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Re: Genere letterario
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E se fosse immortale perché ha bevuto il latte che danno al club degli alcolisti anonimi, che genere sarebbe: culinario?
Mah, Alco ha ragione, ma a me sembra che il problema stia a monte. Chi ci crede a un personaggio che è immortale e non sa perché?
Mi sa che il genere è... bufala!
Non vorrei essere il solito antipatico, ma una trama deve stare in piedi e faccio fatica a immaginare un signore che si sveglia da secoli o da eoni senza sapere chi o che cosa l'ha fregato così, e perché gli toccherebbe restare su questa terra ... per sempre.
Ma a proposito: l'immortalità implica l'eternità, e qui è più difficile spiegare il qualunquismo del genere o la mancanza di chiarezza creativa dell'autore.
ma va!

Inviato: 2006/7/3 8:29
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Re: Per imbrattacarte
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Che ci vuoi fare? Io imbra... sono nato!

Inviato: 2006/5/31 10:33
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Re: Per imbrattacarte
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Mah!

Sono sbronzo di caffé?

Può darsi.
Rileggendo bene ho scoperto che... forse non sono io!

Uhaaaaa!

Insomma, il titolo non è esattamente il mio ma c'è un articolo in più.

Eh che è! Per un articolo.... L'articolo non fa il monaco!

Ma un articolo è pur sempre un articolo e il mio titolo non ce l'ha! Cosa devo pensare?


Beh, prima di gongolare aspetto che mettano anche i nomi degli autori.
Se poi l'articolo c'era davvero... non sono io e...

Inviato: 2006/5/31 10:22
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Re: Per imbrattacarte
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Uehlà, Coniglia!
Come ti è andata con il caffé?
Il mio racconto è tra i finalisti, ma non tra i primi tre.
Uhaaaaaaa!
Ma infondo c'è un lato positivo: ho risparmiato un viaggio in Sicilia.

E adesso che faccio?
Rido verde?

Piango?

Mi incazzo?

No: me ne frego!

E poi troppi caffé... tolgono il sonno!

Inviato: 2006/5/31 9:26
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Re: A Jennifer
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Sapevo che il mio intervento avrebbe sollevato povere, ma proprio per questo l’ho fatto.
Ho detto fin da subito che non giustificavo l’assassino (e ci mancherebbe!), piuttosto che la storia è mostrata dai giornali (e vista dall’opinione pubblica) sempre e solo da un lato.
E’ un punto interessante, secondo me: soprattutto per gente che ama scrivere. Che la storia sia solo presentata da un certo punto di vista, quello di un certo personaggio, è proprio quello che fa si fa in genere scrivendo. Ma, a volte, è interessante porsi da un punto di vista diverso, in modo che lo scrittore si trovi a diventare “onnisciente”, a guardare dal punto di vista di molti personaggi.
Perdonate, ma provate a osservare la cosa da questo lato e guardate cosa come la cosa si trasforma (assassinio a parte).
Dice Laura:

“Un bambino non ha forse diritto ad avere un padre ed una casa?”

Sì: un bambino ha diritto ad avere un padre e una casa. Peccato però che il padre in questione avesse già dei bambini e una casa. E peccato che avesse una moglie, oltre alla giovane amante di 19 anni! E allora, come la mettiamo?
La mettiamo che bisogna lasciar fuori il bambino e guardare i due genitori: loro più che diritti avevano dei doveri, e dicendo “loro” dico entrambi.

Dice ancora Laura:

“Un uomo di 34 anni che frequenta una ragazza di 19 anni senza curarsi delle conseguenze non merita alcuna critica, secondo te? Si condanna lei perchè si è fatta mettere incinta e perchè ha avuto la "faccia tosta" di reclamare i soldi per il mantenimento del bambino...e tu cosa avresti fatto?”

Uehlà, ragazza! Oggi a 19 anni una sa quello che sa anche a 34. Lui sarà stato anche un manigoldo ad approfittare di una diciannovenne ma… anche lei aveva la sua coscienza e avrà capito cosa stava facendo.
Chiariamo bene che non si può giudicare senza sapere quello che i due si sono detti, promessi ecc. Di fatto, se un uomo dice no per nove mesi, difficile che dica sì in nove giorni. Il figlio, ho detto, si fa in due. In due si decide di allevarlo: se uno vuole allevarlo da sé, oneri e onori.

Laura dice ancora:

“Ti metti persino nei panni di una donna e, con ostentata sicurezza, affermi che, se fosse successo a te, avresti provveduto da solo al mantenimento del bambino”.

E certo, Laura: puoi giurarci! Ho in famiglia proprio un caso del genere, e dunque come vedi…

Quindi a:

”Cosa poteva fare una ragazza di 19 anni se non chiedere ciò che spettava al suo bambino?”.

Poteva ricordarsi che al bambino spettava una vita serena che nessun padre, che non l’avesse voluto, avrebbe mai potuto dargli. Questa vita serena, però, gliel’avrebbero potuta dare una madre che si assumesse le proprie responsabilità e dei nonni che, invece di mostrarlo mondo come sappiamo, avessero tentato di proteggerlo e crescerlo come un loro figlio.

Le parole “la madre se l’è voluta” non le ho mai dette. Non ho nemmeno mai detto che lui sia giustificabile, non ho mai detto che la ragazza fosse una poco di buono: ho detto semplicemente che la storia si potrebbe vedere anche da altri punti di vista, non solo da quelli sbandierati dalla stampa!
Tra l’ammazzare e il non voler riconoscere un figlio ce ne corre. Mi chiedo com’è che nel film “Attrazione fatale” lei era un demonio e lui un poveretto: la storia mi sembra molto simile, anni a parte. Questione di punti di vista?
In ogni caso chiudo.
Ringrazio Dio che al mondo ci sono madri pronte ad allevare i “figli senza padre” anche da sole, in silenzio, con amore: senza andare reclamare diritti, senza chiedere soldi, senza minacciare o pietire. E, per fortuna, senza farsi uccidere!

Inviato: 2006/5/18 14:07
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Re: A Jennifer
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Ragazze, attente: vado giù duro! E mi conquisterò ancora qualche punto riguardo alla mia fama di romp…o. Ma ogni tanto ci vuole!
Allora, premetto: sono stufo di tutto questo miele con cui viene ricoperto il male che c’è nel mondo, di tutti questi sentimentalismi (i sentimenti sono altro) con cui si guarda la realtà senza riuscire a darle uno spessore, di questo emozionalismo da reality show! BASTA!!! Sono stufo.
E allora Tommy: gridano giornali e genitori “facciamolo subito santo!”.
E allora Jennifer: tutti a gridare “angeli tra gli angeli”, “donna che dà la vita per il bambino”, orrore orrendo orrendissimo!
Sia chiaro: NON giustifico gli assassini. L’omicidio non ha mai giustificazioni, e la mia “orazione” non toglie nulla all’abominio dell’azione commessa ma…
Ma voglio fare qualche considerazione.
Tommy santo? Nel nostro mondo non si sa più nemmeno cos’è la santità. Nel nostro mondo si è dimenticato che la santità la decreta Dio e non gli uomini, nemmeno quelli di chiesa. Nel nostro mondo si confondono i valori umani, e i dolori umani, con virtù sovraumane: la santità.
Perché? Perché tutti “devono essere felici”?
Mi sono addolorato nel sapere che Tommy era stato ucciso (cosa che per altro, usando solo il sano buon senso, avevo capito da me due giorni dopo il rapimento. E se anche non fosse già stato ucciso prima, era evidente che dopo il tam tam mediatico, la polizia, i giornali, la televisione ecc. un qualsiasi rapitore non demente se ne sarebbe liberato immediatamente: o rilasciandolo, oppure…appunto). Ma invece no: preghiamo, supplichiamo, letterine, pupazzi, lenzuoli… Un telefilm, invece che una tragedia.
Bene, ora lo sfortunato protagonista del telefilm deve essere fatto santo. Perché? Perché è stato barbaramente ucciso. Allora facciamo santi tutti i bambini morti ammazzati (e solo in Ruanda abbiamo fatto un paradiso!) e, inevitabilmente, tutte le vittime di violenze crudeli, tutti i trucidati del mondo, tutti coloro che sono stati uccisi barbaramente da efferati assassini… Tutti santi! Un mondo pieno di santità! Un mondo che non si capisce, con tutti i santi che ha, perché vada in modo così orrendo alla deriva!
Uehlà, ragazzi, ma il divino non è un reality show! I santi sono santi, non uomini, non bambini (seppure ammazzati) ma esseri che hanno raggiunto, in vita, una COSCIENZA angelica.
E con gli angeli ci riattacchiamo a Jennifer.
Allora questa santa, una donna incinta che viene uccisa assieme al suo bambino, diventa angelo.
Anche qui non ci siamo, ma non voglio addentrarmi in discussioni teologiche. Restiamo nell’umano.
La ragazza resta incinta a causa di un amorazzo: lui ha moglie e figli, lei ha 19 anni ed evidentemente non conosce la pillola. Insomma, ci resta.
Si mettono in mezzo le “volontarie della vita” e, bontà loro, la convincono a tenersi il bambino. Bello! Purtroppo il bambino deve mangiare, ma ci sono pur sempre i genitori di lei (la mamma fa le carte in TV) e, dunque, sembrerebbe che non ci fossero problemi. C’è però il nome del bambino!
Emhbé? Che ci vuole? Io gli avrei dato il nome mio, visto che se il padre ha moglie e figli non si capisce come fa a dare il nome a un bambino: se lo riconosce, poi, ci vogliono alimenti ecc. ecc.
E’ vero: un bambino si fa in due, ma si fa d’accordo e… si tiene d’accordo, se si vuole tenere! Se uno dei due non è d’accordo, e l’altro lo vuol fare, se ne accolla l’onere. Fossi femmina, mi faccio il figlio e me lo tengo: vado a far la badante (c’è tanto bisogno di russe, ma anche se non sono russa…), vado a lavare scale, mi do da fare in qualche modo e lo allevo. Pazienza: non avrà le scarpe di marca, i jeans con il culo basso, le magliette D&G ma… avrà una madre che vive per lui in un sottoscala, magari.
Dunque, agendo così ci sarebbero stati due morti e un assassino in meno.
Ma no, l’angelo insiste perché vuole il riconoscimento, i soldi per il mantenimento, e un appartamento dove vivere con il suo bambino (questo i giornali dapprima lo hanno detto, soprattutto i locali, ma poi… sono passati all’angelo). L’angelo insite tanto che il demonio l’ammazza.
E qui efferatezze su efferatezze. Un pazzo, o un disperato, un uomo uscito di senno forse anche per disperazione perché per un amorazzo si vede distruggere la famiglia…
Una follia, ma…Fine.
Tutti piangono.
Tutti inorridiscono.
Poi, però, dato che gli angeli si devono vedere… giù, fotografie del bimbo sui giornali!
Ma dico: SCHERZIAMO ???? E chi glieli ha date le foto ai giornali? I parenti dell’angelo (gratis?).
Chiudo.
Volete che dica la mia? Sono tutti colpevoli: l’assassino, e la famiglia dell’assassinata che di certo ha suggerito alla “vittima” che per allevare un figlio a carico dei suoi genitori occorrevano soldi dati dal padre e un appartamento. Ma questo non si dice, perché emoziona di meno che la storia degli angeli seppelliti insieme nella bara.
Dico io che, se invece di angeli, fossero stati uomini capaci di rimboccarsi le maniche… ragazze-madri ce ne sono a migliaia e tutte, in silenzio, hanno saputo allevare i figli senza diventar angeli.
Direte che sono uno stronzo. Forse è vero ma… sapete quali sono le vere vittime? I figli di lui che dovranno, secondo me, emigrare in america per continuare a vivere in maniera normale.

Inviato: 2006/5/16 9:38
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Re: Caffè moak
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Uehlà coniglia!
Il caffé me lo ho moakkato me!
Ho scrivuto un raconto al ultimo minutissimo, che mi è venuta l'idea ala fine del tempo che si poteva scrivere.
Vinco certo, e se no vinco è che mi è rimasto dentro dei refusi.


Scherzi a parte, i refusi aihmè ci sono perché ho fatto tutto di fretta. Comunque sono curioso...
Aspetto.
Avevo partecipato tre anni fa con un racconto molto particolare che a me sembrava bellissimo. CESTINATO.
Uahaaaaaaaa!
Stavolta vedremo...
Certo che due caffé buttati giù amari... comincierebbero a farmi diventare nervoso!
oppure ? Mah!

Inviato: 2006/5/11 9:36
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Re: Scrittori esordienti
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Uehlà, Lonewolf, ma "ci sei, o ci fai"?
La cosa che mi colpisce in queste discussioni è il fingere di non capire e l'attaccarsi assurdo alla dialettica. Il tale ha detto... manco ci si trovasse in tribunale!
Trovo chiarissimo il discorso di Alco, e lo sottoscrivo!
In equitazione ci sono cavalieri dilettanti e professionisti. I dilettanti montano per diletto, gli altri con i cavalli ci campano. Poco importa che magari siano entrambi in campo a Piazza di Siena: il dilettante i cavalli se li compra da sé, si paga da sé le trasferte e sono affari suoi come riesce a permettersi costi tutt'altro che insignificanti; al professionista i costi li pagano gli altri.
Ti sembra poco? Significa che qualcuno ha tanta fiducia in te da comprarti cavalli da centinaia di migliaia di euro e da darteli da montare sperando che tu vinca: a lui basta stare in tribuna a vedere e sperare.
La differenza tra professionista e dilettante sta tutta qua. Infatti c'è un'altra differenza taciuta ai più: in genere, il dilettante si alza la mattina e va a fare le gare; il professionistra, invece, magari si fa i box, lustra i cavalli, fa l'istruttore, guida il van ecc. ecc.. Insomma arrotonda, perchè altrimenti di premi non si vive: vince infatti uno solo!
Ci sono professionisti più ricchi (quelli più bravi o che hanno in quel momento il cavallo migliore: cioè che hanno scritto un best seller) e più poveri. Anni fa un intero paese cecoslovacco si è tassato e ha fatto da team e da supporter a un connazionale (fantino professionista) che ha corso il "Gran National" in GB con un cavallo CZ.
Insomma... "non di solo pane vive l'uomo"!
La mia idea, però, è che "cavalieri" sono tutti quelli che montano a cavallo e "professionisti" quelli che di quello sport vivono. Un esempio: un tempo per montare in ippodromo nella categoria dei "gentleman" (dilettanti) dovevi presentare la denuncia dei redditi e far vedere che non campavi di attività ippiche.
Secondo me uno "scrittore professionista" è quello che della scrittura ha fatto una "professione". Quindi non basta essere pubblicati, non basta vendere un libro ma... per meritarsi il "titolo" bisognerebbe vivere solo di quello.
Un esempio?
La ARSLAN ha veduto più di 150000 copie di "La fattoria delle allodole" e adesso ci stanno facendo un film. Credo che stia per pubblicare (o abbia pubblicato) un altro libro ma... professionista non è, dato che è professore ordinario all'Università di Padova.

Inviato: 2006/4/20 10:35
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Re: il nulla
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Uehlà Dandelion, noi cani il nulla ci piace molto.
Se accetti nulla=vuoto, puoi spiattellare nella tua tesina il capitolo 11 del Tao te Ching.
La traduzione non è delle migliori, ma (se non trovi di meglio) accontentati.

Tao te Ching XI

Trenta raggi si uniscono in un solo mozzo,
nel suo vuoto si ha quanto è utile al carro.
S'impasta l'argilla per fare un vaso,
nel vuoto si ha lo scopo del vaso.
Si aprono porte e finestre nei muri di una casa
nel loro vuoto si ha quanto serve alla casa.
Perciò il pieno è l'oggetto
ma il vuoto ne è la vera essenza.

Inviato: 2006/4/13 9:31
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Re: Concorso "Il racconto nel cassetto"
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Rispondo a SFINX (l'avrò scritto giusto?)... Insomma a quello che ha come avatar la sfinge.
Non entro nella bagarre degli errori ortografici o di battitura della mail che nel "racconto nel cassetto" avvertiva i concorrenti: più che grammatica mi pareva trattarsi di refusi. Ma poi, in ogni caso, chi scrive la mail non è un giurato. E in ogni caso uno potrebbe anche saper leggere benissimo e non saper scrivere.
Dunque (lo so, non si comincia mai con dunque, ma me ne frego) vengo a quanto scritto da Sfinx:

Non per questo penso che tutto sia una farsa. Certo 731 fra racconti e fiabe sono un'enormità tra cui scegliere, ma perché dobbiamo sempre e comunque vedere del marcio ovunque?
Non dimentichiamoci che dei circa 11000 euro, 8000 sono stati messi in palio. I finalisti poi sono invitati per tre giorni a loro spese ed alla fine viene pubblicata una raccolta dei racconti arrivati in finale ed una delle fiabe.

Caro Sfinx io non vedo"il marcio", vedo soltanto l'impossibilità a valutare in modo non superficiale 731 racconti in qualche mese (3 oppure 4 non so).
E' questione di conti, non d'altro. Se io devo leggere in 4 mesi 731 racconti, significa che ne devo leggere sei al giorno feste comandate comprese. I racconti, mi pare, non avevano limiti di lunghezza e quindi se mediamente ciascuno era di una decina di cartelle, ciascun giurato avrebbe dovuto sfagiolarsi 60 cartelle al giorno.
Ammesso che uno ce la faccia, spiegami come fa a confrontare i racconti letti all'inizio con quelli letti alla fine.
Io credo che sia stata fatta una decimazione del tipo: sette giurati leggono 100 e rotti racconti ciascuno e ne scelgono una decina. Poi, tutti insieme, rileggono i 70 racconti selezionati e così via. Alla fine escono i finalisti.
Non c'è nulla di marcio, ma è difficile che emergano i racconti più delicati o più difficili. Insomma è un modo di "correre" che non mi piace.

Detto questo hai ragione di essere entusiasta. Anch'io lo sono. Mi piace mettermi in gioco, mi piace osare, mi piace provare. Un racconto che a me piace moltissimo l'ho madato a 15 concorsi prima di smettere: non è mai neppure stato segnalato. A me, chi se ne frega, continua a piacere.
Il bello dei concorsi è anche questo.
Però...
Però, vedi, il Racconto nel cassetto accetta 731 racconti. Ne arrivano tanti perché il premio fa gola ma, allora, i giurati dovrebbero prendersi tutto il tempo necessario e leggere, e valutare, e rileggere. Perché solo 3 o 4 mesi?

Vengo ai soldi: 11000 euro sono un'enormità. E' vero, ospitano a Napoli ecc. ecc. In più il premio è grosso. Ma allora... ragione di più per leggere e valutare con tutto il tempo che occorre!
Il metodo della decimazione non funziona: ogni giurato ha le sue idee e un racconto può passare da uno e non passare dall'altro. Una giuria di più persone serve proprio a questo.

Detto ciò voglio consolarti: non dico questo perché sono come la volpe che non arriva all'uva. Lo dico perchè è giusto dirlo, farlo rilevare e forse fare anche pensare la giuria. Ci sono autori di una certa qualità che quest'anno hanno partecipato ma un altr'anno non lo faranno perchè uno non "butta via" 15 euro per giocare a tombola! E in concorsi simili è proprio una tombola. Credo che si possano valutare 200, 300 e anche 400 racconti, ma 700 vanno oltre le umane capacità.

Quindi niente marcio, niente pensar male, ma semplicemente PENSARE. Preferisco spendere i miei 15 euro in concorsi meno "generosi" dove però posso credere che la giuria abbia letto.
Vuoi un esempio? C'è stato un concorso gratuito del Comune di Monticello Conteotto (VI) per racconti molto brevi, con premi poco meno importanti di quelli di Napoli (ma senza ospitalità). Nella prefazione dicono di aver ricevuto 200 racconti, la giuria ne ha premiato 5 e ne ha selezionati altri 25 per pubblicarli in una antologia. Ho avuto modo di leggerla (la distribuiscono gratuitamente) e posso garantirti che i racconti sono tutti piuttosto belli. Secondo il proprio gusto, si può preferirne uno o l'altro, ma la selezione di 30 su 200 sembra fatta in modo veramente corretto (oh dio, forse non si saranno accorti di un capolavoro ma... si vede che c'è stato un lavoro preciso e che le opere sono state scelte secondo criteri predefiniti). Tutto qui.

Non perdere il tuo entusiasmo!

Inviato: 2006/4/3 16:03
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