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Re: idea.. e info sonzogno
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P.S. cosa intendi per "ua cosa un po' particolare"?

Inviato: 2008/3/23 20:06
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Re: idea.. e info sonzogno
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tutte le case editrici assorbite dalla RCS hanno come recapito, appunto, la RCS.
Via Mecenate, 91 20138 Milano
Tel. 02/50951
Fax 02/50.65.361
Puoi telefonare e chiedere come fare per spedire alla Sonzogno

Inviato: 2008/3/23 17:40
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Re: opinioni di un tecnico
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Trovi un buon elenco di agenzie nel sito del rifugio degli esordienti, http://www.danaelibri.it/rifugio/rifugio.htm

Inviato: 2008/3/22 16:37
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Re: opinioni di un tecnico
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“un editore con la pancia piena che interessa ha di sbattersi per promuovere il mio lavoro e venderlo?”
È il discorso che ho fatto io: non è sbagliato sempre e comunque rivolgersi ad un editore a pagamento, però, proprio per evitare l’assenza di promozione, è necessario che il contratto parli chiaro riguardo il futuro. Ecco, il nucleo del problema è esattamente questo: il futuro. Lo scrittore, indipendentemente dal pagamento o dalla gratuità della pubblicazione, deve conoscere il futuro della sua opera, cioè sapere come la casa editrice intende comportarsi per la promozione e la vendita.
Riguardo la sintonia tra opera inviata e tendenze della casa editrice: è ovvio che non basta inviare un romanzo a chi dice di pubblicare romanzi. La cosa da fare è conoscere la linea editoriale, indagare che tipo di opere sono state pubblicate. Sarebbe anche il caso di conoscere le collane, in modo da poter proporre la propria opera direttamente per una determinata collana.
Le agenzie svolgono essenzialmente due tipi di servizi: quelle dedicati al testo e quelli dedicati alla promozione. Quelli dedicati al testo (editing, correzione bozze, sinossi, scheda di valutazione) sono fatti su qualcosa di reale, il testo, sono certi, richiedono tempo, per cui si pagano. Per quelli relativi alla promozione bisogna distinguere: alcune agenzie chiedono una percentuale sulle entrate derivate dalle vendite, altre chiedono il pagamento (generalmente una cifra bassa) per promuovere l’opera presso le case editrici e se il testo va bene si fanno da parte, rimane un affare tra scrittore e casa editrice. Altre ancora chiedono la percentuale alle case editrici!!!!! Beh, questo è paradossale! Quando lavoravo in casa editrice mi è capitato di contattare un’agenzia per comunicare che un loro autore ci interessava. Dopo molte chiacchiere e molte reticenze ho capito che loro volevano una percentuale. Io gli ho ho riso in faccia! Ma come??!! L’agenzia fa un servizio allo scrittore e quel servizio deve pagarlo la casa editrice??!! È ridicolo.
Comunque, tornando ai prezzi: per i servizi sul testo la media non è alta, cioè, dal punto di vista degli scrittori sembra disonesta ma, fatti i debiti calcoli, posso assicurare che la maggiorparte applica tariffe oneste. Per i servizi sulla promozione: rivolgendosi a chi chiede la percentuale non si deve spendere niente subito, però è da valutare il fatto che un esordiente prende non più del 5% sulle (scarse) vendite, e se a questo togliamo la % per l’agenzia non rimane molto. Però è anche da considerare il fatto che un esordiente non può pretendere di pubblicare la sua prima opera per denaro!
Invece, rivolgendosi a chi chiede il pagamento immediato, deve sborsare una quantità modica di denaro subito, e tutto quello che guadagna per le vendite rimane a lui.
Non saprei dire cos’è meglio, mi sembra una scelta personale.

Inviato: 2008/3/22 14:10
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Re: opinioni di un tecnico
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Io distinguerei tra due punti di vista diversi, quello degli editori e quello della qualità. Dal punto di vista della qualità non c’è nessuna equazione tra pubblicazione e pagamento e squallore: sappiamo tutti quanto sia difficile pubblicare, sappiamo che anche un bel testo fa fatica a essere pubblicato, quindi uno scrittore può affidarsi agli editori a pagamento anche sa ha scritto una bella opera. Dal punto di vista delle case editrici il discorso è diverso. Faccio un esempio: invio il mio romanzo ad una casa editrice. Non ho mai pubblicato niente, quindi sono un esordiente. Sarò trattato da esordiente (cioè con un po’ di diffidenza, dovuta al timore che la mancanza di “Nome” possa pesare sulla promozione; oppure con interesse se la mia vita sociale fa sperare in una buona promozione: A PARITA’ DI QUALITA’ si pubblica meglio il romanzo di uno sconosciuto o di uno sconosciuto che lavora, ad esempio, in RAI? A parità di qualità, meglio un fabbro o uno che collabora con un giornale?...). Dal momento che gli editori a pagamento pubblicano tutto (ma proprio tutto), se io presento un libro pubblicato pagando è come se non fossi mai stato pubblicato, dunque sono un esordiente, quindi sarò trattato da esordiente. Non vedo il vantaggio (a parte una veste grafica migliore che non i fogli sparsi) di spedire alle case editrici un libro pubblicato a pagamento.
Non ci sono vantaggi, d’accordo, ma ci sono svantaggi?
L’editore serio dovrebbe andare oltre, disinteressarsi dei precedenti (pubblicazione a pagamento), leggere il testo e valutarlo, dal punto di vista estetico e commerciale. Se un editore rifiuta un libro già stampato è perché ha dei pregiudizi, non fa l’unica cosa che dovrebbe: leggere e giudicare.
I pregiudizi sono giustificati? È ovvio che chi pubblica a pagamento non ha bisogno di scremare, perché guadagna sullo scrittore, non sulle vendite, è ovvio che un editore di quel tipo ha meno bisogno di promozione, perché i soldi li ha già presi prima di vendere. È altrettanto ovvio che un editore può essere furbo o stupido: se è furbo, non si accontenta dei soldi presi, fa promozione, cerca di addomesticare la distribuzione, in definitiva cerca di vendere più copie possibile; in questo modo guadagna di più e fa anche un buon servizio allo scrittore. L’editore stupido si ferma, intasca subito un po’ di soldi e poi finisce lì. Le case editrici a pagamento serie si distinguono dalle misere per queste caratteristiche: bella veste grafica, scelta accurata della carta, editing accurato, tentativi di vendita prolungati nel tempo, tentativi che si traducono in una costante attività promozionale (da svolgere in tutti i modi e canali possibili), nello sforzo di essere “accettato” dalla distribuzione, scrittura chiara nel contratto di come si intende operare per la promozione, rendiconti periodici delle vendite.
In sostanza, la casa editrice a pagamento è seria quando si comporta nello stesso identico modo in cui si comporta una casa editrice non a pagamento, e seria, ovviamente. La sola differenza sta nel fatto che chiede un contributo per le spese. Io credo che se tutte le caratteristiche elencate (qualità, distribuzione e promozione, TUTTO SCRITTO NEL CONTRATTO) vengono rispettate e se il contributo è onesto, l’ipotesi non è da scartare sempre e a priori, ma da valutare.

Inviato: 2008/3/18 11:55
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Re: opinioni di un tecnico
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Andros: "Davide, non metto in dubbio la buona fede tua e di chi sostiene questa tesi, ma non ci credevo 20 anni fa e ci credo ancora meno oggi."
Posto, premesso e sottolineato che i pochi lettori non sono la sola causa del problema, io faccio fatica a credere che le statistiche che ho a disposizione siano false.

Inviato: 2008/3/17 21:59
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Re: opinioni di un tecnico
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Andros: "si dice "la gente non legge", vestendo la cosa di urgenza culturale, quando quello che infastidisce è che non compra abbastanza libri, se li comprasse senza leggerli nessuno si lamenterebbe. Infatti, non si tiene conto di quelli che leggono libri di seconda mano, o presi in prestito da amici o biblioteche, perché non portano soldi all'editoria"
Ci sono due tipi di statistiche: 1) quelle che considerano il numero di copie vendute 2) quelle che parlano di lettura, e permettono di monitorare il mondo della lettura in base all'età, il grado di istruzione, la professione, la distribuzione geografica, il sesso ecc. Le seconde tengono conto non di libri acquistati ma di libri letti. E il risultato di queste è che nessuno legge. Non è una lamentela sterile, è la constatazione di un dato importante del quale bisogna tener conto

Inviato: 2008/3/16 14:34
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Re: opinioni di un tecnico
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Sull'onestà dei costi che ti hanno preventivato per l'editing e la scheda sei può discutere (se vuoi posso farti qualche esempio) ma se hai già ricevuto due proposte di pubblicazione hai fatto benissimo a non accettare; è evidente che la tua opera piace così com'è, quando accetterai di essere pubblicato l'editing ce l'avrai gratis!

Inviato: 2008/3/16 10:30
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Re: opinioni di un tecnico
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Ma è splendido! Erano anni che non leggevo un "mumble"! Il discorso scuola è vasto, bello e triste, merita una discussione a parte.
per ora, quindi, direi che siamo tutti d'accordo sulla necessità e la bellezza di un buon intrattenimento?

Inviato: 2008/3/15 16:39
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Re: opinioni di un tecnico
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Dico la mia su prosopon, poi rispondo a jeff
Sulla scuola.
Non mi trovi d’accordo (ammesso che tu mi abbia cercato). Non si dovrebbero guardare gli studenti (i quali, dici giustamente, si propongono come sempre, chi bene chi male) ma la scuola. Io vedo un netto peggioramento dell’offerta formativa. Se ci fermiamo al solo discorso lingua italiana, si fa fatica a trovare un professore che faccia ancora analisi logica. Non vorrei fare la parte del nostalgico ottuso, ma che lo studente di oggi legga meno di quello di un tempo è un dato. Chi usciva da un liceo negli anni settanta (e prima, ovviamente) aveva una cultura media nettamente superiore ad oggi. Oppure, se vuoi, oggi la cultura media si è spostata su altri fronti, ma nel trasloco ha dimenticato di portarsi dietro le basi.
Sul passato
La tua analisi della fruizione dell’arte nel passato è precisa, esaustiva e puntuale. Però non mi sembra utile ai fini della discussione. Se vogliamo parlare di lettura oggi possiamo farlo paragonandola alla lettura degli ultimi cinquant’anni; ha senso parlare di medioevo?
In ogni caso: ammettiamo di poter sfruttare la tua analisi, anzi sfruttiamola pure per capire come siamo arrivati all’oggi (ché, effettivamente, non ha senso parlare di una società senza capire i meccanismi che nel corso della storia l’hanno generata); bene, abbiamo capito come funziona la fruizione della cultura, abbiamo capito la necessità di intrattenimento. Siamo d’accordo sul fatto che ciascuno ha bisogno di approcciarsi a una letteratura che lo accolga e non a una che lo respinga con le proprie difficoltà, siamo d’accordo sul fatto “che le opere d’intrattenimento devono comunque essere prodotte in quantità superiore a quelle impegnative”. Siamo d’accordo su tutto.
Però, ribadisco, io sottolineo che la discussione non dovrebbe essere su impegno/svago ma su svago ben fatto/svago scritto male.
Quello che ho sempre detto è che un romanzo di intrattenimento ha diritto di esistere come uno impegnato. Anzi, per democrazia, aggiungo che quello di intrattenimento ha più diritto, perché soddisfa bisogni e desideri ti tutti, non è riservato a pochi. Ma perché un testo leggero deve essere scritto male? Perché un testo concepito, scritto e commercializzato con l’unico (sacrosanto) intento di divertire, distrarre, alleggerire, svagare, non può anche essere scritto in maniera decente? Perché c’è gente che scrive “il granello di sabbia srotolava”?
Noi possiamo stare giorni a chiacchierare sul testo ben fatto, sulla costruzione dei personaggi, sull’abilità nello sfruttare il linguaggio, i registri, le figure retoriche ecc, sulla capacità di emozionare, di tenere viva l’attenzione, sul sapiente uso dei flashback, sulle descrizioni proposte con l’azione anziché in modo narrativo, insomma possiamo divertirci un mondo a parlare di scrittura. Però, io ho lavorato in casa editrice, ho letto centinaia (e non sto esagerando) di manoscritti e vi posso assicurare che per molti il problema è la lingua italiana.
Jeff
Indubbiamente oggi si pubblica molto di più che in passato (dovrei avere da qualche parte una statistica dell’AIE ma non credo parli anche dei decenni passati, bisognerebbe consultare qualche testo di storia dell’editoria, appena ho tempo cerco, scartabello e riferisco) però bisogna tener conto degli argomenti. Immagina quante migliaia di titoli oggi riguardano la medicina, il turismo, l’agriturismo, la cucina, le medicine alternative ecc. Ci sono decine e decine di argomenti che tempo fa non si trattavano o che perlomeno riguardavano pochi titoli. Quindi bisognerebbe fare il paragone solo tra titoli di narrativa pubblicati oggi e allora, non tra titoli e basta.
Il discorso distribuzione è interessante da trattare. Sapete quanto costa distribuire un libro?
Se non lo sapete chiedetemelo dopo, intanto pensate ad una cifra e moltiplicatela all’infinito.

Inviato: 2008/3/15 14:14
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