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Re: Muori in "Pace"
Just can't stay away
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... Però non strumentalizziamo sempre il dolore degli altri per fare propagande anti-belliche!
Orami lo sappiamo tutti che laggiù si va a morire e chi accetta di andarci è consapevole diel rischio di non tornare. Anch'io mi unisco al dolore dei familiari.

Inviato: 2006/6/6 15:16
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Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere;
poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.

Martin Luther King
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Re: Muori in "Pace"
Just can't stay away
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Ho seguito oggi al tg l'intervista al padre. Un uomo composto nel suo dolore che ha, però , espresso nell'ultima frase una grande dignità e amore verso suo figlio che non vive più.
" Non piango per un figlio dato alla patria, piango per un figlio!" Spero di aver usato le stesse parole ma il senso era questo...
Che s'adda fa' per guadagnà du soldi!

Inviato: 2006/6/6 15:13
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Re: Musica & Emozioni
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Se Stiamo Insieme


Ma quante storie
ho già vissuto nella vita
e quante programmate chi lo sa
sognando ad occhi aperti
storie di fiumi
di grandi praterie senza confini
storie di deserti
e quante volte ho visto
dalla prua di una barca
tra spruzzi e vento
l'immensità del mare
spandersi dentro
e come una carezza calda
illuminarmi il cuore
E poi la neve bianca
gli alberi gli abeti
l'abbraccio del silenzio
colmarmi tutti i sensi
sentirsi solo e vivo
tra le montagne grandi
e i grandi spazi immensi
E poi tornare qui
riprendere la vita
dei giorni uguale ai giorni
discutere con te
tagliarmi con il ghiaccio
dei quotidiani inverni
no non lo posso accettare
Non è la vita che avrei voluto mai
desiderato vivere
non è quel sogno
che sognavamo insieme
fa piangere
eppure io non credo questa sia
l'unica via per noi
Se stiamo insieme
ci sarà un perché
e vorrei riscoprirlo stasera
Se stiamo insieme
qualche cosa c'è
che ci unisce ancora stasera
Mi manchi sai
mi manchi sai
E poi tornare qui
riprendere la vita
che sembra senza vita
discutere con te e consumar così
i pochi istanti eterni
no non lo posso accettare
che vita è restare qui
a logorarmi in discussioni sterili
giocar con te
a farsi male il giorno
di notte poi rinchiudersi
eppure io non credo questa sia
l'unica via per noi.
Se stiamo insieme
ci sarà un perché
e vorrei riscoprirlo stasera
Se stiamo insieme
qualche cosa c'è
che ci unisce ancora stasera
Mi manchi sai
mi manchi sai...

Testi di Riccardo Cocciante


Inviato: 2006/6/5 14:50
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Re: Essere poeti...
Just can't stay away
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Essere poeti è svegliarsi la mattina e pensare di scrivere qualcosa che resti, a sè e agli altri. Qualcosa del mondo fuori o dentro se stessi, qualcosa che riguardi l'amore o l'odio. Quanti non vengono apprezzati o non classicficati come poeti? Che ne pensate voi? Conoscete qualche poeta "sconosciuto"?

Inviato: 2006/6/5 8:09
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Re: Cronache d’un libro poetico: pomeriggio tragico a Carpaneto, la direttora confuse poeta e contadino
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Non avevo letto questo...
Mi ricordi, sai , Arzy, i racconti di Italo Calvino, lui, non era di origini proprio contadine ma proveniva da una famiglia di colti, di medici, soprattutto, biologi ma, aveva la passione della botanica, delle piante e del mondo agricolo, la semplicità delle giornate nei campi, la fatica, il sudore dei contadini e anche lui parla della guerra, quell'orrendo sacrificio e con il suo scrivere scanzonato e sarcastico ne descrive le scene lasciando al lettore un lieve sorriso per la sua intelligente memoria ed un dolce sapore in bocca dei tempi andati ( di chi li ha vissuti) con retrogusto amaro.
Questa casa contadina al centro ed intorno la girandola dei fatti della vita del poeta trapiantato nella città, evoca un'immagine che un po' tutti quelli che sono partiti a cercar fortuna, ricordano... Quindi uno di Piacenza assomiglia molto ad uno di Catanzaro poiché nel cuore ha la sua terra.

Inviato: 2006/6/1 6:57
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Re: I luoghi comuni
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Non è che occorrono i luoghi comuni... Però è più efficace anche se ripetitiva e perentoria come maniera di comunicare. E' come se fossimo tanti robots che capiscono solo un codice cifrato come linguaggio. Oppure non hanno in memoria tanti concetti e vocaboli. Ciao a te.

Inviato: 2006/5/31 10:31
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Re: Cronache d’un libro poetico: 26 marzo, mezzanotte, luci spente allo Sciorùm, sembra morta la città
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... Sempre poetico.
Se qualcuno non ti conoscesse ma leggesse queste intense pagine, di reale vita vissuta, sarebbe per lo meno curioso di capire cosa il tuo sguardo attento cattura ed imprigiona sulla carta di questo libro di cui ne sono decantate le indubbie virtù. Potrebbe essere un libro di fiabe metropolitane, le gesta di moderni eroi alla conquista dell'urbe. Principesse e draghi, catastrofi, tragedie (l'attualità), oppure incantate storie d'amore... Mi sa che al prossimo raduno o divulgazione dell'opera letteraria di questo mecenate del verso (non è critica satirica ma ironica simpatia), devo assolutamente entrare in possesso di codesto libro e di cotanta saggezza poetica.
I miei più profondi ossequi Messer Arzyman!
Un abbraccio.

Inviato: 2006/5/31 8:23
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I luoghi comuni
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Propongo questo argomento che tratta del linguaggio parlato che, spesso, è stereotipato, conforme al modo di comunicare moderno, universale che oggi i media offrono. Allora, massa a cui sono rivolti gli infiniti messaggi attraverso i mezzi di comunciazione (stampa, tv, multimedia), che ne dite di abbandonare il ben pensare e di cominciare a pensare con la propria logica, i propri ragionamenti?
Ecco un articolo molto interessante sul trionfo dei luoghi comuni, pubblicato dal periodico di un'associazione culturale locale (delle mie parti).

L uogo comune è
u n 'e sp r e s s io ne
da l le or igini
a n t i c h e : n e p a r l a
Aristotele nei Topici
quando affronta il
p r o b l e m a d e l l a
formazione del pensiero.
De f in i s c e uno
schema di ragionamento
generale che, partendo da
premesse comunemente
accettate o rese valide
dall'autorità di chi le ha
pronunziate, giunge a
delle conclusioni coerenti
con esse. In origine,
questi ragionamenti tipo
avevano uno scopo ben
preciso, quello di aiutare il
giovane studente di
filosofia a sostenere un
confronto dialettico con i
propri interlocutori.
In pratica erano
utilizzati per insegnare a
ragionare.
Dei luoghi comuni
si appropriarono poi i
retori, i bravi parlatori;
costoro, seguendo il
p r i n c i p i o d e l l a
c o n v e n i e n z a l i
impiegarono per adattare
il discorso alla varietà
delle circostanze e alle
necessità della polemica
nella quale doveva essere
s e mp r e p o s s i b i l e
r o v e s c i a r e
l ' a r g o m e n t a z i o n e
dell’altro.
Divennero così
r a g i o n a m e n t i
preconfezionati, sempre
più speciosi e sottili che
questi bravi parlatori
t i r a v a n o f u o r i e
utilizzavano quando non
riuscivano a sostenere,
con a rgomentazioni
logiche, la discussione
con gli interlocutori.
***
Il ricorso sempre
più frequente, nelle
discussioni e nelle dispute,
ai luoghi comuni da parte
dell'uomo li fa, nel tempo,
decadere; da pensiero
costruito secondo i
principi della logica
diventano affermazioni
banali, prive di qualsiasi
impegno personale. In più
essi si "restringono"
notevolmente fino a
ridursi a semplice slogan.
È questo, oggi, il
luogo comune che impera
n e l l i n g u a g g i o
pubblicitario e politico ma
che intacca anche altre
sfere dell'esistenza
(personale, sociale… e
anche religiosa). I mezzi
di comunicazione di
massa se ne sono appropriati, noi
stessi lo usiamo, ritenendolo pratico
e comodo.
***
Non si vuol mettere in
dubbio che, nell’epoca in cui tutto si
consuma in fretta, far sintesi del
messaggio per rendere veloce ed
efficace la comunicazione, può
essere cosa utile.
Si tratta di capire se questa
azione di compressione del pensiero
sia rispettosa del pensiero stesso, o
estrapoli da esso quella parte che
interessa per rendere efficace il
messaggio che si vuole far passare;
se è dettata dall’intelletto o dalla
volontà. Si tratta di capire, in
sostanza, lo scopo di chi tale
comunicazione gestisce.
È questo l’interrogativo che ci
assilla e che ci porta a fare delle
riflessioni conseguenti.
L'uomo non ha bisogno del
luogo comune per dar forma al
proprio pensiero; ha in sé la
capacità di argomentare e rendere,
quindi, chiara ogni asserzione
perché riesce a dimostrarne la
logicità e la coerenza.
Ragionare, tuttavia, richiede
fatica: il percorso delle idee, infatti,
va costruito con forza, prudenza e
metodo. Ben più agevole e
pianeggiante è il "territorio dei
luoghi comuni", ove basta una
battuta o dove è sufficiente dire ciò
che il “pubblico” si aspetta o
introdurre quel "buon senso" che in
realtà è solo comodità, banalità e
inerzia.
È l’uomo dal pensiero
debole, allora, che parla per luoghi
comuni, contrabbandando idee o
giudizi infondati o per lo meno
parziali, per verità proprio perché
apparentemente logici e accettabili?
È l’uomo “spregiudicato” che
p a r l a p e r l u o g h i c omu n i
manipolando idee o giudizi per il
conseguimento dei propri fini,
talvolta, perversi e vendendoli per
verità?
“Ogni pensatore che vorrà
diventare oratore, ogni uomo che
vorrà diventare ed essere eloquente,
muovere le masse, dominare le
assemblee con la sua parola, non
avrà da fare nient’altro che passare
dalla regione delle idee al territorio
dei luoghi comuni.”
***



Inviato: 2006/5/31 8:11
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Re: Essere poeti...
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Ieri sono stata ad un dibattito culturale sulla vita di un poeta scomparso originario del mio paese. Ho potuto apprendere dai vari interventi dei presenti, insegnanti di lettere, critici ed uno scrittore, che la poesia è, oltre un modo di comunicare ed esprimere le proprie emozioni, lo strumento per portare a conoscenza di molti le proprie origini, l'attaccamento alla terra natìa con i suoi usi e costumi, alle tradizioni, al modo di vivere, alla storia di sè stessi e dell'ambiente in cui si è vissuto. Il poeta è un uomo che narra di sè, che sviluppa il suo senso critico sulla società, sul mondo sia piccolo (quello da cui proviene ad esempio la provincia) sia grande (la metropoli che gli offre l'opportunità di confrontarsi con i tanti altri).
Ecco, volevo precisare questo, il poeta non è solo l'intellettuale, visto come uno scansafatiche che pensa di scrivere pur di non lavorare, é soprattutto un individuo che assume una posizione rispetto a tanti altri che ci sono stati prima di lui che hanno scritto e che sono stati elevati a grandi o gettati nel fango a seconda di chi ne esprimeva un giudizio in merito. Soprattutto è colui , il poeta, che non ha paura di scrivere e di pensare, ovvero di scrivere quello che realmente pensa.

Inviato: 2006/5/28 8:53
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Re: L'ultimo libro che ho letto
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Io, di Céline, giacchè è stato nominato, ho letto "Morte a credito". Non dico che sia stato l'ultimo libro letto ma quello che mi ha colpito di più dall'estate scorsa. Non conoscevo lo stile di Céline (Louis- Ferdinand) e sono rimasta colpita dalla suaastuta onestà, dalla crudezza del linguaggio, a volte un po' volgarealtre comico satirico, dal racconto della miseria descritta in modo non pesante con sarcasmo ma quello che fa sorriderecon il cuore non beffardamente con rabbia. Il modo naturale con cui descrive le scene da maestro scenografo, della commedia "realtà" quella che esce fuori dalla vita di tutti noi. E' questo che mi è piaciuto, di questo autore, la sua accomunanza con tutti quelli che nell'infanzia hanno sofferto e che però, proseguendo, nella vita, si sono realizzati, sono diventati "rispettabili", si sono riscattati. Cinico e nichilista, critica con grandi doti di parlatore la società francese degli anni '30 e quello che stupisce è che sembra lo abbia fatto ai giorni nostri, attualissimo... Grande Céline. Lo consiglio. Ora vorrò leggere Viaggio al termine della notte ma ho ricercato anche un altro: "Mea culpa", una denuncia leale sui suoi ideali politici e socio-economici, partendo da un suo viaggio nell'ex unione sovietica.

Inviato: 2006/5/17 20:03
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