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LA FIERA DEGLI ORRORI
Pubblicato da Sedrik il 12/6/2007 (3287 letture)
Schiacciata dai mille problemi di questa dannata vita, ancor più che dalla canicola insopportabile del pomeriggio di sole cocente non ancora giunto a conclusione, la pletora di ragazzi riprende ad animarsi dallo stato di torpore indotto dal caldo e dai bagordi di poco tempo prima.
È giunta l’ora: ad un segnale indefinibile, eppure chiarissimo a tutti, quasi una sorta di ricordo ancestrale impresso a fuoco nella propria memoria atavica, il gregge di pecore riacquista la propria capacità motoria e si avvia con passo strascicato verso l’origine del richiamo.
Seduto ai bordi della passerella di cemento osservo divertito e meravigliato questo insolito, eppur frequentissimo, spettacolo naturale.
Alcuni, gli agnellini, corrono, ignari e spensierati, verso il bar, sede del buon pastore pronto a sfamare ed accudire le sue buone bestiole. Hanno passo vivace, già dimentichi della temperatura torrida che fino a pochi attimi prima li comprimeva esausti al suolo. D’altronde si sa, al minimo stimolo positivo ogni terrore viene ben presto obliato.
Ma ecco, attenzione, è il turno delle pecore, quelle dal manto pregiato (per loro!): accorrono subito appresso agli sparuti agnellini, consce di dover dare il meglio di sé nel breve cammino che separa la battigia dal bancone dell’abbeveratoio. Infatti è in quel tratto, centrale e osservabile da tutte le specie presenti, che i richiami sessuali riescono ad arrivare agli astanti. E allora via alle acconciature più elaborate e vistose, incomprensibile come si siano potute conciare col solo ausilio di una spazzola e qualche forcina ben piazzata, anche ondeggianti a ritmo ipnotico, pancia appiattita a forza di respiri trattenuti, rischiando peraltro il soffocamento, ma cosa importa? Questo ed altro purché possa servire a farsi notare! Per non parlare degli zoccoli: martoriati dalla sabbia cocente vengono coperti con sandali o ciabatte più luminosi di piste d’atterraggio, per le più fortunate e previdenti, o addirittura con formidabili stivali in cuoio, per le più masochiste o autolesioniste, che dir si voglia. È però in nome della moda, e tanto basta.
Giunte al termine del tragitto, le splendide pecore si sistemano nelle posture più languide e intriganti pronte per godersi lo spettacolo offerto dai prossimi avventori.
Ora è il turno dei montoni. L’atmosfera si tende, l’aria si gonfia di un vento foriero di tempesta, la sabbia pare percorsa da tremiti di energia pura. Arrivano. I galli da spiaggia. Sì, loro, i veri montoni capobranco! Fisico possente (a dire il vero quasi tutti sono frequentatori assidui di palestre e bevitori incalliti dei più farraginosi intrugli di ormoni; e questo, purtroppo, oltre al danno, spesso produce la beffa: tronco e braccia che farebbero invidia ad un gladiatore romano e gambe che invece paiono più sottili di quelle di un airone cenerino cachettico!), sguardo fiero e risoluto (i più tendono invero a nasconderlo dietro spessi occhiali da sole dalle fogge più strane, per cui potrebbe essere benissimo uno sguardo da citrullo beota, ma pensandoci non può essere: di fronte a cotanta mascolinità è impossibile credere che dietro quelle lenti scura possa esserci null’altro che uno sguardo da duro), andatura lenta e sgraziata (è il pegno da pagare per lo sviluppo abnorme e stridente della massa muscolare: nulla viene coltivato con proporzione e armonia quindi tutta la coordinazione fisica va a farsi benedire, regalando spettacoli degni del miglior teatro delle marionette, quasi un miracolo non veder mai nessuno franare su sé stesso o implodere sotto il proprio peso). Ahimè, tante e tali manifestazioni della maschile bellezza nascondono spesso delle trappole imprevedibili; dopotutto quando il positivo è molto chiaro il negativo è molto scuro. I problemi sorgono quando il montone tenta l’approccio: se la metafora usata per la descrizione fisica, magari esagerata e crudele, lo ammetto, reggeva e divertiva, deve per forza essere abbandonata per la descrizione mentale/spirituale degli stessi, pur mantenendo la medesima pertinenza. Mi spiego meglio: non posso certo affermare che questi ragazzi assomiglino fisicamente a montoni (bha, in realtà si potrebbe discutere anche su questo), ma posso asserire con ragionevole sicurezza che il grado di intelligenza tra le due specie possa effettivamente essere comparabile.
Le pecore, allibite e già scosse dalla fregola pomeridiana non riescono a trattenersi, e partono coi loro studiati movimenti provocanti a ritmo di danza. La stessa danza organizzata e scandita dal buon pastore, che ama le sue pecore e per distrarle dai problemi quotidiani dà loro una sana dose di musica a tutto volume, pontificando con frasi irripetibili dal suo pulpito tecnologico farcito di microfoni, luci e mixer.
I montoni fremono, ma sanno che non è ancora il momento di lanciarsi alla carica, per tema di scoprire troppo presto le loro carte migliori in modo da avvantaggiare irrimediabilmente la spietata concorrenza. Senza contare, poi, che alcune pecorelle potrebbero già essere accoppiate, e non avrebbe senso rischiare cornate così, senza motivo. Innegabile che qualche scontro, a volte, succede: è la legge della natura, quando si compete per lo stesso premio, una candida pecora, solo il più forte può raggiungere la meta. E allora viene preso d’assalto l’abbeveratoio: il bancone è letteralmente sommerso da ragazzi pronti a ordinare qualsiasi porcheria alcolica, tanto è l’alcol che conta, non il sapore del drink. Si narra, si dice il peccato ma non il peccatore, che alcune volte, finite le scorte di bevande, baristi senza scrupoli, pur di continuare a incassare a discapito della salute altrui, abbiano propinato alcol frammisto alle più invereconde porcherie liquide: acqua non potabile spacciata per vodka, fanghiglia, urina e chi più ne ha più ne metta. Nessuno, ancora una volta si narra, si è mai accorto della differenza e tutti si è continuato a bere freneticamente, per poi accusare solo nei giorni successivi qualche lieve disturbo intestinale. È stato il caldo inclemente, si è poi pensato!
A questo punto i più abili, belli e fortunati riescono ad attaccare discorso con le pecore: è ancora allo studio il motivo per cui le stesse pecore riescano a sopportare la corte tanto sgraziata di montoni sì prestanti ma totalmente debosciati e/o decerebrati. Ipotesi non ancora verificate vertono su profonda ubriachezza femminile (possibile), forte tendenza ad ignorare il contenuto e considerare solo il contenitore a dispetto dei discorsi che vorrebbero esattamente il contrario (probabile), accontentarsi di un imbecille qualsiasi che ti dia una botta piuttosto che cercare di costruire qualcosa di più serio e duraturo a discapito di una magari non brillantissima prima impressione (certo).
In tutto questo, ovvio, vi è la certezza inconscia di star facendo le cose per il meglio. In questo senso: tutti, e dico tutti, ripetono con motivi triti e diuturni che questo è il modo giusto per divertirsi. Ecco che allora, essendo appartenenti allo stesso gregge, siamo in fin dei conti tutti ragazzi, ci si adegua con allegria alla normalità più squallida. Dopotutto lo fanno tutti, e se anche fosse sbagliato nessuno mi verrà mai a rimproverare nulla dato che non sono l’unico. Forti di questa certezza, il conscio, il subconscio e l’inconscio cospirano per far adeguare alla massa (di imbecilli?) il proprio comportamento. Si sa: è molto più facile pensare un pensiero già pensato che pensarne uno nuovo tutto da soli.
La sera sta sfumando verso la notte eppure la musica e l’alcol sono ancora a livelli incontrollabili, così come la stupidità e la puzza di sudore misto sigaretta misto spinello misto urina misto cibo. L’happy hour finirà tra qualche minuto.
Vedo i ragazzi che dicono di divertirsi: anche perché in quel modo credono di dimenticare quel che li aspetta il giorno dopo, chi il lavoro chi lo studio, che poi dopo serate del genere ci si riprende solo verso metà settimana, quindi per forza ti dimentichi, hai qualcosa di peggio a cui pensare!
I pezzi da novanta hanno trovato una bella pecora che possa regalare loro qualche momento di felicità di plastica. Le pecorelle più sgraziate, invece, rimangono sole e stizzite, e fra loro si consolano cercando di convincersi che il manzo che non le ha volute non è in realtà quel gran montone che sembra (beata ignoranza!). Gli agnellini, i solitari, come sempre guardano senza mai poter stringere nulla, abbandonati in un angolo con la sola compagnia del bicchiere mezzo vuoto. Alcol, naturalmente.
Io trattengo a stento una invincibile risata che mi nasce dal luogo più profondo della mia anima, o forse del mio cuore. Mi costringo a non seppellire la testa sotto la sabbia per poter così liberare la folle risata che sta per sgorgare. Verrei preso per matto.
Io!

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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
giosp
Inviato: 13/6/2007 13:08  Aggiornato: 13/6/2007 13:08
Home away from home
Iscritto: 21/10/2003
Da: Veneto
Inviati: 2896
 Re: LA FIERA DEGLI ORRORI
Bello bello!
A parte l'argomento e il significato (condivido pienamente in tutto e per tutto. Che tristezza, eh?) la lunga metafora mi è piaciuta, come il modo in cui hai scritto, scanzonato misto a paroloni letterari, stile che ammetto mi garba assai. Voto assolutamente positivo!
il_corvo
Inviato: 14/6/2007 9:06  Aggiornato: 14/6/2007 9:07
Home away from home
Iscritto: 30/11/2004
Da: Carpi (mo)
Inviati: 949
 Re: LA FIERA DEGLI ORRORI
Ancora una volta sono alle prese col dilemma Sedrik!



Leggo, riguardo, rifletto, non trovo un particolare che proprio non va. Però chissà com'è alla fine della lettura mi rimane un senso d'incompiuto, non mi convince sino in fondo.

Sarò destinato ad attirarmi (sigh!) l'antipatia del mio simpatico corregionale Sedrik, ma non mi sento di dare un voto soddisfacente nemmeno stavolta.

voto: negativo

A parziale tentativo di riparazione (ma non è una sviolinata: è quello che penso realmente) voglio dire che dei tre racconti postati da Sedrik, per me il migliore, quello a cui avrei dato un giudizio ampiamente positivo è stato il primo "L'indegno", ma non ho potuto votarlo in quanto compartecipante alla medesima sfida.

Ciao. In bocca al lupo.
Ostialla
Inviato: 19/6/2007 9:38  Aggiornato: 19/6/2007 9:38
Not too shy to talk
Iscritto: 5/4/2007
Da: Padova
Inviati: 68
 Re: LA FIERA DEGLI ORRORI
Voto NEGATIVO
Perché questo testo sta nel concorso sbagliato: non è un racconto, ma un'allegoria, di quelle belle di stampo medievale. Peccato però che ogni tanto non ce la fai a trattenerti e sbotti con i tuoi giudizi personali, mentre nell'allegoria i concetti sono espressi solo dal significato simbolico delle immagini.
Piena solidarietà per le idee su codesta "pletora di ragazzini" (pensa che io ci lavoro in mezzo..)
lcasc
Inviato: 5/4/2009 18:17  Aggiornato: 5/4/2009 18:17
Quite a regular
Iscritto: 5/4/2009
Da:
Inviati: 175
 Re: LA FIERA DEGLI ORRORI
Non so se l'autore abbia voluto fare letteratura. Questa non lo è certamente. Anche questo è un orrore.
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