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the hours
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capisco quello che dici anche se ho da obiettare una sola cosa.
il libro in questione non mi è piaciuto perchè non mi ha suscitato ciò che cercavo. non è tanto il gusto della cioccolata o delle mandorle ma come se ne parla e ciò che riesce a susciarti.
non lo butto via assolutamente ma rifiuto il modo in cui il libro è presentato, il clamore che accompagna certe cose e non altre. ed in un forum sul cinema il paragone mi sembra azzeccato: le sole che prendo al cinema sono tante!!!
ma detto ciò null'altro da obiettare.
ciao
vincenzo marchese

Inviato: 2004/1/3 19:31
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ruberei
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ruberei abre los ojos di amenabar e lo girerei come ha fatto cameron crowe.
ruberei quasi tutto woody allen,
ruberei più di tutto a oscar wilde e a james joyce, poi mi vestirei da kubrick, allen, spielberg, wenders e girerei tutto, tutto, tutto, senza cambiare una virgola.

..... che bello sognare!

Inviato: 2003/12/16 9:32
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compromesso
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sono una di quelle persone che cambiano sempre ciò che scrivo ma non voglio che li cambi nessuno escluso me. ma vivo in questi mesi qualcosa di simile con la tesi.
ho scritto dalla prima parola all'ultima da solo.
ho trovato un prof bravo ma con il quale il rapporto è scrittore-editore. taglia taglia taglia.
se vuoi che qualcuno legga la tua opera (e nel mio caso se vuoi laurearti) devi scendere a questo compromesso.
possibilmente con intelligenza

ciao

Inviato: 2003/12/16 9:12
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che esperienzaaaaa!
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mi sembra starno che tu consigli questo film. mi spiego: sono stato uno dei primi a comprare il libro e l'ho letto in circoistanze particolari, cioè divano, caminetto, luci soffuse, quattri cuccioli sulla destra, il mio cane sulla sinistra, nessuno in casa, massimo relax. l'ho trovato mediocre, ed è stato un dispiacere assurdo. ti aspetti tatnto .. e poi ti devi ricredere quasi in toto. ho provato, ho insistito. niente!. ho ripreso due di due di andrea de carlo e mi sono rilassato. sorte simile per il film. soldi in mano vado per fare il biglietto quando mia amica mi dice: "lascia stare". esperienza terribile!!!
mi piacerebbe sapere di più. sai ... io non mollo facilmente. mi è sembrato un film complesso del tipo vanilla sky, the others, vero?

ciao

Inviato: 2003/12/16 9:06
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re: pianista
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siamo tutti dello stesso avviso: il film dice sempre meno, trasporta sempre meno del libro.
mi chiedo però quanto sia giusto un simile paragone. e quanto sia giusto considerare il cinema come arte minore. credo siano due cose diverisissime: il linguaggio del libro è fermo lì (comprendetemi) quello del cinema non si arresta (c'è una fantasia dietro che lo sorregge). detto questo ho visto il film ma non ho letto il libro. è bellissimo, mi ha commosso.
che belle le musiche di beethoven: al chiaro di luna, credo si chiamio così.
ciao

Inviato: 2003/12/16 8:54
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Re: un volto ai protagonisti
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sinceramente mai ho immaginato un attore durante la lettura di un bel libro.
mi capita di essere assorto al punto di sentire i rumori della strada, i profumi femminili, i palpiti del cuore del personaggio innamorato dell'ultima ragazza semi-inoocente alla quale non riesce a confessare il suo amore.
ieri ho visto l'uomo bicentenario e mi sono accorto dio come la scelta fosse ricaduta sull'uomo giusto: azzeccatissima!

ciao

Inviato: 2003/12/16 8:46
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cinema e letteratura
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l'invidia di non averlo fatto.
matrix è stato definito lo spartiacque tra un cinema ed un'altro.
sembra tanto, sembra troppo.
ma qualcosa di vero c'è.
quante volte è cambiato il cinema? tante, tante.
all'inizio "Il cinema è cominciato come una faccenda puramente fenomenologica. Chi ha inventato le prime macchine da presa, quando riprendeva le cose, era interessato solo alla loro rappresentazione. Tutte le altre idee del cinema si sono sviluppate in seguito. [...]" (Wenders 1976).
quindi matrix spartiacque tra due (e solo due) tipologie di cinema.
dal punto di vista delle tecniche ha ispirato tanto altro (e forse è stato ispirato).
dal punto di vista del linguaggio .... forse è modesto.
dal punto di vista dell'idea è eccezionale.
dal punto di vista dell'intrigo non è invidiato come non ha da invidiare.
dal punto di vista cinematografico è un film vero. il cinema è fortemente visivo più che verbale. come sergio leone adorava l'essenza stessa dell'immagine anche il cinema (quello buono) sfrutta appienoil visivo dell'essenza auduiovisiva. e ciò non vuol dire che non possa (e non debba) esistere un cinema meno visivo (allen) o emntrambi alla pari (almodovar).
in sostanza matrix è una rivoluzione ... modestamente copernicana.
ciao

Inviato: 2003/11/17 10:49
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Re: cinema e letteratura
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ragzzi. su matrix vi state sbagliando, e alla grande.
come ogni (meglio dire molti) fenomeno culturale si riesce sempre a fare dietrofront. ai tempi di matrix non è stato solo un fenomeno culturale, un successo commerciale, un tormnetone. matrix vi è piaciuto, matrix ci è piaciuto. e non poteva essere altrimenti. è un film straordinario. credo che persino Ridley scott abbia soffwerto l'invidia di ..... (continua)

Inviato: 2003/11/16 14:40
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cinema e letteratura
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ciao a tutti.
ci sono dei temi in cui i cineasti hanno mutuato dai "colleghi" scrittori. george orwell ed il suo 1984 sono uno degli esempi migliori. orwell preconizzava una società totalitaria (era il 48 se non erro). il dominio avrebbe preso le mosse di un potere malvagio, negazione della libertà individuale. la tecnologia (tema frequente) distratta dal suo fine; una teconologia fine a se stessa, e ad un sistema economico perverso. da qui le mille idee: la pubblicità del macintosh, matrix, il vero grande fratello, e .. forse anche vanilla sky.
bellissimo quest'ultimo ma remake di "abre los ojos" dello stesso regista di "the others", un ragazzetto che risponde al nome di amenabar.
da tecno-logia a tecno-fobia: angoscioso scambio psdre-figlio, creatore-creatura. è passato il 2001, se ne è andato Kubrick ma non le sue idee. vive ancora per mezzo del "supporto" (tema questo, invece, poco sfruttato) dove troviamo il sempre geniale Wim Wenders (Lisbon story). come avrei voluto conoscerlo. la fantascienza distopica che si nutre di "ribellione", di "fini traditi", di "apocalittiche realtà". muore il creatore, il padrone, il padre ad opera della creatura, del servo, del figlio, e vive il "tana libera tutti" dell'eroe: Neo, terminator (quello buono), ecc.
eppure a me sembra il ricorso (sempre, sempre, sempre) alla tragedia greca, alle sue maschere. i titani battuti dai dei olimpici, il virus troiano, l'erore achille (la sua esistenza grottesca si nutre della sua natura di semi-dio), ecc.
c'è di nuovo che le cose non sono quello che sono. ero veramente convinto che fosse morta giuliana (vanilla sky)! un rifiuto della logica cartesiana e una cultura dell"altro", mondo possibile, uomo possibile, realtà possibile, ecc.
ed infine il saccheggiamento letterario può essere d'effetto ma non di sostanza.
è piacevole "leggere" Nietzsche e Oscar Wilde nei vari Kubrick, Altman, ecc ma non è la stessa cosa di vedere (o leggere) un "affinità elettive". è un saccheggiamento "estetico" che tralascia i virtuosismi sinergici, non solo audiovisivi ma anche letteralcinematografici.
evviva il cinema, anche quando non crea una sua idea ma ne sviluppa di già esistenti permettendo di farle conocere a chi non legge

Inviato: 2003/11/16 14:27
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Re: Ma la vogliamo smettere...
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Ciao. Non so chi di voi ha visto il film "lisbon story" di Wim Wenders. La storia di un supporto (di mille supporti). Mille pellicole che catturano mille e più momenti, movimenti, vite che s'incrociano. La questione filosofica posta dal regista è degna del miglior Nietzsche: se nessuno vede il film, il film non esiste. La sua esistenza è legata indissolubilmente all'atto del vedere, l'atto più importante e caratterizzante dell'uomo. Come il lettore modello di Eco, ognuno di noi conneterà qualsiasi aspetto dell'immagine che, viste le ridotte dimensioni viene interamente impressa sulla retina e poi, .... non so come e dove, finisce in zone diverse del cervello. In breve l'arte senza sua visione non sarebbe arte. E non è solo una questione di fisicità: verrebbe meno alla sua funzione. E' come se Monet avesse visto un fiore e lo avesse rappresentato. Siggillando la sua tela avrebbe solo stabilito un legame tra il rappresentato e la rappresentazione; catturato un qualcosa che (sempre soggettivamente) vive ancora .... e di qui il paradosso entrambi non esistono.
Quindi scrivo perchè qualcuno legga. Il motivo, a mio parere, caratterizzante ogni qualsivoglia opera d'arte è il significato per autori e spettatori, che non è necessariamente lo stesso. ed è difficile trasportarlo interamente.

Inviato: 2003/11/11 10:48
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