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La scuola italiana è tutta da buttare?
Quite a regular
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... Parliamo di scuola. La scuola italiana. Ora più che mai nell’occhio del ciclone. Quella scuola dove “atipiche” professoresse (uscite paro paro da una commedia pecoreccia anni ’70) “distolgono” dall’ora di ginnastica increduli allievi; quella scuola dove ragazzini “down” vengono umiliati e picchiati da coetanei apparentemente "up" (questo il blog che ha denunciato il famoso video on line)…
Una scuola insomma che sembra ricalcare fedelmente la crisi e la decadenza della nostra società… Ma la scuola, soprattutto quella elementare (mi ostino volutamente a chiamarla così), è anche fatta di persone serie e preparate. Di persone che si sentono investite di una “missione”.
Il mio fraterno amico Gabrio (non me ne voglia per questa esposizione micromediatica a cui lo sto sottoponendo), Maestro elementare da oltre 25 anni, mi ha inviato un carteggio da lui sostenuto con un giornalista dell'Osservatore Romano: Biagio Buonuomo.
Gabrio è un Maestro che crede ancora nel suo lavoro, malgrado tutto. Un Maestro che studia, che si aggiorna, che s’impegna. Un Maestro consapevole della grandissima responsabilità che grava sulle sue spalle, soprattutto in un’epoca dove le famiglie, prese da lavoro e da problemi veri o di comodo, delegano quasi completamente ad altri l’educazione (anche quella civile) dei propri figli. Gabrio, in una parola, è un Maestro. Chi ha avuto la fortuna di conoscerne qualcuno, perché ne esistono e tanti, sa cosa intendo dire.
È evidente allora lo sconforto che può cogliere chi tanto si adopera quando ci si rende conto che nessuno sembra riconoscere questo loro onerosissimo impegno: “Confesso di essere un po' scoraggiato: tutti si lamentano della scuola, ma non si riesce ad aprire un dibattito; se si prova a fare qualche proposta, portando una propria esperienza, non si è presi nemmeno in considerazione; da molti la scuola è considerata un vero disastro, che prepara da cani. A me non sembra…”
Riconoscimenti o meno, io credo che chi, come il Maestro Gabrio, svolge un lavoro così importante con abnegazione, impegno e amore, compia un’opera insostituibile e preziosa. Questi Maestri lasciano ai loro fortunatissimi allievi un bagaglio di conoscenze, ma soprattutto di passione e stimoli, che li accompagnerà tutta la vita. Da esso potranno attingere infinitamente nei momenti di difficoltà che la vita sicuramente porrà loro… e questo non dovrebbe mai dimenticarlo nessuno.

Ecco il carteggio, mi piacerebbe avere le vostre impressioni...

Scuola elementare: ludus dell’asilo o vera formazione?
Pregiatissima Redazione,
mentre leggevo con interesse la pagina del 4 novembre de "L'Osservatore Romano" dedicata al dibattito sulla lingua latina, mi sono ritrovato a leggere, con sconcerto e amarezza, questa lapidaria affermazione del dottor Biagio Buonuomo:
"(Gli alunni) arrivano alle superiori dopo cinque anni di elementari che prolungano il ludus dell'asilo e dopo tre anni di medie passati ad approfondire contenuti che già non posseggono".
Ho pensato alle tante ore spese - in tutte le scuole italiane - suddivisi in commissioni e sottocommissioni, per tradurre i programmi nazionali in curricula verticali che offrissero una salda preparazione di base; alle altrettante ore spese in aggiornamenti presso Università e centri di ricerca per offrire agli alunni il meglio della didattica della lingua; al lavoro linguistico-strutturale, impensabile fino a 20-25 anni fa, che, nel silenzio delle aule della scuola primaria, si svolge sui testi d'autore, in prosa e poesia.
Ho pensato anche - con amarezza crescente - ai miei laboratori poetici su Leopardi, Pascoli, al mio itinerario di poesia descrittiva in alcuni autori fra l'Otto e il Novecento italiano che sto proponendo ai miei alunni di quarta in queste settimane; agli interi pomeriggi spesi a controllare malacopie e buone copie per far cercare ai bambini le parole più eleganti e appropriate al contesto espressivo; ai quaderni delle regole grammaticali che i miei ex alunni confermano di avere utilizzato fino alla scuola superiore, per testimoniarmi la saldezza della preparazione ricevuta.
Vedo l'impegno dei colleghi,che non conosce orari, per 1500 euro al mese dopo 25-30 anni di lavoro.
E mi son detto: Quanto è disconosciuto il nostro lavoro! Quanto ignoto il fecondo pianeta della scuola primaria!
Che triste generalizzazione!
Gabrio Monti, Forlì

Gentile professore,
la redazione dell'Osservatore mi ha girato la sua lettera di commento al mio pezzullo sul latino. L'ho letta con tutta l' attenzione che mi è parso meritasse. Ne esco tuttavia confermato nelle mie idee.
E dunque: non basta purtroppo il suo eroico e commendevole sacrificio - per il quale ogni traduzione in termini monetari suona impropria e, in ogni caso, di cattivo gusto - a mutare un quadro di fondo - lei la chiama triste generalizzazione; e triste lo è sul serio ma non perché ne sia io l' autore - di cui è facile aver prova semplicemente spostando lo sguardo dal libro degli auspici alla realtà quale essa è. Realtà che le assicuro conosco almeno quanto lei.
Ribadisco: onore al suo lavoro, vero monumento alla virtù sconosciuta e di cui i suoi allievi non la ringrazieranno mai abbastanza. Ma vergogna a chi ha trasformato la scuola italiana in un luogo burocratico in cui il numero di commissioni e sottocommissioni preposte a questo e a quello è inversamente proporzionale alla quantità e alla qualità delle utili competenze e abilità davvero trasmesse.
Mi creda suo,
Biagio Buonomo

Inviato: 2006/11/18 16:26
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Dio esiste! Altrimenti i ricchi avrebbero già trovato il sistema di comprarsi l'immortalità.
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Re: Un'oasi di tiepidità
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Le discussioni animate non mancano nemmeno qui. Ci mancherebbe...
Non ho seguito gli ultimi scontri. E' vero...
Ma quello che ritengo di poter ribadire è che qui non si perde mai il rispetto. E non è cosa poco.
Grazie a tutti
Cieli Limpidi

Inviato: 2006/9/25 8:24
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Un'oasi di tiepidità
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Cari amici
io transito di rado da questa comunità.
Ma mi rassicura sapere che ogniqualvolta ci butto una sbirciatina, ritrovo sempre i soliti amici. Che discutono in libertà, ma sempre con tono pacato. A bassa voce anche quando le idee sono forti.
Il clima che qui si respira è una meraviglia.
C'è sempre un dialogo sereno, rispettoso.
In questi mesi ho scelto di vivere in trincea.
Frequentando gruppi di discussione politici e anche, volendo, persone "altolocate". Chi ha frequentato il mio blog lo sa. Ma vi assicuro che "là fuori" è tutta un'altra storia. La violenza verbale, la volgarità, spesso le minacce, sono all'ordine del giorno. Non è letteralmente possibile sviluppare discussioni senza scontri e insulti...
Che differenza... Qui si può parlare, anche di politica, senza urla... Il merito va sicuramente agli amministratori ma anche a tutti gli abitanti di questa bella comunità.
Tuuto qui, ma volevo dirvelo.
Cieli Limpidi

Inviato: 2006/9/22 13:43
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La realtà virtuale
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Cronache dall'Iperspazio

Una sera calda di fine giugno (eravamo nel 1994), per arricchire la mia collezione di libri con dedica autografa dell’autore, mi recai al Passeggio Regina Margherita in Bologna. Nello spiazzo dinnanzi la Palazzina Liberty, Elèmire Zolla, discusso studioso esoterico, teneva una conferenza-presentazione di un suo libro. La chiacchierata s’incentrò ben presto e stranamente sulla “Realtà Virtuale”. Un concetto allora alquanto insolito. Ma Zolla, da veggente qual’era, aveva captato ciò che di li a “molti” anni sarebbe divenuto (o forse meglio dire diverrà) un argomento centrale. Ancora oggi infatti mi pare alquanto trascurato. Ignorato perché ancora non esattamente pervenuto…
Zolla in quell’occasione esaltò le opportunità che la “realtà virtuale” secondo lui avrebbe apportato all’umanità, immaginando che “avrebbe potuto costituire una pratica meditativa di «uscita dal mondo», sulla scia delle antiche pratiche spirituali dei mistici e degli sciamani”.
Incredibilmente, ma forse non tanto, Elèmire Zolla (che morì poi nel 2002) aveva anche scritto un libro intitolato… “Lo Stupore Infantile”.
Ecco la “realtà virtuale” è strutturata per essere percepita, assimilata e metabolizzata proprio dai bambini. Senza fatica. Intercetta i tentacoli rapaci di quelle “tabulae rase”. Pure. Intonse.
“Datemi un bimbo di sette anni e ne farò un perfetto cristiano” disse forse un po’ troppo sicuro di sé il buon Ignazio di Loyola.
Oggi, forse, l’attuale generazione dei bambini tra i 6 e i 10 anni, quelli cioè che frequentano la vecchia scuola elementare, è il primo gruppo omogeneo di adepti della “realtà virtuale”. Essi la respirano come l’aria. E la trangugiano come “Coca Cola” senza alcuna barriera fisica, tanto meno etica.
Gameboy, video giochi, PlayStation, Internet. Gli stessi cartoni animati (giapponesi) e gli stessi giochi di ruolo con carte o senza, sono ispirati alla virtualità più assoluta.
Questi bambini, forse per la prima volta, trovano nell’inesistenza degli oggetti dei loro giochi una vera e propria consistenza. Una ragion d’essere. Parlando con loro si realizza in breve che essi vivono quella “virtualità” assolutamente come “reale”.
“Pum morto” io dicevo nelle battaglie finte, al più uno schioppettino di legno (molletta…. elastico…), guardando negli occhi il mio “nemico” scorto dietro un cespuglio. S’era onesto egli fingeva dolore e cadeva a terra. Altrimenti era tutto un litigio: “No! T’ho visto prima io…”
La guerra simulata, dove noi coi nostri muscoli s’era guerreggianti, era già un grande volo pindarico. Normalmente soldatini di plastica, o anche di carta, soddisfacevano ampiamente i nostri pomeriggi in cortile.
L’immaginazione è sicuramente sempre stata una componente pregnante nel gioco dei bambini. Amici immaginari hanno accompagnato le giornate di ogni fanciullo, in qualunque giardino.
Ma un tempo (e qui mi accorgo di ragionare da vecchio), c’era anche e soprattutto una componente di fisicità. Di partecipazione con il corpo, con l’odore, col sangue delle nostre ginocchia sbucciate.
Ci si batteva insomma con pugni e calci, in Via Pal o anche altrove. Ma si sudava tutti insieme. Il “dottore” visitava bambine in carne ed ossa. Si giocava alla palla.
Oggi tutto ciò è pressoché inesistente ma soprattutto ininfluente. Non se ne sente assolutamente la mancanza.
Oggi far fuori (virtualmente) una quindicina di mostri (irreali), superare una dozzina di “livelli” acquisendo “punti vita”, è di per sé già più che soddisfacente. A loro, ai nostri figli di 8-9 anni, oggi ciò gli basta e avanza.
Di questi fantasy-scenari poi sono popolati anche i loro sogni.
Quando sveglio con un abbraccio caldo e un bacio tenero il mio piccolo, egli mi ricorda le sue imprese “virtuali” che dunque hanno riempito anche il suo sonno. Giusto.
Cosa c’è di così strano, mi direte voi? Dove sta lo sgomento di padre che inequivocabilmente fa capolino da questo sfogo?
Innanzitutto, io m’ero illuso del contrario, ammetto che non ho nessun strumento per capirlo… il mio bimbo.
E’ vero. Ogni generazione si scontra con l’incapacità di comprensione di quella precedente. Ma noi, che abbiamo studiato, che abbiamo letto buoni libri e visto la TV. Noi, di sinistra, insomma, credevamo di avere qualche strumento culturale in più rispetto ai nostri padri. Qualche arma che ci avrebbe permesso di controllare la situazione. Credevamo di "saper gestire".
Invece sembra che ci abbiano cambiato ancora una volta le “carte” in tavola. E non capiamo nulla di nulla.
Anzi capiamo solo di non aver alcuna possibilità... di capire. E quindi di intervenire.
Sarebbe facile (e di sinistra), urlare contro la Nintendo o contro la violenza (virtuale per carità) di GTA2.
Tutto inutile. La “realtà virtuale” dilaga e ci sommerge.
Forse proprio (o solo) i nostri figli fanciulli potranno fare qualcosa… un giorno…
Intanto, leggiamo sgomenti alcune cronache… dall’iperspazio…

“Quando il 41enne Qiu Chengwei di Shanghay ha saputo che Zhu Caoyuan aveva venduto la sua preziosa Sciabola di Drago, un'arma virtuale del gioco online “La Leggenda di Mir 3”, è andato alla casa di Caoyuan e l'ha pugnalato a morte con un'arma reale. Zhu aveva venduto la Sciabola di Drago per 7,200 yuan ($800). L'omicida e' stato condannato a morte, ma se per 2 anni terrà buona condotta, la pena sarà commutata in ergastolo”.

“Il texano ex cacciatore John Lockwood, ha inventato la caccia che consiste nello starsene seduti a casa propria, inquadrare con una video camera un cervo o un altro animale selvatico chiuso in un apposito ranch, prendere la mira col mouse e premere un tasto che fa sparare una carabina collocata nello stesso ranch, ammazzando l’animale. L’accesso costa 1.500 dollari. Un supplemento consente di ricevere via posta a domicilio la testa della bestia uccisa.”
(“L’energia dell’odio”, Adriano Sofri, La Repubblica 22 luglio 2006)

Peso eh? E sono solo alcuni esempi…
Ieri, intanto, il mio bimbo, pare abbia ucciso (se ho ben capito), un paio di Moltress, catturato Artikuno e Zapdoss e mi sembra persino che sia riuscito a sbrindellare una mezza dozzina di Lughi-ya…

Cieli Limpidi

Inviato: 2006/8/10 15:01
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Guantanamo & l'America
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Star Spangled Banner
(stendardo lucente di stelle)

America… America… I love America!
Alla faccia di chi (maccartista di bassa lega) mi taccia di antiamericanismo.
Io amo l’America!
L’America provincia dolce (like Romagna… Æmilia Avenue…), mondo di pace.
L’America dei Peanuts, delle partite di baseball nel “campus” del Liceo (Fulcieri Paolucci dè Calboli)… Collinetta magica dei primi teneri e incerti amori. Adolescenza sognante.
I love America! L’America e il sogno. L’America è il sogno… We have a dream…
L’America di John Fitzgerald e dei quattro di Greensboro seduti (sit in) contro la “legalità”. L’America di Allen, di Gregory e degli altri sognatori sempre fuori a “progettar rivoluzioni” (di quelle vere però).
Più di loro, io amo l’America. Più di chi ci vorrebbe vestire tutti d’arancione senza diritti perché “non metterò per strada gli assassini”.
Più di chi mi grida in faccia vuote parole: “libertà”, “democrazia”, “diritti”… io amo l’America.
Una sera d’agosto (era il 1969, all’alba del “formidabile” Decennio) Jimi (James Marshall) con la sua Fender Stratocaster suonò, sui praticelli ameni della fattoria di Max Yasgur, l’inno vero dell’America vera
Della nostra America… e le note calavano sulle corde come le bombe sui villaggi del Vietnam… Era un ragazzo come noi, Jimi… E non sopportava l’idea di My Lay e di un tenentino ligio di 24 anni (occhi turchini e giacca uguale)…
Non sopportava l’idea di un paese che metteva in galera un pugile di colore perché mai nessun vietnamita l’aveva chiamato “sporco negro”, tanti bianchi tenentini invece sì, e lui non capiva perché mai doveva sparare agli uni e agli altri no…
Ma l’America è grande. I love America! America dreaming (like California…)…
Il miserabile Calley oggi passeggia ancora claudicante sotto il peso insopportabile della sua atroce vergogna in qualche parcheggio dimenticato della Georgia, ma Thompson e Colburn (e Andreotta) volano nei cieli limpidi e ricevono medaglie dall’America… dalla vera America… “avrei sparato su di loro. In quel momento erano loro i miei nemici”.
Il vecchio parkinsoniano (“il più grande”) aveva gettato la sua medaglia d’oro nell’Ohio nel 1960, ma poi in una città del sud profondo, accese la fiamma delle Olimpiadi d’America (1996)… della vera America.
America… America… I love America… Che sa cos’è l’errore, che sa cos’è il sogno e la felicità…
"La nostra conclusione - si legge nella sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti - è che la commissione militare non ha il potere di andare avanti perchè la sua struttura e le sue procedure violano sia la legge militare statunitense che il trattato internazione sui diritti dei prigionieri di guerra", ovvero la Convenzione di Ginevra. "I tribunali militari - continua la sentenza - sollevano preoccupazioni sulla separazione dei poteri al più alto livello".
I giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America hanno deciso quindi a maggioranza (cinque voti contro tre, con il presidente Edwards che si è astenuto per essersi già espresso in precedenza sul caso) che Bush non aveva l'autorità di istituire tribunali militari per giudicare i presunti terroristi rinchiusi a Guantanamo.
A Guantanamo sono detenute circa 450 persone. Di queste solo 10 sono state incriminate formalmente di fronte al tribunale speciale: nessuno è incriminato per coinvolgimento diretto negli attentati dell'11 settembre.

Cieli Limpidi

Inviato: 2006/7/4 11:52
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Re: Alle radici dell'odio
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Il 5 maggio scorso abbiamo pubblicato l'articolo "Alle Radici dell'Odio" coinvolgendo nella discussione alcuni amici che vivono in Israele. Qualche giorno dopo scoprimmo quasi per caso che il Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti aveva organizzato per il 13 maggio un convegno dallo stesso titolo per "un'analisi del fenomeno terrorismo". Ci siamo fatti inviare gli atti di quell'evento che metteva a confronto proprio studiosi israeliani (o ebrei) e palestinesi (o arabi), e pensiamo da oggi di cominciare ad analizzare, in momenti diversi, i lavori più interessanti.
Nel frattempo, nell'area commenti del nostro precedente articolo (http://gabrieleparadisi.splinder.com/post/7958653#comment) ma anche in altri Forum, si è sviluppato un interessantissimo dibattito sul tema. Da un lato taluni affrontano il problema dal punto di vista "storico", ovvero si cerca di dare o di trovare gli elementi che possano legittimare o meno l'identità di un popolo sul territorio.
Per gli ebrei, cacciati dalla Palestina nell'antichità, non è stato mai possibile trovare una terra stabile e sicura ovunque andassero. Nei secoli le persecuzioni più atroci li hanno costretti a continue diaspore e fughe. Perchè mai oggi, dopo tante sofferenze, non dovrebbero considerare la Galilea e la Giudea come la loro terra? Non va nemmeno dimenticato che fin dalla costituzione dello stato d'Israele (che taluni considerano un atto di riparazione degli "europei" forse un pò troppo frettoloso in termini politici e pratici), esso si è trovato a dover contrastare anche con le armi paesi arabi confinanti che non hanno mai riconosciuto il diritto alla sua esistenza. D’altra parte i palestinesi fanno risalire la loro frustrazione alla “sottrazione” di un territorio nel quale vivevano. Crediamo che il dibattito storico abbia una sua valenza e possa certo servire per capire il fenomeno, anche se vogliamo, per “giustificare” ciò che è accaduto negli ultimi trent’anni, ma forse discutere se il popolo palestinese sia veramente un popolo o piuttosto una costruzione politica, credo che difficilmente porterà ad una soluzione del problema. Così come il non riconoscimento di Israele è stato e continua ad essere un grave macigno sulla strada della pace, il mancato riconoscimento della Palestina come stato e popolo a prescindere dalla sua storia non possa condurre a nulla.
C’è un’altra riflessione però che ci interessa approfondire e riguarda meno la storia ma più l’umanità. L’aspetto storico affronta il problema in termini di “gruppo”, di “comunità” o “popolo”, ma il terrore o l’insicurezza, l’umiliazione o la deumanizzazione, interessano e colpiscono gli individui uno ad uno. Noi di sinistra in occidente parliamo, credo ancora giustamente e onestamente, di pace. Cosa ci sentiamo di rispondere però a domande del tipo: “cosa può fare, cosa deve fare, l’agnello quando nell’ovile entra il lupo?”.

Non ho ancora completato l’articolo che volevo dedicare all’intervento, tenuto al convegno di Milano, da George A. Awad, psicoanalista nato in Palestina ma residente e operante in Canada. Lo farò di certo nei prossimi giorni perché lo ritengo molto interessante per capire il punto di vista dei palestinesi. Successivamente vedrò di analizzare il testo di Emanuel Berman dell’ Israel Psychoanalytic Society & University of Haifa.
Volevo però riportare l’attenzione di questo blog sulla discussione che ripeto si è sviluppata e che spero possa continuare. Nel lavoro di Awad c’è comunque una parte all’inizio, meno tecnica ma a mio avviso molto efficace, che vorrei riportare qui come ulteriore spunto di riflessione:
“Viviamo nel mondo dell’Iliade. Achille uccide Ettore e trascina il suo corpo intorno a Troia assediata. Poi per vendetta Achille viene ucciso per aver ucciso Ettore e terrorizzato i troiani. La maggioranza dei personaggi dell’Iliade combatte ed uccide, compete per il potere, per la vanità e per le donne, e dimostra una scarsa attitudine alla riflessione, all’empatia o alla compassione. Che posto ha Ulisse in un mondo simile? Figura minore nell’Iliade, eppure Ulisse era stato tra coloro che avevano dato ai greci l’idea del cavallo. Questo era un esempio della capacità di avere una “teoria della mente”, ossia la capacità di riflettere non solo sulla propria mente, ma anche sulla mente degli “Altri”. Ulisse aveva previsto ciò che i Troiani avrebbero fatto e che fecero. In seguito diventa l’eroe dell’”Odissea”, la metafora del viaggio della vita umana e dell’uso della mente per superare con l’ingegno gli altri e per non impiegare la forza fisica per realizzare i propri obiettivi e desideri. Il mondo odierno è simile al mondo dell’Iliade, uno “Scontro tra civiltà”, per coloro che vogliono che sia così”.
Cieli Limpidi

Inviato: 2006/6/16 6:27
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Re: pacifista = antisemita?
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Riporto una poesia di Sigal...


In Israele il cielo e' sommerso
Da trepida attesa
Sullo sfondo file e file di vittime
Che bevono i loro singhiozzi:
Ragazze tristi venute
In questo mondo con le gambe
Che se ne vanno senza.
Non è l'inferno, è un mercato.
È solo un negozio di frutta
Esposta sui banchi.
Solo agonia e sangue
Sotto i tetti della città.
Poi i morti vengono lavati
E il loro pudore
Protetto da bianchi sudari.
Non è l'inferno, è solo la guerra
Che passa
Trascinando con sé
Migliaia di amanti.
Agonia e solo agonia
Perché la vita non è sacra
Perché la vita non è nobile.
Domani gli amori
Saranno pietre tombali
In una selva di sangue.
Agonia, agonia
Che devo fare?
Ordinare la pace?

Sigal

Inviato: 2006/6/15 5:47
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Re: pacifista = antisemita?
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Mi fa molto piacere che la discussione che iniziai qualche settimana fa abbia suscitato questo interessante dibattito.
Mi sono permesso di riportare i vostri commenti sul mio blog, in calce all'articolo che scrissi: "Alle Radici dell'Odio".
Ho poi segnalato questi stessi commenti ai miei amici israeliani Sigal (poetessa) e Hadar (colono), i quali sicuramente diranno la loro.
Nel frattempo, ma purtroppo è un periodo che ho poco tempo libero, sto sviluppando il tema.
Infatti in modo del tutto casuale, pochi giorni dopo la pubblicazione del mio citato articolo scoprìi che il Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti aveva organizzato quasi in contemporanea un convegno proprio dal titolo "Alle Radici dell'Odio - Un'analisi del fenomeno terrorismo". Tra i relatori c'erano Psicoanalisti e studiosi sia israeliani sia ebrei.
Mi sono fatto inviare gli atti del convegno che sto leggendo...
Appena avrò qualche ora pubblicherò un articolo che ho intitolato "Il Mondo dell'Iliade - Alle Radici dell'Odio (parte seconda)". Sarà un'analisi del lavoro di George Awad (palestinese residente in Canada) che trovo molto interessante.
Poi lo farò seguire da un articolo che prenderà spunto dal lavoro di Emanuel Berman dell'Israel Psychoanalytic Society & University of Haifa...
Insomma vorrei mettere a confronto i vari punti di vista non dimenticando coloro che come Sigal e Hadar vivono ogni giorno nel terrore.
Mi piacerebbe continuare ad avere la vostra attenzione e i vostri preziosi contributi.
Cieli Limpidi

Inviato: 2006/6/14 16:56
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Bologna! Bologna!
“…le tette sul piano padano e il culo sui colli…”
Bologna la dotta, la grassa e sazia. La disperata Bologna…
Ci arrivai un giorno d’estate alla fine degli anni ’70…
Sbarbatello frizzante d’euforico entusiasmo…
“Bologna bambina per bene. Bologna busona”.
Colpivano, noi provinciali, i suoi panini imbottiti e la penombra dolce dei portici…
“cosce calde di mamma Bologna…”
Bologna carnale e corporea… Sudata e pregna d’odori…
”Bologna ombelico di tutto”. Singolare Bologna.
“Parigi in minore”. I bar all'aperto (...i dehors)... i bistrot...
“Della rive gauche l'odore… con Sartre che pontificava”…
L’ESISTENZIALISMO, l’ESISTENZIALISMO al potere!!!!
“…e Baudelaire fra l'assenzio cantava”…
Lo SPLEEN, lo SPLEEN al potere!!!!
Singolare Bologna... Comune Parigi...
11 marzo (1977)... 18 marzo (1871)...
Bologna veggente!
“...Attraverso il ragionato disordine di tutti i sensi...
tutte le forme d'amore…
tutte le forme di follia”...
La Cara Grande Anima scorazzava imberbe sulle barricate
mangiando nere ciliegie...
Il rosso del sangue e delle bandiere scorreva sui muri...
Altri ragazzini (portati dalla settima onda)
raccoglievano sampietrini e colori
sui nuovi muri della vecchia Europa (…dai parapetti antichi)…
“Mamma dammi la benza!”...
“La società è disgregante, la disgregazione è angosciante, l'angoscia è disperante, la disperazione è delirante (…il delirio è inconcludente)”…
Alice, intanto, guardava i gatti dal civico 41 del Pratello...
Bestemmia secca quando sfondarono la porta.
Bologna e la repressione: Bo-gogna!
I carriarmati in via Zamboni;
i celerini dietro le colonne pitturate dagli indiani.
Metropoli fumante di fuochi e di incendi.
Di ragazzi morti ammazzati e di proiettili nel muro…
A distanza di trent’anni.
Bologna Veggente: il futuro è dei non garantiti!!!
A distanza di trent’anni.
La notte (sospensione di ogni schiavitù),
la precaria notte,
s’estendeva oscura avanguardia del disagio…
Bologna! Bologna! Cupa Bologna dei vampiri
“che sa quel che conta e che vale…”
che “mi spingi”, ancora una volta, “a un singhiozzo e ad un rutto…
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato”...

Con l'amico Pino De March (poetic-attivista ed ex settantasettino, sue le poesie che seguono) e altri spiriti, stiamo cercando di sviluppare alcune esperienze artistiche e di impegno a Bologna. Bologna, una città viva come sempre, malgrado il rigurgito di “legalità”.
Un’idea abbozzata per ora. Un progetto per la prossima primavera che verrà.
A trent’anni (e a 136) da altri marzi radiosi. Un ponte simbolico, artistico e r-esistente tra Bologna e Parigi. Singolare e Comune. Due momenti speciali e unici da non dimenticare… per continuare a sognare… per continuare a sperare… anche oggi… ancora oggi…

(Ringrazio infine anche un altro provinciale sbarcato a Bologna qualche anno prima di me che l’ha saputa cantare, tra un bicchiere di vino e un sospiro, come pochi altri: Francesco Guccini).

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Tra le macerie di vetri infranti di bottiglie e di città

Ho camminato tra le macerie di vetri infranti di bottiglie e di città fino al tramonto
Corpi depressi tra mute di cani coricati sulle piazze e sui teleschermi in movimenti d’indifferenza
Telecamere puntate su quelle forme umane sfigurate di nero spleen
Dentro battono cuori di carne incandescente ed agitata d’ormoni e di precarietà
Il calcolatore della questura visiona gli ultimi battiti cardiaci della moltitudine
Il vento della sera sposta qua e là fogli di finti gratuiti giornali
leggo non leggo ?
web non web?
metro o non metro?
dilemmi postmoderni che sembrano ai molti e primi sguardi intelligenti,
forse perchè ti catturano quando sei ancora in uno stato ipnotico del primo mattino,
ma già a mezzogiorno questa effimera intelligenza sfigura in pettegolezzo.
ultime merci notizie di governi, di guerra, di depressione e violenze familiari
divorate dalle pagine di pubblicità
in un frammento di un giorno che muore
Aspetto l’alba di un quotidiano che segni il gemito di un parto
Che si scopre subito nero avvelenato di particolato e avvolto in una nube bianca di diossina
Angoscia di molecole ancora viventi
Nel fumo del portico di un’osteria Osvaldo del Pratello
Segni di cocktail di corpi di visi semantici
silenzio di specchi dentro ad un bicchiere vuoto
che cattura gli stravolti segni della notte indecisa
all'alba sedersi nel sasso di una piazza ancora bollente, gridata e mal odorata di vino e di birra
guardare turbati al domani che si presenta inalterato di noia e d’ingiustizia
raggi di sole penetrano dai varchi murati della città ammutinata
di realismo e visioni ottuse di città imbalsamata
di un tardo governatore positivista
dal nome di un principe di Transilvania: Nossferrati
sguardi ultimi su quel sasso per andare Avanti
nel futuro negato
riposare sul quel sasso lucidato dai mille passi
sasso termine guanciale d’eresie e d'amori di città
annegarsi nel fiume di folla che riprende a scorrere
operai ed operai incrociano braccia ai cancelli delle fabbriche dismesse
tra cartelli di protesta mangiando gelati
studenti e studentesse incrociano corpi e gambe sul selciato della piazza delle sette chiese
fumando erbe d’infinito e d’oriente
e le pietre di sillabe e consonanti tracciano versi impossibili di metroletterarietà
mentre fast fast fast il tempo
riprende nel cuore del giorno ad agitarsi tra mille telefonate e lavori di seduzioni
impossibili, interinali, infernali
buona passeggiata nel cuore infernale della città del capitale molecolare
mi sussurra all’orecchio un androide bianco e nero delle penombre.

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Impact punk in xm24


Cielo tempestoso nero-nero senza chiaro di luna sulla Bolognina Resistente
E sulle sue strada sudate
nuova onda umana dell’apocalisse punk
mura narranti e filo spinato nell’ex mercato
delimita il ghetto degli erranti
quando il campanile suona le ventiquattro
spiriti dei luoghi vegani muovono i primi passi
fra le pieghe dei graffiti della ri-e-voluzione arborea-animale-umana
impact di ritmi
fiumane elettriche
rivolta di varie generazioni
vecchi e nuovi raggi di sole e di luna
spuntano dalla massa rossa nera affilati come spade
sulle teste bionde di volti del sesto continente
rosso e nera sventola una bandiera sul palco dei officianti stregoni
voci urlano e cuori battono fino all’alba assonnata
I love eversion
“su avanti! La marcia, il fardello, il deserto, la noia e l’ira”
rabbiosa erotica delicata aggressività in scarponi militari
in abiti nerissimi trapunti di chiodi di Londra e di Berlino
di corpo a corpo spinti ondeggiano
Ceres e Marijuana aleggiano nella periferia e nell’aria di birra assieme
a Baudelaire, Rimbaud, Bakunin, Debord e ai Sex Pistols
Esercitazioni di stile tutta la notte
per no future di r-esistenze di vitalità e di socialità sommerse
e il divenire altro e subito gioia
giusta libertà sognata
vita in-quieta per redditi certi
“quando mai andremo, oltre i monti e le rive a salutare la nascita (del nuovo reddito di cittadinanza) e della nuova saggezza,
la fuga dei tiranni (nossferratiani urbani) e dei demoni, la fine della superstizione (del neocapitalismo liberista),
ad adorare per primi! Natale sulla terra!
Il canto dei cieli, la marcia dei popoli!
Schiavi non malediciamo la vita.”

“ma che cos’è la vita ?
cadere sette volte
ed alzarsi otto”
da racconti popolari giapponesi
(appunti di viaggio di R. Barthes)

Inviato: 2006/5/31 12:55
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Dio esiste! Altrimenti i ricchi avrebbero già trovato il sistema di comprarsi l'immortalità.
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Re: Rimbaud
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