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Una clone
Pubblicato da Vale_freedom il 12/6/2007 (2955 letture)
La clonazione, del dottor Graham Slippedge. Un tomo di cinquecento pagine fitte fitte, che non avrebbe attirato nessun cliente, in una libreria. Joella si chiese distrattamente dove il caro dottore avesse trovato i finanziamenti per pubblicarlo…lei non ci avrebbe speso un centesimo, per un volume così idiota. Nascosta da uno degli scaffali della biblioteca, diede un’occhiata all’indice e lesse i titoli dei vari capitoli.
Capitolo 1: Il primo clone: la pecora Dolly.
Nah. Joella sapeva già tutto quello che c’era da sapere, su quella povera pecora.
Capitolo 2: Tutti i problemi della clonazione.
Puah. Ma proprio a lei volevano venire a spiegare quali erano i problemi della clonazione? E soprattutto, come diavolo aveva fatto il dottor Slippedge a ficcarli “tutti” in un singolo capitolo lungo appena una cinquantina di pagine? I grandi misteri della vita. E dell’editoria.
Capitolo tre: Un clone inconscio di esserlo.
Ah ah. Questa sì che era da ridere. Un clone inconscio di esserlo? Joella aprì il libro alla pagina indicata e incominciò a leggere.

Quando riemerse, era furiosa. FURIOSA. Il dottor Graham Slippedge aveva inventato (ma poi, da quando i dottori inventavano?) la storia di una ragazza di nome Ellys, che era stata clonata e poi era morta. Ma nessuno se n’era accorto, perché, attenzione attenzione, al suo posto era stato messo il clone, completo di ricordi e talmente perfetto che “tutti lo credevano la vera Ellys”. E non solo: anche lei si credeva tale! Sconvolgente.
La lista di cose che Joella avrebbe voluto dire al dottor Slippedge si allungava. Innanzitutto: «Eviti il sessismo!». Se il personaggio era il clone di Ellys, per quale statistica ragione doveva essere “un” clone? Era una clone. Forse non grammaticalmente corretto, ma socialmente giusto: i cloni erano sì le copie genetiche di qualcun altro, ma un sesso ce l’avevano, proprio come tutti. Quindi:
- Capitolo 1: La prima clone: la pecora Dolly
- Capitolo 3: Una clone inconscia di esserlo
- “tutti la credevano la vera Ellys”.
E via dicendo, per tutto il libro.
Seconda cosa: «Non osi raccontare stupidaggini sulla pecora Dolly perché è il mio mito!». Beh, d’accordo, questo era personale. Il fatto era che voci di sottobanco sostenevano che anche le pecore, come qualunque altro animale, fossero dotate di un certo istinto…e che la cara, vecchia pecora Dolly, tanto amata dagli scienziati, avesse dato loro del filo da torcere, prima e dopo la clonazione. Come una pecora potesse dare del filo da torcere a qualcuno non era molto ben chiaro, ma oramai Joella aveva preso a considerarla come un’eroina, senza porsi troppe domande. Che bisogno ce n’era, in un mondo in cui la fantasia era l’unica cosa pulita che restava?
Terza cosa: il dottor Graham dove l’aveva trovata una clone perfetta? I cloni perfetti non esistevano. Era quasi una legge della fisica: CP=Or. Ossia, clone perfetto uguale originale. In altre parole, se vedi un clone perfetto hai trovato l’originale. Questo perché non esisteva uno scienziato in grado di riprodurre esattamente tutto il DNA: da qualche parte si sbagliava sempre. L’importante, dicevano i clonatori, era “limitare i danni”. Ossia, cercare di non sbagliare qualcosa di troppo importante, come il colore degli occhi o dei capelli. O magari il sesso. Proprio come era successo a Joella: un errorino nella clonazione, e si era ritrovata con due cromosomi X nel DNA, pur essendo la clone di tale Joel, che di certo un cromosoma Y da qualche parte doveva averlo. Una clone perfetta, vero dottor Slippedge?
Non che a Joella dispiacesse. Essere donna aveva parecchi lati positivi, non ultimo il fatto che, pur essendo lei il ventiduesimo clone di Joel, era l’unica il cui nome non era accompagnato da un numero. Joel 20. Joel 21. E…Joella. Sui documenti poteva farsi quasi passare per un’umana, a parte il fatto che sopra la tessera d’identità c’era un timbro grosso come una casa che recitava “clone registrato”. Piccolo inconveniente cui il suo viso angelico poneva spesso rimedio.
Quarta e ultima cosa: un clone, o una clone che fosse, non poteva essere inconscio, o inconscia. Il motivo era semplice. Non si poteva riempire il cervello di un clone di balle, perché uno degli antipatici “ingredienti” che servivano alla clonazione aveva il brutto vizio di fargli rigettare tutto ciò che non era verità (e da questo si vedevano le schifezze che gli scienziati usavano….no comment!). Per esempio, una volta che aveva iniziato a funzionare, un clone era liberissimo di credere in Dio, ma prima doveva essergli stato detto che esisteva più di un Dio, che alcuni ci credevano e altri no…eccetera. Una buffa reazione che, per fortuna, gli scienziati non erano ancora in grado di evitare. Joella dubitava che ci sarebbero mai riusciti, se erano tutti inguaribilmente stupidi come il dottor Graham Slippedge.
Tornando a bomba, per questo un clone non poteva essere inconscio: perché non gli si poteva raccontare che era una persona vera; le reazioni allergiche che si rischiavano erano fortissime. Un vero disastro, per il creatore…tutt’altro che un disastro, però, per il clone in questione. Per una reazione allergica si poteva anche morire, ed era questo che i cloni desideravano più al mondo: una morte rapida, il prima possibile. Se ce n’erano tanti in giro, era solo perché, prima della nascita, veniva messo a tutti un blocco di sicurezza nel cervello che impediva la distruzione di sé stessi o di altri umani. Nessun suicidio o omicidio fra loro, dunque. Qualcosa di positivo che li differenziava dagli umani, anche se loro non ne erano per nulla contenti.
Joella era infatti forse l’unica che non se la augurava, una reazione allergica. La maggioranza dei cloni era indignata: si sentivano sfruttati, costretti, la versione moderna degli schiavi. Avevano ragione. Erano privati della dignità che era il minimo garantire a qualsiasi uomo, e quando la pretendevano, l’umanità rispondeva sempre la stessa, crudele cosa: «Voi non siete uomini.». Non c’era niente che disgustasse Joella più di quella risposta. Ovvio che non erano uomini, ma erano stati proprio gli umani a crearli uguali a loro! Cosa c’era di strano, o di sbagliato, quindi, se volevano essere trattati come persone? Lei, però, era priva del desiderio acuto dei suoi simili di disfarsi della vita per levare agli uomini un prezioso schiavo. E i motivi c’erano.
C’era da specificare, innanzitutto, che non era tenuta prigioniera come tutti gli altri cloni. Essendo inutile (il clone di un tale Joel non poteva proprio essere una certa Joella), era stata liberata, e, a parte la firma mensile, le era stato concesso di muoversi liberamente. Molti non si accorgevano neanche che era una clone; altri sì e la guardavano con disprezzo. Però, almeno, era libera. La sua era una vita: non molto bella, ma almeno una vita, illuminata da una pecora e dalla possibilità di compiere delle scelte, quali che fossero. I problemi erano tanti, ma a lei così bastava: essere libera, relativamente parlando, e viva, sempre relativamente parlando. A differenza di molti cloni, non credeva che ci fosse qualcosa dopo la morte, e quindi cercava di prendere il meglio da ciò che aveva. Si portava dentro molta rabbia per quello che era stato fatto ai suoi amici (i suoi simili, come li chiamavano gli umani, alla stregua delle bestie), ma era stata anche felice. Perciò andava avanti, rincorrendo sogni banali e flebili speranze. Alla fine, il bilancio era tutto sommato positivo, di nuovo relativamente parlando. Lei non aveva mai creduto nel “bisogna accontentarsi”, ma quali altre scelte aveva? Alla fine, qualcosa era sempre meglio di niente, e quando tirava le somme e poi si confrontava con gli altri, pensava che era stata fortunata. E quando non ne poteva più, c’era sempre la fantasia a trasportarla lontano, pulsante e calda come una cosa viva. O come gli abbracci che non aveva mai ricevuto.

Stava sfogliando quel libro da un po’, persa nelle pagine che le suscitavano tanta rabbia, quando giunse la bibliotecaria. Si fermò a qualche metro di distanza.
«I cloni devono avere un permesso specifico del padrone per entrare qui.» fece, piccata. Joella imprecò fra sé: dunque, se n’era accorta. Mise la mano in tasca per estrarre i documenti, pensò alla pecora Dolly e cominciò pazientemente a spiegare. Essere la prima clone libera della storia comportava di dover dare tante, tantissime spiegazioni.
“Una clone inconscia, dottor Slippedge? Me la faccia conoscere.”

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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
giosp
Inviato: 13/6/2007 12:54  Aggiornato: 13/6/2007 12:54
Home away from home
Iscritto: 21/10/2003
Da: Veneto
Inviati: 2896
 Re: Una clone
Sarei tentato di definirlo una mezza via fra racconto e trattatino filosofico-o-quant'altro. Non mi piace un granché questo continuo porre domande, rallenta troppo. Comunque, tutto sommato mi è piaciuto. Non straborda di positività, ma ti do +.
senza
Inviato: 14/6/2007 11:14  Aggiornato: 14/6/2007 11:14
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: Una clone
voto: negativo
non che il racconto sia scritto male, è forse un po' lento in certi punti, troppi quesiti verso la fine, come dice Giosp, ma nulla di grave
però il tuo racconto mi ha fatto arrabbiare: ci preoccupiamo tanto della clonazione perchè un giorno potrebbe capitare anche agli uomini, e non sarebbe etico clonare un uomo
e gli animali invece? far nascere serpenti a due teste va benissimo immagino
bah...
prenditi tutti i tuoi interrogativi da fantascienza e portali su un altro piano, scopri che quello che si fa oggi della clonazione è sbagliato, che è sbagliata l'idea di clonazione in sè, oltre che orribili i suoi risultati
- fantascienza + realismo animalista!
fiorderica
Inviato: 14/6/2007 14:26  Aggiornato: 14/6/2007 14:26
Vincitore I OzTorneoZen
Iscritto: 8/1/2004
Da:
Inviati: 879
 Re: Una clone
Racconto arguto, metafilosofico e a tratti divertente.

Rivedrei solo un po' la forma, in taluni passaggi troppo lessicalmente giovanile. Rilevo inoltre un eccesso di puntini sospensivi che meriterebbero una più acconcia interpunzione.

Brava, Vale! POSITIVO
Ostialla
Inviato: 19/6/2007 9:31  Aggiornato: 19/6/2007 9:31
Not too shy to talk
Iscritto: 5/4/2007
Da: Padova
Inviati: 68
 Re: Una clone
Voto NEGATIVO.
Hai delle ottime idee, ma ti consiglio di acquistare urgentemente una maggiore padronanza del mezzo...la scrittura. Non è un problema di lessico o di impostazione della sintassi: prova a variare le tue letture, tra grandi autori che adottano stili fortemente diversi tra loro. Qui ad esempio dovevi giostrarti tra il periodare della lingua parlata (difficilissimo da rendere per iscritto) e il linguaggio tecnico scientifico; se ne vedono le cosiddette 'ingenuità'.
Dico di migliorare "urgentemente" perché la scrittura deve andare di pari passo con la tua creatività!
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