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Cuore malato
Pubblicato da Giosp il 6/6/2007 (2785 letture)
Ci sono malattie di cuore che non ci si sognerebbe mai di curare in cardiologia. Ciò che si era impossessato di Diva Currick era una di quelle. Disgrazie, le avrebbe definite suo padre.
Da quando ancora non aveva coscienza di sé era solita trascorrere, assieme alla sua famiglia, lunghi periodi di tempo in una villa della zona che segnava il confine fra la città ricca e la periferia, sovrappopolata di gente che aveva fatto della propria vita una scommessa e si accingeva a perderla.
Vi aveva trascorso, la bionda Diva Currick, bella come è giusto che vengano considerate le bambine, intere settimane, fino all'estate dei suoi dodici anni. Non conosceva, all'epoca, il motivo di tante frequenti visite alla città straniera - né tanto meno si era posta il cruccio di scoprirlo: l'età per indagare su motivi profondi come quelli degli adulti non era ancora arrivata - sapeva, tuttavia, che suo padre era un ricco imprenditore e che, in quanto unica figlia, un giorno la villa che sovrastava il mercadillo sarebbe stata sua. Col tempo intuì che le lunghe villeggiature avevano relazione con gli affari del padre; ancora, però, le era oscuro se doveva sbrigare questi affari o semplicemente liberarsene.
Al contrario, le erano ben chiari i suoi affari. Ricordava Amina, la figlia di Manel Danilo Arujo, il proprietario della villa di fronte. Ricordava la gioia di suo padre nel sapersi legato, tramite l'amicizia delle due coetanee, a un prezioso esponente del ceto borghese, e i bei pomeriggi trascorsi insieme a lei a giocare in quell'enorme giardino.
Ricordava con nostalgia le passeggiate nelle vie del mercadillo, stretta fra le mani di una madre e di un padre troppo premurosi per lasciarla sola fra bancarelle che nascondevano potenziali criminali della società suburbana. Si augurava, pensò poi senza crederci troppo, che quelle camminate avessero lo scopo di farle conoscere un ambiente complicato e diverso, e inculcarle il rispetto per persone verso cui il destino non era stato affatto benevolo.
Ciò di cui amava di più serbare il ricordo era di quando, mentendo, si avventurava da sola nella periferia proibita. Ricordava i nomi ognuno dei bambini che vendevano stoffe o cibo alle bancarelle, ma più di tutto ricordava Milagros. Lei, bella come nessuno, si diceva che di giorno tutti la odiassero e di notte tutti la amassero. Non conosceva, Diva, il significato di quelle parole; lo capì in seguito, durante le buie giornate della sua adolescenza, quando, ripensando a Milagros e al sentimento che come con una robusta corda la legava a lei, riuscì a spiegarsi la sensazione che i suoi avrebbero brutalmente disapprovato l'amicizia con quella giovane donna dai lunghi capelli neri e dai tratti maya.
Poi mamma si ammalò di una malattia che suonava come una sentenza. Una sentenza che costrinse Diva a trasformare Milagros e tutto il mercadillo in un tenero ricordo, e dire infine addio, tre anni più tardi, alla donna che più di tutte la aveva amata.
Fu in quei momenti che anche Diva si ammalò. Una malattia di cuore.
Accadde pure, e non passò molto, che il signor Currick decise che la villa un tempo usata come luogo di vacanza sarebbe divenuta la dimora fissa di ciò che restava della famiglia. Quando ordinò alla figlia di fare i bagagli - ordine che suonò alle sue orecchie piacevole e fragrante come pane dolce appena sfornato - Diva aveva sedici anni e la sensazione che la sua malattia la stesse divorando come il tumore divorò sua madre.
La Diva che lasciò Amina, Milagros e la villa a ridosso del mercadillo era terribilmente diversa dalla Diva che vi ritornò quattro anni dopo. La prima era stata una fanciulla allegra e ordinata, ma la seconda cambiava il colore dei capelli in continuazione - ed era solo un caso che fossero entrambe bionde - ascoltava metal con gli auricolari e, per di più, non aveva amici a cui tenere un broncio stampatosi, verosimilmente per l'eternità, sul suo bel viso.
Anche Amina era cambiata drasticamente: si era impossessata della villa di suo padre e la aveva trasformata in una sorta di discoteca dove, se possibile tutti i giorni, fare festa, circondarsi di ragazze e ragazzi della sua classe sociale, impasticcarsi e ballare fino all'alba. Era diventata esattamente il tipo di persona con cui Diva non aveva nulla a cui spartire - constatazione che peraltro potevano fare tutti gli amici d'infanzia di Diva nei suoi confronti.
Una volta stabilitasi definitivamente alla villa, l'imbarazzo e la malattia impedirono a Diva di tornare a percorrere le strade così dense di ricordi e sensazioni positive. Cercava qualcosa di certo e concreto da stabilire come punto di riferimento. Lo fece camminando senza meta fra le ville e i giardini, gustando e rimirando ciò che di bello avevano da offrire. A volte chiudeva gli occhi e si immergeva nella sua musica a tal punto da non riuscire più a respirare. Ma neppure questo bastava per distoglierla: la malattia si era oramai impossessata della sua mente, ponendo inesorabilmente al centro dei suoi pensieri Milagros e quella strana, quasi maligna, sensazione di esserne innamorata come quando era bambina. La costringeva a visualizzare l'immagine di un padre grondante di dolore che, malinconicamente appoggiato al davanzale dalla finestra del primo piano, osserva rassegnato una Diva ancora giovane ma ormai donna nell'esteriore allontanarsi a passo lento verso Milagros, unica destinazione possibile per il suo cuore malato.
Le ci vollero delle settimane - piuttosto piacevoli, in verità, ma affatto proficue alla causa della guarigione - per decidersi a mettere a nudo di fronte a se stessa la sua condizione. Fu come trovarsi all'improvviso di fronte a uno specchio in un ultimo istante di lucidità. Si rese conto che non era contrastando la malattia con l'espressione cupa del volto e la ricerca di qualcosa di definito che doveva e poteva curarsi. Al contrario, concluse che non esisteva cura per il suo male, né modo alcuno di strappare il suo cuore e il suo corpo da quel maleficio. Si promise che mai più avrebbe cercato pensieri e da quel momento si abbandonò definitivamente a se stessa - e di fatto alla malattia che la possedeva.
Non bastò il tempo di chiudere le palpebre e sentirsi totalmente pregna del suo male per ritrovarsi catapultata fra le vie polverose del mercadillo. L'odore di spezie penetrava le sinapsi, le voci dei mercanti rendevano frizzante l'aria, il sole ardente la purificava, i volti della gente erano una musica silenziosa come di pioggia. Rivide i bambini di un tempo diventati già grandi e si accorse di come tutto era cresciuto ma nulla era cambiato veramente. Poteva distinguere ogni percezione e si accorse di come ogni senso veniva scomposto e provocava una vibrazione diversa al cuore. Sperò solo un momento di sentire la malattia scivolare via dal corpo verso la guarigione, ma nulla di tutto ciò la raggiunse.
E così, arresasi definitivamente e di nuovo in balia del suo cuore malato, Diva continuò nel suo percorso rapita dallo spirito che la avvolgeva. Non era piacere, ma qualcosa di molto simile, ciò che riuscì a carpire nell'aria. E poi, da distante, ebbe il sentore di qualcosa che non era odore e non era gusto, non era forma né suono, ma la sensazione del più tenero e caro ricordo lontano. Lo seguì, sempre più prigioniera, fino a che, appena fuori del mercadillo, scorse Milagros e come un'aura la sua bellezza. Le labbra erano un vortice che la risucchiava, gli occhi ceppi per le catene. Il cuore di Diva sobbalzò e per un momento cessò di battere. Sembrava la malattia a parlare quando disse: "Dammi, ti prego, un bacio".

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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
il_corvo
Inviato: 6/6/2007 13:07  Aggiornato: 6/6/2007 13:07
Home away from home
Iscritto: 30/11/2004
Da: Carpi (mo)
Inviati: 949
 Re: Cuore malato
Eccolo qua il Giosp che mi piace! Gran raccontatore di storie delicate. Dietro la maschera di "duro del Rode House" si nasconde uno scrittore molto attento alle sfumature dell'anima.

Proprio un bel racconto con un magnifico finale che chiude ottimamente il cerchio, per forza piccolo, di un racconto breve.

Poco importa se qualche volta si ha l'impressione che la scorrevolezza della lettura incespichi un po', l'originalità del soggetto tiene sempre desta la curiosità fino alla rivelazione dell'ultima riga.

Voto: POSITIVO
Ciantod
Inviato: 6/6/2007 16:11  Aggiornato: 6/6/2007 16:11
Quite a regular
Iscritto: 28/4/2007
Da:
Inviati: 218
 Re: Cuore malato
C'è una grande quantità di elementi incoerenti:la discoteca e la musica rock stonano nell'atmosfera creata dalla scrittura e dall'ambientazione.Poi non si capisce il nesso fra le due malattie,perchè si dovrebbe ammalare a 12 anni una bambina la cui madre soffre di cancro.Boh.
Il bacio lesbico poi ci sta come un cavolo a merenda.
Hai fatto un cocktail più trash del mio per la 4 sfida.
VotoNegativo.
Shoen
Inviato: 7/6/2007 23:12  Aggiornato: 7/6/2007 23:12
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: Cuore malato
Bravo Giosp, per quanto mi riguarda hai gestito bene la struttura del racconto brevissimo (cosa tutt'altro che facile).

Voto positivo.

fiorderica
Inviato: 9/6/2007 12:11  Aggiornato: 9/6/2007 12:11
Vincitore I OzTorneoZen
Iscritto: 8/1/2004
Da:
Inviati: 879
 Re: Cuore malato
Racconto molto carino, calibratamente intimista e psicoanalitico. Mi sorprende molto favorevolmente la tua disinvoltura emotiva al femminile, denotando delicatezza e attenzione alle percezioni di una donna.

Ho solo un appunto da fare: la punteggiatura...ehehe !

fior
Vale_freedom
Inviato: 12/6/2007 10:13  Aggiornato: 12/6/2007 10:13
Not too shy to talk
Iscritto: 3/4/2007
Da:
Inviati: 94
 Re: Cuore malato
Non mi piace nemmeno un po'. Non è chiaro, non è scorrevole, e hai fatto veramente un cocktail caotico. Attenzione poi a frasi come "Lei, bella come nessuno, si diceva che di giorno tutti la odiassero e di notte tutti la amassero.". Tutt'al più, si può dire "di lei".
Quindi, mi dispiace ma il mio voto è NEGATIVO.
Ostialla
Inviato: 19/6/2007 9:23  Aggiornato: 19/6/2007 9:23
Not too shy to talk
Iscritto: 5/4/2007
Da: Padova
Inviati: 68
 Re: Cuore malato
Voto NEGATIVO
Mi dispiace perché apprezzo la pulizia del tuo stile. Concordo con altri votanti sull'impressione di disordine, dovuta soprattutto alla brevità del testo nella quale hai dovuto inserire una notevole progressione di avvenimenti- es., la crescita " trasgressiva" delle due ragazze.
Riguardo alla tenebrosa Milagros: la interpreto come un elemento magico/fantatico, però.. Giustamente hai fatto osservare in altri racconti il rischio di cadere nella predica di stampo moralistico; attenzione anche al "sentimentalismo amorale", cioè l'utilizzo di passioni amorose 'travolgenti e assolute' senza una vera causa né contestualizzazione.
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