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Nazione Indiana
  Aggiornato Mon, 23 May 2016 05:00:07 +0000
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Lingua it-IT
Su Dopo Holocaust,1979: ricordi di uno spettatore
Categoria carte, Günther Anders, Giorgio Mascitelli, Holocaust
Publicata:
Descrizione: <p><strong>di Giorgio Mascitelli</strong></p>
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<p>Nel 1979 la RAI trasmise il telefilm americano Holocaust, che sdoganava, per così dire, a livello di cultura di massa il tema della persecuzione nazista degli ebrei. Avevo dodici o tredici anni e, benché non mi avesse fatto particolare impressione,   mi ricordo di avervi assistito in compagnia dei miei genitori; che non mi avesse particolarmente colpito dipende forse dal fatto che a casa avevo già ricevuto succinte ma precise informazioni sulla shoah, che peraltro allora in Italia non si chiamava così, e verosimilmente avevo già letto qualche pagina del diario di Anna Frank,   come poteva capitare a un figlio di intellettuali di sinistra quale ero.&#8230;</p>
<p><img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F23%2Fholocaust1979-ricordi-uno-spettatore%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dholocaust1979-ricordi-uno-spettatore&amp;action_name=Su+Dopo+Holocaust%2C1979%3A+ricordi+di+uno+spettatore&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/23/holocaust1979-ricordi-uno-spettatore/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=holocaust1979-ricordi-uno-spettatore">Su Dopo Holocaust,1979: ricordi di uno spettatore</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
  Altro...
<p><strong>di Giorgio Mascitelli</strong></p>
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<p>Nel 1979 la RAI trasmise il telefilm americano <em>Holocaust</em>, che sdoganava, per così dire, a livello di cultura di massa il tema della persecuzione nazista degli ebrei. Avevo dodici o tredici anni e, benché non mi avesse fatto particolare impressione,   mi ricordo di avervi assistito in compagnia dei miei genitori; che non mi avesse particolarmente colpito dipende forse dal fatto che a casa avevo già ricevuto succinte ma precise informazioni sulla shoah, che peraltro allora in Italia non si chiamava così, e verosimilmente avevo già letto qualche pagina del diario di Anna Frank,   come poteva capitare a un figlio di intellettuali di sinistra quale ero. Ho un ricordo nitido, tuttavia, delle accuse di semplificazione e banalizzazione della storia rivolte agli autori di <em>Holocaust</em>, che trovavano riscontro in parecchie perplessità dei miei genitori. Insomma ciò che venni a sapere, o quanto meno credetti di comprendere, era che esistevano due modi per trattare argomenti così tragici uno superficiale e scorretto e un altro profondo e veritiero.</p>
<p>Ciò che non potevo sapere è che la versione tedesca di <em>Holocaust</em>, trasmessa qualche mese prima, ebbe uno spettatore illustre in Gunther Anders , che nel suo diario ha lasciato alcune considerazioni sull?accoglienza che ebbe la serie in Germania, di recente pubblicate nel libro <em>Dopo Holocaust, 1979</em> ( Bollati &amp; Boringhieri, Torino, 2014, traduzione e postfazione di Sergio Fabian, introduzione di David Bidussa), che ho letto l?anno scorso con estremo interesse per la profondità di alcune considerazioni che vi ho trovato, ma spinto all?inizio più che altro dai motivi legati ai miei ricordi personali di spettatore, se posso confessare la leggerezza delle mie motivazioni nelle scelte delle letture. La tesi fondamentale di Anders, controcorrente rispetto alle critiche provenienti dal mondo intellettuale efficacemente documentate nella prefazione di Bidussa, è che <em>Holocaust</em>, proprio in ragione della semplificazione storica e della riduzione  di una tragedia di massa a vicenda di individui riconoscibile al grande pubblico, abbia scosso le coscienze più di molte forme rigorose di documentazione storica.  Così molti tedeschi, che avevano ipocritamente evitato di affrontare il sentimento morale derivante dallo sterminio, vi erano posti di fronte tramite l?empatia e il riconoscimento con i protagonisti dello sceneggiato, per usare la parola che allora in italiano indicava produzioni come questa.  Non che Anders si facesse particolari illusioni sulle conseguenze del fatto, come dimostra una sua osservazione sarcastica relativa alla circostanza che i tedeschi, maestri nel chiedere agli altri di fare la pulizie nel loro cortile di casa, a casa propria avevano lasciato l?incombenza a degli stranieri. Più in generale le sue considerazioni mi pare vadano lette sotto il segno dell? ?almeno?, cioè il sentimento scaturito da <em>Holocaust</em> è almeno qualcosa rispetto all?opera mancante di rifondazione morale che avrebbe dovuto essere compiuta. C?è naturalmente in queste considerazioni amare una sfumatura universale che non riguarda solo coloro che c?erano perché l?anestetizzazione collettiva non è un fenomeno riferibile solo a quell?epoca e a quella nazione.</p>
<p>Nel 1985, frequentando l?ultima anno di liceo, in occasione di una viaggio di scambio culturale in Polonia, fui tra coloro che chiesero, in deroga al programma stabilito del viaggio, di visitare Auschwitz e lo ottennero grazie all?intervento del docente accompagnatore Carlo Oliva: sentivo sia pure confusamente un sentimento di dovere verso una sorta di pellegrinaggio laico, per usare parole che allora non sarei stato in grado di usare.  Non sapevo però dove mettere questo sentimento, in quale scomparto della mia vita morale e politica. Quell?anno tuttavia ciò che mi colpì di più fu un?intervista a Simon Wiesenthal, apparsa sul Corriere della Sera mi sembra, nella quale l?allora famoso cacciatore di criminali nazisti affermava che la shoah era stata resa possibile dall?acquiescenza di individui che svolgevano le proprie mansioni senza riflettere sulle conseguenze e dotati di una visione gerarchica e acritica del proprio dovere e  di un atteggiamento conformista nella società. Benché si tratti di idee che circolavano diffusamente  dopo l?elaborazione del concetto di banalità del male, esse mi colpirono perché le leggevo per la prima volta e mi fornivano una sorta di chiave anche verso il presente e verso quello che in qualche modo riguardava il dove mettere quel sentimento nella mia vita .</p>
<p>?Chi si presenta qui con criteri estetici è immorale? è la perentoria affermazione che si incontra già nella prima pagina del diario. Eppure <em>Dopo Holocaust, 1979</em> pullula di osservazioni estetiche, spesso di straordinaria perspicuità, come la mise en abyme  dell?interdetto adorniano sulla poesia dopo Auschwitz.  Segno verosimilmente che l?estetico e l?etico, e già che ci siamo anche il politico e il mediatico, sono strettamente intrecciati in questa vicenda.  La tesi di fondo di Anders può essere espressa, rovesciando il celebre principio debordiano, dall?affermazione che il falso in questo caso costituisce un momento del vero: è infatti proprio la natura ?finzionale?, e quindi riduttiva e semplificatoria, a colpire l?immaginario del pubblico e a produrre quell?effetto di turbamento, che è tutto il contrario del ritorno del rimosso di cui andava parlando la stampa, visto che un trauma vero e proprio in Germania non ci sarebbe mai stato. Bisogna allora dare atto a <em>Holocaust</em>, come nota Bidussa nell?introduzione, che ha dato un nome a ciò che prima non lo aveva presso la collettività, anche se il nome  il più corretto è un altro come sembrò ad altri in seguito con ragioni altre.</p>
<p>Secondo Anders , <em>Holocaust </em>ottiene addirittura sul pubblico quel tipo di effetti che aveva cercato di conseguire Brecht con il suo teatro didattico<em>. </em>Eppure <em> Holocaust</em> ha suscitato, secondo lo stesso Anders,  il turbamento del pubblico tedesco tramite i meccanismi di identificazione con i personaggi e con la trama  in una linea grosso modo di tipo catartico, con tutto che a una vera e propria catarsi non si arrivi, mentre Brecht punta sullo straniamento perché il suo non è un teatro didattico in senso genericamente morale ,ma in senso politico ossia è un tentativo di politicizzazione del pubblico. Del resto i rimproveri di scarsa attendibilità storica che a suo tempo furono rivolti a ragione a <em>Holocaust</em>, avrebbero potuto essere fatti con ancora maggior ragione ai drammi brechtiani di argomento storico caratterizzati di solito da uno schematizzazione dei fatti. Eppure al drammaturgo non furono mai rivolti perché la sua semplificazione appare funzionale a cogliere e  mettere in scena un paradigma delle pratiche e della morale del potere. Insomma il fine degli autori di <em>Holocaust</em> è quello di suscitare un sentimento morale di orrore e, nei responsabili, di rimorso di fronte allo sterminio, fino ad allora ipocritamente ignorato, quello di Brecht è favorire una prassi politica, il cui significato etico si iscrive tutto nella categoria di ottimismo della volontà.</p>
<p>Nel 1994 ero un insegnante appena nominato in un liceo dell?hinterland milanese; la primavera di quell?anno, dopo le elezioni del 27-28 marzo, a scuola resterà a lungo impressa nella mia memoria, così come vi resterà a lungo la parola ?riconciliazione? usata in quei giorni nella singolare accezione di rivincita. Ricordo uno studente diciottenne che tra gli applausi generali in un?assemblea d?istituto spiegava che finalmente in Italia era caduto il comunismo e che ora occorreva fare la ?riconciliazione? e concludere il lungo dopoguerra. Frequentando ogni giorno quella scuola, la folla oceanica del piovoso 25 aprile mi sembrò la popolazione di un?isola e mi sentii improvvisamente di un?altra generazione, nonostante allora intercorressero meno di dieci anni tra me e gli alunni della quinta. In questo clima fu naturale per un gruppo di docenti democratici di quel liceo organizzare per le classi una proiezione di <em>Schindler?s List</em>, uscito in Italia proprio in quei giorni.</p>
<p>E? superfluo precisare che <em>Schindler?s List</em> è un film di altro livello rispetto a <em>Holocaust</em> sia per la qualità del linguaggio filmico sia per la cura dei dettagli storici, anche se tramite il sublime eroico rappresentato dal protagonista cerca di produrre effetti di orrore morale, non dissimili a quelli di <em>Holocaust</em>. Bisogna riconoscere che dal film di Spielberg i miei alunni  ricavarono un?impressione di orrore del nazismo, tanto più importante perché vivevano in un contesto, in cui i rischi di una sorta di riduttivismo tra il negazionistico e il goliardico o dell?indifferenza morale, era reale; ma, concluso  il film con il suo carico emotivo, non restava nessuno stimolo verso ciò che da quell?epoca arrivava al presente, insomma non veniva proposto nessun paradigma da ricavare da quella storia. Non vorrei che si scambiasse questa mia considerazione per un intellettualismo iperpoliticista: per esempio in un film popolare come <em>La vita è bella</em> Benigni, senza per questo essere Brecht, nel primo tempo un paio di cose in questa direzione le dice.</p>
<p>E? chiaro che in un libro come <em>Dopo Holocaust, 1979</em> il discorso di Anders ha come referente preciso determinate generazioni, quelle del nazismo e del dopoguerra, e la tonalità emotiva delle sue osservazioni, affine a quella di un Kempowski, lo rivela;   ma un libro di questa potenza ha per forza di cose un  inevitabile destinatario nei posteri, ai quali per fortuna non è chiesta nessuna ardua sentenza, visto che la sentenza non era affatto ardua in questo caso ed è stata pronunciata a suo tempo. Il problema dei posteri, in quanto assenti ai momenti dei fatti, è quello della prospettiva, di come guardare a questo passato per conservarne memoria. Dico allora  per semplificare che ai miei occhi di spettatore appaiono due prospettive: l?una di carattere monumentale che difende l?unicità dell?evento contro ogni relativizzazione, ma che nel contempo richiama continuamente lo scarto con il presente, l?altro politico che scorge un paradigma in quell?evento che non si può ripetere letteralmente, ma che indica dei tratti comuni tra la shoah e altri fatti contemporanei magari, non così assoluti, attualizzando sempre il contenuto dell?evento e perciò modificandolo nella ricezione.</p>
<p>In linea di principio queste due prospettive sono conciliabili tra loro, ma nella bassa sociologia della contemporaneità, tra le urla dei media che scoprono ormai un nuovo Hitler all?anno e la depoliticizzazione diffusa, appare un processo difficile, forse ormai alla portata di poche minoranze. Del resto anche raggiungere una di queste due forme di memoria non è così scontato.  E? probabile allora che nell?esperienza di un pubblico e nelle scelte di un artista il divario tra rappresentazione del sentimento morale derivante dall?unicità del fatto e la proposizione di un paradigma  valido per l?attuale si presenterà come un bivio decisivo.</p>
<p>Ho come l?impressione che da questa scelta dipenderà la direzione che prenderà quello che potremmo chiamare il dovere della memoria.</p>
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<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F23%2Fholocaust1979-ricordi-uno-spettatore%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dholocaust1979-ricordi-uno-spettatore&amp;action_name=Su+Dopo+Holocaust%2C1979%3A+ricordi+di+uno+spettatore&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /><p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/23/holocaust1979-ricordi-uno-spettatore/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=holocaust1979-ricordi-uno-spettatore">Su Dopo Holocaust,1979: ricordi di uno spettatore</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
waybackmachine #01 Giacomo Sartori ?Nuovi autismi 18 ? Le bugie degli scrittori?
Categoria archivio, giacomo sartori, nuovi autismi
Publicata:
Descrizione: <p><strong>WAYBACKMACHINE #01</strong><strong>29 marzo 2012</strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/29/nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori/" target="_blank"><strong>Giacomo Sartori&#8221; Nuovi autismi 18 ? Le bugie degli scrittori&#8220;</strong></a></p>
<blockquote><p>Nei miei testi cosiddetti narrativi ho scritto un mare di bugie. Ho scritto per esempio che mio padre è morto per aver mangiato molta verdura contaminata dall?incidente di Chernobyl, il che è una smaccata falsità.</p>
</blockquote>
<p>&#8230;<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F22%2Fwaybackmachine-01-giacomo-sartori-nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dwaybackmachine-01-giacomo-sartori-nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori&amp;action_name=waybackmachine+%2301+Giacomo+Sartori+%26%238220%3BNuovi+autismi+18+%E2%80%93+Le+bugie+degli+scrittori%26%238221%3B&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/22/waybackmachine-01-giacomo-sartori-nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=waybackmachine-01-giacomo-sartori-nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori">waybackmachine #01 Giacomo Sartori &#8220;Nuovi autismi 18 ? Le bugie degli scrittori&#8221;</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
  Altro...
<p><center><big><strong>WAYBACKMACHINE #01</strong></big></center><center></center><center><strong>29 marzo 2012</strong></center><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/29/nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori/" target="_blank"><strong>Giacomo Sartori&#8221; <em>Nuovi autismi 18 ? Le bugie degli scrittori</em>&#8220;</strong></a></p>
<blockquote><p>Nei miei testi cosiddetti narrativi ho scritto un mare di bugie. Ho scritto per esempio che mio padre è morto per aver mangiato molta verdura contaminata dall?incidente di Chernobyl, il che è una smaccata falsità. Certo mio padre ha mangiato tantissima verdura altamente radioattiva, perché aveva uno spirito di contraddizione assai sviluppato, che lo pungolava a fare l?opposto di quello che facevano tutti,</p></blockquote>
<p><span id="more-61994"></span></p>
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<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F22%2Fwaybackmachine-01-giacomo-sartori-nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dwaybackmachine-01-giacomo-sartori-nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori&amp;action_name=waybackmachine+%2301+Giacomo+Sartori+%26%238220%3BNuovi+autismi+18+%E2%80%93+Le+bugie+degli+scrittori%26%238221%3B&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /><p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/22/waybackmachine-01-giacomo-sartori-nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=waybackmachine-01-giacomo-sartori-nuovi-autismi-18-le-bugie-degli-scrittori">waybackmachine #01 Giacomo Sartori &#8220;Nuovi autismi 18 ? Le bugie degli scrittori&#8221;</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
Overbooking: Mirco Salvadori
Categoria carte, incisioni, indiani, Moysikh!, Fabrizio Loschi, Gigi Masin, gilles deleuze, Hazkarà, Mirco Salvadori, Monica Testa, Stefano Gentile, the opposition
Publicata:
Descrizione: </p>
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<p style="text-align: justify;">Incontrare con il proprio lavoro quello dei musicisti, dei pittori o degli scienziati è la sola combinazione attuale che non si riferisca né alle vecchie scuole né a un nèo-marketing.&#8230;</p>
<p><img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F21%2Foverbooking-mirco-salvadori%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Doverbooking-mirco-salvadori&amp;action_name=Overbooking%3A+Mirco+Salvadori&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/21/overbooking-mirco-salvadori/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=overbooking-mirco-salvadori">Overbooking: Mirco Salvadori</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
  Altro...
<p><img class="alignleft wp-image-61925" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.17.24.png" alt="Schermata 2016-05-16 alle 17.17.24" width="459" height="347" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.17.24.png 897w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.17.24-300x227.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.17.24-768x581.png 768w" sizes="(max-width: 459px) 100vw, 459px" /></p>
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<p><strong>(A proposito di Hazkarà)</strong></p>
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<p style="text-align: justify;"><em>Incontrare con il proprio lavoro quello dei musicisti, dei pittori o degli scienziati è la sola combinazione attuale che non si riferisca né alle vecchie scuole né a un nèo-marketing. Sono tali punti singolari che costituiscono i focolai di creazione, delle funzioni creatrici indipendenti dalla funzione autore, distaccate dalla funzione autore. Il che non vale soltanto per gli incroci di campi differenti, è ogni campo, ogni pezzo di campo, per quanto piccolo esso sia, ad essere fatto di tali incroci.</em><br />
<em> I filosofi devono venire da ogni dove: non nel senso che la filosofia dipenderebbe da una saggezza popolare un po? ovunque, ma nel senso per cui ogni incontro ne  produce, definendolo allo stesso tempo, un nuovo uso, una nuova posizione di connessione ? musicisti selvaggi e  radio pirata.</em> ( <strong>Gilles Deleuze</strong>, <a href="http://www.generation-online.org/p/fpdeleuze9.htm"><strong>Contre le nouveaux philosophes  </strong></a> )</p>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-61928" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.37.59.png" alt="Schermata 2016-05-16 alle 17.37.59" width="586" height="589" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.37.59.png 586w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.37.59-150x150.png 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.37.59-298x300.png 298w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.37.59-60x60.png 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.37.59-144x144.png 144w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></p>
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<p><iframe width="600" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/uh5-2N2dHY0?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-61929" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-17.38.10.png" alt="Schermata 2016-05-16 alle 17.38.10" width="295" height="247" /></p>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-61931" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-18.44.44.png" alt="Schermata 2016-05-16 alle 18.44.44" width="546" height="206" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-18.44.44.png 546w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Schermata-2016-05-16-alle-18.44.44-300x113.png 300w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></p>
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<p>La vita, il pezzo che conta, il frammento, lo sprazzo di memoria, la <em>compilation</em>, a memory card, records, il battito, la pulsazione, beat generation, la puntina e i solchi, l&#8217;incisione, le tracce, le tracce che precedono i ricordi. Anamnesis vs Hazkarà. Grazie Mirco, per avercelo ricordato.</p>
<p><iframe width="600" height="338" src="https://www.youtube.com/embed/p-Gi-D21AdA?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;">Scheda</span></span></strong></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;">HAZKARA? è un progetto editoriale, musicale e fotografico pubblicato da </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"><i>13/Silentes</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;">. Una release che raccoglie racconti introspettivi e intime liriche; testi scritti da </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"><b>Mirco Salvadori</b></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"> e scelti tra il materiale edito ed inedito prodotto dall&#8217;autore negli ultimi anni. Salvadori è conosciuto per il suo lavoro di storico dj radiofonico, giornalista musicale, non che attivo diffusore di nuove esperienze sonore nella veste di co-owner e art director dell&#8217;etichetta digitale indipendente </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"><i>Laverna</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;">. Gli scritti sono accompagnati dalla presentazione dell&#8217;amico </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"><b>Fabrizio Loschi</b></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"> artista modenese, dalle intense immagini firmate da </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"><b>Stefano Gentile</b></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"> e </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"><b>Monica Testa</b></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"> e dalle musiche composte e suonate da </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"><b>Gigi Masin</b></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"> che nell&#8217;accluso cd </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"><i>?Plays Hazkarà?</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"> propone 8 tracce inedite nell?inconfondibile stile del musicista veneziano già in coppia con Mirco Salvadori nel progetto artistico </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"><i>InfanToo</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;">? un percorso sonoro che parte da atmosfere ambient per raccogliere ritmi e sonorità che rivestono e interpretano alla perfezione, al pari delle immagini, la scrittura intensa dello scritto. Musica totale che esula da qualsiasi catalogazione.  </span></span></p>
<p align="justify">Si può ordinare <a href="https://www.discogs.com/it/sell/release/8377091?ev=rb">qui</a></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,serif;"> </span></span></p>
<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F21%2Foverbooking-mirco-salvadori%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Doverbooking-mirco-salvadori&amp;action_name=Overbooking%3A+Mirco+Salvadori&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /><p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/21/overbooking-mirco-salvadori/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=overbooking-mirco-salvadori">Overbooking: Mirco Salvadori</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
Pistoia è sul mare. Lo stupore e il rischio della proposta
Categoria carte, mosse, Territorio, associazione palomar, bando per la cultura e le arti, capitale della cultura 2017, nicola ruganti, palomar, pistoia
Publicata:
Descrizione: <p>L&#8217;articolo è uscito, sia in forma cartacea che online, sul secondo numero del giornale bimestrale dell&#8217;Associazione Palomar. <strong><a href="http://associazionepalomar.it/">Qui</a> </strong>il sito dell&#8217;Associazione politico-culturale, che ha sede a Pistoia, dove sono reperibili tutti i numeri del giornale, gli eventi e l&#8217;archivio delle attività (ndf).&#8230;</p>
<p><img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F20%2Fpistoia-sul-mare%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dpistoia-sul-mare&amp;action_name=Pistoia+%C3%A8+sul+mare.+Lo+stupore+e+il+rischio+della+proposta&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/20/pistoia-sul-mare/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=pistoia-sul-mare">Pistoia è sul mare. Lo stupore e il rischio della proposta</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
  Altro...
<p><em>L&#8217;articolo è uscito, sia in forma cartacea che online, sul secondo numero del giornale bimestrale dell&#8217;Associazione Palomar. <strong><a href="http://associazionepalomar.it/">Qui</a> </strong>il sito dell&#8217;Associazione politico-culturale, che ha sede a Pistoia, dove sono reperibili tutti i numeri del giornale, gli eventi e l&#8217;archivio delle attività (ndf).</em></p>
<p>di <strong>Nicola Ruganti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pistoia è Capitale italiana della cultura 2017. Con l?assegnazione di questo riconoscimento è stata premiata la connessione tra storia della città e progetto di governo votato nel 2012. Il silenzio operoso dell?amministrazione ha dato i suoi frutti; il risultato è evidente e conferma che il lavoro sui pensieri lunghi è attuale ed ha senso. A pranzo di lunedì 25 gennaio ero con un amico alla trattoria San Vitale; ci interrogavamo su quale sarebbe stata la città designata; abbiamo commentato che Ercolano tra le candidate fosse molto esposta mediaticamente. Poco dopo, in consiglio comunale, il sindaco ha raggiunto la sala di Grandonio e ha annunciato il riconoscimento all?assemblea cittadina: emozione e tra i presenti anche qualche lacrima. Perché siamo stati colti dallo stupore? Perché tutti abbiamo festeggiato e tutti eravamo increduli? Che c?entra Pistoia Capitale della cultura se in Italia ci sono Firenze o Venezia? Prima informazione necessaria: non si partecipava alla selezione inviando una cartolina. Così l?incipit del bando per la Capitale italiana della cultura: ?L?iniziativa di selezionare ogni anno la ?Capitale italiana della cultura? è volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l?integrazione senza conflitti, la conservazione delle identità, la creatività, l?innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo.? Insomma si premiava il progetto e la capacità della città di sostenerlo. Quando queste informazioni si sono diffuse capillarmente la città si è attivata ma al tempo stesso non si è discostata dalla meraviglia unita all?atteggiamento brusco e guardingo che abbiamo mantenuto nel tempo. Un po? come se ci avessero detto, e ce lo avessero detto da Roma, a Pistoia c?è il mare. Mi sono, così, ricordato di una bella poesia di Ingeborg Bachmann: <em>La Boemia è sul mare</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>[?]</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Venite boemi voi tutti, gente del mare, puttane dei</em><br />
<em>porti e navi</em><br />
<em>disancorate. Non volete essere boemi, illiri, veronesi,</em><br />
<em>e veneziani voi tutti. Le commedie recitate che son</em><br />
<em>fatte per ridere</em><br />
<em>e inducono al pianto e cento e più volte sbagliate,</em><br />
<em>come me che tanto ho sbagliato e prove mai ho</em><br />
<em>superato</em><br />
<em>sì, l?una e l?altra volta le ho superate.</em><br />
<em>Come la Boemia le ha superate e un bellissimo giorno</em><br />
<em>il mare le fu donato e adesso è sul mare.</em><br />
<em>Io confino ancora con una parola e con una terra</em><br />
<em>diversa,</em><br />
<em>io confino, anche se poco, sempre più con tutto,</em><br />
<em>un boemo, un errante, che nulla ha, nulla trattiene,</em><br />
<em>capace ancora soltanto di vedere dal mare, che è</em><br />
<em>controverso, la terra della mia Elezione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Pistoia è sul mare, dobbiamo prendere consapevolezza di ciò che è successo in questi anni: sono ormai in atto progetti che trasformano la città in modo radicale: la trasformazione dell?area del Ceppo e la Capitale della cultura fanno già parte della storia della città di oggi e di quella che sarà. E per quanto riguarda la parte economica? Con i finanziamenti si aggiusteranno le buche? Certo che sì; dovrà essere così. Tutto, in una città che si aggiudica un riconoscimento così importante e storico, deve tendere a far sì che Pistoia sia pronta anche dal punto di vista infrastrutturale, in centro, ma soprattutto in periferia, nella piana, in collina e in montagna. Il milione di euro di contributo per le attività del dossier Capitale 2017 era già finanziato dunque avremo soldi in più nelle casse del Comune, ed un milione in più, per gli enti locali di questi anni dieci, significa respirare. Quel milione attrarrà altri finanziamenti e parteciperanno molte persone: alle mostre, alle iniziative, alle manifestazioni. È importante leggere il dossier: rispecchia la città, è un modo per ritrovare ciò che si conosce e scoprire ciò che in città non si è mai incontrato. Guardandosi allo specchio ci poniamo alcune domande: cosa genera la cultura? Di quale cultura stiamo parlando? Negli anni novanta (gli anni sessanta, settanta e ottanta appartengono a un?epoca e a un?Europa troppo diverse) siamo stati governati da assessori alla cultura con notevole disponibilità di denaro per i progetti più variegati: da quelli che leggevano ?la Repubblica? e pensavano fosse il modo per capire il mondo, a quelli più antagonisti che riciclavano estetiche degli anni, perduti e soffocanti, dell?orda d?oro del sessantotto eccetera. I finanziamenti di quel periodo e possibilità culturali più ampie hanno, però, reso possibile anche la nascita di realtà artistiche molto interessanti: compagnie teatrali, gruppi di cinema sperimentale, donne e uomini di letteratura, illustratori e fumettisti, fotografi? hanno trovato la strada, in alcuni casi anche recuperando le briciole, per veder sostenuta sia la propria poetica, sia il proprio lavoro culturale. Queste occasioni sono state rese possibili anche grazie a quegli assessorati. La Capitale italiana della cultura ci offre un?occasione: chiedere ? all?amministrazione comunale e non alle fondazioni e neppure all?Europa ? di essere il soggetto pubblico che dà alla cultura giovanile e ai progetti culturali e artistici non <em>mainstream</em>, nascosti, ma presenti nella nostra città, l?occasione per rappresentare il proprio pensiero le proprie idee e opere. Il progetto della Capitale fa e farà il suo corso ma può fare di più, può essere aggiornato alla luce di una possibilità economica superiore, sensibilmente, a tutti gli investimenti fatti negli ultimi anni in città. Uno dei tanti progetti dunque? No. Si tratta di aprire un concorso di idee e di prevedere, concretamente, la fattibilità economica di quei progetti, di quelle idee che risulteranno essere le migliori. Dobbiamo accorgerci prima, e non dopo, di ciò che possiamo fare, di quali condizioni possiamo creare perché in tutte le discipline artistiche si possa determinare la possibilità di vedere che cosa la città è in grado di proporre, trasversalmente; e tutto ciò riguarda, dal punto di vista artistico, sia chi sta crescendo, sia chi inizia adesso, sia chi lavora da tempo. In questo frangente si può cogliere l?occasione per costruire una commissione di artisti, critici, curatori e intellettuali che hanno lavorato tanto in questi anni affinché la cultura fosse la cultura della sperimentazione, che l?arte fosse l?arte che porta turbamento e non consolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L?amministrazione potrebbe chiedere alla città, scrivendo un bando per l?occasione, progetti di interpretazione e trasformazione della città, chiarendo di non aspettare idee affette dal gigantismo, ma proposte che abbiano la possibilità di far respirare un?aria diversa da quella che si respira in tante città d?Italia. Sarebbe un segnale molto rilevante in un momento Pistoia è sul mare lo stupore e il rischio della proposta in cui l?artista Blu decide, con una scelta sofferta e spiazzante, di cancellare tutte i suoi disegni murali dagli edifici di Bologna. È da cogliere la sfida di far emergere alcuni progetti, almeno una decina, sostenuti economicamente e che si misurino con la città. Perché è una priorità? Perché siamo in una temperie culturale generale in cui sono rare le emersioni di diversità creative? In un periodo di omologazione forte e imperante la funzione pubblica, il Comune, deve cogliere il proprio compito nella produzione artistico culturale. Accade già per esempio nel caso dell?area ex ospedaliera del Ceppo, nelle scelte di politica urbanistica, di intraprendere la scelta di infrastrutturare con soldi pubblici: possiamo farlo anche nelle politiche culturali. Siegfried Kracauer in <em>La fabbrica del disimpegno</em> definisce l?importanza delle idee e del loro concretizzarsi, sono riflessioni che innescano la consapevolezza della necessità di essere conseguenti in ragione di ciò che viene stabilito come prioritario. ?Il mondo sociale è sempre colmo di un numero incredibile di forze spirituali o idee che si possono definire brevemente idee. Movimenti politici, sociali, artistici, nei quali si incarnano alcuni determinati contenuti, un bel giorno si svegliano e imboccano il loro corso. Una caratteristica comune alle idee è che cercano di impregnare l?esistente, cercano di diventare esse stesse realtà; come un dovere materiale e concreto, spuntano all?interno della società umana con l?innata intenzione di realizzarsi. Ma solo quando cominciano ad agire nel mondo sociale mettendolo in subbuglio, invece di restare semplici chimere senza influenza sulla realtà, possono essere prese in considerazione da un punto di vista sociologico. Tutte le idee che crescono così nel mondo sociale per riscattarlo dalla sua rigidità, attraversano alcuni processi che si presentano non solo come fatti storici, ma sono caratterizzati anche dal loro aspetto formale e sociologico. Come il sasso lanciato in acqua produce cerchi di un genere di una grandezza legati non tanto alla sua forma e qualità specifiche, quanto piuttosto alla forza e alla direzione del lancio, così ogni idea che urta contro l?elemento sociale esistente suscita in esso uno stimolo il cui sviluppo è condizionato da fattori di ordine generale. Per comprenderli nella loro necessità, questi fattori dovranno essere dedotti dalla struttura dello spirito esaminata da una prospettiva fenomenologica.? Che cosa è la nostra cultura oggi? Quale arte è all?altezza dei conflitti e del confronto con la povertà? Che forza e che direzione diamo al nostro sasso lanciato in acqua? Che forza e che direzione diamo all?intenzione di aprire un concorso di idee, finanziato, per coloro che hanno visioni della città, di ciò che è o non è mainstream, delle contraddizioni del contemporaneo? L?istituzione ha il dovere di cimentarsi con la mutazione delle culture e delle arti: c?è uno spazio di azione possibile, c?è bisogno di discuterne a fondo e poi, di fare cultura dando spazio a ciò che dell?arte è contemporaneo; è un compito per Pistoia, è un compito per una città che sa prendersi la responsabilità di formulare una proposta che non serva solo qua. Ciò che la città è va connesso con ciò che la città può essere. Il compito che possiamo prenderci è quello di non perpetrare lo<em> status quo ante</em> perché in ciò che siamo stati, in ciò che siamo, si anima l?inizio della trasformazione in una città che non possiamo sapere. In una città con cui dobbiamo prenderci dei rischi e che dobbiamo mettere nella condizione di stupirci.</p>
<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F20%2Fpistoia-sul-mare%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dpistoia-sul-mare&amp;action_name=Pistoia+%C3%A8+sul+mare.+Lo+stupore+e+il+rischio+della+proposta&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /><p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/20/pistoia-sul-mare/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=pistoia-sul-mare">Pistoia è sul mare. Lo stupore e il rischio della proposta</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
Una poesia d?aprile
Categoria diari, inediti, Fabrizio Bajec, poesia italiana contemporanea
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Fabrizio Bajec</strong></p>
<p> .</p>
<p>Stiamo arrivando</p>
<p>con i teloni le mani alzate</p>
<p>e una nuova costituzione</p>
<p>Stiamo arrivando</p>
<p>da ogni angolo di Paname-ville</p>
<p>sobborghi dalle campagne</p>
<p>con le casse le banderuole</p>
<p>Non temete o allora tremate</p>
<p>ma lasciateci una piazza</p>
<p>un aeroporto</p>
<p>Stiamo arrivando</p>
<p>ritazione era nell?aria</p>
<p>fra dubbi diffidenza e boria</p>
<p>da tempo vi abbiamo lasciati</p>
<p>seduti intorno al Monopoli</p>
<p>poiché il lavoro lo sapete</p>
<p>ci occupa Ma no</p>
<p>nessuna scusa</p>
<p>Lo occuperemo</p>
<p>dalle terre di Francia al Belgio</p>
<p>da Saragozza a Berlino</p>
<p>è un solo blocco di carne </p>
<p>e cellule grigie in aumento</p>
<p>per un voto una causa un sogno </p>
<p>Stiamo arrivando</p>
<p>dissotterriamo</p>
<p>la vecchia cooperazione</p>
<p>parole da voi occultate</p>
<p>che vi ripiombano addosso</p>
<p>Ci credevate assopiti</p>
<p>ricredetevi questa notte</p>
<p>in piedi non è un?occasione</p>
<p>è un movimento</p>
<p>dal megafono alla rete</p>
<p>rigettiamo le vostre leggi</p>
<p>magheggi fughe del capitale</p>
<p>Stiamo arrivando</p>
<p>organizzati</p>
<p>col bene pubblico disperso</p>
<p>nel vostro mondo Ma non qui</p>
<p>vedete come è piantato</p>
<p>su questa piazza e crescerà</p>
<p>finché tutto non sia rovesciato</p>
<p> </p>
<p>°</p>
<p align="right">(aprile 2016)&#8230;</p>
<p><img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F19%2Funa-poesia-daprile%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Duna-poesia-daprile&amp;action_name=Una+poesia+d%E2%80%99aprile&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/19/una-poesia-daprile/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=una-poesia-daprile">Una poesia d?aprile</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
  Altro...
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">di <strong>Fabrizio Bajec</strong></span></p>
<p><span style="color: #ffffff; font-family: Times New Roman;"> .</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Stiamo arrivando</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">con i teloni le mani alzate</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">e una nuova costituzione</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Stiamo arrivando</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">da ogni angolo di Paname-ville</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">sobborghi dalle campagne</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">con le casse le banderuole</span><span id="more-61943"></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Non temete o allora tremate</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">ma lasciateci una piazza</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">un aeroporto</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Stiamo arrivando</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">ritazione era nell?aria</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">fra dubbi diffidenza e boria</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">da tempo vi abbiamo lasciati</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">seduti intorno al Monopoli</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">poiché il lavoro lo sapete</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">ci occupa Ma no</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">nessuna scusa</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Lo occuperemo</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">dalle terre di Francia al Belgio</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">da Saragozza a Berlino</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">è un solo blocco di carne </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">e cellule grigie in aumento</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">per un voto una causa un sogno </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Stiamo arrivando</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">dissotterriamo</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">la vecchia cooperazione</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">parole da voi occultate</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">che vi ripiombano addosso</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Ci credevate assopiti</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">ricredetevi questa notte</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">in piedi non è un?occasione</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">è un movimento</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">dal megafono alla rete</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">rigettiamo le vostre leggi</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">magheggi fughe del capitale</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Stiamo arrivando</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">organizzati</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">col bene pubblico disperso</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">nel vostro mondo Ma non qui</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">vedete come è piantato</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">su questa piazza e crescerà</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">finché tutto non sia rovesciato</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">°</span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">(aprile 2016)</span></p>
<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F19%2Funa-poesia-daprile%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Duna-poesia-daprile&amp;action_name=Una+poesia+d%E2%80%99aprile&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /><p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/19/una-poesia-daprile/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=una-poesia-daprile">Una poesia d?aprile</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
La Romagna di Baldrati
Categoria carte, anni 60, Avventure di un teppista, mauro baldrati, narrativa italiana, provincere o morire, romagna, transeuropa
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Mauro Baldrati</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/19/la-romagna-baldrati/245_cover_fuga_definitiva/" rel="attachment wp-att-61959"></a>Nel fiume Lepre c&#8217;è la &#8220;buca di Filippi&#8221;, un punto dove l&#8217;acqua è profonda e si può nuotare. Qui siamo sempre una ventina di bambini e di ragazzi già sviluppati tutto il giorno a fare bagni, lotte, immersioni, tuffi, a pescare ?a manaccia?.&#8230;</p>
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<p>di <strong>Mauro Baldrati</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/19/la-romagna-baldrati/245_cover_fuga_definitiva/" rel="attachment wp-att-61959"><img class="alignleft size-medium wp-image-61959" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/245_cover_fuga_DEFINITIVA-199x300.jpg" alt="245_cover_fuga_DEFINITIVA" width="199" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/245_cover_fuga_DEFINITIVA-199x300.jpg 199w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/245_cover_fuga_DEFINITIVA.jpg 425w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a>Nel fiume Lepre c&#8217;è la &#8220;buca di Filippi&#8221;, un punto dove l&#8217;acqua è profonda e si può nuotare. Qui siamo sempre una ventina di bambini e di ragazzi già sviluppati tutto il giorno a fare bagni, lotte, immersioni, tuffi, a pescare ?a manaccia?. Ci sono due posizioni per i tuffi, un grosso sasso che sporge dall&#8217;acqua per mezzo metro e un punto della sponda alto un metro e mezzo. Noi ragazzini ci tuffiamo dal sasso, mentre i ragazzi già sviluppati, e anche quelli abbastanza sviluppati, si tuffano dal punto più alto. E&#8217; raro che un ragazzino si tuffi dal punto più alto, e se lo fa si butta sempre coi piedi. I ragazzi sviluppati, invece, si buttano anche dal sasso. I ragazzi sviluppati comunque, a parte qualche eccezione, si tuffano sempre di testa.<br />
Noi ragazzini guardiamo spesso i pipiricchi dei ragazzi sviluppati. Guardiamo la loro sacchetta scura, i peli folti sul pube. Poi controlliamo i nostri piccoli pipiricchi senza l&#8217;ombra di un pelo, o nel migliore dei casi qualche pelucco isolato.  C&#8217;è qualcuno a cui stanno spuntando i primi ciuffi, ma la sacchetta non è ancora diventata scura. Noi questi bambini-ragazzi non li invidiamo, perché fanno i gradassi ma sono ancora molto indietro nello sviluppo. Invece giriamo intorno ai ragazzi completamente sviluppati, che sono i padroni assoluti del territorio. Tra di loro ci sono dei prepotenti, dei violenti, ma in complesso ci lasciano stare perché noi siamo molti, e loro pochi. Sono e restano i padroni, possono mandare via un ragazzino da un sasso se vogliono tuffarsi, mandarlo via se gli interessa il suo posto al sole, ma alla fine ci lasciano vivere, non sono dei tiranni. Alcuni sono dalla nostra parte, ci proteggono dagli attacchi esterni. Se per esempio alla buca di Filippi arriva qualche ragazzo sviluppato particolarmente prepotente, in vena di maltrattare qualcuno di noi senza motivo, se la deve vedere con qualche ragazzo sviluppato nostro protettore, che è disposto a lottare anche duramente per mantenere il controllo del territorio.<br />
Tra i ragazzi sviluppati che vengono da fuori c&#8217;è il Corsarino, che è chiamato così perché i suoi genitori gli hanno comprato un Moto Morini Corsarino e lui ne va particolarmente fiero. E&#8217; un tipo duro, solido, muscoloso. Ma è anche piccolo di testa, sembra che si trovi meglio con noi che con gli altri ragazzi sviluppati come lui. Fa lo sbruffone, ma si sente che è un po&#8217; stupidottero. Non gode di molta stima, ma è temuto perché ha un fisico muscoloso, più potente degli altri ragazzi sviluppati. Potrebbero prenderlo in giro perché è più debole dentro, ma non lo fanno perché è forte fuori.<br />
Il Corsarino non viene quasi mai alla buca di Filippi perché il suo ritrovo è la buca di Lolli, dall&#8217;altra parte del fiume rispetto al paese. E&#8217; un posto che a me non piace perché il fondo è fangoso con le alghe mentre qui alla buca di Filippi c&#8217;è la sabbia.<br />
Io il Corsarino non lo sopporto. Anzi, lo odio. Un giorno ero alle giostre e c&#8217;erano dei ragazzi che parlavano di certe belle ragazze. C&#8217;era anche il Corsarino che si è inserito nella discussione e a un certo punto salta su e fa: &#8220;C&#8217;è della gente che se ne è fatte un sacco e una sporta di gnette pensando a una sposa imperiale che va a fare la spesa da Gucci&#8221;, e si mette a guardarmi fisso. Io allora ho capito senza ombra di dubbio che stava parlando di mia madre. Infatti la mamma va sempre a fare la spesa da Gucci il droghiere. Mi sono sentito esplodere di rabbia e di impotenza. Il Corsarino ha rincarato la dose, ha detto: &#8220;C&#8217;è della gente che quando la vede passare questa sposa diventa matta e va subito a farsene un bigoncio così.? Per fortuna gli altri non hanno capito niente, ma io avrei voluto distruggerlo, bruciarlo vivo, ma cosa potevo fare contro quel gigante che mi avrebbe disfatto come un calzino? Me ne sono andato con lo stomaco pieno di pezzi di ghiaccio, distrutto per la mia vigliaccheria mentre il Corsarino, a voce alta, continuava a ripetere le sue nefandezze.<br />
Arriva col suo motorino, si mette subito nudo e scende baldanzoso la sponda del fiume. Si ferma nel punto da tuffi alto, lancia occhiate spavalde intorno a sé e dice: &#8220;Allora? Dov&#8217;è che ci si tuffa qua? E&#8217; lì?&#8221; e indica un punto alla sua destra. Io sono in acqua e sembro immerso fino alle orecchie, in realtà sono seduto sul ciglio della buca. Il punto che ha indicato il Corsarino è basso, l&#8217;acqua arriva appena sopra al ginocchio. D&#8217;altronde il fondo non si vede, perché l&#8217;acqua del Lepre è sempre torbida. Il Corsarino dice: &#8220;E&#8217; lì che ci si tuffa, no?&#8221;, e guarda me. Io sono l&#8217;unico in bagno da quelle parti, gli altri stanno nuotando nella buca, o sono stesi sulla sabbia a prendere il sole. Annuisco, gli dico che il punto è quello. Allora Il Corsarino alza le braccia come un campione di tuffi, dice &#8220;vai&#8221; e si butta di testa. Plana sull&#8217;acqua, entra con le braccia, si sente il tonfo e il Corsarino si abbatte con le mani e con la testa sul fondale basso di sabbia. Vedo il suo corpo, che non è entrato in acqua neanche per metà, che rimbalza quando la testa colpisce il fondo. Il Corsarino scalcia, si contorce poi galleggia inerte sull&#8217;acqua, con una gamba che si muove e l&#8217;altra no. Un paio di bambini e di ragazzi, che hanno assistito alla scena, indicano il corpo e scoppiano in una risata. Ma qualcuno balza in piedi e corre verso Il Corsarino con la faccia sott?acqua. Io non mi muovo, lo guardo galleggiare con la gamba che scalcia alzando piccoli spruzzi.<br />
Lo tirano a riva e lo rivoltano a pancia in alto. E&#8217; svenuto, ha la bocca aperta e continua a muovere la gamba. I bambini e i ragazzi continuano a ridere, si buttano a terra e si tengono la pancia con le mani mentre ridono. Ma gli altri, alcuni ragazzi sviluppati in particolare, sembrano preoccupati. &#8220;Sei matto&#8221; dice uno, &#8220;gli hai detto di tuffarsi nell&#8217;acqua bassa.? Io guardo il Corsarino e penso che forse è morto, o forse no. La gamba scalcia, gli esce acqua dalla bocca. Il ragazzo dice &#8220;te Toni sei matto&#8221;, e lo tocca sul collo. Gli altri ridono e si tengono la pancia. Forse il Corsarino rinviene, si muove, apre gli occhi. Geme, si lamenta. Io non ho fatto nulla. Era lui che voleva buttarsi in quel punto, continuava a dire &#8220;è quello il punto, no?? E io gli ho detto che il punto era quello. Che ne sapevo che si sarebbe buttato di testa? Noi da lì ci buttiamo sempre di piedi!<br />
Lo guardo che rinviene, geme, sputa acqua, viene da ridere anche a me e mi tuffo nella buca a nuotare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>NdR: questo riportato è  il capitolo &#8220;Tutti al fiume&#8221; di &#8220;Avventure di un teppista&#8221;, di Mauro Baldrati, Transeuropa, 2016</em></p>
<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F19%2Fla-romagna-baldrati%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dla-romagna-baldrati&amp;action_name=La+Romagna+di+Baldrati&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /><p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/19/la-romagna-baldrati/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=la-romagna-baldrati">La Romagna di Baldrati</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
La scelta dell?imam, la fine della lingua e la rivoluzione/2
Categoria indiani
Publicata:
Descrizione: <p align="JUSTIFY">di<strong> Antonio Montefusco</strong></p>
<p class="wp-caption-text">M. Toninelli, Dante ? La Divina Commedia a fumetti.</p>
<p align="JUSTIFY">[<a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/11/la-scelta-dellimam-la-fine-della-lingua-la-rivoluzione-1/">Qui</a> la prima parte di questo contributo]</p>
<p align="JUSTIFY">4. L?intreccio mortale tra Stato Nazione e Lingua è, si sa bene, un?invenzione: si tratta di un paradigma che si è intrecciato con l?idea di progresso tecnologico, e ha, talvolta, sforato il limite della dialettofobia.&#8230;</p>
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<p align="JUSTIFY">di<strong> Antonio Montefusco</strong></p>
<div style="width: 491px" class="wp-caption aligncenter"><img class="" src="http://www.ilsitodelledonne.it/wp-content/uploads/2015/12/dante-alighieri-a-fumetti4.png" width="481" height="446" /><p class="wp-caption-text">M. Toninelli, <em>Dante ? La Divina Commedia a fumetti.</em></p></div>
<p align="JUSTIFY">[<a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/11/la-scelta-dellimam-la-fine-della-lingua-la-rivoluzione-1/">Qui</a> la prima parte di questo contributo]</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">4. L?intreccio mortale tra Stato Nazione e Lingua è, si sa bene, un?invenzione: si tratta di un paradigma che si è intrecciato con l?idea di progresso tecnologico, e ha, talvolta, sforato il limite della dialettofobia. Ma se il Risorgimento, e in generale la cultura ottocentesca, ha incorporato l?intreccio come costitutivo dei nuovi spazi di indipendenza, è evidente che in Italia l?intreccio tra questioni linguistiche, problemi letterari e ossessioni politiche, sono assai difficili da sbrogliare. Nella forza normativa del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>De vulgari </i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">dantesco è presente una spinta ? scoperta molto tardi in una maniera piena di fraintendimenti, com?è noto ? la precisa individuazione dell?istituzione (la </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>curia</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, la corte, la città di Firenze, la nazione) come elemento di ordinamento linguistico. Questo gesto anticipatore del giacobinismo linguistico, però, convive non solo con l?incompiutezza (il </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>De vulgari eloquentia</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> non fu mai terminato) ma anche con una prassi linguistica del tutto opposta nella </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Divina Commedia</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">. Il paesaggio letterario italiano si disegna come un campo di tensioni irrisolto, nel quale l?artificialità del progetto nazionale si fonda su un ancora più artificiale progetto linguistico, che cova in sé le controspinte alla monoliticità della lingua. La celebre linea Dante-Gadda è stata un pungolo eversivo, che ha contribuito a fare della storia italiana l?esempio di una modernità linguistica alternativa. Vale la pena di chiedersi se questa constatazione si debba limitare al quadro letterario, o invece abbia influenzato la realtà dei parlanti della nostra epoca. A mio parere, la risposta è affermativa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Bisogna ricordare che i linguisti, e in particolare, i sociolinguisti non credono all?esistenza di spazi ?monolingui?: la situazione di un territorio in cui si parla una sola lingua è sempre meno una realtà e sempre più un?utopia che non resiste all?usura dell?analisi diretta. Allo stesso tempo, quella spinta all?unificazione e standardizzazione che Pasolini descriveva come incipiente morte dei dialetti, in realtà non si è verificata: quello che è successo, invece, negli ultimi anni è un deciso percorso di acclimatazione del dialetto accanto alla lingua </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>standard</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> come strumento di ampliamento delle risorse stilistiche ma anche semantiche. Questa tendenza alla compresenza del dialetto come integrazione dell?italiano è molto significativa (si vedano soprattutto le ricerche di Sobrero a proposito del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>post-italiano</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">). Allo stesso tempo, gli studi sull?immigrazione dimostrano che le comunità straniere hanno, in Italia, una fortissima propensione all?integrazione linguistica, addirittura limitando l?uso dell?interlingua intermedia alla fase di apprendimento: non sembrano, per ora, crearsi dei </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>pidgin</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> (Matteo Gomellini and Cormac Ó Gráda, </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Outward and Inward Migrations</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, 2010: consultabile on-line https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/quaderni-storia/2011-0008/QESn_08.pdf).</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Ciò significa che è molto difficile concepire, per ora, fenomeni di creolizzazione e </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>métissage</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> in un contesto di migrazione come quello italiano, dove le provenienze sono le più disparate (sono attestate più di 200 origini differenti); bisognerà forse aspettare le seconde generazioni per vedere lo sgonfiamento di meccanismi di prestigio culturale che hanno le loro conseguenze anche sul linguaggio; e tuttavia, il quadro linguistico italiano sembrerebbe meno affetto da una tendenza oppressiva e coloniale di ritorno come quella francese ma semmai intrinsecamente plurilingue ?in senso spiccatamente linguistico e non solo letterario ? perché intrinsecamente memore di essere stata, in molti luoghi dell?altrove della migrazione, lingua </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>minore</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">. L?esperienza dell?immigrazione, dunque, praticata dal parlante italofono può assurgere a strumento di ospitalità linguistica se nell?italiano permane uno statuto di lingua materna minore? </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">5. Il quadro che ho definito sopra ? la tensione fra una nazione fondata sulla letteratura e una letteratura intimamente eversiva perché plurilingue ? sembra modificarsi oggi. Se si analizza qualche linea della letteratura contemporanea si può trovare un corrispettivo di quanto avviene nel cinema: diminuisce la dialettofobia, e si procede dunque verso un superamento della diglossia gerarchica fra un High Level del linguaggio e un Low level dialettale e verso un più compiuto bilinguismo consapevole. Ma per realizzare questo, si va forse verso un superamento della sperimentazione stilistica che si poteva saggiare in Gadda e altri, dove comunque il pluristilismo è una polemica non priva di tratti elitari (lo può leggere Gadda un immigrato italofono?). Oggi si intravede una apertura dell?italiano a un suo uso ?minore? o comunque ospitale. Si tratta della realizzazione e dell?aggiornamento di un?altra linea tradizionale e alternativa della nostra storia intellettuale, che si è incentrata sulla traduzione (da altre lingue) come costruzione di corridoi culturali che puntano a superare barriere e rimossi. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">In altri termini, autori-cerniera come Luciano Bianciardi (e in parte, i poeti-traduttori come Fortini e Sereni) assurgono a esempio di attualità più di Pasolini. L?inquietudine di Bianciardi è vissuta nella figura di frontiera del traduttore, essenza del lavoro culturale contemporaneo e della sua riproducibilità: ma anche agente dispersivo del linguaggio letterario conformistico. Non è un caso se sono le traduzioni ad essere le ossessioni notturne del lavoratore intellettuale, che, scrittore ai margini dell?</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>establishement</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> e della lingua, cerca e non trova una pacificazione:</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">«Certe notti quando non riesco a prendere sonno mi sfilano in processione dinnanzi agli occhi Salvatore Giuliano e le donne artificialmente fecondate, il colonnello Maverick e il generale Sirtori, ciascuno recando una sua parola sorda e irridente, Virginia Oldoini, Carl Solomon, Gad Dov Ygal, la testa mozza del povero Languille, Beverly ragazza di vita, Nikita Kruscev, Teseo, Arthur Sears maniaco sessuale, Peloncillo Jack, Pop</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> operaio anziano alla catena di montaggio, John Kennedy, Percepied, i ganzi di Germaine Necker, il tarsio animale fantasma, la conferenza di Locarno, MonaMara-June e la nana della Cosmococcic Telegraph Company, Albert Budd, il socialista Vandervelde, la legge settantacinque, socialista anche quella, che chiuse le case, Ivan Grozni, la Venere ottentotta, John Whistler al vecchio ponte di Battersea, il sacrificio di capodanno, la faglia, il neutrino, Marx giovane e il Lenin dei taccuini, Sìdi-bel-Abbès, l?Ondulata Otto, Jack Andrus, l?Astronomo Reale, i Cappellani, le Corone e i Giovani Turchi armati di pistole zip, mille idee per aumentare le vendite e Leonardo da Vinci detective ad Amboise. Ciascuno di loro mi ha portato via un pezzo di fegato e tutti insieme mi hanno dannato l?anima, mi hanno stravolto perfino l?infanzia.»</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Nella </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Vita agra</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> il personaggio è un traduttore: e in questa «pisciata» autobiografica, c?è l?inquietudine del Bianciardi storico, della sua collocazione sociale e del nuovo ruolo dell?intellettuale come lavoratore dell?industria culturale; ma c?è anche la proiezione di un lavoro di assimilazione ? integrazione di una cultura ? Bianciardi traduce soprattutto letteratura anglo-americana ? a un?altra: in questo passaggio si spiegano anche la continua duplicità dei personaggi dei romanzi </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Lavoro culturale</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>L?integrazione</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, che solo nella </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Vita agra</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, allorquando si rinuncia al progetto di distruzione del torracchione, diventano unitari. Perché la lingua maggiore ? l?inglese ? si è ormai acclimatata nella lingua minore </span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">? </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">italiana; perché il lavoratore-traduttore ha trovato la sua sistemazione pacifica, il suo appartamento e il suo riconoscimento. Il prezzo, però, è altissimo: la condanna al silenzio dell?amico maremmano Tacconi Otello, fornitore dell?esplosivo per l?attentato e voce degli operai della Montecatini, morti nella strage di Ribolla del 1954 che il protagonista voleva vendicare. Ma l?esplosione si trasforma, come noto, in un gioco pirotecnico (qui nella versione filmica di Lizzani):</span></span></span></p>
<p><iframe width="600" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/CQnm4GEmCXc?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Niente è più distante dall?ottimismo antifascista dell?impresa di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Americana </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">di Vittorini (e Pavese): se là la letteratura americana è «letteratura universale a una lingua sola» capace di trasformare chi arriva dal vecchio mondo in qualcosa di «fresco, nuovo» (</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Autobiografia. Americanismo non solo per dispetto</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Diario in pubblico</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, Milano 1957, p. 89), la traduzione in Bianciardi è uno spazio di conflitto; testimonia da dentro la ?mutazione?, ne mostra i limiti linguistici. Nella lettera al professore di Grosseto Gaetano Rabiti, Bianciardi ricorda i suoi incubi come incubi di intraducibilità: «dormendo sognavo in inglese e non riuscivo a tradurre quello che avevo sognato» (vedi Corrias, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Vita agra di un anarchico</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, Feltrinelli, diverse edizioni). Nell?immaginare il personaggio-traduttore, infinitamente in bilico tra più mondi ? la Maremma dei minatori, la Milano del grattacielo e l?America di Faulkner e Kerouac ? Bianciardi trasforma la lingua allo stesso tempo in un terreno di conflitto socio-culturale e in un?allegoria del mondo contemporaneo. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">6. Silenzio degli esclusi e dei migranti e usi delle lingue e loro gerarchie sono evidentemente i problemi posti dalla modernizzazione, dallo </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>sviluppo senza progresso</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">. In questo senso, i ?dialetti? plurali dei testimoni dell?indagine sulla Milano degli anni ?50 nel volume di Alasia e Montaldi, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Milano Corea </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">(recentemente ristampato da Donzelli: memorabile Vermisat, che raccoglie vermi nei fossi per vivere: Mario Brenta vi ha dedicato un film, oggi introvabile) e quelli dei testimoni de </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La terra del rimorso </i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">di De Martino non sono il simbolo dell?arretratezza e dell?ignoranza, ma anche una inconscia ribellione alle scelte di assimilazione che il progresso ha offerto al migrante. Mi pare che, se Pasolini resta prigioniero di una visione tipica degli anni ?50 ? lo sviluppo capitalistico permetterà il successo dell?italiano, ma standardizzandolo a danno dei dialetti ? prendendo le parti dei perdenti ? i dialetti come resti linguistici terzomondisti &#8211; la realtà va disegnandosi in maniera più complicata e stratificata. L?italiano, cioè, sembra configurarsi anche come una lingua ospite, di frontiera, intrinsecamente minore e usata continuamente </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>in presenza</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> di altre lingue. Certo: disponibile anche a un uso canonico e ?maggiore?, ma sempre a prezzo di una sua stortura identitaria.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Anche nel recente romanzo </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Adua</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> di Igiaba Scego, che ha lungamente riflettuto sul rimosso del colonialismo nella memoria nazionale, i livelli di lingua sono distinti, e direi non mescolati, ma vissuti sul terreno del conflitto di natura storica e generazionale. Il personaggio del nonno della protagonista è un somalo che usa una lingua materna ancora priva della sua forma scritta: la lingua somala si è grammaticalizzata ed è diventata lingua ufficiale solo in epoca post-coloniale. Il processo di scritturazione del somalo avviene proprio nel momento in cui la nipote, Adua, che usa un romanesco italianizzato, arriva in Italia: qui, </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>femmina nera</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, diventa oggetto di desiderio in film soft-porno. La figura-chiave di questa epopea linguistico-familiare è Zappe, il padre, traduttore dal somalo all?italiano, che si trova implicato nella guerra fascista in una posizione complessa, in bilico tra il collaborazionismo e il patriottismo, mentre il giovane marito di Adua, </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Titanic</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, migrante dell?ultimissima generazione, sembra completamente privo di identità linguistica. In questo gioco di specchi, la caratterizzazione multilingue dell?italiano si predispone a rappresentare il rapporto di dominazione nella coppia Nonno-Adua, mentre il quadro di insubordinazione è rappresentato nella posizione ambigua di Zoppe e di </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Titanic</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">7. Grazie a questa situazione di plurilinguismo costitutivo e caratteristico che può essere considerata come una potenzialità di uso minore anche della lingua maggiore, l?italiano può essere capace di incorporare anche l?esperienza (e)migrante ? dell?italiano all?estero ? e l?esperienza coloniale ? come rimosso di violenza ? rendendo la lingua immediatamente un vettore di cambiamento sociale. Su questo piano, più interessante del pluristilismo della linea Dante ? Gadda, risulta il superamento delle lingue che Joyce imposta ed elabora in particolare sull?italiano, che egli stesso conosce e pratica. Verissimo che Beckett vede nel lavoro di Joyce una possibile vicinanza con il Dante del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>De vulgari</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">; ma è anche vero che il progetto del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>De vulgari </i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> non è quello della </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Commedia</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, come abbiamo detto. Joyce ha attivamente collaborato alla traduzione italiana di quel monumento </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>realmente</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> plurilingue che fu il </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Finnegans Wake</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, di cui l?autore curò anche una parziale traduzione italiana ? si tratta, in fondo, di un?auto-traduzione in una lingua non materna. L?operazione si è ripetuta ? in forma un po? diversa ? di recente con uno strano e affascinante libro di Jhumpa Lahiri, uscito da poco in Italia, prima in </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>dispense</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, come si faceva una volta, presso la rivista </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Internazionale</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, poi in volume. Jhumpa Lahiri è una scrittrice nata a Londra ma da genitori bengalesi. Risiede a New York da molti anni. La sua scrittura è inglese, la sua lingua materna ? quella dell?affetto e del latte,? è bengalese. A un certo punto, in età avanzata, Jhumpa Lahiri, dopo un lungo e talvolta interrotto percorso di apprendimento, decide di imparare l?italiano. Se ne innamora, e decide di scrivere. </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>In altre parole</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> racconta di questo apprendimento adulto, difficile, che è però soprattutto la volontà di trovare </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>un?altra voce</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">:</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">«In questo periodo mi sento una persona divisa. La mia scrittura non è che una reazione, una risposta alla lettura. Insomma, una specie di dialogo. Le due cose sono strettamente legate, interdipendenti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Adesso, però, scrivo in una lingua, mentre leggo esclusivamente in un?altra. Sto per ultimare un romanzo, per cui sono per forza immersa nel testo. Non è possibile abbandonare l?inglese. Tuttavia, la mia lingua più forte sembra già dietro di me.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Mi viene in mente Giano bifronte. Due volti che guardano allo stesso tempo il passato e il futuro. L?antico dio della soglia, degli inizi e delle fini. Rappresenta i momenti di transizione. Veglia sui cancelli, sulle porte. Un dio solo romano, che protegge la città. Un?immagine singolare che sto per incontrare ovunque.</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">»</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Direi che siamo di fronte a un esempio importante di ?mondializzazione? di una lingua. Il fatto che questo processo avvenga con l?italiano è, secondo me, assai significativo. Il contrasto con il francese è evidente: basta pensare a </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>L?analphabéte</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, in cui Agota Kristoff racconta l?apprendimento del francese come una violenza e un percorso di difficoltà. Viene dunque da chiedersi se non ci sia uno spazio di diaspora e libertà in una cultura ? quella italiana ? che ha conquistato solo fragilmente un?identità monolingue-nazionale, effimero intervallo in una lunghissima storia, al contrario, spiccatamente plurilingue ed europea. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">8. Roberto Esposito è tornato in più sedi a insistere sulle peculiarità specifiche del pensiero italiano della modernità (e si veda almeno </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Pensiero vivente</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">): sottolineando anche, tra le altre cose, che la filosofia italiana, restando ai margini e all?esterno dello Stato-nazione, resta positivamente al di fuori del quadro concettuale a esso sotteso. Viene da chiedersi se anche la lingua non debba essere considerata sotto questo punto di vista: innanzitutto perché la filosofia, nel pensiero italiano, cerca continuamente un </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>linguaggio</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> diverso da quello tecnicamente filosofico. Le pagine dedicate a De Sanctis da Esposito sono esemplari, perché ne fanno emergere le antinomie, sui due piani del disegno storiografico e della tesi nazionale. Nelle pagine del grande disegnatore del paradigma storiografico della nostra letteratura nazione, è evidente, da una parte, l?emergere di Dante e Leopardi e pochi altri (Machiavelli, per esempio) come elementi luminosi su un fondo d?ombra che delinea un distacco tra letteratura e realtà / vita che è essenziale alla tradizione nazionale: questi grandi scrittori si posizionano su un terreno di incontro tra poesia e filosofia che è rappresentativo dell?estroflessione della scrittura italiana. Dall?altra parte, De Sanctis non smette mai di oscillare tra l?esplorazione entusiasta della tendenza cosmopolita degli autori italiani come elemento positivo e la sua denuncia come punto di debolezza dello sviluppo nazionale. La dialettica tra nazione e deterritorializzazione è presente anche, in maniera irrisolta nelle pagine gramsciane sul popolo italiano come popolo ?mondializzato? («Il popolo italiano è quel popolo che ?nazionalmente? è più interessato a una moderna forma di cosmopolitismo, non solo l?operaio, ma il contadino e specialmente il contadino meridionale.», </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Quaderni del carcere</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, q. 19, § 5) che non a caso cita anche Salza. Un?altra coincidenza inavvertita tra il pensiero di Esposito e il ragionamento di Salza riguarda i ?bestioni? vichiani: per il letterato, essi vivono una tendenza alla ricostituzione del senso e della storia grazie alla unificazione linguistica; in Esposito la storia dei ?bestioni? costituisce l?esempio più evidente di un pensiero italiano che, rifiutando la </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>tabula rasa</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> e la soggettivazione tipici della </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>French Theory</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, continua a riflettere sull?origine, costituendosi come pensiero eminentemente storico.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">9. In altre parole: è opportuno vagliare la concreta possibilità di una indagine sulla differenza italiana che parta anche dalla lingua e dalla letteratura. Credo che il confronto con la politica linguistica giacobina francese sia, su questo piano, decisiva, e faccia emergere una storia dell?italiano come esempio di modernità linguistica ?alternativa?. La cosa non deve sorprendere, perché, com?è noto, nello spazio geopolitico variabile che il Medioevo e l?Età Moderna hanno chiamato Italia, la lingua è stato il terreno di costruzione artificiale di un?unificazione e poi di una statalizzazione ?pensata? e artificiale prima che reale. Nel 1861, al varo della prima seduta parlamentare, la lingua ufficiale della principale istituzione del nascente stato italiano era ancora il francese, lingua peraltro della casa regnante, a sua volta dominatrice storicamente di uno stato frontaliero e bilingue.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Per paradosso, la nostra indagine rizomatica ha messo in discussione uno dei capisaldi di questa modernità alternativa, e cioè il pluristilismo. Mi pare di poter affermare che quello specifico contraltare del monolinguismo nazionale si sia andato esaurendo. Il punto di non ritorno può essere indicato in </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Petrolio</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> di Pasolini, dove l?abiura della polifonia dei romanzi romani degli anni ?50 è anche un superamento della sperimentazione stilistica in direzione di una messa in discussione della struttura letteraria romanzesca. Non è un caso se il romanzo successivo, e in particolare quello postmoderno, sposta la sperimentazione sul linguaggio sul terreno simbolico. Nell?Umberto Eco del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nome della Rosa, </i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">l?</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>exploit</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> plurilingue</span></span><i> </i><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> del monaco Salvatore, ex dolciniano e quindi eretico perseguitato, non è altro che una rappresentazione ironica non priva di un sottofondo di critica sociale sull?irrapresentabilità dell?escluso: «</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> Penitenziagite! </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Watch out for the draco who cometh in futurum to gnaw on your anima! </span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">La morte est supra nobis! You contemplata me apocalypsum, eh? La bas! </span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">Nous avons il diabolo! Ugly come Salvatore, eh? My little brother! </span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Penitenziagite!!»</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><iframe width="600" height="450" src="https://www.youtube.com/embed/UAgsq8Suna4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p align="JUSTIFY"><u></u><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">La letteratura contemporanea si concentra in maniera più esplicita sul </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>contenuto</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> della narrazione, come dimostra in maniera chiara il manifesto del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>New Italian Epic </i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">[d?ora in poi </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nie</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">]: quando si tratta della </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>lingua</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> del romanzo contemporaneo italiano, il discorso degli autori del manifesto (Wu Ming 1 e 2) si sposta sul carattere mutante dei generi letterari e del confine tra prosa e poesia. Mai si fa riferimento alla linea Dante-Gadda. Un giro di boa tra le opere contemporanee legate all?etichetta del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nie</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> confermano che questa assenza è qui motivata non da scarsa sensibilità storiografica, ma da consapevolezza progettuale: anche quando si disarticola coscientemente il linguaggio letterario (per esempio, in Giuseppe Genna), non vengono più proposte prassi di scrittura gaddiane o post-gaddiane ? l?ultimo relitto, in Italia, di tale sperimentazione sono stati i cannibali, il suo capolavoro </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Woobinda</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> ? ma la </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>perfomance</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> di una lingua «mimetica» se non esplicitamente «media». Si ritrova, in questo nodo, un recupero dell?abiura dell?ultimo Pasolini rispetto al plurilinguismo e una pacificazione con l?inquieto confine di intraducibilità praticato da Bianciardi. Non a caso, secondo Wu Ming, la «prova del nove [del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nie</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">] è quella della traduzione», perché in fondo la lingua del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>New italian epic</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> deve essere un controcanto della lingua dei </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>media</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> che connotano al ribasso la lingua d?uso (</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>New Italian Epic</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, p. 90) in prospettiva di </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>debunking</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> letterario ? e quindi immediatamente politico. Ciò significa che, se il </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>New italian epic</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> è capace ? credo che lo sia, anche se non ancora esplicitamente ? di esprimere la </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><i>differenza</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> italiana, questo progetto deve essere articolato all?interno di un programma anche linguistico. E un italiano ?medio? può essere una lingua ?ospitale? e ?mondiale? a patto che mantenga memoria della sua alterità e minorità, della sua situazione di compresenza linguistica e dialettale, e della sua potenzialità contenutistica intrinsecamente politica e critica. </span></span></p>
<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F18%2Fla-scelta-dellimam-la-fine-della-lingua-la-rivoluzione2%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dla-scelta-dellimam-la-fine-della-lingua-la-rivoluzione2&amp;action_name=La+scelta+dell%E2%80%99imam%2C+la+fine+della+lingua+e+la+rivoluzione%2F2&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /><p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/18/la-scelta-dellimam-la-fine-della-lingua-la-rivoluzione2/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=la-scelta-dellimam-la-fine-della-lingua-la-rivoluzione2">La scelta dell?imam, la fine della lingua e la rivoluzione/2</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
Varie cose utili
Categoria diari, azzurra d'agostino, cose utili, poesia
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Azzurra D&#8217;Agostino</strong></p>
<p>Questo sasso è magico<br />
perché non sarà mai il mattone<br />
di un muro di prigione.</p>
<p>Questo ferro è speciale<br />
perché da lui non si può trarre<br />
la forma delle sbarre.</p>
<p>Questo legno è pregiato<br />
perché è del tutto esclusa<br />
l&#8217;idea che sia una porta chiusa.&#8230;</p>
<p><img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F18%2F61110%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3D61110&amp;action_name=Varie+cose+utili&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/18/61110/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=61110">Varie cose utili</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
  Altro...
<p>di <strong>Azzurra D&#8217;Agostino</strong></p>
<p>Questo sasso è magico<br />
perché non sarà mai il mattone<br />
di un muro di prigione.</p>
<p>Questo ferro è speciale<br />
perché da lui non si può trarre<br />
la forma delle sbarre.</p>
<p>Questo legno è pregiato<br />
perché è del tutto esclusa<br />
l&#8217;idea che sia una porta chiusa.</p>
<p>Quest&#8217;aria è pura<br />
perché si illumina all&#8217;aurora<br />
e non dura solo un&#8217;ora.</p>
<p>Questa corda è bella<br />
perché serve per saltare<br />
e non solo per legare.</p>
<p>Questa terra è ricca<br />
perché è piena di fiori<br />
e non ha frontiere col dentro e col fuori.</p>
<p>Quest&#8217;acqua è buona<br />
perché scorre senza sosta, se ne va via<br />
e nessuno può dire ?ora basta! Questa è mia!?.</p>
<p>Questo fuoco è sacro<br />
perché è fatto per scaldare<br />
e nessuna casa vuol bruciare.</p>
<p>Tutte le cose che ci sono al mondo<br />
in tanti modi diversi le puoi pensare, sai?<br />
Dipende dall&#8217;uso che te ne fai.</p>
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Amori e disamori di Nathaniel P.
Categoria carte, Adelle Waldman, gianni biondillo, recensione, romanzo, vincenzo latronico
Publicata:
Descrizione: <p align="LEFT">
<p align="LEFT">di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="LEFT">Adelle Waldman, Amori e disamori di Nathaniel P. , Einaudi, 2015 , 271 pag., traduzione di Vincenzo Latronico</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo la laurea ad Harvard, figlio della piccola borghesia di provincia, e una carriera da giovane scrittore che vive in un appartamentino scarrupato a Brooklin e si mantiene grazie agli articoli e alle recensioni che pubblica sulle riviste culturali (beato lui!), Nate ha finalmente raggiunto il punto del non ritorno che ogni intellettuale radical chic desidera nel profondo: ricevere un sostanzioso anticipo da un editore (beato lui, di nuovo!) per la pubblicazione del suo primo romanzo.&#8230;</p>
<p><img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F17%2Famori-disamori-nathaniel-p%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Damori-disamori-nathaniel-p&amp;action_name=Amori+e+disamori+di+Nathaniel+P.&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /></p>
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  Altro...
<p align="LEFT"><img class="aligncenter size-full wp-image-61878" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/ADELLE-WALDMAN.jpg" alt="Adelle Waldman" width="680" height="309" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/ADELLE-WALDMAN.jpg 680w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/ADELLE-WALDMAN-300x136.jpg 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></p>
<p align="LEFT">di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="LEFT"><b>Adelle Waldman, </b><i>Amori e disamori di Nathaniel P.</i> , Einaudi, 2015 , 271 pag., traduzione di Vincenzo Latronico</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo la laurea ad Harvard, figlio della piccola borghesia di provincia, e una carriera da giovane scrittore che vive in un appartamentino scarrupato a Brooklin e si mantiene grazie agli articoli e alle recensioni che pubblica sulle riviste culturali (beato lui!), Nate ha finalmente raggiunto il punto del non ritorno che ogni intellettuale radical chic desidera nel profondo: ricevere un sostanzioso anticipo da un editore (beato lui, di nuovo!) per la pubblicazione del suo primo romanzo.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;adolescente nerd oggi è un uomo sensibile, femminista, impegnato. Passa serate a discutere di politica e cultura con amici colti quanto lui, in locali cool, dove incontra coetanee belle e intelligenti che leggono Svevo o Bernhard.</p>
<p align="JUSTIFY">Quello che scopriremo leggendo <i>Amori e disamori di Nathaniel P.</i> è che dietro tutta questa apparente umanità e sensibilità si cela un ragazzo senza nerbo, vacuo, narciso. Le origini giudee o l&#8217;esperienza dei genitori in fuga dall&#8217;Europa dell&#8217;Est sembra non abbiano lasciato nulla nello spessore umano di Nate, che pensa solo a sé o a come portarsi a letto le ragazze che conosce, evitando però di sembrare maschilista. Adelle Waldman ci racconta l&#8217;incontro di Nate con Hannah. Il loro amore nascente e lo sfiorire, nel volgere di pochi mesi, del rapporto nell&#8217;abitudine, nell&#8217;insofferenza, nell&#8217;incapacità di creare un progetto che non sia basato solo sull&#8217;apparenza o sul sesso.</p>
<p align="JUSTIFY">Il romanzo in sé non ha un vero centro e Nate stesso, alla fine del percorso narrativo, non è cambiato di un millimetro. Sembra, in questo senso, un romanzo irrisolto. La triste verità sta nel mondo descritto, nel paesaggio umano raccontato: che noia mortale dev&#8217;essere fare l&#8217;intellettuale trendy a NYC!</p>
<p align="JUSTIFY">(<em>pubblicato su</em> Cooperazione<em> numero 14 del 30 marzo 2015</em>)</p>
<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F17%2Famori-disamori-nathaniel-p%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Damori-disamori-nathaniel-p&amp;action_name=Amori+e+disamori+di+Nathaniel+P.&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /><p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/17/amori-disamori-nathaniel-p/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=amori-disamori-nathaniel-p">Amori e disamori di Nathaniel P.</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
gli orrori che i paesaggi europei ci nascondono
Categoria carte, Territorio, austria, ebrei, fosse comuni, Keller Editore, Kontaminierte Landschaften, Martin Pollack, Paesaggi contaminati, paesaggio
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Martin Pollack</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/pollack_260-9788889767856-paesaggi/" rel="attachment wp-att-61903"></a></p>
<p>Quando oggi scriviamo di una zona, di un paesaggio, sembra indispensabile tenere sempre conto anche del passato. Questo ci mette davanti a un compito difficile. Vogliamo cercare di scoprire che cosa successe qui settanta, ottanta o addirittura cento anni fa, anche se guardando di sfuggita, quando siamo di passaggio, in un?atmosfera rilassata di vacanza, non percepiamo niente che susciti la nostra diffidenza.&#8230;</p>
<p><img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F16%2Fpaesaggi-contaminati%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dpaesaggi-contaminati&amp;action_name=gli+orrori+che+i+paesaggi+europei+ci+nascondono&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=paesaggi-contaminati">gli orrori che i paesaggi europei ci nascondono</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
  Altro...
<p>di <strong>Martin Pollack</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/pollack_260-9788889767856-paesaggi/" rel="attachment wp-att-61903"><img class="alignleft size-medium wp-image-61903" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Pollack_260-9788889767856-paesaggi-187x300.png" alt="Pollack_260-9788889767856-paesaggi" width="187" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Pollack_260-9788889767856-paesaggi-187x300.png 187w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/05/Pollack_260-9788889767856-paesaggi.png 260w" sizes="(max-width: 187px) 100vw, 187px" /></a></p>
<p>Quando oggi scriviamo di una zona, di un paesaggio, sembra indispensabile tenere sempre conto anche del passato. Questo ci mette davanti a un compito difficile. Vogliamo cercare di scoprire che cosa successe qui settanta, ottanta o addirittura cento anni fa, anche se guardando di sfuggita, quando siamo di passaggio, in un?atmosfera rilassata di vacanza, non percepiamo niente che susciti la nostra diffidenza. Ciononostante dobbiamo sempre porci la domanda: il paesaggio ha qualcosa da nasconderci? E davvero cosi innocente, idilliaco come sembra? Che cosa troviamo se iniziamo a scavare? Vengono alla luce ossa marce? Possiamo metterle da parte con noncuranza, perche presumiamo che non ci riguardino, perche non abbiamo nulla a che fare con cio che successe qui? Perche ormai e passato tanto tempo? Non dobbiamo invece confrontarci con la storia, per quanto possa essere fastidiosa? Secondo me e imprescindibile rivolgersi anche ai lati oscuri di questi posti.<br />
Non solo a Auschwitz e Treblinka, a Mauthausen e Ravensbruck, ma anche ai paesaggi senza nome, ai vasti boschi e alle paludi, alle steppe, che appartengono a quelle <em>bloodlands </em>che lo storico americano Timothy Snyder descrive in modo cosi vivido. Anche se le <em>bloodlands </em>di cui parlo io si estendono geograficamente su una superficie molto piu ampia che comprende anche l?Austria. E la Slovenia e l?Ungheria. E altri Paesi.</p>
<p>?.</p>
<p>?.</p>
<p>Occuparsi dei paesaggi contaminati implica sempre la necessita di confrontarsi in modo critico con la lingua. Come le fosse dovevano essere al riparo da occhi illeciti, anche i comandi per uccidere erano spesso camuffati con termini apparentemente innocui o comunque non univoci.<br />
A questo proposito ricordo la mia infanzia a Mitterberg, dove fummo evacuati. ?Evacuati? e uno di questi termini. Per la deportazione degli ebrei dalla Germania e dall?Austria nei campi di morte all?Est, nella corrispondenza ufficiale si preferi usare il termine ?evacuati?, capace di velare la brutale realta. ?Evacuati all?Est? e una formulazione che sminuisce i trasporti dalla Germania e dall?Austria nei campi di annientamento.<br />
Ingannare e mimetizzare.</p>
<p>Fatti violenti non cambiano solo la lingua e le persone che ne sono coinvolte, ma anche i luoghi in cui avvengono. Questo vale anche per i paesaggi. Nella natura, nella campagna vasta e senza edifici, la violenza assume una forma diversa da quella in un lager chiuso e circondato da filo spinato e torri di guardia. Nel paesaggio i colpevoli si comportano diversamente, si adattano alle condizioni del luogo e si muovono in base al terreno, allo spazio che trovano ? a cui, viceversa, con le loro azioni, il loro scavare fosse, le esecuzioni, il gettare terra sulle fosse comuni e mimetizzarle, danno un volto nuovo. Soprattutto conferiscono allo spazio un significato nuovo, sinistro.</p>
<p>?.</p>
<p>?.</p>
<p>A Hrastovec ci sono perlomeno degli elenchi delle vittime, incompleti, ma almeno qualcosa. Il nome della mia prozia è in un elenco: Drolc Pavla, La?ko, umrla Hrastovec 26.8. (1945). Drolc era il cognome del marito sloveno. Era la quarantanovesima dell?elenco scritto a mano. Su innumerevoli altre fosse non ci sono informazioni così dettagliate. È questo ciò che contraddistingue l?essenza dei paesaggi contaminati, che i morti che vi giacciono sono quasi sempre senza volto e senza nome. Che nella maggioranza dei casi non sappiamo nulla delle vittime, tranne qualche volta la provenienza, ma anche quella solo approssimativamente: ebrei, rom e sinti, perseguitati e uccisi in quanto zingari, polacchi, prigionieri di guerra sovietici, bielorussi, domobranci sloveni, tedeschi, ecc. In genere non abbiamo fotografie né documenti delle vittime.<br />
Perciò è particolarmente difficile chiudere con questi fatti in modo definitivo. Rimane sempre qualcosa di aperto, la domanda logorante e assillante di chi fossero le persone che furono sepolte così in quella parte di bosco, le cui spoglie vengono trovate solo molti anni dopo. Qual era la loro storia? Da dove venivano? Erano da sole o insieme alla famiglia, all?amato/a, ai genitori, ai fratelli e alle sorelle, agli amici, agli ultimi abitanti del paese o dello shtetl, quando morirono con violenza? Del farmacista Jenö Kohn, che un giorno del gennaio 1945 a Polianka, nei  pressi di Donovaly, fu ucciso con la moglie e i due figli dagli uomini comandati da mio padre, sono venuto a sapere per caso. E ho addirittura ricevuto una sua foto. Ora so chi era Jenö Kohn. Un uomo di bell?aspetto, ancora giovane, con i capelli pettinati all?indietro e gli occhiali di corno tondi, che gli davano un?aria da intellettuale. È serio, forse anche malinconico, mentre guarda nella macchina fotografica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>NdR: gli estratti sono tratti dal magnifico <a href="http://www.kellereditore.it/romanzi-racconti-e-reportage/347-paesaggi-contaminati-martin-pollack.html">Paesaggi contaminati</a>, letto il quale la visione del paesaggio dell&#8217;Europa non è più la stessa, pubblicato (2016) da <a href="http://www.kellereditore.it/index.php">Keller Editore</a></em></p>
<img src="https://piwik.mauta.org/piwik.php?idsite=4&amp;rec=1&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2F2016%2F05%2F16%2Fpaesaggi-contaminati%2F%3Fpk_campaign%3Dfeed%26pk_kwd%3Dpaesaggi-contaminati&amp;action_name=gli+orrori+che+i+paesaggi+europei+ci+nascondono&amp;urlref=https%3A%2F%2Fwww.nazioneindiana.com%2Ffeed%2F" style="border:0;width:0;height:0" width="0" height="0" alt="" /><p><a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/?pk_campaign=feed&#038;pk_kwd=paesaggi-contaminati">gli orrori che i paesaggi europei ci nascondono</a> è un articlo pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://www.nazioneindiana.com">Nazione Indiana</a>.</p>
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