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Re: quanto è lecito copiare?
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In musica si contano gli accordi sul pentagramma, ma vediamo bene quanto sia limitato il risultato.

Prendere spunto di riflessione non comporta l'utilizzo delle stesse parole.

Un parallelo non letterario lo potrebbe fornire la Gioconda, un ritratto su cui molti artisti hanno rielaborato i propri progetti figurativi ... ma nessuno di essi ha mai prodotto una nuova Gioconda ...

Inviato: 2012/7/1 10:53
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Fahrenheit 451 – Roy Bradbury /Mondadori, 195 pag.
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Fahrenheit 451 – Roy Bradbury /Mondadori, 195 pag.
Abbiamo rivisto questo titolo durante i moti studenteschi di dicembre 2010, era davanti ai cortei stampigliato sui Book-Block, e più di tutti gli altri aveva motivo di essere lì. Chi non lo dovesse aver ancora letto è una fantastica occasione di regalarsi un’esperienza straordinaria. Questo testo, come pochi altri, è capace di individuare i danni di un modernismo che tende a semplificare la vita fino ad annullarla, tema particolarmente attuale nel momento storico – politico che stiamo vivendo in Italia.

Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza scritto da R. B. nel 1953, ben lungi dalle rivoluzioni tecnologiche avvenute durante questi ultimi trent’anni, eppure ne riesce a intuire l’avvento e coglierne gli aspetti degenerativi attraverso l’osservazione dell’animo umano. Il titolo del romanzo indica la temperatura di combustione della carta, nella fattispecie dei libri. La storia, infatti, racconta di Guy Mustag, membro di una caserma di vigili del fuoco, che nel futuro non spengono bensì appiccano gli incendi allo scopo d’impedire alle persone di leggere i libri. Il protagonista vive una profonda crisi interiore che lo porta ad abbracciare le ragioni della dissidenza.

Il simbolismo allegorico e il continuo ricorso a mezzi come la similitudine e la metafora rendono la prosa di R. B. molto letteraria. R. B. pur narrando attraverso una focalizzazione esterna, non serve mai sul piatto d’argento la spiegazione di quanto sta accadendo. Le descrizioni degli ambienti sono sempre indirette e il ragionamento esposto attraverso i dialoghi.

Il romanzo è ripartito in tre sezioni: Il focolare e la salamandra, Il crivello e la sabbia, La fiamma splendente; ma è nella prima parte che si coglie appieno l’intuizione intellettuale della metafora che ci propone R. B..
Il romanzo si apre con la sezione narrativa che io trovo la più riuscita. L’incipit è quasi una citazione in frontespizio: “E’ una gioia appiccare il fuoco”. Gli occhi onniscienti del narratore fotografano la quotidianità dei gesti di Guy Mustag, descrivendo l’abbaglio che la fiamma produce nei sensi del protagonista. L’impressione che ha il lettore è di avere a che fare con un romanzo noir che ci presenta il suo eroe piromane, piuttosto che un libro di fantascienza.
Il protagonista smonta dal lavoro e fa ritorno a casa, nel tragitto incontra Clarisse, un’adolescente che si presenta così: “Ho diciassette anni e sono pazza; mio zio dice che queste due cose vanno sempre insieme”. Il personaggio di Clarisse è forse il più affascinante del romanzo, tuttavia si fa fatica a collocarlo nel contesto del racconto.
Clarisse incontra Mustag per caso mentre passeggia a notte inoltrata, un particolare che lo stesso autore sente la necessità di spiegare, ma lo fa semplicemente richiamando l’eccentricità della ragazza. Clarisse è sicuramente un personaggio molto importante, tuttavia pare che la sua funzione principale sia quella di fare da spalla al protagonista, passargli la battuta.
Truffaut nella sua trasposizione cinematografica fa interpretare Clarisse alla stessa attrice che dà il volto all’amata moglie di Mustag: Mildred. In effetti, Clarisse potrebbe anche essere solo una proiezione mentale attraverso cui Mustag dialoga con lo spirito giovane della moglie, quando s’innamorò della sua straordinaria voglia di vivere. Tant’è che spesso Mustag fa dei paralleli tra questi due aspetti di Clarisse e Mildred; tuttavia nel proseguimento del romanzo ci saranno riferimenti che negano questa tesi e fanno di Clarisse una persona del tutto reale.


Il secondo nucleo narrativo della prima parte del romanzo, inizia con un lungo “piano sequenza” di Mustag che entra in casa e trova la moglie in fin di vita. Si tratta di suicidio volontario o di un semplice incidente dovuto alle troppe pillole cui Mildred ricorre per sopportare la sua scialba esistenza? Questo non si sa perché Mildred fino alla fine è convinta di essere serena e felice della sua vita trascorsa davanti alle pareti TV del salotto, con i suoi personaggi virtuali che lei chiama “la famiglia”. Va detto che la famiglia e gli schermi Tv super 3D, sono sinceramente una sorta d’internet ante litteram che R. B. riesce a descrivere quando ancora concepire la società consumistica della televisione, richiedeva un grande sforzo di fantasia.
Gli infermieri del pronto intervento somigliano a dei meccanici dell’Automobilclub e nell’immaginifico allegorico di R.B. , il tubo della lavanda gastrica diventa un serpente che aspira dal corpo di Mildred la sua inquietudine, ristabilendo quel vuoto asettico che la farà tornare serena. Mustag ama profondamente Mildred, anche se solo alla fine del romanzo riuscirà a ricordarsi il giorno in cui se n’innamorò. Sarà l’affetto che lo lega a lei che inizierà a fargli dubitare della bontà del loro modo di vivere. Domande come quella del perché non hanno mai pensato ad avere un figlio, spingono Mustag a una rivalutazione critica di un’esistenza trascorsa in maniera perfetta, così perfetta da non produrre neanche un ricordo.

Il dubbio inizia a logorare Mustag: E se le risposte che cerca si trovassero in quei famigerati e temuti libri? Clarisse gli ha raccontato del passato e di un tempo in cui le persone vivevano in modo diverso. La paura che il capitano Beatty si accorga dei suoi pensieri sovversivi inizia a farsi paranoica, specie per l’esistenza del Segugio. Il segugio è un mostro “lovecraftiano”, una sorta di aracnide meccanica capace di subodorare il pensiero egli esseri umani, per poi dargli la caccia e ucciderlo attraverso un’iniezione di morfina e procaina.

La sequenza narrativa drammatica dell’anziana che pur di non separarsi dalla sua biblioteca clandestina decide di bruciare con essa, scardinerà le ultime remore che frenavano la fame di conoscenza di Mustag. Quando torna a casa, inizia a fagocitare le parole di quei libri che giorno dopo giorno ha sottratto all’incendio e nascosto, senza però trovare il coraggio di aprirli e leggerli.
Cercherà di dissuadere anche Mildred dal suo oceano di elettronica in cui è immersa anche quando dorme attraverso degli auricolari, ma non ci riesce. La paura di una società che ha demonizzato l’individuo a favore del pensiero unico consumistico, è un concetto molto intrigante perché elaborato nella società che si contrappone al comunismo.

Mustag non si presenta a lavoro dandosi malato, un fatto che insospettisce il capitano Beatty che va a fargli visita. Il capitano intuisce il dubbio che sta logorando il suo pupillo e decide di spiegargli il senso del lavoro che svolgono. Queste pagine sono concettualmente le più importanti del libro e ve le propongo nel link delle letture collettive, anche se R.B. non sarebbe d’accordo in quanto è un’operazione che contribuisce a trasformare i libri in frattaglie elettroniche decontestualizzate, spero mi perdoni ma quello che vorrei far passare non è tanto la prosa, quanto il pensiero che fotografa esattamente la direzione in cui sta andando la società italiana.

La seconda e la terza parte del romanzo risultano piuttosto superficiali se rapportate all’intuizione intellettuale contenuta nella prima. Tuttavia R.B. riesce ancora a proporre delle immagini che fanno riflettere, come quella del salotto delle amiche di Mildred, cui Mustag costringe ad ascoltare una poesia che le scuote dal loro conformismo. Qui però s’inizia a sentire una certa forzatura nei ragionamenti, ad esempio R.B. individua nel parto cesareo il principio della disaffezione materna per la prole; un concetto decisamente discutibile.
Nella seconda parte troviamo solo un altro personaggio degno di nota, esso è Faber, un professore in pensione logorato dal rimorso di non aver abbastanza coraggio di portare avanti le sue idee. Faber come e più di Clarisse serve da spalla al protagonista nei suoi dialoghi, tanto che R.B. lo riduce presto solo a una voce in un auricolare nascosto nell’orecchio di Mustag, facendolo involontariamente somigliare a una sorta di fenomeno schizofrenico.

Tutta la seconda parte ruota sulla paura che scorre sotto l’immagine di una società apparentemente perfetta, paura di svegliarsi in un mondo in guerra, naturalmente si riferisce al conflitto strisciante della terza guerra mondiale, quella definita “fredda” perché mai esplosa e che, nonostante ciò si è combattuta come tutte le altre.
Questa sezione si chiude con un colpo di scena da romanzo d’appendice che rimanda il seguito della storia al prossimo numero della rivista su cui è pubblicato. Mustag arriva con la sua squadra per fare un intervento incendiario, proprio davanti casa sua!


La terza e ultima parte sembra la trama di un film d’azione hollywoodiano, visto che da quelle parti stanno realizzando un nuovo film ispirato a questo romanzo, sono certo che finiranno per sceneggiare questa inutile appendice di un romanzo bellissimo.
Questa sezione narrativa si apre appunto con l’incendio della casa di Mustag. Mildred lo ha denunciato e questa è la chiara rinuncia a seguirlo sulla strada della dissidenza. Le scene che seguono sono molto cariche, troppo direi. La scena in cui Mustag uccide Beatty con una bocca di fuoco è a dir poco truculenta. Segue un inseguimento estenuante, corredato da un nuovissimo modello di Segugio aracnide meccanico che si mette sulle sue tracce.


Truffaut per il suo film quasi ignorò queste due ultime parti del romanzo. Cancellò l’inutile Faber e, invece, chiuse il film con l’immagine meravigliosa degli uomini libro. R.B. pare non accorgersi della bellezza di alcune sue figure come Clarisse, cancellata di punto in bianco e specie degli uomini libro cui dedica poche pagine. Nel romanzo ricordano i vagabondi che durante la grande depressione giravano per gli Stati Uniti lungo le sue strade ferrate. In realtà qui sono sì vagabondi, ma anche dissidenti per lo più ex professori universitari e quant’altro che decidono d’imparare a memoria ognuno un testo letterario, diventando così il libro stesso che cammina sulle loro gambe parlando attraverso le loro bocche, senza che nessun vigile incendiario potrà mai bruciare. Peccato che R.B. per il suo epilogo preferisca invece infilarsi nella guerra per un finale decisamente più “actual” all’epoca in cui il libro è stato dato alle stampe, ma proprio per questo oggi risulta datato, nonostante le guerre ci siano ancora e il pericolo nucleare è ben lungi dall’essere stato definitivamente superato.


In conclusione v’invito a leggere questa storia che pur giungendo dal passato ci parla del nostro presente con una lucidità superiore a tante parole d’illustri opinionisti che dalle pagine dei giornali volano bassi come tante mosche cieche. Viva la letteratura, viva i libri! Book block contro la dittatura degli asini.

Inviato: 2011/4/4 16:06
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Fahrenheit 451 di R. Bradbury per riflettere dove ci sta portando la dittatura degli asini
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Fahrenheit 451 di Ray Bradbury è uno dei titoli che abbiamo visto sfilare davanti ai cortei degli studenti durante i moti di dicembre 2010, contro l’attuazione di una scellerata riforma scolastica. Questo testo merita assolutamente di essere letto o riletto e magari farne proprio una lettura collettiva per riflettere sul difficile momento storico che viviamo, oppressi dalla dittatura degli asini.

Vi voglio proporre subito un estratto del libro che da solo vale l’intero romanzo – Il comandante dei vigili incendiari, Beatty, cerca di convincere il protagonista Guy Mustag sulla bontà della loro azione contro la diffusione dei libri. Queste pagine sono concettualmente le più importanti del libro e ve le propongo nonostante Bradbury non sarebbe d’accordo, in quanto è un’operazione che contribuisce a trasformare i libri in frattaglie elettroniche decontestualizzate. Spero mi perdoni ma quello che vorrei far passare non è tanto la prosa, quanto il pensiero che fotografa esattamente la direzione in cui sta andando la società italiana.

NB: il testo non è integrale ed è mancante del contesto ambientale in cui si svolge il dialogo.

«Quando ha avuto origine questo nostro lavoro, tu vuoi sapere, non è vero? Come si determinò e dove e quando? (…) Il fatto è che la nostra società non ha vissuto bene che quando la fotografia ha cominciato a vivere di vita propria. Poi … il cinematografo nella prima metà del ventesimo secolo. La radio, la televisione … Le cose cominciarono allora ad avere massa. E poiché avevano massa, divennero più semplici. Un tempo i libri si rivolgevano a un numero limitato di persone, sparse su estensioni immense. Ed esse si potevano permettere di essere differenti. Nel mondo c’era molto spazio disponibile, allora. Ma in seguito il mondo si è fatto sempre più gremito di occhi, di gomiti, di bocche. La popolazione si è raddoppiata, triplicata, quadruplicata. Film , radio, riviste, libri si sono tutti livellati su un piano minimo, comune, una specie di norma dietetica universale.

M’intendi? Immagina tu stesso: L’uomo del diciannovesimo secolo coi suoi cavalli, i suoi cani, carri, carrozze, dal moto generale lento. Poi, nel ventesimo secolo, il moto si accelera notevolmente. I libri si fanno più brevi e sbrigativi, riassunti. Scelte. Digesti. Giornali tutti titoli e notizie, le notizie praticamente riassunte nei titoli. Tutto viene ridotto a pastone, a trovata sensazionale, a finale esplosivo.

Le opere dei classici ridotte così da poter essere contenute nei quindici minuti di programma radiofonico, poi riassunte ancora in modo da stare in una colonna a stampa, con un tempo di lettura non superiore ai due minuti; per ridursi alla fine a riassuntivo di non più di dieci, dodici righe di dizionario (…) “Ora finalmente potrete leggere tutti i classici; non siate inferiori al vostro collega d’ufficio!”. Capisci? Dalla nursery all’università e da questa di nuovo alla nursery. Questo l’andamento degli uomini degli ultimi secoli.

Basta seguire l’evoluzione della stampa popolare: Clic! Pic! Occhio, Bang, Ora, Bing, Là! Qua! Su! Giù! Guarda! Fuori! Sali! Scendi! Uff! Clac! Eh? Pardon! Etcì! Uh! Grazie! Pim, Pum, Pam! Questo il tenore dei titoli. Sunti dei sunti. Selezione dei sunti della somma delle somme. Fatti e problemi sociali? Una colonna, due frasi, un titolo. Poi, mezz’ora, tutto svanisce. Il cervello umano rotea in ogni senso così rapidamente, sotto la spinta di editori, sfruttatori, radio speculatori, che la forza centrifuga scaglia lontano e disperde tutto l’inutile pensiero, buono solo a farti perdere tempo.

La durata degli studi si fa sempre più breve, la disciplina si allenta, filosofia, storia, filologia abbandonate, lingua e ortografia sempre più neglette, fino ad essere quasi del tutto ignorate. La vita diviene una cosa immediata, diretta, il posto è quello che conta, in ufficio o in fabbrica, il piacere si annida ovunque, dopo le ore lavorative. Perché imparare altra cosa che non sia premere bottoni, girare manopole, abbassar leve, applicar dadi e viti? La chiusura lampo ha spodestato i bottoni e un uomo ha perduto quel po’ di tempo che aveva per pensare, al mattino, vestendosi per andare al lavoro, ha perso un’ora meditativa, filosofica, perciò malinconica. La vita così diviene un’immensa cicalata senza costrutto, tutto diviene un’interiezione sonora e vuota …

Basterà vuotare i teatri, di tutto ma non dei pagliacci, e fornire ogni stanza di pareti di vetro, con bei disegni policromi che salgono e scendono su queste pareti, come coriandoli, o sangue, o sherry, o borgogna. Ti piace il baseball? E ti piace giocare a bocce? E a golf? Pallacanestro? Biliardo! Boccetta? Palla ovale? Più sport per uno, spirito di gruppo, divertimento, svago, distrazioni e tu non pensi, no? Organizzare, riorganizzare, super organizzare super super sport! Più vignette umoristiche, più fumetti nei libri! Più illustrazioni ovunque! La gente assimila sempre meno. Tutti sono sempre più impazienti, più agitati e irrequieti. Le autostrade e le altre strade di ogni genere sono affollate di gente che va un po’ dappertutto, ovunque, ed è come se non andasse in nessun posto. I profughi della benzina, gli erranti del motore a scoppio. Le città si trasformano in auto-alberghi ambulanti, la gente sempre più dedita al nomadismo va di località in località, seguendo il corso delle maree lunari, passando la notte nella camera dove sei stato tu oggi e io la notte passata.

(…) I personaggi di questo libro, di questa commedia, di questo programma della Tv non rappresentano il benché minimo riferimento o allusione a reali pittori, cartografi, meccanici di qualsiasi città o paese. Più vasto è il mercato meno le controversie che ti viene comporre. Tutte le minoranze (etniche) fino alle più infime, vanno tenute bene, col loro bagnetto ogni mattina. Scrittori, la mente pullulante di pensieri malvagi, chiudono a chiave le loro macchine da scrivere … tutto questo è avvenuto! Le riviste periodiche divennero un gradevole miscuglio di tapioca alla vaniglia. I libri, così i critici, quei maledetti snob, avevano proclamato, erano acqua sporca da sguatteri. Nessuna meraviglia che i libri non si vendessero più, dicevano i critici; ma il pubblico, che sapeva ciò che voleva, con una felice diversione, lasciò sopravvivere libri e periodici a fumetti. Oltre alle riviste erotiche a tre dimensioni, naturalmente.

(…) Non è stato il governo a decidere: non ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! Ma la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio! Oggi grazie a loro tu puoi vivere sereno e contento per ventiquattro ore al giorno, hai il permesso di leggere i fumetti, tutte le nostre care vecchie confessioni con i bollettini e i periodici commerciali.

(…) E’ la cosa più logicamente conseguente, che diamine! A misura che le scuole mettevano in circolazione un numero crescente di corridori, saltatori, calderai, malversatori, truffatori, aviatori e nuotatori, invece di professori, critici, dotti e artisti, naturalmente il termine “intellettuale” divenne la parolaccia che meritava di diventare. Si teme sempre ciò che non è familiare. Chi di noi non ha avuto in classe, da ragazzini, il solito primo della classe, il ragazzo dall’intelligenza superiore, che sapeva sempre rispondere alle domande più astruse mentre gli altri restavano seduti come tanti idoli di legno, odiandolo con tutta l’anima? Non era sempre questo ragazzino superiore che sceglievi per le scazzottature e i tormenti del doposcuola? Per forza! Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che uno nasca libero e uguale, come dice la costituzione, ma ognuno viene fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo che sono tutti felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura! Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito?

(…) devi ricordarti che la nostra civiltà è così vasta che non possiamo permettere alle nostre minoranze di essere in uno stato di turbamento e agitazione. Domandatelo anche tu: che cosa preme, in questo paese, avanti e soprattutto? Gli esseri umani vogliono la felicità, non è vero? Non è quello che sentiamo dire da quando siamo al mondo? Voglio un po’ di felicità, dice la gente. ebbene, non l’hanno forse? Non li teniamo in continuo movimento, non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? Per il piacere e i più svariati titillamenti? E tu non potrai negare che la nostra forma di civiltà non ne debba in abbondanza, di titillamenti …

La gente di colore non ama “Little black sambo”. Diamolo alle fiamme. Qualcuno ha scritto un libro sul tabacco e il cancro ai polmoni? I fabbricanti e i fumatori di sigarette piangono? Alle fiamme il libro! Serenità, Montag. Pace, Montag. Le tue battagliee combattile in sordina, meglio ancora, buttale nel forno creatorio. I funerali sono dolorosi e pagani? Annulliamo anche i riti funebri. Cinque minuti dopo la sua morte, un individuo è già a bordo d’uno degli elicotteri per il servizio rapido delle salme ai crematori di tutta la nazione. Dieci minuti dopo la sua morte, lo stesso individuo non è che un granello di polvere nera, un frammento di fuliggine. E non stiamo a perderci in chiacchiere sugli uomini la cui fama va eternata nei servizi funebri. Non ci pensiamo nemmeno! Bruciamo tutto, bruciamo ogni cosa! Il fuoco è la luce e soprattutto è purificazione!

(…) L’ambiente domestico può distruggere gran parte di quello che cerchi di costruire nella scuola. E’ per questo che abbiamo sempre più abbassato l’età minima in cui è obbligatorio frequentare gli asili infantili, al punto che oggi strappiamo il bambino dall’ambiente familiare praticamente quand’è ancora in fasce.

(…) Per fortuna eccentrici come lei (Clarisse) se ne incontrano pochi. Sappiamo come correggerli fin da quando sono ancora piccini. Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fa sparire chiodi e legname. Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno. Fa’ che dimentichi che esiste una cosa come la guerra. Se il governo è inefficiente, appesantito dalla burocraziae in rpeda a delirio fiscale, meglio tutto questo che non il fatto che il popolo abbia a lamentarsi. Pace, Montag. Offri al popolo gare che si possono vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’anno passato. Riemepi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza. Chiunque possa far scomparire una parete TV e farla riapparire a volontà, e la maggioranza dei cittadini oggi può farlo, sarà sempre più felice di chiunque cerchi di regolo - calcolare, misurare e chiudere in equazioni l’Universo, il quale del resto non può esserlo se non dando all’uomo la sensazione della sua piccolezza e della sua bestialità e un’immensa malinconia. Lo so, perché ho tentato anch’io; ma al diavolo cose del genere. Per cui, attaccati ai tuoi circoli sportivi e alle tue gite, ai tuoi acrobati e ai tuoi maghi, ai tuoi rompicolli, autoreattori, moto elicotteri, donne e eroina, e a ogni altra cosa che abbia a che fare coi riflessi condizionati. Se la commedia non vale niente, se il film non sa di nulla, se la musica è sorda, punzecchiami col pianoforte elettronico, fragorosamente. Io crederò di rispondere soltanto di una reazione tattile alla vibrazione. Ma che importa? Tanto a me piacciono i divertimenti solidi e compatti.

Ora devo andarmene. La lezione è finita. Spero di aver un po’ chiarito la sitazione. Ma la cosa che devi ricordare, Montag, è che noi siamo gli “Happiness Boys”, i militi della gioia, tu, io, gli altri incendiari. Noi ci opponiamo alla meschina marea di coloro che vogliono rendere ogni altro infelice con teorie e ideologie contraddittorie. Siamo noi che abbiamo messo mano alla diga. Teniamo duro. Non lasciamo che il torrente della tristezza e del pessimismo inondi il pianeta.

(…) Un’ultima cosa. Almeno una volta, nella sua carriere, un milite del fuoco sente un prurito: che cosa dicono i libri? Si chiede. (…) Ebbene ti do la mia parola, Montag, ne ho letto qualcuno, ai miei tempi, per sapere cosa dovessi combattere, e ti posso assicurare che non dicono nulla! Nulla che tu possa credere o insegnare. Parlano di persone che non esistono, frutto dell’immaginazione, quando si tratti di narrativa. E se non si tratta di narrativa, sono cose ancora peggiori, diatribe tra professori che si danno reciprocamente dell’idiota, urla di filososfi alla gola l’uno dell’altro. E tutti corrono affannati qua e là, a spegnere le stelle e ad offuscare il sole. Ne esci, alla fine, perduto. ».

Inviato: 2011/4/4 15:53
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Re: Vita e morte di un killer romantico - Silvestro Valentini Catacchio
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Silvercat le mie annotazioni sul tuo scritto possono benissimo essere confutate con le giuste argomentazioni. Io faccio riferimento a quei mezzi di analisi del testo narrativo che normalmente s'insegnano nei licei. Ora che si possa disquisire di fabula e intreccio solo dopo aver conseguito chissà quale merito sul campo, mi sembra francamente una forzatura.

Riconosco però che esprimendo un parere o una critica ci si pone sempre a giudice degli errori altrui, tralasciando magari dei meriti che pure andrebbero sottolineati. Inoltre mi riconosco un certo gusto nell'incedere nel sarcasmo e di questo mi scuso. Tuttavia quei dialoghi "brutti" e ancora più grave se raccolti dal vissuto perché significa che non si è stati capaci di renderli alla pagina scritta. La prosa non è fotografia, non basta fare clic per ritrarre un volto, rendere il patos di una situazione, trasmettere l'attimo di vita vissuta ... ma forse per fare questo non basta neanche il clic fotografico, ci vuole una sensibilità particolare e anche tanto lavoro sulla tecnica pratica del mezzo artistico. La pianto qui perché non vorrei che si fraintendesse quanto dico per presunzione di fare meglio degli altri.
Detto questo, Silvercat non te la prendere che questo signor nessuno conta quanto il due di coppe quando comanda denara.

Mi piacerebbe leggere il tuo ultimo romanzo, nonostante la pila dei libri da leggere incombe minacciosa sulla mia scrivania, purtroppo lo scaffale degli editori vari è stato tolto dalla mia libreria ('tacci loro), ma Tango negro me lo tengo in mente e se mi capita sotto mano ...

Per rendermi la pariglia? Beh, è tanto che non frequento più questi lidi, ma qualcosa ci postai a suo tempo, racconti, abbozzi di romanzi poi abortiti, frattaglie varie, comunque se vai sul mio profilo ci troverai qualcosa a costo zero. Accomodati pure.

Con affetto e simpatia alla prossima silvercat.

Inviato: 2011/3/8 17:18
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Nelle terre estreme - John Krakauer
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Jon Krakauer - Nelle Terre estreme / Corbaccio editore

Questo romanzo è la storia vera di Christopher McCandless, un ragazzo di buona famiglia che nel 1990, dopo essersi diligentemente laureato, decise d’intraprendere un viaggio lontano dal mondo, fin nella natura estrema. Verrà trovato morto dopo due anni accanto al diario su cui annotò le vicende della sua esperienza fin quando le forze non lo abbandonarono.

Jon Krakauer è un giornalista e ricostruisce l’intera vicenda col piglio di un’inchiesta. Risolve il problema dei vuoti narrativi contenuti nel diario ritrovato, con le interviste fatte a quanti avevano conosciuto Chris lungo il suo tragitto.

Il romanzo è pieno di citazioni e poesie, tutto serve a creare un patos che coinvolge intimamente il lettore. Questo romanzo parla di una vicenda avventurosa, ma fondamentalmente, dalla prima all’ultima pagina, continua a porci la stessa domanda: Che cosa stai facendo per la tua felicità?

Chris McCandless poteva avere tutto, invece, diede via tutti i suoi risparmi per diventare Alexander Supertramp e morire libero.

 «C’è gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché condizionato dalla sicurezza, dal conformismo, dalle tradizioni».

Chris in questo stralcio di lettera ci dice da cosa fuggiva, ma non sapremo mai se poi ha trovato quello che cercava.

Krakauer nel suo romanzo analizza la vicenda di McCandless anche dal punto di vista fenomenologico, perché vicende come la sua non sono una novità negli Stati Uniti. In particolare ci viene raccontata la vicenda di Gene Rossellini, un ragazzo anche lui di buona famiglia che decise di compiere un esperimento antropologico. Partì per il Canada, dove visse da solo su una montagna, senza alcun confort. Gene voleva sapere se l’uomo moderno poteva tornare a vivere senza quei vincoli con cui la società civile l’ha trasformato in un consumatore passivo della propria esistenza. Il suo esperimento pareva essere un successo, fino a quando egli stesso scrisse che l’uomo moderno così com’è non può più vivere solo. Gene Rossellini fu ritrovato con un pugnale conficcato nel petto.

In questo libro non troverete risposte bensì domande, quelle stesse cui Chris tentò di rispondere attraverso la sua esperienza estrema. Avremo noi il coraggio di mollare le certezze che ci vincolano ad una vita civile ma non nostra, per intraprendere la ricerca della nostra felicità? Anche a costo della vita? Questo libro va assolutamente letto perché è capace di graffiare quello smalto di conformismo che la civiltà moderna inizia a spalmarci addosso fin dall’asilo. Attraverso l’esperienza di Chris ci rendiamo conto quanto la nostra esistenza preconfezionata ci condizioni al punto da farci rinunciare all’unica chance di essere felici in questa vita. Siamo talmente indottrinati dalla fede del consumismo che pensiamo di poter comprare la gioia sugli scaffali di un centro commerciale. L’esperienza tragica di Chris ci fa riflettere sulla felicità e sul fatto che sia una conquista personale perché diversa per ognuno di noi. Quello che non ci viene spiegato è se la felicità si trovi in fondo ad un lungo cammino, o se la vera gioia stia nel cercarla. In ogni modo non apparterrà mai ai codardi (parola di codardo).


Inviato: 2010/1/25 15:37
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Meno di zero - B.E.Ellis
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Breat Easton Ellis – Meno di zero / ET scrittori Einaudi – 185 pag.

Questo romanzo l’ho acquistato per caso, dopo qualche ora trascorsa tra titoli infernali e vampireschi, stavo per acquistare un premio Strega, per fortuna sono rinsavito mentre ero già in fila alla cassa. Ho posato quel libro tra i suoi simili blasonati, ed ho tirato via questo libercolo fidando solo sulla legge universale del caos.

Ho letto la sinossi sul retro di copertina ed ho visto una citazione della recensione che ne aveva fatto Fernanda Pivano (Io non amo molto le sue recensioni), quindi proseguo e leggo: Sesso facile, cocaina, feste sempre più trasgressive, auto di lusso, rock a tutto volume … Al che ho temuto di aver comprato la biografia non autorizzata di Berlusconi.

Memore di quante cavolate si scrivono in quelle sinossi, mi sono avventurato alla lettura. Ellis è quello che ha scritto American Psyco, da cui è stato tratto anche un film (non mi è piaciuto), e quindi mi aspettavo una scrittura eccessiva, forte, molto colorata; invece, mi sono trovato dinanzi ad uno scritto dai periodi fulminanti, brevissimi.

 Flash di vita anni 80 raccontati in tempo reale. Le prime 50 pagine sono andate avanti nella vacuità più assoluta, e se ho continuato a leggerlo è stato solo perché raccontava di quella Los Angeles da cui giungono sempre più spesso eco di vite infrante, regno patinato del paradiso del vicodin. Lentamente però ho capito che si stava delineando una realtà molto complessa, trattata con uno stile narrativo davvero originale.

Il nulla, il vuoto di un’esistenza trascorsa nel lusso più sfrenato, emerge senza mai essere menzionato. La voce narrante è del protagonista ma non si tratta del classico racconto intimista. Gli unici attimi di riflessione sono dei flashback che il protagonista ha della sua infanzia a Palm Springs. Tutti gli altri personaggi sono delle comparse che rimangono sullo sfondo, apparendo e scomparendo in una trama che, di fatto, non esiste.

 Genitori troppo presi dal magico mondo di Hollywood si dimenticano di se stessi e portano in giro maschere sintetiche di eterna gioventù. Trattano i figli come join avedture e nessuno se ne lamenta, neanche i figli. Il lusso, la droga, il sesso, gli snuff movie, tutto affoga nella noia di una routine che non da scampo. La sola cosa che manca in quel mondo è il desiderio per quanto non si ha e l’entusiasmo di lavorare per ottenerlo, ma anche questo sono io a dedurlo.

Il racconto è scritto utilizzando una focalizzazione interna fissa, il protagonista è il narratore e vive le situazioni che si succedono seguendo un flusso di coscienza racchiuso in paragrafi molto rapidi. Il susseguirsi dei flash di vita mettono in moto una pellicola cinematografica che racconta con una sorta di montaggio cinematografico. La voce narrante non si sofferma mai su nessun particolare, e non fa riflessioni. Spesso il narrato è costituito esclusivamente dal faceto. Il protagonista non pensa, registra quanto la routine dispensa ai figli di papà della patinata Los Angeles. Solo andando avanti nella storia s’inizia a intuire un vuoto, una zona d’ombra delineata proprio dalla luce dell’assolata California.

Il romanzo è privo di sequenze narrative vere e proprie, il racconto è interrotto periodicamente da corsivi in cui dei flashback di un’infanzia non troppo lontana, trascorsa a Palm Springs con la famiglia, riempiono miracolosamente la superficialità d’intere pagine trascorse tra appuntamenti quotidiani e dialoghi assolutamente inutili. Il vento caldo del deserto diventa metafora d’inquietudine interiore che il protagonista non riuscirà mai a cogliere.

Sul finire del romanzo c’è un crescendo di avvenimenti volontariamente scabrosi di cui si farebbe volentieri a meno. Si capisce che l’autore è in cerca di un finale e vuole far salire il patos: non ci riesce. Assistiamo a scene ciniche come la fila nel retro di una discoteca per vedere il cadavere di un disgraziato in overdose, e fin qui l’autore regge con il suo stile asciutto e mai coinvolto. È antipatico, invece, leggere della prostituzione dell’amico d’infanzia. Clay, il protagonista, è usato come una handycam da real Tv. Lui viene pagato solo per guardare (comodo). Assistiamo a comportamenti scontati, direi pure abusati, da cinema tutto diventa telefilm, compresa la censura che taglia un attimo prima che le scene diventino troppo audaci. Tutto peggiora quando leggiamo di una 12enne legata a un letto con un’orda di debosciati annichiliti da droghe che si accingono a stuprarla. Certi fatti non possono essere narrati con la stessa leggerezza di un incontro montano al Beverly Ambassador. Oltre al lato prettamente etico, l’introduzione di questi episodi rompono l’equilibrio del romanzo. La struttura segue un flusso di coscienza senza l’ausilio di una trama, senza sequenze narrative preordinate, così improvvisamente ci troviamo questi episodi che sono dei veri e propri nuclei narrativi, completamente dissonanti.

In conclusione il romanzo è davvero molto interessante anche dal punto di vista della sintassi. Ellis secondo me è un autore che scrive le sue storie tra lo spazio di un rigo e l’altro. Chi vuole leggerlo in fretta, come suggerirebbe il suo stile narrativo sincopato, non troverebbe altro che il nulla: Gossip. Invece, io l’ho trovato incredibilmente profondo, capace di delineare l’ombra attraverso la luce che la circonda.

 


Inviato: 2010/1/4 15:08
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Andrea Moneti - 1527, I Lanzichenecchi a Roma
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Andrea Moneti – 1527, I Lanzichenecchi a Roma / Editore: Stampa Alternativa. Collana: Eretica (pag.264)

Come si evince dal titolo questo romanzo narra delle vicende tra Impero e stato Pontificio ai tempi del Papa umanista e col mal del mattone, Clemente VII dei Medici e l’imperatore del regno dove non tramontava mai il sole, Carlo V.

Nel complesso si tratta di un romanzo a tema, dove la parte storica è molto curata e attenta (in fondo al libro ci trovate anche la bibliografia come in un saggio). Il momento storico è bistrattato dai testi delle nostre scuole (sarà un caso che sono anche quelle dove il voto in “educazione cattolica” fa media alla fine dell’anno?). Se riguardo alla riforma luterana sapete solo di quei due paragrafi dove si riduce tutto ad una compra vendita d’indulgenze, in questo romanzo potrete trovare qualche nozione in più per indurvi a cercare un testo adeguato per approfondire l’argomento.

I protagonisti della vicenda sono il capitano Heinrich, il cerusico Stefano e la figlia Angelica. Il capitano sarà ferito gravemente, il cerusico lo salverà grazie ad un unguento magico, con annessa divinazione, fornitogli da un alchimista. Il capitano s’innamorerà fatalmente della figlia del cerusico e quest’ultima, prima disposta a spararsi una pallottola in testa per conservare la propria illibatezza, dopo che il padre sarà rapito schiuderà lesta le cosce all’alemanno. Segue storia d’amore in pieno stile Harmony, mentre si cerca il cerusico rapito dagli spagnoli (ma siamo sicuri che volessero davvero trovarlo?). La fine del romanzo non la racconto, ma dico solo che la vicenda seguirà l’andamento storico cronologico.

Il romanzo è scritto in modo impeccabile e si legge anche bene. La parte storica è ben curata e piacevole alla lettura, manca però la capacità dell’autore di uscire dal dato in sé e non riesce mai a farti entrare veramente nel contesto storico ( esempio: Umberto Eco col suo “Baudolino”).

La trama del romanzo è affidata per buona parte a dei dialoghi. Questi sono intrisi di nozioni didattiche, sullo stile di quei documentari in cui vediamo delle scenette create ad arte per raccontarti questa o quell’altra cosa. I personaggi sono fuori dal loro tempo. Ascoltiamo concetti culturali davvero strani per l’epoca. Il capitano lanzichenecco in virtù di qualche lezione di scolastica, disquisisce sulla parità tra uomo e donna, e la stessa protagonista ha una visione eretica del proprio corpo: lei crede giusto trarre piacere dalla propria carne, addirittura fuori dal matrimonio, addirittura con un anabattista; roba da allestire subito una pira e farla allo spiedo.

D’incongruenze di questo tipo se ne ravvedono molte, e ogni volta si ha davvero voglia di chiudere il libro; però il complesso della storia alla fine merita, e anche con tutti i suoi difetti si giunge all’ultima pagina (ma si saltano volentieri tutte le note cronologiche e bibliografiche in fondo al libro).

Una nota particolare per la piccola casa editrice che pubblica questo romanzo: Stampa Alternativa. Il libro è davvero ben confezionato, curato dal punto di vista dei refusi e con una grafica davvero accattivante.

La missione editoriale è riassunta in questa nota: Contro il comune senso del pudore, contro la morale codificata, controcorrente. Questa collana (Eretica) vuole abbattere i muri editoriali che ancora separano e nascondono coloro che non hanno voce. Siano i muri di un carcere o quelli, ancora più invalicabili e resistenti, della vergogna e del conformismo.

Dopo una nota così uno si aspetta le fiamme dell’inferno, invece ci si ritrova con un romanzo per il vero piuttosto mite con i temi che la grande riforma propone, anche la rivoluzione contadina che i principi alemanni spazzarono via col sangue e con il consenso di Lutero, è raccontata in analessi dal capitano Heinrich senza approfondire la natura che muoveva quegli uomini che perseguivano lo spirito primordiale del cristianesimo con i suoi germi di socialismo reale.

Quest’ultima postilla la aggiungo in extremis dopo aver avuto una brutta sorpresa. Sono stato alla grande libreria della Stazione Termini di Roma per andare nel sottoscala dove tenevano lo scaffale degli editori indipendenti. Con sommo rammarico mi sono ritrovato dinanzi all’ennesima raccolta di classici latini/greci in versione tascabile della BUR. Certo non ho nulla contro i classici latini, ma nel piano inferiore della libreria c’è già uno stand interamente dedicato a loro! Insomma, in tre piani di esposizione non hanno potuto fare a meno di togliere quel buchetto ai piccoli editori … Meno male che a Roma dal 5 all’8 c’è l’ormai tradizionale appuntamento con al fiera del libro indipendente, quindi vedrò di fare rifornimento per l’anno a venire. Ad onor del vero, da quando mi sono messo in testa di leggere questo tipo di pubblicazioni, ho fatto solitamente dei bei buchi nell’acqua. Ho trovato solo un testo veramente buono, per il resto si galleggiava nella mediocrità. L’editoria indipendente italiana soffre di manie di grandezza. Alla disperata ricerca del successo commerciale, si mette a rincorrere modelli letterari triti e abusati. Quando la voglia di essere originali c’è, si ottiene solo del sensazionalismo, con ragazze sempre più “Sex in the city”, e giovinetti che sciano su piste da sci non convenzionali. Badate però, tutto questo sempre morigerato dal comune senso del pudore. Insomma, pure con tutte le critiche possibili, questa editoria merita di esistere e deve avere il tempo di svilupparsi in spazi adeguati. Bisognerebbe garantire uno scaffale di ogni libreria ai piccoli editori.

 


Inviato: 2009/12/4 18:21
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Re: Invisible Monsters - Chuck Palahniuk
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Oibò, quello che mi dici è molto interessante. Credevo che fosse Fight Club il suo libro d'esordio proprio perché mi sembrava più elaborato, e in genere il primo romanzo è quello cui lo scrittore lavora più tempo. Visto sotto questa prospettiva I.M. è quasi una taumaturgia di quanto scriverà per anni avvenire. Singolare.

Sul nome Brenda, io ho una pessima memoria per nomi e date, quindi prima di scriverlo ho preso il testo e controllato, sul mio c'è scritto proprio Brenda. Ma chissà, magari è stato italianizzato ... sbagliando.

un saluto affettuoso

Mo


Inviato: 2009/12/4 18:10
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Invisible Monsters - Chuck Palahniuk
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Invisible Monsters - Chuck Palahniuk – Piccola Biblioteca Oscar Mondatori (pag. 227)

Bello. Il romanzo si apre con una scena da cinema primi anni novanta, degna di un Oliver Stone sceneggiato da Tarantino. Palahniuk dà il massimo di sé in racconti come questo. Si tratta di un matrimonio finito decisamente male, un bagno di sangue, un vero e proprio mattatoio: Cos’è successo prima per far succedere tutto questo? La domanda se la pone il lettore ma Palahniuk non ha certo tempo da perdere per imboccarlo. Quello che potrebbe definirsi un epilogo servito come un antefatto, si conclude nel giro di poche pagine, poi il romanzo cambia registro. La protagonista ha avuto un incidente, si trova all’ospedale, è rimasta orribilmente deturpata, dettagli che ci verranno snocciolati lentamente, capoverso per capoverso, paragrafo per paragrafo, ma scordatevi che sia fatto in ordine cronologico. Il tempo qui diventa semplicemente un cambio immagine cinematografico; tanto che l’autore ce ne avverte con un semplice “vai a quando …”.

Dopo le due sequenze narrative iniziali (epilogo/antefatto – Incidente/presentazione della protagonista), il romanzo diventa “on the road”. Anche qui Palahniuk non procede in linea retta e ci presenta i suoi personaggi raccontandoli mischiando la cronologia delle loro storie. Solo alla fine, miracolosamente, il puzzle si ricomporrà in una trama logica anche se non propriamente razionale.

Palahniuk non rinuncia al suo solito finale ad effetto, vuole per forza stupirci, per farlo stiracchia un po’ la realtà, finisce per muoversi sul filo del paradosso; si passa da Oliver Stone e Tarantino ad Almodovar e Alex de la Iglesia di Accion Mutante; per sfociare poi in un lieto fine, questo sì, insolitamente positivo e facendoci quasi la morale sulla vita e la morte.

Insomma, si tratta di un romanzo in chiaro scuro, gli ingredienti di Palahniuk ci sono tutti, anche il personaggio - Brenda Alexander, lo abbiamo già incontrato con nomi diversi in altri suoi romanzi. Il motto tormentone qui dice: Per cambiare le cose nella vita si deve fare la scelta peggiore. Così vediamo Shane che diventa Brenda perché non vuole cambiare sesso, e la sorella si spara in faccia perché è stufa di essere bellissima, ricchissima eccetera. Non so a voi, ma questa tesi anche se ci fa pensare, mi sembra un po’ una forzatura.

Nel complesso il romanzo è bello e si legge bene, qualche difficoltà con i nomi dei personaggi che cambiano da un rigo all’altro, ma in finale si riesce sempre a capire con chi si ha a che fare. Manca forse l’originalità, ma non si può chiedere ad un autore di essere diverso da stesso. Certo che se pubblicasse un libro ogni due anni, avrebbe più tempo per curarli e arricchirli. Ho notato che il suo più bel romanzo è proprio il primo “Fight Club”, ed è anche il più diverso dagli altri. Per esempio non figura il personaggio cliché di Helen o Brenda o della madre in Soffocare, manca l’assassina dal trucco pesante, con gioielli esageratamente grandi e la passione per qualcosa di molto sfavillante. Questo vuol dire che ha avuto del tempo per ripensare e riscrivere più volte la storia, e alla fine ha deciso di fare dei tagli. Anche le ossessioni per i mobili e gli immobili, in Fight Club è morigerata mentre negli altri romanzi a volte sfiora il parossismo della sinapsi. Morale: Palahniuk scriverebbe dei romanzi migliori se pubblicasse di meno.

Un’ultima annotazione: Questo romanzo mi ha fatto riflettere molto su quanto il cinema ha influenzato la letteratura. Secondo me è paragonabile alla rivoluzione indotta dalla fotografia nella pittura.


Inviato: 2009/10/16 13:46
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Re: Mattatoio n°5 - Kurt Vonnegut
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j

Due brani dal romanzo "Mattatoio N°5" in risposta a Floyd:

" (...) non c'è nulla d'intelligente da dire su un massacro. Si suppone che tutti siano morti, e non abbiano più niente da dire o da pretendere. Dopo un massacro tutto dovrebbe tacere, e infatti tutto tace, sempre, tranne gli uccelli. E gli uccelli cosa dicono? Tutto quello che c'è da dire su un massacro, cose come - Puu tii uiit? ".

 " Celine (lo scrittore) fu un coraggioso soldato francese (...) finché non gli spavvarono il cranio. Dopodiché non riusciva più a dormire e sentiva dei rumori nella testa. Diventò medico e di giorno curava la povera gente, per tutta la notte scriveva romanzi grotteschi. L'arte non è possibile senza una danza con la morte, scrisse (...) era ossessionato dal tempo ".

Quello che ho scritto riguardo alla rinuncia di Kurt Vannegut di affrontare il tema in forma diretta, non vuole essere una critica. Lui si pone gli stessi problemi che furono di Joyce e dalla Woolf:come rendere la realtà senza la mediazione strumentale di una trama letteraria.

L'autore sa che per sua natura finirebbe per romanzare i propri ricordi, lo scrive lui stesso, quindi ci dice come nasce la sua idea narrativa proprio i questi due passaggi che ho riportato sopra.

per inciso: quando ho ricomprato la copia del libro, ho controllato se ce ne fossero altre fallate - responso negativo. Quindi c'è da ben sperare per la tua copia.


Inviato: 2009/10/16 13:34
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