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GAVRILO, IL PERCHE\\\'
Pubblicato da Ostialla il 22/5/2007 (3532 letture)
Mi osservavo in controluce il tessuto delle mani: erano di nuovo gonfie e tirate, dentro all\'involucro cheratinoso in cui l\'ittiosi le aveva costrette; là dove le ghiandole sebacee stentavano ad esprimersi si stavano già formando le tipiche bolle rosse.
\"Vuoi uscire da quel bagno?\" sbraitava Gavrilo fuori nel corridoio.
Dovevo decidermi ad alzarmi dal divano, ma non era possibile, un\'impresa troppo, troppo grande.
\"Esci fuori!!\" urlò il mio ragazzo, rosso in viso, dando grandi colpi alla povera porta incolpevole.
Finalmente si girò la chiave dall\'interno; Andrea si precipitò di corsa in cucina, spruzzando intorno una traccia umida, dalla testa che doveva aver immerso sotto il rubinetto.
\"Smonto la tazza del cesso! Puoi tirare l\'acqua quanto vuoi, te la trovo quella maledetta roba che hai scaricato giù per il buco!\"
\"Gavrilo, per favore, smettila...\" invocai piano, guardando solo le mie unghie confitte nelle mie insaccate dita.
Andava e veniva in continuazione su e giù per i vani del piccolo appartamento; sembrava un animale sudato ed imbizzarrito, fremente quanto io immobile.
\"Proprio tu, fidarsi ad andare in giro con quel deficiente figlio di papà drogato\", mi venne a dire alla fine.
\"Non sono drogato\" fece una voce chiara e nitida dalla cucina.
\"Noo! C\'hai le palle degli occhi che lampeggiano a intermittenza! Vuoi sparire prima che finisca sul serio di spaccarti la faccia?\"
Andrea aveva ripreso la sua bottiglia di rosso d\'annata dal mio frigo; si mise indosso la giacca Blueberry\'s sulla camicia bagnata sul petto.
\"Non avresti corso comunque il rischio di lasciarci a brindare alla tua salute...\" pensai, con un residuo di ironia.
Prese la porta giusto in tempo prima che Gavrilo la tempestasse di calci.
Avevo visto abbastanza, forse era il caso di scegliere il numero da chiamare: 113? Carabinieri? Cos\'era meglio?
Gavrilo andò a sedersi di colpo sulla poltrona di fronte al divano.
\"Non chiamare il 113, Lila, io non sono così pazzo!\"
\"So che non sei pazzo, non ti preoccupare.\"
\"Ma tu? Tu? Cos\'hai nella testa, Lila?\"
\"Che ne so...\"
Non avvertivo neanche la mia testa, ma non era lo shock della sua scenata. Prevaleva come sempre quel peso di digestione nausebonda nello stomaco.
\"Dove l\'hai trovato?\"
\"Siamo compagni di università, come altra gente qui...\"
Volevo aggiungere: qui, che non siamo in campagna.
\"..Ma con questo ci esci alla sera, Lila!\"
\"Lila, l\'altroieri mi hai telefonato...\"
Ci telefonavamo tutte le sere, come tante alte coppie: per sentire come stava l\'altro, capire il suo umore dal tono della voce, scambiarci le notizie di casa e non perdere mai il contatto con l\'andamento delle nostre vite; solamente nell\'ultimo periodo, da quando lui aveva cominciato a fare i turni di notte, avevamo diradato l\'appuntamento a due o tre volte la settimana.
Ora ricordare quella telefonata mi rendeva ancora più secca di quel che già ero. Anche il contorno dei miei occhi era secco, arrossato e squamoso.
\"Io... non so più che cosa dire: mi sembra di sclerare davanti a un muro di gomma. Perché?\"
Lasciami stare, voleva rispondergli una parte della mia anima, come se l\'avessero molestata nel sonno.
\"E\' perché sei sola, noi non ci vediamo spesso? Perché?\"
Se solo avessi potuto dirgli che era perche non ci vedevamo mai, perché avevamo smesso di fare insieme le stesse cose e di condividere i medesimi riti, consolidati lungo il cammino di una storia di quasi quattro anni...O perché lui ormai apparteneva ad un mondo di provincia che della mia università non capiva niente...Ma non ce la facevo a mentire, non ne avevo il coraggio; nessuno di quei motivi era il vero.
\"Ci trovavamo in cinque o sei a preparare un esame; dopo la prima sera lui mi ha invitata ad uscire.\"
\"Un fighetto del centro ti ha invitata ad uscire? Ma cos\'ha a che fare con te?\"
\"Cos\'ha a che fare con me tutto il resto di questa situazione?!\" mi chiedevo.
\"Tu, che vai con un fighetto nei localoni alla moda dove si fanno e si sbronzano fino a mattina...Ma ci andavi vestita come al tuo solito?\"
\"Ovvio...\"
Breve momento di quasi ilarità nella tensione; Gavrilo conosceva fin troppo bene il mio abbigliamento dimesso-casual- alternativo- zingaresco.
\"Lila, tutte le volte che ridevamo insieme della gente del genere in posti del genere!\"
Peccato che nel \"posto del genere\" lavorasse come buttafuori uno dei suoi amici d\'infanzia: puntuale la catena dei pettegolezzi fino alle orecchie del moroso cornuto, in tipico stile di paesello di provincia...
Se solo avessi potuto stringere il problema come facevo con la mia testa fra le mani.
\"Lilla, con te non mi sono nemmeno incazzato: voglio solo sapere perché.\"
\"Perché...\" incominciai a dire.
Una sensazione improvvisa di sgomento mi bloccò: mi arrendevo all\'evidenza che la mia mente era un immenso vuoto, una parete bianca scivolosa senza alcuna possibilità d\'appiglio; quel perché era sconosciuto a me stessa.
Mi alzai di colpo dal divano; Gavrilo cercò di afferrarmi per un braccio, ma lo scansai procedendo oltre.
Mi sistemai sullo sgabello del pianoforte a muro ed attaccai a suonare.
La prima cosa che mi veniva in mente era il Cramer: esercizi martellanti, ritmati, che mi facevano tremare i muscoli delle braccia fino a scuotere la sommità delle spalle, mentre tutto il mio viso era rigido e la mia gola contratta come una corda tesa.
Suonavo all\'impazzata incurante dell\'ora della notte e dei vicini che avevano già avuto modo di godere di sufficiente spettacolo, incurante soprattutto di lui che senza fare nulla per tentare di fermarmi stava in piedi vicino al piano e ancora mi parlava, continuava ostinatamente a rivolgermi il suo \"Perché?\" che non avrei potuto coprire neanche sotto un diluvio di note.
\"Lasciami, lasciami in pace: io che ho sempre pagato le tasse della mia università, che ho sempre lasciato passare i pedoni sulle strisce, non ho mai fatto nulla di male a nessuno.
Stavo bene con lui. Pensavo a me stessa e tu non esistevi; tu, quello a cui avevo sussurrato tutto il mio amore al telefono, e guarda che non era una menzogna; era un fatto di mezz\'ora prima, adesso c\'erano solo le luci di un posto nuovo e interessante, il contatto con una persona nuova e piacevole. Sono questi, i perché?\"
Sarebbero forse risultati sufficienti a lui, ma per me nient\'affatto bastanti; e mi rendevo conto che l\'interrogativo inquietante di Gavrilo mi avrebbe contagiata, condannandomi a sentir risuonare a vuoto quella domanda per sempre.
\"Lilla, ti prego, è per sapere sapere chi veramente sei.\"
Smisi di suonare di colpo: qualcuno era entrato nel salotto senza che ce ne accorgessimo, ed eravamo in casa da soli.
Andrea: quando Gavrilo lo rivide, spalancò gli occhi e la bocca proprio come un farlocco della farsa paesana.
\"Ho trovato le chiavi nella sua borsetta\" puntualizzò l\'altro, facendo tintinnare il mazzo, \"Se l\'era dimenticata nella mia auto.\"
Secondo breve momento di quasi ilarità: conoscevano tutt\'e due fin troppo bene la mia attitudine a smarrire qualsiasi cosa.
\"La metto qui...\" fece Andrea, appoggiandola da qualche parte nel caos della stanza.
Nessuno dei tre si stava guardando, io tenevo la testa bassa come le braccia che pendevano tra le gambe allargate sullo sgabello.
\"Scusate.\"
Ci rendemmo conto, Gavrilo ed io, che non se n\'era ancora andato via e stava dicendo qualcosa di inatteso, di insolito alle nostre orecchie.
\"Scusate.\" ripeté Andrea, rimanendo debitamente distante, sulla soglia della stanza, \"Sapevo che era fidanzata.\"
\"Forse non lo sapeva lei!\" rispose di rimando Gavrilo, con mia grande sorpresa.
\"Beh...Sarebbe il caso di lasciarla in pace. Non penso che sceglierà uno di noi; almeno non questa sera.\"
Gavrilo adesso guardava avanti ed aveva l\'aria di pensare.
\"Sì, è vero. Hai ragione.\"

Fu così che come i personaggi di un dramma se ne andarono, uno dopo l\'altro, dalla scena, mentre la mia mano sinistra riprendeva a percuotere lentamente i tasti dello stesso accordo.
Gavrilo prima di uscire mi disse cautamente:
\"Lila, non farne una malattia.\"
Ma appena i suoi passi scomparvero giù dalla tromba delle scale, smisi di suonare per tornare a buttarmi sul divano, immobile, nel buio.

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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
fiorderica
Inviato: 23/5/2007 9:51  Aggiornato: 23/5/2007 9:51
Vincitore I OzTorneoZen
Iscritto: 8/1/2004
Da:
Inviati: 879
 Re: GAVRILO, IL PERCHE\\\'
GAVRILO, IL PERCHE'
OSTIALLA

Ho faticato un po’ nel comprendere i contenuti del racconto. Ho trovato alcune parti scollegate tra loro. Inizi la narrazione accennando ad una ittiosi allergica alle mani che, con molta probabilità, ti serve per segnalare la disattenzione della protagonista su quanto accade intorno a lei, dopo però non ne fai più cenno. Mi domando, dunque, perché mai accennare e non contestualizzare tutto ciò agli avvenimenti, almeno per sottolineare il disagio duplice: quello fisico e quello inerente la situazione.
Mi permetto di suggerirti che il termine “confitto” è desueto, non credi andrebbe meglio “conficcate”?
In seguito descrivi sensazioni che trovo anch’esse poco chiare o scarsamente esplicitate: “Non avvertivo neanche la mia testa, ma non era lo shock della sua scenata. Prevaleva come sempre quel peso di digestione nausebonda nello stomaco.” (?). Ti fermi qui e non spieghi il motivo di quel peso.
Ho riscontrato qualche errore di punteggiatura : “Finalmente si girò la chiave dall\'interno; Andrea si precipitò di corsa in cucina, spruzzando intorno una traccia umida, dalla testa che doveva aver immerso sotto il rubinetto.”, dopo “una traccia umida”non ci sta la virgola, crea una pausa inutile. Nei periodi che seguono starebbe meglio il punto e virgola (“…per sentire come stava l\'altro; capire il suo umore dal tono della voce; scambiarci le notizie di casa e non perdere mai il contatto con l\'andamento delle nostre vite; solamente nell\'ultimo periodo, da quando lui aveva cominciato a fare i turni di notte, avevamo diradato l\'appuntamento a due o tre volte la settimana.”

In realtà il tempo assegnato alla redazione del racconto non è tanto, sicché risulta complicato rileggere tutto e apportare talune correzioni, ahinoi!

Ho intuito poi che le parole sorteggiate (scontro, tornare, esistere) le hai adoperate per la costruzione del racconto, ma non le hai usate all’interno di questo. Ciò, credo, non abbia eccessiva importanza giacché dall’azione dei protagonisti si evince l’uso che tu ne hai fatto per stendere la trama.
In definitiva, questo racconto non mi ha lasciato granché se non un po’ di fatica nella lettura, nella comprensione degli eventi, nella costruzione di questi a cui la mia mente a dovuto partecipare per coglierne il senso.
Mi spiace, Ostialla, non mi ha entusiasmato. Il mio parere è “negativo”
giosp
Inviato: 23/5/2007 12:12  Aggiornato: 23/5/2007 12:12
Home away from home
Iscritto: 21/10/2003
Da: Veneto
Inviati: 2896
 Re: GAVRILO, IL PERCHE\\\'
Ha perfettamente ragione Fiorederica sull'incipit in cui parli delle mani. Probabilmente ne potevi fare a meno, perché ci ho messo un po' prima di capire che la storia non c'entrava niente.
Non è stato un racconto di facilissima lettura, ma tutto sommato, con qualche inciampo e non certo a pieni voti, credo meriti un +.
momo70
Inviato: 28/5/2007 17:31  Aggiornato: 28/5/2007 17:31
Home away from home
Iscritto: 17/3/2005
Da: Roma
Inviati: 1147
 Re: GAVRILO, IL PERCHE\\\'
Vi comunico che sarà possibile contiuare a votare anche dopo i termini di scadenza previsti. Sarà possibile farlo fino all'ultimo giorno dell'ultima sfida, prima del girone finale.

VI RICORDO CHE SCOPO DELLE SFIDE è METTERSI ALLA PROVA COL PUBBLICO, QUINDI NON VI DIMENTICATE DI ESPRIMERE UN GIUDIZIO ALLA FINE DI OGNI COMMENTO.

I COMMENTI SONO LIBERI, NEL SENSO CHE NON CI SONO VINCOLI AL FINE DELLA VALIDITà DEL VOTO. OGNI VOTO SARA' PRESO IN CONSIDERAIZONE ANCHE SENZA UN COMMENTO ARTICOLATO.

GRAZIE A TUTTI PER L'ATTENZIONE E CONTINUATE A VOTARE!
Ciantod
Inviato: 28/5/2007 20:27  Aggiornato: 28/5/2007 20:27
Quite a regular
Iscritto: 28/4/2007
Da:
Inviati: 218
 Re: GAVRILO, IL PERCHE\\\'
Voto negativo.
Gavrilo,Andrea,il mio ragazzo e poi dici solo,lui.Un bel casino,capire di chi parli.Dopo un pezzo spunta un nome femminile e ti girano di brutto.Ma quante cazzo di persone ci sono in questa storia?
DiegoLaMatin
Inviato: 29/5/2007 12:55  Aggiornato: 29/5/2007 12:55
Just popping in
Iscritto: 6/4/2007
Da:
Inviati: 40
 Re: GAVRILO, IL PERCHE\\\'
Voto: positivo.
A me questo racconto è piaciuto. Ben ritmato, la lettura scorre piacevolmente. Nonostante la narrazione in prima persona, l'io narrante (questa, almeno, la mia sensazione) non viene mai a confondersi con l'autrice.

A rileggerti
Diego La Matina
Shoen
Inviato: 30/5/2007 12:02  Aggiornato: 30/5/2007 12:02
La principessa dei Saiyan
Iscritto: 2/11/2003
Da: Prateria australiana
Inviati: 3529
 Re: GAVRILO, IL PERCHE\\\'
Il racconto è un po' confuso; o, almeno, spesso mi sono persa e non ho più capito cosa stesse accadendo.
Però mi ha incuriosito la scena che hai scelto di raccontare.
Il mio voto, quindi, è sufficiente.
PetitPrince
Inviato: 5/6/2007 7:30  Aggiornato: 5/6/2007 7:30
Just popping in
Iscritto: 18/4/2007
Da:
Inviati: 20
 Re: GAVRILO, IL PERCHE\\\'
non sono per nulla d'accordo con i pareri negativi:
1) non vedo perchè non si possa cominciare con la storia delle mani e poi non riprenderla più... evidentemente la protagonista in quel momento pensava alle mani e poi al fidanzato...
2) sarà di difficile lettura per chi non si impegna, o per chi parte col preconcetto che deve essere tutto chiaro e semplice. secondo me non c'è alcuna confusione di nomi e persone, basta starci un po' attenti...

comunque mi è piaciuto molto il dialogo, leggero e scorrevole, secondo me, con un tema molto interessante e per nulla banale. forse è un tema "popolare" nel senso che potrebbe esserci chiunque di noi in una situazione simile, ma è proprio per questo che mi piace.

voto positivo
senza
Inviato: 5/6/2007 11:52  Aggiornato: 5/6/2007 11:52
Home away from home
Iscritto: 4/4/2004
Da: venezia
Inviati: 3123
 Re: GAVRILO, IL PERCHE\\\'
il divano è un bagno, lei si stringe la testa e suona, Andrea c'è e non c'è: non si capisce nulla dello svolgimento, delle posizioni dei personaggi nella casa e di quello che succede; in un modo che ricorda un po' l'inizio di Requiem for a dream ( viene da supporre che tu abbia proprio copiato il libro ) e nonostante questo non mi è affatto dispiaciuto il racconto, è un po' dark ed un po' marcio, un po' a luci intermittenti ed un po' a palazzo scrostato e cadente
voto: POSITIVO
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