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Re: E' ricominciato Lost!!!!!!!!!!!!!!!!!
Not too shy to talk
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Lotto contro la tentazione di mettere sky...
Ma nooooo, mi dico poi, abbi fiducia nella rai, che daranno pure la quarta serie...
Comunque sia, ecco la mia versione: nella bara non c'è Hugo, perché mi sta simpaticissimo; Kate invece sta davvero con Sawyer, sicché l'infelice Jack alla fine si sposa la francese (eheheh).
E per concludere, detto tra noi, il mio preferito è Said, che è bello, forte e intelligente.

Inviato: 2008/2/14 23:24
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Re: Canzoni d'amore
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Le più belle canzoni d'amore sono quelle che mi fanno più male.
Ne ho una lista interminabile ma qui ne citerò due soltanto, una internazionale e una italiana.
One - U2
Hotel Supramonte - Fabrizio de André

Inviato: 2008/2/8 1:34
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Re: Film preferito tratto da libro
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Ho visto infiniti anni fa una versione cinematografica in bianco e nero di "Cime Tempestose"... è quella, forse? Sono curiosa, comunque. Il libro è tra i miei preferiti e l'ho trovato tutt'altro che romantico... è cupo, disperato, violento, a tratti straziante... come piacciono a me, insomma.
Tornando a bomba...
"Shining" di Kubrick (da Stephen King), il migliore horror mai visto, per me.
Mi viene in mente poi, di ben altro genere, "Camera con vista" di James Ivory, tratto dall'omonimo romanzo di Forster: l'ho trovato di una sensibilità unica, riesce a essere triste anche nel lieto fine.
Vorrei infine citare un film che, più che la trasposizione cinematografica di un romanzo, ne è una libera interpretazione adattata ad altro contesto: "Apocalypse Now", ispirato inequivocabilmente (e anche dichiaratamente, mi pare) a "Cuore di Tenebra" di Conrad. Monumentale!

Inviato: 2008/2/8 1:16
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Re: Biografia
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dimenticavo la nota biografica:
Banshee, nata trentaquattro anni fa in un luogo qualsiasi della Murgia più arida, si giocò sui libri i migliori anni della sua vita sperando di poterne trarre una valida ragione per andare via. Poi venne meno anche la speranza. Oggi fa la casalinga disperata, quotidianamente alle prese con i suoi due pestiferi pargoli. E scrive, perché non ne può fare a meno. Forse è l'unica cosa che nessuno potrà mai impedirle di fare.

Inviato: 2008/2/8 0:58
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Re: Biografia
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Io invece sono di quelli che s'interessano alla biografia di ogni autore in cui incappano, che leggono prefazioni, introduzioni e qunt'altro sia possibile prima di intraprendere la lettura di un libro. Sarà stato complice il tipo di studi che ho fatto, ma di biografie ne ho lette eccome. Quella che mi è rimasta più impressa è la biografia di Kafka... altro che anonimo impiegato, quel ragazzo era... qualcosa di incredibile, tutt'uno con la sua scrittura. Non si dovrebbe leggere Kafka senza leggerne prima la biografia. Per altri autori magari si può fare tranquillamente, ma non per Kafka.
Per il resto, ho imparato a utilizzare le note biografiche per capire con chi ho a che fare, quale può essere la sua forma mentis, il suo modo di essere (o essere stato) e conseguentemente di scrivere (o di aver scritto), perché la vita di un uomo può rivelare tantissimo della sua arte.

Inviato: 2008/2/8 0:29
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Re: Scuole di scrittura
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Indubbiamente, il talento va coltivato.
Ma le scuole di scrittura sono a pagamento. E non è neppure detto che a iscriversi siano sempre e soltanto i "talentuosi": chiunque abbia qualche aspirazione letteraria e moneta a disposizione, a questo punto, potrebbe parteciparvi. E magari a mancare è proprio quel "quid" che dovrebbe distinguere l'aspirante scrittore di talento dall'aspirante scrittore mediocre. Il quale, è vero, attraverso un buon corso di scrittura può senza dubbio crescere, migliorare stile e tecnica e quant'altro. Tuttavia non sarebbe giusto neppure sottovalutare il "quid" di cui sopra (penso che sia più o meno la stessa cosa a cui faceva riferimento Francy, se ho ben inteso). L'attitudine naturale è una componente importante, che spesso viene sminuita, forse, chissà, proprio perché sono fin troppi quelli che credono di possederla.
Il talento, per me, è qualcosa che cresce assieme al proprio autore, attraverso una buona cultura, le più ampie letture, la pratica continua e non occasionale dell'attività creativa, il confronto con il mondo esterno, quello con gli altri autori, la sperimentazione, ma soprattutto la capacità e l'umiltà di individuare e riconoscere i propri limiti, per poterli così superare.
Poi magari, potendo permetterselo, un buon corso.

Inviato: 2008/2/8 0:14
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Re: gentili arzy e smoje...
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E' vero. Tradurre un testo straniero rispettandone anche lo spirito, inteso in tutte le sfumature possibili, è cosa assai difficile. C'è bisogno di gente estremamente competente, che abbia una conoscenza perfetta di ciò che si appresta a tradurre e del suo contesto letterario, storico, sociale.
Mi vengono in mente le lezioni di letteratura tedesca che seguivo all'università (caspita, sono già passati quindici anni da allora!): il docente ci presentava tre o quattro diverse traduzioni, chessò, della Metamorfosi di Kafka (fior di traduttori, però!), e si doveva analizzare, valutare i dettagli, cogliere le sfumature più profonde... era il corso di laurea in lettere antiche però, non quello in lingue. Pensavo che alla facoltà di lingue ci fossero corsi o indirizzi specifici per futuri traduttori di letteratura; l'affermazione che i neolaureati in lingue siano appena più che interpreti ha scombussolato un po' le mie convinzioni... anche perché sarebbe cosa grave se davvero la preparazione accademica dei linguisti avesse di queste lacune... spero non sia così!

Inviato: 2008/2/5 16:41
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Re: ... niente più nomi
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Alco è davvero bravo a caratterizzare tipi e situazioni. Le sue randellate alla "nostra" coscienza sporca, che le si condivida o no, fanno sempre riflettere...
Io la prima fase l'ho saltata a piè pari (peccato, manco la soddisfazione di sentirmi dire quanto 'sò 'bbrava da mammà!), la seconda l'ho soltanto appena appena sfiorata, ma non ho voluto credere alle illusioni facili. Se un giorno deciderò seriamente di mandare qualcosa in esame presso una casa editrice di quelle a posto (e sarebbe anche ora,credo), spero almeno di non finire maicome quelli della terza tipologia, sarebbe davvero troppo triste.
Intanto, mi accontento delle antologie. Valide, curate, perfino decentemente distribuite. Ma questo, per citare Alco, è anche per me "un altro discorso".
Un saluto!

Inviato: 2008/2/3 16:22
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Re: gentili arzy e smoje...
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Dimenticavo, a proposito di on demand:
a mio parere può essere utile quando si tratti di una pubblicazione episodica, magari legata a un evento. Ho già altrove avuto modo di raccontare che mi è capitato, mesi fa, di far stampare da un editore on demand un volumetto di mia narrativa, in origine destinato a una serie di serate a tema, prettamente locali, e ciò mi ha portato a livello locale anche un po' di "pubblicità" come autrice. Probabilmente in futuro userò lo stesso sistema di pubblicazione per il saggio di storia locale a cui sto lavorando con una collega. Costi contenutissimi e più che recuperabili, una veste accattivante e la possibilità di divulgare il nostro lavoro di ricerca presso un pubblico interessato all'argomento, comunque sicuramente locale.
L'importante è avere ben presente pregi e limiti di questo tipo di servizio. Se si presta al proprio obiettivo può essere bene, altrimenti, concordo, diventa inutile.
Chiudo e vado a nanna. Ciao!

Inviato: 2008/2/3 1:26
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Re: gentili arzy e smoje...
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Ciao, intervengo per dire che il discorso di Arzy mi ha molto colpita, specie perché vi ho trovato qualche affinità con la situazione nella mia piccola provincia, dove capita spesso di trovare, nell'unica (o quasi) libreria del centro, parecchie pubblicazioni di autori locali, tutte certamente pubblicate a pagamento... magari qualcuno che le compra - non fosse altro per curiosità - c'è pure; probabilmente questo talvolta basta, per chi non abbia altre ambizioni, ma magari un qualche talento o una particolare capacità di comunicare ed emozionare, almeno per essere riconosciuto e magari apprezzato come scrittore/poeta a livello locale. Il che (ripeto, sempre che non si aspiri ad alte vette) potrebbe anche portare delle piccole gratificazioni.
Giustissimo invece il discorso di Armandillo, se si considera la questione da un punto di vista etico.
Vorrei però indicare altre circostanze per cui un autore può essere spinto a cedere alle lusinghe dei commercianti di sogni: oltre alla poesia, è difficile che un editore pubblichi a proprie spese le raccolte di racconti. Non so perché, ma ho trovato in rete tantissimi siti di case editrici che invitano a non presentarle. Forse una silloge di racconti non è abbastanza commerciabile quanto un romanzo? Probabilmente.
Peggio: la narrativa di genere, escluso probabilmente il fantasy, che sulla scia del Signore degli anelli o di Harry Potter, ultimamente è abbastanza considerato dal commercio editoriale. Occupandomi da diversi anni di horror, tempo fa ho cercato di selezionare case editrici che potessero essere interessate ai miei lavori. Ebbene,dopo aver esaminato centinaia di siti e di cataloghi di editori non a pagamento, ho trovato pochissimi titoli, più che altro di autori stranieri o, nel caso di italiani (pochi esordienti, a dire il vero) riferibili a tematiche più che altro thriller o comunque americaneggianti. Sono passata allora a considerare quelle case editrici che pubblicano specificamente narrativa horror: ebbene, non ce ne sono moltissime, e di quelle poche, ne ho trovate solo due o tre che pubblicano assolutamente non a pagamento (una delle quali dichiarava apertamente di essere satura di materiale, invitando a non mandarne più); le altre si regolano sul singolo caso, oppure pubblicano solo dietro contributo, oppure non si occupano di esordienti. Ovvio che allo sconosciuto autore di horror italico rimane solo da mettersi in coda (lunghissima coda, considerando la situazione) sperando che la propria opera venga considerata abbastanza commerciale da giustificare un investimento su di essa da partedell'editore; oppure, per chi non ha tutta questa pazienza, cedere a una più facile, ma anche più concreta, tentazione.
Certo, si potrebbe anche decidere di non pubblicare del tutto, a me è capitato. Ma alla fine, un'opera è (quasi)sempre concepita per essere letta, per cui è più facile cedere che fare i virtuosi.
Qualcuno potrebbe dire, allora, che basta una stampante per inventarsi un libro da regalare. Beh, a parità di prezzo tra una stamperia e un piccolo editore on demand che di suo mette marchio e codice, chi è che sceglierebbe la stamperia?
Scusate se ho voluto, per una volta, fare l'avvocato del diavolo, ma credo che la questione abbia talmente tante sfaccettature (qui ne ho considerata giusto qualcuna) che
diventa difficile per me essere categorica nei giudizi. Questo pur condividendo, a livello ideologico, l'opinione di Armandillo.
Un saluto e... perdonate il lunghissimo post!

Inviato: 2008/2/3 1:00
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