea e si astengono dal dire certe cose, è ovvio che quell'uno (in questo caso lui, ma si potrebbe dire la stessa cosa dei vari lutazzi, guzzanti italiani), invece di dire la sua, la urla, finendo col eccedere in determinati punti.

come sempre, però, confido nell'intelligenza degli spettatori, che ritengo in linea di massima sufficientemente intelligenti e con un adeguato spirito critico da notare eventuali faziosità, prendendo così con le dovute pinze quello che vedono.


gabriele

Inviato: 2007/5/18 21:01
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Re: antologia di Spoon River
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scrivi:



"io non lo trovo poetico perchè quelle che ho letto aevano più contenuto che forma, ed il contenuto non mi è sembrato scritto in forma poetica"





appunto, partiamo da due punti di vista lontanissimi. per me una cosa non è poetica perché è scritta in versi, o perché utilizza ardite figure retoriche; è poetica perché emana poesia. punto. poi la forma è una scelta del tutto "funzionale", secondo me. vediamo se riesco a spiegarmi con un esempio:



"Fu una bella oretta in giro per Parigi su quella vettura scoperta, e il vino che sciaguattava nei nostri serbatoi la fece sembrare anche più bella. Carl stava seduto davanti a noi, sullo strapuntino, la faccia rossa come una barbabietola. Era felice, poveretto, a pensare alla meravigliosa vita nuova che avrebbe trovato dall'altra parte dell'Europa. [...] Parigi non è stata buona con lui, e neanche è stata buona con me, e con tutti, ma quando hai sofferto e sopportato certe cose, qui, è allora che Parigi ti prende, ti afferra per le palle, per così dire, come una troia innamorata che morirebbe piuttosto che lasciarti sfuggire alle sue mani"



questo pezzo, tratto da tropico del cancro di miller, secondo me è molto poetico. per dirla altrimenti: la poesia non è tale perché la si esprime in "forma poetica" piuttosto che in "forma di prosa". perché paragonare parigi, la parigi dei flaneurs e dei perdigiorno, ad una troia che ti tiene per le palle per non lasciarti andare... be', quest'immagine la trovo ricchissima di fascino e di suggestione, anche se non si va a capo prima della fine del foglio.





gabriele









PS: mi ricordo mi ricordo

Inviato: 2007/1/21 22:40
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Re: antologia di Spoon River
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personalmante non condivido assolutamente quello che dici. intanto il linguaggio non lo trovo per nulla giornalistico, se mai è asciutto - che è ben diverso. poi, non vedo nessuna crudezza; la cosa spettacolare di questo libro è anche quella per cui, malgrado si parli solo di morte e morti, trasudano una vita e un'umanità incredibili.

per quel che riguarda la traduzione, credo che non ci siano dubbi sulla validità di quella di fernanda pivano. un anedoto dice che de andrè, prima di scrivere le canzoni tratte da spoon river, abbia chiesto alla pivano se doveva pagarle i diritti (a lei!, non a lee master).

perciò, credo che ti debba chiedere piuttosto come mai tu non trovi poetico un testo che invece è un classico. lo stile può non piacere, certo, come non può piacere in narrativa quello di hemingway o, che ne so, di carver. gusti. non capisco invece come non si possa percepire nemmeno lontanamente quello che c'è sotto lo stile: la poesia, appunto. perché io la ritengo una cosa "valida a prescindere" dai gusti. poi magari mi sbaglio.



gabriele

Inviato: 2007/1/21 20:00
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Re: binomio genio-follia
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dunque. lasciando da parte platone - il quale ha sempre avuto un atteggiamento abbastanza ambiguo nei confronti dell'arte e, nello specifico, della poesia -, la questione genio-follia è abbastanza spinosa.

appunto, innanzitutto bisognerebbe stabilire cos'è follia; e qui, malgrado tutto, il criterio più semplice è quello clinico. quindi definizioni: schizofrenia, melanconia, isteria etc etc.

posto questo, è clinicamente possibile che questi tipi di patologie possano coesistere con l'attività artistica, e anzi, influnzarla in una qualche maniera. poi, non è detto che l'influenza sia sempre positiva.

allora direi che ci sono artisti (senza scendere nella definizione di artista...) "normali", non soggetti a psicopatologie, e artisti affetti da determinate turbe; che poi siano quest'ultimi i veri artisti, o quelli più geniali questo non lo direi assolutamente. per 5 artisti che si sa affetti da schizofrenia o altro ce ne sono altri 50 assolutamente sani e altrettanto geniali.

un'altra cosa da capire, in questo ambito, sarebbe in che misura una determinata patologia - come ad esempio la schizofrenia - abbia influito sull'opera di un certo artista. se è vero che la depersonalizzazione dello schizofrenico porta alla creazione di personalità multiple e ad una sostanziale anaffettività e distacco emotivo, è curioso vedere come un poeta come Pessoa abbia sì generato "una sola moltitudine" di personaggi, artisti e poeti, un teatrino mentale nel quale recitavano varie persone dotate "di vita propria", ma allo stesso tempo sia riuscito a caricare le sue poesie di un pathos straordinario (fantastiche sono le odi orazione di ricardo reis).

ora, non sono assolutamente un esperto di psicanalisi, però credo appunto che - fatte le distinzioni sopra citate - per studiare e capire effettivamente il rapporto tra genio e follia bisognerebbe prima di tutto conoscere in maniera dettaggliata le patologia di determinati artisti, successivamente cercare di capire in che misura essa abbia influenzato l'opera.





per quanto riguarda il discorso "se è famoso è artista, altrimenti è pazzo": qui ci si muove su un terreno minato. perché bisognerebbe scomodare il mercato dell'arte contemporanea e tutte le varie correnti come body, raw, brut e outsider art. in generale conconrdo con chi sostiene che finché ci si muove all'interno del mondo dell'arte il problema non si pone, e la psicopatologia non viene nemmeno sfiorata; quando si esce dalla cornice, dal "frame" dell'arte, allora le cose cambiano, e l'artista che faceva il matto diventa il matto che fa l'artista. ma qui, appunto, le cose si fanno molto complicate, perché si va a toccare nel vivo le logiche del mercato. non è più un problema di creazione, bensì una questione socio-culturale.



gabriele

Inviato: 2006/12/28 11:44
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Re: Ispirazione: Incontro tra pensiero e parola
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bunkr, mi sembra di capire che il tuo commento sia rivolto in maniera pungente al mio. (a questo punto, allora, potevi rivolgerti esplicitamente, piuttosto che parlare per allusioni, comunque.)



lungi da me voler fare discussione. ma giusto un paio di chiarimenti:



1) chi ha detto che non bisogna fare teoria? io di certo no. se mai ho espresso un mio parere sulla scelta della teoria. che è ben diverso.

2) se credi che consideri un qualunque testo di heidegger allo stesso modo in cui considero il manuale delle giovani marmotte, be', ti sbagli di grosso. credo che heidegger sia uno dei pensatori più straordinari del novecento, e che molte delle sue intuizioni contengano un fascino, un interesse e una densità veramente mirabili.

3) il fatto che una teoria sia affascinante, non significa però che essa sia altrettanto utile ai fini del ragionamento - almeno in un certo ambito. un martello è uno degli strumenti più utile in assoluto, ma se devo avviare una vite me ne faccio poco...

4) nello specifico, ho detto che un certo tipo di visione - che pesca a piene mani dal romanticismo e dalla metafisica, da una parte, e da certe teorie sul linguaggio, dall'altra - non la trovo molto utile nell'ambito della scrittura, proprio perché svia da quello che è realmente il "mestiere" dello scrittore. la sua prassi. così come svia, a mio parere, dalla realtà dei fatti - perché credo non ci sia uno scrittore che ti parli di "ispirazione" e creda in una sorta di "possessione" di qualche entità metafisica che ti brinca e ti illumina.

con questo non sto negando assolutamente il fascino di certe speculazioni, anzi. solo la loro utilità.



perciò, caro bunkr, non sono assolutamente refrattario alle idee, anzi.

mi piacerebbe, però, che nel fare filosofia ci fosse a volte un pelo in più di senso pratico (visto che come dici tu la teoria è anche prassi, e viceversa), e non ci si abbandonasse solo al fascino di teorie di un secolo e mezzo fa -  come nel caso dell'illuminazione.



a presto



gabriele

Inviato: 2006/10/29 9:24
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Re: Ispirazione: Incontro tra pensiero e parola
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sembrerò semplicistico e banale. tuttavia, dico che il concetto di ispirazione è una grande fandonia, quasi come l'idea che per essere artisti si debba per necessità stare male o farsi di oppio. personalmente penso esistano idee, più o meno precise, piò o meno feconde; sensazioni, più o meno intense, più o meno particolari; concentrazione e attenzione che aiutano a sfruttare meglio una certa idea o sensazione. potrei andare avanti molto, ma il succo del discorso è chiaro, penso: non credo assolutamente in qualche entità metafisica che entusiasma lo scrittore e lo pervade di una forza mistica, non credo nello scrittore "semi-dio", come non considero molto utili ai fini della scrittura certe speculazioni para-heideggeriane sulla parola.

in sostanza: "mi sento ispirato", per come la vedo io, non è altro che un modo di dire comune, che distanzia troppo da quello che in realtà è la scrittura, cioè innanzi tutto prassi che richiede applicazione, tenacia, pazienza, pignoleria.



poi, se si vuole, si può fare della metafisica su qualunque cosa... basta capire quanto senso abbia.



gabriele

Inviato: 2006/10/28 17:59
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Re: Ho ucciso con gioia.
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se vogliamo dirla tutta, quando hemingway aveva 17 anni fu coinvolto in una rissa in un campeggio, e lì scagliò un'accetta contro il gruppo di ragazzi avversari. più tardi confessò che l'aveva fatto sperando di uccidere qualcuno.

gabriele

Inviato: 2006/9/27 19:15
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Re: I nuovi barbari di Baricco
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personalmente penso questo: esistono un baricco romanziere e un baricco "intellettuale" - se così vogliamo chiamarlo. al primo appartengono i vari "oceano mare", "seta", "novecento" etc etc; al secondo gli scritti sulla musica come "l'anima di hegel e le mucche del wisconsin", "il genio in fuga", nonché gli spettacoli di "Totem" e gli articoli scritti per i quotidiani.
ora. il libro pubblicato a puntate su repubblica direi che appartiene, senza tanti dubbi, al secondo baricco; e confondere questo tipo di iniziativa con i romanzi come seta e oceano mare è, secondo me, una cosa tanto ingenua quanto malsana. perché significa giudicare a priori uno scrittore, catalogarlo e inserirlo in un determinato ambito e da lì non farlo più schiodare. e, soprattutto, identificare il mestiere di scrittore con quello di "contastorie", senza consentire al primo di spaziare e assumersi anche l'onere - o l'onore, a seconda dei punti di vista - di dire la sua sulla società e sul mondo che lo circonda. insomma, quando l'intellettuale lo fa - ad esempio - un filosofo lo si accusa di essere spocchioso e autoreferenziale, perché utilizza termini non quotidiani e perché si barrica dietro muri di citazioni, quando l'intellettuale lo fa uno scrittore, parlando in termini più semplici e comprensibili a tutti lo si accusa di vendere fumo.
risultato: a nessuno è riconosciuta la capacità e la possibilità di fare l'intellettuale. bene, direi (ironicamente).
insomma, tutto questo non per dare un giudizio di valore su quello che sta facendo baricco in questo momento, ma per dire che liquidarlo dicendo che i suoi romanzi fanno schifo mi pare ridicolo e, onestamente, poco intelligente. al contrario, penso debba essere un'occasione per riflettere su tante cose: in primis, il ruolo dello scrittore nella società attuale.


gabriele

Inviato: 2006/6/18 21:33
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Re: I nuovi barbari di Baricco
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Be', personalmente direi di sì, e per molti motivi. Più che altro sarei curioso di capire perché tu pensi il contrario...

Gabriele

Inviato: 2006/5/24 17:21
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I nuovi barbari di Baricco
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Da quanto mi è sempre parso di capire, Baricco è scrittore alquanto discusso. Genio e maestro per alcuni, furbo e fumoso mercante per altri.
Come molti di voi avranno visto, da una settimana a questa parte è partito il suo nuovo"libro"; partito nel senso che si tratta di un saggio che sarà scritto e pubblicato a puntate su Repubblica.
Perciò, vi chiedo: cosa ne pensate? Stravagante (ma per certi versi nemmeno nuova) trovata di uno scrittore che tanto la fama già ce l'ha, oppure scelta coraggiosa di un intellettuale che ha sempre rinunciato alla sua torre d'avorio per cercare di capirci davvero qualcosa?

A voi.


Gabriele

Inviato: 2006/5/22 21:33
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