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Carmilla on line
  Aggiornato Mon, 20 Jun 2016 19:04:41 +0000
Descrizione letteratura, immaginario e cultura di opposizione
Webmaster
Categoria
Generatore https://wordpress.org/?v=4.5.2
Lingua it-IT
RENXIT
Categoria Schegge taglienti, Berlusconi, Elezioni, Elezioni Amministrative, Governo Renzi, Italia, Luigi De Magistris, M5S, Matteo Renzi, Milano, Movimento 5 Stelle, Napoli, PD, Politica, Renzi, Roma, Silvio Berlusconi, Torino, Virginia Raggi
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Alessandra Daniele</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2015/06/RENZI.jpg"><img class="alignleft wp-image-23000 size-medium" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2015/06/RENZI-300x199.jpg" alt=" " width="300" height="199" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2015/06/RENZI-300x199.jpg 300w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2015/06/RENZI.jpg 802w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il governo Renzi è morto. Naturalmente resterà in carica, l&#8217;Italia ha una lunga tradizione di governi zombie, ma la sua morte annunciata, che ha quasi ucciso il suo principale sponsor Berlusconi, è ormai irreversibile. Il ventennio renziano è durato un decimo del previsto da editorialisti, politologi, opinionisti, e leccaculo. Spacciatosi come <em>arma vincente </em>per il PD Renzi s&#8217;è rivelato un handicap. Nonostante i suoi candidati abbiamo cercato fino all&#8217;ultimo di comprare voti all&#8217;ingrosso e al dettaglio promettendo nuovi finanziamenti più o meno olimpici, o minacciando il ritiro di quelli [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/20/renxit/">RENXIT</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
  Altro...
<div class="pf-content"><p>di <strong>Alessandra Daniele</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2015/06/RENZI.jpg"><img class="alignleft wp-image-23000 size-medium" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2015/06/RENZI-300x199.jpg" alt=" " width="300" height="199" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2015/06/RENZI-300x199.jpg 300w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2015/06/RENZI.jpg 802w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il governo Renzi è morto.<br />
Naturalmente resterà in carica, l&#8217;Italia ha una lunga tradizione di governi zombie, ma la sua morte annunciata, che ha quasi ucciso il suo principale sponsor Berlusconi, è ormai irreversibile.<br />
Il ventennio renziano è durato un decimo del previsto da editorialisti, politologi, opinionisti, e leccaculo.<br />
Spacciatosi come <em>arma vincente </em>per il PD Renzi s&#8217;è rivelato un handicap.<br />
Nonostante i suoi candidati abbiamo cercato fino all&#8217;ultimo di comprare voti all&#8217;ingrosso e al dettaglio promettendo nuovi finanziamenti più o meno olimpici, o minacciando il ritiro di quelli già previsti, da nord a sud quasi tutti hanno subito sconfitte clamorose e umilianti.<br />
A Roma la papessa pentastellata Raggi ha travolto Giachetti <em>doppiandolo</em>, ed entrando nella storia come prima sindaca della capitale.<br />
A Torino la placida bocconiana Appendino ha completamente ribaltato il pronostico, consegnando Fassino al Museo Egizio.<br />
A Napoli, dove il PD non è neanche arrivato al ballottaggio, De Magistris s&#8217;è aggiudicato un&#8217;investitura da leader nazionale.<br />
Il Movimento 5 Stelle ha superato la crisi di crescenza e la paura di vincere sovrapponendo alla grifagna leadership di Beppe Grillo tutta una nuova covata di telegenici cuccioli rampanti dagli occhioni stellati e dai curriculum rassicuranti per la borghesia, ma il PD del Cazzaro non è stato sconfitto soltanto dal movimento che s&#8217;è rivelato più bravo di lui al suo stesso gioco, in città come Trieste, Grosseto, Savona, Cosenza e Olbia è stato battuto persino da una destra spappolata, acefala, letteralmente moribonda, resistendo soltanto, e non a caso, asserragliato in quella che fu la roccaforte del craxismo e del berlusconismo: Milano.<br />
Dopo aver accusato tutti i suoi avversari di abbarbicarsi alle poltrone, Renzi adesso s&#8217;aggrappa alla propria. Una disfatta così rovinosa però lo espone alla vendetta interna delle formiche che ha finora calpestato (quella vecchia <em>ditta</em> che è riuscita a conservare il posto a Bologna) e che aspettano ansiose di divorarlo quando cadrà.<br />
La sfida referendaria che gli sembrava così facile da vincere da farne addirittura un&#8217;ordalia sul suo destino personale potrebbe davvero segnare la sua fine.<br />
La Renxit è cominciata.</p>
</div><p><a class="a2a_button_facebook a2a_counter" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Frenxit%2F&amp;linkname=RENXIT" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Frenxit%2F&amp;linkname=RENXIT" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Frenxit%2F&amp;linkname=RENXIT" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_telegram" href="http://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Frenxit%2F&amp;linkname=RENXIT" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/telegram.png" width="16" height="16" alt="Telegram"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Frenxit%2F&amp;title=RENXIT" id="wpa2a_2">Condividi</a></p><p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/20/renxit/">RENXIT</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
Contabilità Pubblica Individuale
Categoria Testi
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Vittorio Catani</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Catani-Thole.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-31344" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Catani-Thole.jpg" alt="Catani-Thole" width="217" height="220" /></a></p>
<p>Se parliamo di “contabilità pubblica”, pochi in realtà oggi, nel 2028, sanno a cosa ci riferiamo. Magari si pensa alla vecchia “contabilità nazionale” riguardante distribuzione e utilizzazione del reddito, conto economico di risorse e impieghi, formazione del capitale, transazioni internazionali, contabilità per l’inflazione eccetera. La disciplina in oggetto si è invece evoluta i questi ultimi tempi, ispirata al principio formulato alcuni decenni anni addietro da un noto esponente del nostro Governo, secondo cui “lo Stato è un’azienda”.</p>
<p>In effetti, pochi all’epoca intuirono la profonda e rivoluzionaria verità, le ricche geniali implicazioni di tale concetto; solo oggi l’Italia, con finalmente l’attuazione di [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/20/contabilita-pubblica-individuale/">Contabilità Pubblica Individuale</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
  Altro...
<div class="pf-content"><p>di <strong>Vittorio Catani</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Catani-Thole.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-31344" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Catani-Thole.jpg" alt="Catani-Thole" width="217" height="220" /></a></p>
<p>Se parliamo di “contabilità pubblica”, pochi in realtà oggi, nel 2028, sanno a cosa ci riferiamo. Magari si pensa alla vecchia “contabilità nazionale” riguardante distribuzione e utilizzazione del reddito, conto economico di risorse e impieghi, formazione del capitale, transazioni internazionali, contabilità per l’inflazione eccetera. La disciplina in oggetto si è invece evoluta i questi ultimi tempi, ispirata al principio formulato alcuni decenni anni addietro da un noto esponente del nostro Governo, secondo cui “lo Stato è un’azienda”.</p>
<p>In effetti, pochi all’epoca intuirono la profonda e rivoluzionaria verità, le ricche geniali implicazioni di tale concetto; solo oggi l’Italia, con finalmente l’attuazione di quanto sotteso a quella intuizione, comincia a raccoglierne i primi frutti.</p>
<p>Uno Stato-azienda comporta &#8211; ad esser logici &#8211; che anche i cittadini, tutti i cittadini rientrino nelle “voci” contabili, nella potenziale “ricchezza” comune. Quindi le tabelle di stato personale, i suoi conti patrimoniali ed economici, devono consistere in questa nuova “posta” viva (l’individuo: il suo corpo, le sue capacità fisiche e psichiche) che va pertanto stimolata, valorizzata. Alla contabilità generale si è dunque aggiunto, nella struttura tradizionale, il DRU (Documento Risorse Umane), espressione d’un  nuovo braccio: la Contabilità Pubblica Individuale, particolare branca della Ragioneria riguardante i 65 milioni circa di italiani. Scopo del DRU: misurare e seguire analiticamente e matematicamente ogni movimento attivo e/o passivo, di qualunque genere, del singolo Cittadino.</p>
<p>Ovvio che in tale programma le più evolute tecnologie, specie delle telecomunicazioni, svolgano un ruolo prezioso impensabile in altri tempi, che realizza e rende tempestiva la geniale intuizione. Se si parla di “attivo” e “passivo” del Cittadino Alfa o della Cittadina Omega o del Neonato Beta, non si deve considerare solo quanto costoro producono o potranno produrre, incassare, diffondere nella collettività; o &#8211; per contro &#8211; quanto ”perdono” individualmente (malattie, assenze, assenteismi, depressioni) o fanno perdere socialmente (istigazione a scioperi, scarsa resa nel lavoro, atteggiamenti o scritti antisociali, contestazioni, danni all’ambiente, danni ad opere artistiche, ad opere pubbliche etc.).Ma ancora, ogni Cittadino può giovare o nuocere allo Stato non solo con la scarsa resa dei beni, ma con l’influsso di opere, parole, pensiero. Dunque, tutto quanto egli fa, dice o pensa di utile e non, viene automaticamente recepito, elaborato, contabilizzato, incasellato. Principio inderogabile è che <em>Ogni Cittadino nasce come “posta” di uguale valore</em>, e dunque – democraticamente come non mai – come  fenomeno aziendale, pertanto traducibile  in scritture contabili. Sono previsti naturalmente un Fondo Ammortamento Cittadini; e l’equivalente di Ratei o Risconti Umani (attivi e passivi), partite di giro, Impegni; e tutto quanto il Cittadino fa o propone ufficialmente di fare, trova una rispondenza nella sua personale Contabilità Pubblica Individuale.</p>
<p>Di quest’ultima, applicata alla sua intera vita (lavorativa e non), gli viene compilato un Bilancio annuale. Egli può così rendersi conto se in ogni esercizio trascorso i suoi Atti e Valori (materiali o moralmente utili) hanno prodotto un Attivo o un Passivo, e sarà ricompensato o sanzionato (economicamente, legalmente) in proporzione. Al termine della sua parabola umano-produttiva egli riceverà un Bilancio Finale.</p>
<p>Con i Bilanci del Documento Risorse Umane (DRU) siamo così giunti a ottenere per la prima volta un quadro prezioso, completo e realistico dall’Azienza-Stato. Ovviamente questo è un avvio: c’è ancora tanto da fare, sia per affinare e rendere più corretta e penetrante questa contabilità <em>ad personam</em>, sia per individuare sacche di evasione ai controlli. Possiamo tuttavia affermare con orgoglio e buona certezza che saremo presto in grado di poter trasformare e formattare ogni cittadino in una più rispondente, completa e moderna posta di bilancio: per la prosperità della Nazione.</p>
</div><p><a class="a2a_button_facebook a2a_counter" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Fcontabilita-pubblica-individuale%2F&amp;linkname=Contabilit%C3%A0%20Pubblica%20Individuale" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Fcontabilita-pubblica-individuale%2F&amp;linkname=Contabilit%C3%A0%20Pubblica%20Individuale" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Fcontabilita-pubblica-individuale%2F&amp;linkname=Contabilit%C3%A0%20Pubblica%20Individuale" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_telegram" href="http://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Fcontabilita-pubblica-individuale%2F&amp;linkname=Contabilit%C3%A0%20Pubblica%20Individuale" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/telegram.png" width="16" height="16" alt="Telegram"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F20%2Fcontabilita-pubblica-individuale%2F&amp;title=Contabilit%C3%A0%20Pubblica%20Individuale" id="wpa2a_4">Condividi</a></p><p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/20/contabilita-pubblica-individuale/">Contabilità Pubblica Individuale</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
Villa Diodati. Il ritorno del clima oscuro
Categoria La luce oscura
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Danilo Arona</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/AnnoSenzaEstate.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-31323" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/AnnoSenzaEstate.jpg" alt="AnnoSenzaEstate" width="220" height="176" /></a>E&#8217; appena scoccato l&#8217;anniversario del bicentenario della Notte in cui nacque il Gotico a Villa Diodati sul lago di Ginevra (16 giugno 1816) ed è sotto gli occhi del mondo la notevole analogia tra la cosiddetta “estate infestata” di allora e l&#8217;attuale pessimo clima, caratterizzato da un inizio d&#8217;estate quanto mai capriccioso e piuttosto freddo. Purissimo caso e, se la parola “Caso” è sempre l&#8217;anagramma di “Caos”, non va dimenticato che la notte della grande sfida tra Byron, Polidori, i due Shelley e la Clairmont resta una convenzione dall&#8217;intrigante sapore di leggenda. Ma non fu affatto leggendario il [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/19/villa-diodati-ritorno-del-clima-oscuro/">Villa Diodati. Il ritorno del clima oscuro</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
  Altro...
<div class="pf-content"><p>di <strong>Danilo Arona</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/AnnoSenzaEstate.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-31323" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/AnnoSenzaEstate.jpg" alt="AnnoSenzaEstate" width="220" height="176" /></a>E&#8217; appena scoccato l&#8217;anniversario del bicentenario della Notte in cui nacque il Gotico a Villa Diodati sul lago di Ginevra (16 giugno 1816) ed è sotto gli occhi del mondo la notevole analogia tra la cosiddetta “estate infestata” di allora e l&#8217;attuale pessimo clima, caratterizzato da un inizio d&#8217;estate quanto mai capriccioso e piuttosto freddo. Purissimo caso e, se la parola “Caso” è sempre l&#8217;anagramma di “Caos”, non va dimenticato che la notte della grande sfida tra Byron, Polidori, i due Shelley e la Clairmont resta una convenzione dall&#8217;intrigante sapore di leggenda. Ma non fu affatto leggendario il singolare, per non dire unico, contesto storico e climatico di quella riunione. E il particolare effetto Farfalla che lo caratterizzò.</p>
<p>Si legge spesso che il cattivo tempo e il pessimo clima di quell&#8217;estate potrebbero configurarsi come fattori determinanti della nascita di <em>Frankenstein</em> e de <em>Il vampiro</em>. Concordiamo, ma si può andare oltre. Il 1816 infatti fu uno degli anni più disgraziati e crudeli della storia del genere umano, definito per lunghi anni a seguire nel folclore europeo “l&#8217;anno della miseria” o “l&#8217;anno senza estate”.</p>
<p>Era certo inizio estate sul calendario, ma su tutta quanto il pianeta pesava un&#8217;autentica atmosfera di Apocalisse. La stagione era dovunque rovinosa e piovosa oltre ogni dire, tempestosa e freddissima: la causa dell&#8217;inusuale fenomeno era da ascriversi all&#8217;eruzione del vulcano Tambora nell&#8217;isola indonesiana di Sumbawa, in Indonesia, avvenuta nell&#8217;aprile dell&#8217;anno precedente.</p>
<p>Possiamo spendere qualche riga per questo microscopico luogo, ubicato nelle piccole isole della Sonda, che ospita però uno dei più distruttivi e pericolosi vulcani del pianeta. Infatti il Tambora è tuttora considerato il secondo vulcano al mondo per indice di esplosività – la sua ultima rovinosa “esibizione” risale all&#8217;anno 1967 – e la sua eruzione più importante avvenne proprio nel 1815.</p>
<p>Il tutto iniziò il giorno 11 aprile, verso sera, con una serie di potenti boati, simili a tuoni o cannonate, che misero sull&#8217;avviso le truppe britanniche che da non molto tempo si erano stanziate nella regione dopo averne scacciato gli olandesi. Questa prima serie di esplosioni tuttavia si esaurì in breve tempo; ma un nuovo fenomeno parossistico, questa volta molto più intenso, cominciò il giorno 19, con esplosioni intensissime, tali da far tremare le abitazioni, e abbondanti emissioni di cenere che oscurarono il cielo dell&#8217;intera regione per giorni e provocarono pesanti disagi in tutti i villaggi circostanti. Le navi incontrarono anche dopo parecchi anni dal fenomeno la cenere in mare nella forma di isolotti galleggianti di pomice.</p>
<p>Quest&#8217;eruzione fu una delle più potenti della storia, almeno dalla fine dell&#8217;ultima era glaciale; l&#8217;emissione di ceneri risultò, quantitativamente, circa cento volte superiore a quella dell&#8217;eruzione, pur rilevante, del monte Sant&#8217;Elena (stato di Washington) del 1980, e risultò maggiore anche di quella della formidabile eruzione del Krakatoa del 1883. Complessivamente, vennero proiettati in aria circa 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali. L&#8217;eruzione creò disastri di proporzioni bibliche, con una stima di sessantamila morti dovuti sia all&#8217;esplosione che al susseguente maremoto nonché alle pesanti carestie che seguirono il disastro.</p>
<p>Nell&#8217;atmosfera, ovunque nel mondo, vennero proiettati enormi quantitativi di cenere e polveri (si parla di 150 miliardi di metri cubi di roccia), producendo un denso &#8220;velo&#8221; di polvere vulcanica che schermò una discreta parte dei raggi solari negli anni successivi, provocando dappertutto uno dei periodi più freddi della storia del mondo. La polvere restò per molti anni nell&#8217;atmosfera diminuendo la quantità di radiazione solare che abitualmente colpisce il suolo della terra. Il pianeta conobbe un&#8217;epoca di estati mancate e inverni freddissimi, con la conseguenza di scarsissimi raccolti e di un impoverimento importante di vaste aree del pianeta.</p>
<p>Il 1816, anno successivo all&#8217;eruzione, fu un vero e proprio disastro climatico e la sua estate la più fredda di tutta la storia sino a oggi. In Europa, come in altre parti del mondo, accaddero cose incredibili sia “fuori” &#8211; nell&#8217;aria, nella natura e nella società – che “dentro” -, nei cervelli e negli spiriti.</p>
<p>I raccolti diminuirono sino a sfiorare lo zero. A Quebec si scatenarono due tempeste di neve a fine giugno. A luglio e agosto i laghi della Pennsylvania ghiacciarono. In Italia per circa un anno cadde neve rossa, resa tale dalla polvere vulcanica. Scoppiarono rivolte, un po&#8217; in tutta Europa, per la mancanza di cibo. La gente, già esasperata dalla fame e dalla drammatica situazione creatasi dopo le guerre napoleoniche, si diede al saccheggio e alla guerriglia perché i negozi di alimentari scarseggiavano di merce. Per l&#8217;assenza di foraggio si cominciarono a macellare tutti i maiali a disposizione, ma poi, spariti quelli, si iniziò a mangiare di tutto, dai gatti al muschio. La stessa Svizzera dovette dichiarare emergenza nazionale per la crisi del raccolto. Molti aree dell&#8217;Europa furono alluvionate. In Gran Bretagna tutto il mese di luglio fu caratterizzato da incessanti nevicate. Il freddo improvviso scatenò una pandemia colerica. Migliaia di persone morirono per malattia e congelamento.</p>
<p>Il sole in Europa appariva come un disco pallido e inerte. Attorno a quest&#8217;inquietante peculiarità del nostro astro, sin da maggio si erano diffuse voci allarmanti che contribuivano a diffondere e a radicalizzare l&#8217;idea della fine del mondo. Sin dalla primavera parecchi astronomi avevano annunciato di avere avvistato nei loro telescopi delle misteriose macchie solari. Da maggio a giugno dette macchie divennero così grandi da poter essere percepite a occhio nudo. La gente le guardava attraverso gli occhiali affumicati e in un battibaleno si diffusero voci tra Francia, Svizzera e Inghilterra che il sole stava morendo o che, in alternativa, un frammento di sole si sarebbe presto staccato per precipitare sulla Terra. I quotidiani, per quanto possibile, tentarono di arginare la paura collettiva. Il 5 luglio, ad esempio, “La Gazette du Lausanne” pubblicò un lungo articolo per dimostrare che le macchie solari non costituivano affatto un pericolo. Il 17 dello stesso mese torme di ambulanti vendevano per le strade di Parigi un sinistro opuscolo dal titolo <em>Dettagli sulla fine del mondo</em>, assicurando che l&#8217;Apocalisse sarebbe iniziata il giorno successivo. «Il 18 luglio è passato senza intoppi», riferì laconicamente il giornale svizzero un paio di giorni dopo, «e quella giornata che doveva portare il definitivo cataclisma non ha offerto altro miracolo che il ritorno del bel tempo». Purtroppo si trattò di un effimero miglioramento. Ricominciò a piovere e non smise praticamente più per tutta l&#8217;estate.</p>
<p>E dire che proprio nel 1816, all&#8217;inizio di giugno, Jacques Augustine Galiffe, importante storico ginevrino si era azzardato a dichiarare pubblicamente, nero su bianco su un giornale: «Non c&#8217;è nulla al mondo che possa essere paragonato al nostro lago durante la bella stagione», beccato di sicuro a descrivere una delle due e tre giornate estive del 1816, una di quelle che incantarono Lord Byron convincendolo a fermarsi in Svizzera e ad affittare villa Diodati. La pioggia in Svizzera provocò invece vere e proprie mutazioni del paesaggio con la nascita di nuovi corsi d&#8217;acqua, esondazioni del Rodano e dello stesso lago di Ginevra (che inondò le zone basse della città, tanto che in quei quartieri non si poteva circolare che in barca), e il proverbiale nitore dei prati svizzeri si trasformò in breve in un poco rassicurante color verde marcio. A causa della temperatura rigida la gente accendeva fuochi in casa per scaldarsi e si verificarono parecchi incendi. Fu una delle estati più umide e più fredde a memoria degli svizzeri. Ma non andò meglio in Inghilterra e neppure in Francia, dove il poco grano che si riuscì a raccogliere raggiunse quotazioni record. Disastri si segnalavano sull&#8217;altra faccia del pianeta, ad esempio nel New England dove il freddo e mostruose bufere estive distrussero quasi tutto il mais, alimento base, e la maggior parte degli ortaggi. Migliaia di agricoltori fuggirono a ovest e molti morirono assiderati durante il viaggio.</p>
<p>Il pane in Svizzera, dopo l&#8217;agosto del 1816, divenne sempre più scarso. Il prezzo raddoppiò poi salì ancora. Al punto che i ristoranti richiedevano ai clienti di portarselo da casa. Il 30 agosto i funzionari di governo a Ginevra presero in considerazione l&#8217;acquisto di grano all&#8217;estero, al fine di mantenere un approvvigionamento adeguato in patria e mantenere i prezzi a un livello accessibile. Anche se le prime due settimane di settembre segnarono un miglioramento nelle condizioni del tempo, era ormai troppo tardi per le coltivazioni che furono piccole e di scarsa qualità. La conseguenza fu una lunga carestia.</p>
<p>Il primo a documentare già nel 1816 una relazione tra l&#8217;eruzione del Tambora, ma non solo, e il disastro – climatico e sociale – in Europa e nel mondo, fu William J. Humphreys, scienziato del Werther Bureau degli Stati Uniti, che dimostrò un rapporto diretto tra le eruzioni vulcaniche e gli squilibri climatici del pianeta. Il Tambora aveva sparato nell&#8217;atmosfera la più alta quantità di pulviscolo della storia ma va aggiunto che si erano verificate altre due gigantesche eruzioni in anni ancora precedenti: nel 1812 all&#8217;isola di St: Vincent e nel &#8217;14 a Mayon nelle Filippine. La polvere provocata da queste esplosioni fece il giro della Terra nell&#8217;alta stratosfera per diversi anni, riflettendo la luce solare verso lo spazio e impedendo a una parte di essa di raggiungere il suolo. Nel 1816 questo globo di polvere vulcanica, arricchito dalle ceneri del Tambora, si distese sull&#8217;Europa.</p>
<p>Non occorre essere un climatologo per affermare che l&#8217;ambiente influenza i modelli comportamentali. Le lettere e i diari di Mary Shelley indicano quanto lei fosse sensibile all&#8217;ambiente e al clima. E in egual misura lo erano Byron e Percy. Tutta l&#8217;opera di Byron – dal <em>Don Juan </em>al Canto III del <em>Childe Harold&#8217;s Pilgrimage</em> fino all&#8217;incipit dell&#8217;inquietante poema <em>Darkness</em>, composto proprio a Villa Diodati – risente dell&#8217;influenza del clima. Quindici anni dopo l&#8217;estate del 1816, nella prefazione all&#8217;edizione del 1831 di <em>Frankenstein</em>, Mary ricorderà la “pioggia incessante” che giorno dopo giorno sentiva battere contro i vetri delle finestre di Villa Diodati, una pioggia così pesante e prolungata che il gruppo non riusciva quasi mai a uscire all&#8217;aperto. Percy Shelley ne fece ottima letteratura in <em>Mont Blanc</em> e Byron grande poesia, appunto, in <em>Darkness</em>.</p>
<p>Insomma, un inferno climatico che fornì la visualizzazione di un paesaggio misterioso, fatto di buio e di lampi (guizzi di elettricità impazzita&#8230;), oltre il quale un intero mondo stagnava in un&#8217;apocalisse d&#8217;acqua con notizie di nevicate fuori stagione, inondazioni e cataclismi da ogni dove: ecco il proscenio in cui presero vita <em>Frankenstein</em> e <em>Il vampiro.</em> Una volta che gli Shelley tentarono di attraversare il lago partendo dalla loro Maison Chappuis, incapparono «nel temporale più grande e terrificante» che avessero mai visto, con furiosi venti di tramontana, caratteristica abituale del tempo ginevrino in ben altre stagioni e che divennero la regola nell&#8217;estate del 1816. Da est a ovest, seguendo il corso del lago, le raffiche mulinavano grani di pioggia, a volte solidi perché misti a ghiaccio, prima di spegnersi su Ginevra. «Una pioggia che pareva eterna ci confinava dentro Villa Diodati», ebbe a scrivere Mary nelle sue lettere, «da lì guardavamo i temporali che si avvicinavano dal lato opposto del lago, osservando i giochi di luce tra le nuvole in diversi punti del cielo».</p>
<p>Per Byron e gli Shelley la furia della natura era una manifestazione del Sublime. Tempeste furiose e tuoni assordanti infondevano grandi sensazioni nella mente e nello spirito. La violenza della natura, sia visiva che sonora, era da loro apprezzatissima. Un altro motore del Sublime era, soprattutto per Mary, l&#8217;oscurità, e in questo concordava specularmente con Edmund Burke e con l&#8217;asserzione, più che mai in <em>climax</em> da Villa Diodati, che “nelle tenebre è impossibile stabilire in quale livello di sicurezza ci troviamo, e l&#8217;immaginazione si può scatenare.”<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> Questo è un un evidente effetto di “inconscio emerso in superficie”, per dirla con Lacan: in un contesto di buio coatto e di violenza assoluta della natura, visualizzata dall&#8217;immagine del fulmine e dal mistico perturbamento che ne segue, ecco scaturire sulla patina percepita l&#8217;immagine di un mostro in qualche modo collegato alla forza primordiale della luce elettrica provocata naturalmente. Temporali selvaggi e fulmini compaiono del resto in altre successive opere della Shelley, pregne di una forte carica simbolica, ad esempio in <em>Mathilda</em> (1819) o in <em>The</em> <em>Last Man </em>1826), in cui la tempesta incarna l&#8217;inconoscibile, l&#8217;ignoto e il presagio di tragedia. E non andrebbe dimenticato che, negli otto anni che Mary e Percy trascorsero insieme, il tempo quasi sempre e ovunque fu disastroso. In <em>Frankenstein</em> i temporali appaiono quasi sempre nei momenti cruciali a determinare l&#8217;azione. E il fulmine conduce alla perdizione ma può anche portare alla creazione.</p>
<p>I temporali terrificanti cui Mary ha assistito a villa Diodati sono stati evidente fonte d&#8217;ispirazione. Perché, tutt&#8217;attorno in Europa, si percepiva l&#8217;Apocalisse. Così il bizzarro gruppo di apostoli dell&#8217;amore libero sembra, dalla nostra prospettiva contemporanea, riunirsi sulle sponde del lago di Ginevra per celebrare a modo loro la fine del mondo. Alla stregua quasi dei cortigiani di Prospero che attendono, al riparo nel castello del nobile, l&#8217;arrivo inevitabile della Morte Rossa.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a>            Edmund Burke, <em>A Philosophical Inquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful,</em> New Edition, G. &amp; B. Whittaker, Londra, 1821, pag. 144. Edmund Burke fu filosofo e scrittore britannico (1729-1797), qui ricordato per il suo concetto di estetica del Sublime, nel quale tutto ciò che è in un certo senso terribile, o che agisce in modo analogo al terrore, può raggiungere le vette più alte della fascinazione. Così la natura, nei suoi aspetti più terrificanti, diventa fonte del Sublime, per le emozioni che produce e l&#8217;ispirazione artistica che riesce a infondere.</p>
</div><p><a class="a2a_button_facebook a2a_counter" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F19%2Fvilla-diodati-ritorno-del-clima-oscuro%2F&amp;linkname=Villa%20Diodati.%20Il%20ritorno%20del%20clima%20oscuro" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F19%2Fvilla-diodati-ritorno-del-clima-oscuro%2F&amp;linkname=Villa%20Diodati.%20Il%20ritorno%20del%20clima%20oscuro" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F19%2Fvilla-diodati-ritorno-del-clima-oscuro%2F&amp;linkname=Villa%20Diodati.%20Il%20ritorno%20del%20clima%20oscuro" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_telegram" href="http://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F19%2Fvilla-diodati-ritorno-del-clima-oscuro%2F&amp;linkname=Villa%20Diodati.%20Il%20ritorno%20del%20clima%20oscuro" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/telegram.png" width="16" height="16" alt="Telegram"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F19%2Fvilla-diodati-ritorno-del-clima-oscuro%2F&amp;title=Villa%20Diodati.%20Il%20ritorno%20del%20clima%20oscuro" id="wpa2a_6">Condividi</a></p><p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/19/villa-diodati-ritorno-del-clima-oscuro/">Villa Diodati. Il ritorno del clima oscuro</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
Il golem di Victor, come venne al mondo (Nightmare Abbey 9)
Categoria Interventi, Frankenstein, gotico e horror, letteratura fantastica, letteratura gotica, letteratura inglese, Mary Shelley
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Franco Pezzini</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-6.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-31299" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-6-300x227.png" alt="Il golem di Victor 6" width="300" height="227" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-6-300x227.png 300w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-6.png 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>[“Cominciato la mia storia di fantasmi dopo il tè”, scrive nel proprio diario alla data 18 giugno 1816 John William Polidori: e ai giorni immediatamente precedenti risale la famosa sfida letteraria idealmente a monte del fantastico moderno. Duecento anni dopo la fatale vacanza a Villa Diodati si propone qui un brano dai testi di ‘<a href="https://lh3.googleusercontent.com/-7NJdYXJn8WQ/VsygPRn6YrI/AAAAAAAAH9I/_ToOSJD7KR4/w1047-h1455/locandina_frankenstein_jpg.jpg">TuttoFrankenstein</a>’, un ciclo di incontri a Torino sul romanzo di Mary Shelley conclusosi appropriatamente nella serata del 17 giugno: il passo qui commentato riguarda la scena del destarsi della Creatura. Per [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/18/golem-victor-venne-al-mondo-nightmare-abbey-9/">Il golem di Victor, come venne al mondo (<i>Nightmare Abbey 9</i>)</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
  Altro...
<div class="pf-content"><p>di <strong>Franco Pezzini</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-6.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-31299" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-6-300x227.png" alt="Il golem di Victor 6" width="300" height="227" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-6-300x227.png 300w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-6.png 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>[“Cominciato la mia storia di fantasmi dopo il tè”, scrive nel proprio diario alla data 18 giugno 1816 John William Polidori: e ai giorni immediatamente precedenti risale la famosa sfida letteraria idealmente a monte del fantastico moderno. Duecento anni dopo la fatale vacanza a Villa Diodati si propone qui un brano dai testi di ‘<a href="https://lh3.googleusercontent.com/-7NJdYXJn8WQ/VsygPRn6YrI/AAAAAAAAH9I/_ToOSJD7KR4/w1047-h1455/locandina_frankenstein_jpg.jpg">TuttoFrankenstein</a>’, un ciclo di incontri a Torino sul romanzo di Mary Shelley conclusosi appropriatamente nella serata del 17 giugno: il passo qui commentato riguarda la scena del destarsi della Creatura. Per la traduzione utilizzo l’edizione Einaudi 2011.]</p>
<blockquote><p>Fu in una cupa notte di novembre che vidi il coronamento delle mie fatiche. Con un’ansia che assomigliava all’angoscia, raccolsi attorno a me gli strumenti atti a infondere la scintilla di vita nell’essere inanimato che giaceva ai miei piedi. Era già l’una del mattino; la pioggia batteva sinistra sui vetri e la candela avrebbe presto dato i suoi ultimi guizzi quando, alla luce che stava per spegnersi, vidi aprirsi i foschi occhi gialli della creatura; un ansito e un moto convulso le agitarono le membra.<br />
Come descrivere le mie emozioni dinanzi a questa catastrofe, o come dare un’idea dell’infelice che, con cura e pene infinite, mi ero sforzato di creare? Le sue membra erano proporzionate, e avevo scelto i suoi lineamenti in modo che risultassero belli. Belli! Gran Dio! La sua pelle giallastra copriva a malapena la trama sottostante dei muscoli e delle arterie; i suoi capelli erano folti e di un nero lucente, i suoi denti di un bianco perlaceo; ma questi pregi non facevano che rendere più orribile il contrasto con quegli occhi acquosi, che apparivano quasi dello stesso colore delle orbite biancastre in cui erano collocati, con la pelle grinzosa e le labbra nere e tirate.</p></blockquote>
<p>È emozionante vedere questa pagina del manoscritto (sia pure in foto, sul sito <a href="http://www.bodley.ox.ac.uk/dept/scwmss/frank2.html">Abinger papers, Dep. c. 477, fol. 21r</a>, Bodleian Library, University of Oxford), con la grafia di Mary e le correzioni di Percy: da un punto di vista materiale il vero inizio del romanzo, come racconta Mary stessa nell’<em>Introduzione</em> all’edizione 1831. E con questo passo straordinario inizia l’avventura nel mondo dell’essere qui definito la “creatura” (“creature”): dove la stessa mancanza di un nome parrebbe indicativa di un rigetto. È un po’ come se Mary, figlia di una coppia innamorata con tutta la relativa fecondità emotiva, figlia di una madre morta per averla data alla luce, mostrasse il diverso stile di una nascita <em>senza madre</em>: non nel senso ovviamente dell’odierno dibattito sul <em>gender</em>, ma in quello simbolico “tradizionale” dei ruoli di padre e madre. Una nascita blasfema – un assemblaggio di pezzi morti, un anti-natale – nel segno dell’angoscia e non della gioia; un generare solo col cervello, con l’orgoglio e con quel senso di potere e normatività “paterna” al cui stile non sfugge Victor stesso (“Nessun padre avrebbe avuto <em>diritto</em> – ecco il termine – a una gratitudine così totale da parte dei figli come quella che io avrei meritato da loro”) e poi subito pronto a mutarsi in abbandono per delusione.<br />
Consideriamo che il cap. V è rimasto quasi invariato dalla prima edizione 1818 (dove semplicemente si trattava del cap. IV), e soffermiamoci sui dettagli. Il tempo: una nascita in “una cupa notte di novembre”, anzi “l’una del mattino” in una notte livida di pioggia, a evocare cioè non un’alba simbolica ma un inizio nella notte fonda dell’anima. Le emozioni: “un’ansia che assomigliava all’angoscia”, ben diversa dai dolori del travaglio aperti però alla gioia. L’attrezzatura: “raccolsi attorno a me gli strumenti atti a infondere la scintilla di vita”, cioè in apparenza l’apparecchiatura leggera di pratiche galvaniche – sia pure fantasticamente reinventate, con batterie e forse muscoli animali collegati con cavi; e d’altronde in quel <em>raccogliere gli strumenti</em> sembra evocato il muoversi dei vecchi medici che radunano il necessario (bacinelle, forcipi, attrezzi per suturare) per far partorire in casa. La postura della creatura: che non sta affatto su fantastici letti steampunk, magari elevabili con funi e catene verso il tetto a ricevere l’energia del fulmine, mentre qui si parla di un “essere inanimato che giaceva ai miei piedi”. Cioè simbolicamente a terra per esserne tratto, un Adamo farlocco che è un coacervo di carni rabberciate, di ossa ficcate alla meglio, di parti anatomiche dilatate artigianalmente per semplificare il lavoro.<br />
Sembra densa di valore simbolico anche quella candela che sta per spegnersi quando “vidi aprirsi i foschi occhi gialli della creatura; un ansito e un moto convulso le agitarono le membra”, come nel resoconto del <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Aldini">famoso esperimento di Giovanni Aldini</a> o in un risveglio traumatico da un incubo. Ed è allora che – tornando nuovamente al <em>Genesi</em> – “si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi” (3, 7): non Adamo e la complice, che però è anche compagna, aiuto e consolazione, ma il falso Adamo e il falso creatore, ciascuno abbandonato alla propria solitudine. Uno che apre occhi morti, l’altro che finalmente si rende conto, e <em>vede</em> sconvolto ciò che ha animato. Sì, membra proporzionate, e tratti scelti “in modo che risultassero belli”: ma la bellezza che per Victor è probabilmente ancora quella neoclassica ha dovuto fare i conti con la <em>messa in macchina</em>, con la pelle necessariamente ingiallita (e qui vengono in mente certe immagini di antichi volumi anatomici, <a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-31292" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-2-217x300.jpg" alt="Il golem di Victor 2" width="217" height="300" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-2-217x300.jpg 217w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-2.jpg 695w" sizes="(max-width: 217px) 100vw, 217px" /></a>come quella barocca della pelle di un cadavere appeso in mostra – testa, mani e piedi penzolanti dall’epidermide staccata – che funge da cartiglio per il frontespizio dell’<em>Anatomia reformata</em> di Thomas Bartholin, 1655) fin troppo tirata per coprire l’intreccio di muscoli e arterie da macchina anatomica di carne. Sì, capelli nerissimi e denti bianchissimi sembrano belli – quasi finti nel loro esser morti – ma rendono “più orribile il contrasto con quegli occhi acquosi, che apparivano quasi dello stesso colore delle orbite biancastre in cui erano collocati”: perché la vitalità degli occhi è andata perduta. E in quel viso “la pelle grinzosa e le labbra nere e tirate” sono – a dispetto della scelta di cadaveri dai tratti regolari – il frutto di cuciture, tensioni di muscoli assemblati come si può, e un inevitabile processo di degradazione dei materiali pur nelle migliori condizioni di conservazione.<br />
Victor ha “lavorato duramente per quasi due anni al solo scopo di infondere la vita a un corpo inanimato”, con un fanatismo assoluto e divorante, consumandosi: “ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno svaniva, e il mio cuore si riempì di orrore e di un disgusto indicibili”. Subito prima aveva considerato che i sentimenti umani sono persino più mutevoli dei casi della vita: ma in realtà, a ben vedere, era lui a non essersi guardato dentro, a non aver interpretato l’angoscia che provava, a non essersi domandato se stava fissando la bellezza o non piuttosto il buco nero d’orgoglio del suo sogno febbrile.<br />
E ci torna alla mente il brano in cui parlava della propria infanzia: l’amore della coppia che si fa “vera e propria miniera d’amore” riversata su di lui, mentre qui il suo orgoglio lo rende affettivamente sterile verso quel <em>figlio</em>; “le tenere carezze di mia madre e il benevolo sorriso compiaciuto di mio padre quando posava lo sguardo su di me costituiscono i miei primi ricordi”, mentre qui all’armeggiare galvanico è seguito lo sguardo inorridito del <em>padre</em> come primo, potenziale ricordo della creatura; l’Eden familiare in cui per i genitori Victor è stato “il loro giocattolo e il loro idolo, e qualcosa di più – il loro bambino, la creatura inerme e innocente loro concessa dal cielo”, ma qui il cielo si è limitato a permettere la libertà di lui di costruirsi un giocattolo e un feticcio, un finto bambino (in realtà già adulto) che si rivelerà niente affatto inerme e perderà subito l’innocenza. Inevitabile dunque il paragone tra le due situazioni, di fronte a quest’atteggiamento anaffettivo del figlio/padre.<br />
Ed è in questo istante di smarrimento che lo coglie una delle primissime immagini all’opera, quella del grande Theodor von Holst, il più prolifico illustratore inglese di romanzi tedeschi, dal frontespizio dell’edizione 1831: la Creatura a terra, nerboruta e col viso allucinato, tra uno scheletro, un panno e un libro, mentre alle spalle si intravede qualcosa come un macchinario; e sullo sfondo di una grande finestra gotica Victor con lo sguardo stravolto, che sta prendendo la porta per scappare.<br />
Così il testo del ’18 e così quello identico del ’31: ma abbiamo detto che c’è un terzo testo a cui fare riferimento, cioè la descrizione/ricostruzione del sogno ispiratore di Mary nell’<em>Introduction</em> ’31. E che riporta:</p>
<blockquote><p>La mia immaginazione, non richiesta, mi pervase e mi guidò, donando alle immagini che si affacciavano alla mia mente una lividezza di gran lunga superiore alle solite visioni delle fantasticherie. Vidi – con gli occhi chiusi, ma con una percezione mentale acuta – il pallido studioso di arti profane inginocchiato vicino alla cosa che aveva assemblato. Vidi l’orrenda sagoma di un uomo disteso, poi, all’entrata in funzione di un qualche potente macchinario, lo vidi dar segni di vita e fremere con un movimento impacciato, vivo solo a metà. Doveva essere spaventoso, perché spaventoso sarebbe stato l’effetto di ogni sforzo umano di scimmiottare lo stupendo meccanismo del Creatore del mondo. Il successo avrebbe terrorizzato l’artista, che sarebbe fuggito colmo d’orrore dall’orrido manufatto.</p></blockquote>
<p>Dove acquisiamo qualche particolare in più, a cavallo tra ricordo e ricostruzione del medesimo. <a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-31293" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-3-211x300.jpg" alt="Il golem di Victor 3" width="211" height="300" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-3-211x300.jpg 211w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-3.jpg 520w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a>Anzitutto in quel “pallido studioso di arti profane inginocchiato vicino alla cosa che aveva assemblato” vediamo che non c’è un tavolo, ma Victor, pallido e presentato come una sorta di negromante, <em>studioso di arti blasfeme, è in ginocchio accanto alla cosa che ha messo insieme</em>. “Vidi l’orrenda sagoma di un uomo disteso, poi, all’entrata in funzione di un qualche potente macchinario, lo vidi dar segni di vita e fremere con un movimento impacciato, vivo solo a metà” (“I saw the hideous phantasm of a man stretched out, and then, on the working of some powerful engine, show signs of life, and stir with an uneasy, half vital motion”), con il possibile scarto tra l’attrezzatura <em>leggera</em> del romanzo e il “potente macchinario” qui evocato (e suggerito vagamente dall’incisione di von Holst); ma l’espressione sul moto con cui la creatura riprende una vita <em>deminuta</em> è ancora una volta coerente con i racconti dell’esperimento Aldini. Con una nota aggiuntiva, ora, sull’inevitabile mostruosità derivata dal “to mock the stupendous mechanism of the Creator of the world”; e – con un tocco di ironia nera – sul successo che “would terrify the artist; he would rush away from his odious handywork, horror-stricken”, come se il mostro fosse un’opera d’arte e Victor un artista.<br />
E infatti, continua ora Victor nel romanzo, “Incapace di sopportare la vista dell’essere che avevo creato, mi precipitai fuori dalla stanza e camminai a lungo su e giù per la mia camera da letto, incapace di prender sonno”: e possiamo solo immaginare cosa confusamente gli stia esplodendo dentro. Mary in qualche modo lo esplicita nell’<em>Introduction</em>:</p>
<blockquote><p>Avrebbe sperato che, lasciata a se stessa, la flebile scintilla della vita che aveva comunicato si sarebbe spenta; che quella cosa che aveva ricevuto un’imperfetta animazione, sarebbe tornata a essere materia inerte; e si sarebbe addormentato sperando che il silenzio della tomba avrebbe soffocato per sempre la breve esistenza dell’orrido cadavere a cui aveva guardato come alla culla della vita.</p></blockquote>
<p>E infatti alla fine – riprendiamo il romanzo – Victor crolla, si getta sul letto vestito, si addormenta e sprofonda negli incubi.</p>
<blockquote><p>Credetti di vedere Elizabeth che, nel fiore della salute, passeggiava per le strade di Ingolstadt. Felice e sorpreso la abbracciavo, ma le sue labbra, che le sfioravo nel primo bacio, assumevano il pallore livido della morte, i suoi lineamenti mutavano, ed ecco che io stringevo fra le braccia il cadavere di mia madre; un sudario nel ricopriva le forme, e io potevo vedere i vermi brulicare tra le pieghe della stoffa.</p></blockquote>
<p>Questa scena è terribilmente forte. Consideriamo pure che nel 1818 il gotico ha già mostrato un più che ampio teatro di orrori: ma ciò che sconvolge il lettore del <em>Frankenstein</em> è l’innesto delle fantasie macabre – finora lontane dalla realtà coeva, e perse in un passato di castelli e di spettri ai limiti del grottesco – entro dimensioni della modernità, dalla scienza di punta al tessuto di emozioni di una società borghese. Fino a sogni come questo, che prefigura le confidenze agli analisti del secolo successivo.<br />
Sembra emblematico che il <em>primo bacio</em> del romanzo avvenga, sia pure nella forma vicaria del sogno, a seguito del trauma del laboratorio. È come se quell’evento scioccante avesse sbloccato qualcosa nella vita del giovane intelligentissimo e un po’ represso che deve fare i conti con un modello ingombrante di perfezione familiare; e per la prima volta entra l’eros nel romanzo. Ma un eros nero, nerissimo: e del resto <em>Frankenstein</em> pare quasi una grande seduta psicoterapica in cui Mary <em>butta fuori</em> i grovigli che ha dentro, in forma metaforica e non conciliata, neppure forse cosciente. Butta fuori non solo gli strascichi della crisi seguita alla morte della prima figlia – evento precedente al romanzo, e forse saldato luttuosamente in lei al ricordo della prima completa esperienza sessuale; ma butta fuori, nelle edizioni successive e in particolare in quella del ’31, il dolore e lo smarrimento, il vuoto e l’orrore per il fiume di morti seguiti all’estate di Villa Diodati. In questo sogno non c’è il compiacimento provocatorio degli Scapigliati, con i loro baci macabri: lo smarrimento è autentico, i morti ora rianimati stanno dietro una fragile porta a fissare con occhi acquosi, e nel gioco di specchi dell’incubo di un incubo <em>Frankenstein</em> esprime qualcosa di straziatamente <em>vero</em>.<br />
<a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-31294" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-5-235x300.jpg" alt="Il golem di Victor 5" width="235" height="300" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-5-235x300.jpg 235w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-5-768x980.jpg 768w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-5-803x1024.jpg 803w" sizes="(max-width: 235px) 100vw, 235px" /></a>D’altronde anche il sogno di Victor così descritto è perturbantemente credibile: al punto che possiamo domandarci se Mary non stia presentando sotto il velo narrativo qualcosa di conturbante vissuto davvero in sogno – da lei <em>o piuttosto da Percy</em>. Nell’<em>Introduzione</em> ’31, dove Mary (guarda caso) sta parlando di un <em>altro</em> sogno proprio sugli eventi di questa porzione di romanzo, non si fa cenno in nessun punto di tale fantasia onirica di Victor. Ma a ben vedere non è neppure necessario che si tratti di un’esperienza vissuta: ben prima di Freud, Mary potrebbe aver colto nei rapporti di suo marito col Femminile una confusione che noi classifichiamo in modo più strutturato come conflitto di Edipo. La vivacità delle frequentazioni tra Percy e le donne è stata letta da alcuni critici freudiani come desiderio edipico irrisolto di possedere la madre molto più giovane del padre – proprio come nel caso di Victor, specialmente nella versione ‘31. Nei versi di una già citata opera di Percy in qualche modo vicina al <em>Frankenstein</em>, cioè il poema <em>Alastor</em>, il desiderio di tornare alla tomba quale grembo della Madre Terra è stato interpretato in chiave edipica; ma soprattutto sembra interessante notare che il nome della partner di Victor che nell’incubo metamorfizza in sua madre, Elizabeth, è lo stesso dell’amata sorella che con Percy scrive poesie <em>e insieme della loro madre</em>, già a prefigurare una situazione di potenziale confusione. Nel romanzo, Elizabeth subentra alla zia adottiva Caroline in un ministero accuditivo della famiglia, anzi è come se Caroline morendo si incarnasse in lei attribuendole il proprio ruolo e consegnandola in sposa al figlio Victor: entrambe avvenenti e sensibili, entrambe votate al sacrificio, entrambe donne-angelo. Nella realtà Elizabeth/madre ed Elizabeth/sorella sono volti dell’Eden familiare che Percy ripudia con la sua vita libera, ma ancora presenti in forma irrisolta nella sua vita interiore: o così almeno Mary sembra adombrare.<br />
Qualche ulteriore conferma la troveremo più avanti; ma anche senza insistere in una lettura freudiana (pure tanto promettente),</p>
<blockquote><p>Mi svegliai di soprassalto, inorridito; un sudore gelido mi copriva la fronte, i denti mi battevano, tremavo convulso in tutte le membra; poi, al chiarore incerto e giallo della luna che filtrava attraverso le imposte, mi vidi davanti lo sciagurato, il miserabile mostro che io avevo creato. Teneva sollevate le cortine del letto, e i suoi occhi, se occhi si possono chiamare, erano fissi su di me. Dischiuse le mascelle e mormorò qualche suono inarticolato, mentre un ghigno gli contraeva le guance. Forse parlò, ma io non lo sentii; aveva una mano tesa in avanti, forse per trattenermi, ma fuggii e mi precipitai giù per le scale. Mi rifugiai nel cortile della casa dove abitavo, e lì rimasi per il resto della notte, camminando su e giù in preda alla più grande agitazione, tendendo l’orecchio e sussultando di paura a ogni rumore, quasi esso mi annunciasse l’avvicinarsi del demoniaco cadavere al quale così follemente avevo dato la vita.<br />
Oh, nessun mortale avrebbe potuto reggere all’orrore di quel volto! Una mummia ritornata a vita non avrebbe potuto essere più spaventosa. Lo avevo osservato quando era incompiuto: era già brutto allora; ma quando muscoli e giunture erano stati resi capaci di moto, era diventato qualcosa che neppure Dante avrebbe saputo concepire.</p></blockquote>
<p>Anche questa scena, pure tratta dall’incubo narrato da Mary nell’<em>Introduzione</em> (“Dorme; ma qualcosa lo sveglia; apre gli occhi; vede che l’orrida cosa è a fianco del letto, apre le cortine e lo guarda con occhi gialli e acquosi ma pieni di domande”), e che si può considerare nella sua onirica e raggelante efficacia una delle scene-chiave del fantastico di tutti i tempi, ha una fortissima valenza emotiva. Come un <em>incubus</em> da quadro di Füssli, o un brutto sogno evaso dai limiti della dimensione onirica, ecco la creatura occhieggiare dalle cortine del letto; Victor che pensava di essere sfuggito all’orrore di cadaveri del proprio incubo vi viene riprecipitato, e in modo molto più traumatico perché questa è la realtà e l’ha costruita lui; come prima era Victor a veder aprire gli occhi della creatura ora succede l’inverso, a stabilire un parallelismo che è anche allarmante rifrazione – e non solo perché il presunto creatore è in realtà creatura quanto l’altro.<br />
Una con/fusione tra i due e un virtuale rapporto di rifrazione che evocano una serie di suggestioni, su cui occorre tornare nel corso dell’itinerario sul romanzo: il “mostro” come Doppio di Victor, come sua Ombra e come Perturbante (suggestivo pensare che il <em>Frankenstein</em> sia coevo di uno dei testi-base della riflessione sul Perturbante, <em>Der Sandmann</em> di E. T. A. Hoffmann, scritto nel 1816 e pubblicato l’anno seguente), come suo demone custode e nemesi personale.<br />
<a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Itinerari-nel-Frankenstein-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-31296" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Itinerari-nel-Frankenstein-1-222x300.jpg" alt="Itinerari nel Frankenstein 1" width="222" height="300" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Itinerari-nel-Frankenstein-1-222x300.jpg 222w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Itinerari-nel-Frankenstein-1.jpg 550w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /></a>Ma in fondo un aspetto di questo rapporto di doppio/rifrazione sta nella stessa confusione poi consumata a livello popolare su “Frankenstein” come nome di Victor o piuttosto della sua innominata <em>prole</em>. Una confusione documentata fin dall’Ottocento (per esempio tra le pagine del romanzo <em>Mary Barton</em> di Elizabeth Gaskell, 1848, poi in un’opera di Edith Wharton, <em>The Reef</em>, 1916), e consacrata nella versione teatrale del <em>Frankenstein</em> di Peggy Webling, 1927 (ritoccata 1930), dove Victor attribuisce il proprio cognome alla Creatura: ma assurta la versione-Webling a base della sceneggiatura del film 1931 di James Whale, capostipite di un’intera serie Universal dove pure il mostro non ha nome, l’uso popolare troverà conferma attraverso richiami impliciti in titoli quali <em>Bride of Frankenstein</em>, 1935 – dove si gioca di rifrazioni tra la sposa dell’inventore e quella <em>della creatura</em>. Una tentazione del resto tanto più forte a considerare la scomoda varietà di epiteti generici, in gran parte offensivi, che l’innominato essere incassa nel corso del romanzo.<br />
D’altra parte, nonostante il coinvolgimento nelle emozioni di Victor, iniziamo a nutrire il sospetto di una fondamentale incomprensione, di un tragico strabismo. Un’incomprensione nei confronti di colui che è etimologicamente <em>infante</em>, non sa parlare (“Dischiuse le mascelle e mormorò qualche suono inarticolato, mentre un ghigno gli contraeva le guance. Forse parlò, ma io non lo sentii”); un’incomprensione della sua gestualità (“aveva una mano tesa in avanti, forse per trattenermi”); un’incomprensione del senso dello stesso sguardo della Creatura (“i suoi occhi, se occhi si possono chiamare, erano fissi su di me”), su cui Mary torna nell’<em>Introduction</em> (“l’orrida cosa […] lo guarda con occhi gialli e acquosi <em>ma pieni di domande</em>”). Un’incomprensione che attraverso orrore e paura spalanca il rifiuto.<br />
Paradossalmente noto a Victor fin nelle sue fibre costitutive (quasi in una contraffazione blasfema del <em>Salmo</em> 138 [139]: “Sei tu che hai formato i miei reni / e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. // Io ti rendo grazie: / hai fatto di me una meraviglia stupenda; / meravigliose sono le tue opere, / le riconosce pienamente l&#8217;anima mia. // Non ti erano nascoste le mie ossa / quando venivo formato nel segreto, / ricamato nelle profondità della terra. / Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; / erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati / quando ancora non ne esisteva uno” – si noti che l’espressione ebraica <em>galmi</em> qui usato per “[massa] ancora informe/embrione” può tradursi letteralmente “mio golem”), pur essendo insomma più che noto al suo costruttore, il “mostro” appare invece a Victor il radicalmente sconosciuto, l’altro da temere.<br />
È anzi interessante notare come questa creatura, sconvolgente epifania del mostruoso agli occhi del suo stesso costruttore, sussuma in poche righe altre due categorie teratologiche alla quali oggi tendiamo a dare nomi diversi. Parlando infatti di “demoniaco cadavere al quale così follemente avevo dato la vita” (“demoniacal corpse to which I had so miserably given life”, così già nel ‘18) – una definizione riduttiva, perché si tratta di ben più di un cadavere, ma insieme estensiva per quell’aggettivo <em>demoniaco</em> – già prefigura l’horror di zombie, cadaveri resi attivi (virtualmente) con il ricorso a potenze infere; e più avanti, affermando che “Una mummia ritornata a vita non avrebbe potuto essere più spaventosa” (“A mummy again endued with animation could not be so hideous as that wretch”, così già nel ‘18), sembra ammiccare a un altro protagonista dell’immaginario moderno, la mummia reviviscente. Che in effetti ha idealmente radici già all’epoca: se le campagne napoleoniche hanno portato in Europa la cosiddetta egittomania – dall’arte pubblica dei monumenti, che disseminano Parigi di sfingi e obelischi, a quella privata dell’arredamento che invita i faraoni nei salotti borghesi – già all’epoca le mummie (ennesimo modo di garantire una qualche resistenza del corpo al tempo) suscitano fascino e brividi. Pensiamo al leopardiano <em>Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie</em>, 1824; ma pensiamo anche a quel protoconnubio di mummie e fantascienza offerto dalla scrittrice inglese Jane C. Loudon in <em>The Mummy!: Or a Tale of the Twenty-Second Century</em>, 1827, dove la storia della mummia Cheops riportata alla vita nell’anno 2126 rilegge liberamente (in chiave conservatrice) suggestioni del <em>Frankenstein</em> e storie di maledizioni egizie. Il faraone che l’eroe e i suoi amici hanno sciaguratamente risvegliato (guarda caso) <em>con l’elettricità</em> riesce a fuggirsene in pallone verso l’Inghilterra andandosi a ficcare in complicate beghe per il trono; e solo dopo una mole di pagine deciderà infine di tornarsene alla tomba.<br />
Ma nel nostro testo c’è un altro richiamo interessante subito dopo: “Oh, nessun mortale avrebbe potuto reggere all’orrore di quel volto!” (“Oh! no mortal could support the horror of that countenance”, così già nel ‘18), dove il mostro alluso è addirittura la Gorgone: e questo è particolarmente interessante solo a pensare al peso simbolico che negli anni del Terrore rivoluzionario in Francia e successivi ha il volto pietrificante della maschera di Medusa. Attraverso l’icona della sua testa tagliata, la Gorgone del Terrore è assurta a figura della “libertà alla francese” (eventualmente in opposizione alla saggia ed equilibrata Atena suo contraltare “all’inglese”) non solo nel dibattito intellettuale, ma in un simbolismo molto più popolare e diffuso attraverso stampe e persino oggettistica rivoluzionaria. Dove l’ossessiva riproduzione della testa mozza – in particolare il <em>gorgoneion</em> della testa del re – reca una confusa e arcaicissima nebulosa di simboli, ma richiama in termini diretti al mito di Perseo; e la scelta della definizione di <em>terrore</em> nella narrativa gotica inglese vede quell’ombra estendersi oltre la Manica. Percy stesso, più avanti, si soffermerà sul tema in <em>On the Medusa of Leonardo da Vinci, in the Florentine Gallery</em>, 1819. Ravvisando dunque nella Creatura un volto – per metafora – gorgonico, l’autrice evoca sottotesto un fortissimo brivido d’epoca.<br />
Ma non ci si ferma al viso: quell’essere, già brutto quando incompiuto – ecco che Victor se ne rende conto, l’aveva già notato ma come senza riuscire a portarlo alla coscienza – una volta messa in moto l’assurda macchina anatomica di muscoli e giunture “era diventato qualcosa che neppure Dante avrebbe saputo concepire”. Le suggestioni dantesche sono al tempo note anche al di là dei giri di intellettuali, e in questo caso il pensiero va alle epopee di nudità contorte e devastate dei dannati: le riletture delle anatomie classiche in autori d’epoca come Füssli e Blake (entrambi illustratori di Dante) mostrano anche un nuovo modo di porsi rispetto al corpo, sì statuario ma energizzato fino alla teatralità o alla ritualità più plastica. La creatura però, nel suo innaturale muoversi, sembra andar oltre tutto questo.<br />
<a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-31297" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-7-214x300.jpg" alt="Il golem di Victor 7" width="214" height="300" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-7-214x300.jpg 214w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Il-golem-di-Victor-7.jpg 509w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" /></a>E Victor fugge. E il suo orrore è proprio quello manifesto in certe espressioni sconvolte dei dipinti di Füssli, von Holst o nel Caino di Blake (<em>The Body of Abel Found by Adam and Eve</em>, circa 1826): un terrore allucinato fino alla follia e alla demenza. Fugge all’aperto in cortile, passa una notte terribile: “In certi momenti il mio polso batteva così rapido e forte che sentivo palpitare ogni arteria”, quasi a sentire per proiezione la propria macchina anatomica di nervi, vene, pompa cardiaca; “in altri momenti quasi mi accasciavo a terra per il languore e l’estrema debolezza”, come un corpo non più animato o un burattino di carne. E irrompe con tutta la violenza di due anni di sogni abortiti la delusione più nera.<br />
Ma in questa fuga di Victor – una fuga duplice, prima dal laboratorio e poi nuovamente dalla camera da letto – è stato visto dell’altro. Durante la gravidanza per la prima figlia, Mary si è trovata molto sola mentre Percy continuava a vedersi con la birichina Claire, sorellastra di lei; e anche nelle due difficili settimane di vita della piccola, nata prematura, Mary ha avuto netta la sensazione che Percy non si curasse granché della piccola. L’irresponsabilità di Victor verso la Creatura che l’ha cercato come un bambino potrebbe fare con un genitore, può in fondo essere intesa come la stessa irresponsabilità e poca cura di Percy verso la sua prima figlia. E verso la stessa Mary, che non a caso alla morte della bimba chiama sul posto il pacato e responsabile amico Hogg, mentre Percy ha perso un po’ la testa come Victor (“Will you come—you are so calm a creature &amp; Shelley is afraid of a fever from the milk—for I am no longer a mother now”: lettera 6 marzo 1815). Mary cade in quel periodo in preda alla depressione, innescata certo da quella <em>post partum</em>, ma non migliorata dalla sensazione di un disinteresse continuato di Percy per la creaturina e la sua tragedia – una situazione generale che può ben proiettarsi nella scelta di abbandono della Creatura da parte di Victor. E del resto quello della responsabilità è uno dei temi-chiave del <em>Frankenstein</em>.</p>
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<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/la-notte-di-villa-diodati-2011-copertina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-31302" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/la-notte-di-villa-diodati-2011-copertina-195x300.jpg" alt="la-notte-di-villa-diodati-2011-copertina" width="195" height="300" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/la-notte-di-villa-diodati-2011-copertina-195x300.jpg 195w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/la-notte-di-villa-diodati-2011-copertina.jpg 389w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /></a>[NOTA. I testi principali frutto della sfida del giugno 1816 – cioè il <em>Frankenstein</em> di Mary Shelley (nella versione ‘31), <em>The Vampyre</em> di John William Polidori e <em>The Burial: A Fragment</em> di Lord Byron sono stati riuniti in traduzione qualche anno fa nel bel volume <em>La notte di villa Diodati</em>, per i tipi Nova Delphi (2011, pp. 388), cui senz’altro si rimanda. Tanto più che a coronarli è un grande saggio di Danilo Arona, <em>Villa Diodati Horror Show (Prometeo, Edipo ed Ecate contro il Vampiro)</em>, dove l’autore affronta da par suo i grovigli relazionali tra i protagonisti, con un po’ di ghiotti retroscena e un&#8217;analisi dei meccanismi mitopoietici in gioco. Un breve estratto del saggio è già apparso <a href="http://www.carmillaonline.com/2012/08/28/haunted-summer/">qui</a>.<br />
Si rammenta che lo stesso editore romano – il cui ricco catalogo comprende collane sul pensiero libertario (compreso un intero progetto dedicato a Sacco e Vanzetti), sull’America Latina e sul passato italiano più recente – ha offerto alle stampe anche una traduzione di <em>Fantasmagoriana</em>, il testo letto dagli ospiti di Villa Diodati, con l’ottimo commento di Fabio Camilletti, 2015, cfr. <a href="https://www.carmillaonline.com/2015/10/24/una-lanterna-magica-a-villa-diodati-nightmare-abbey-6/">qui</a>.]</p>
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</div><p><a class="a2a_button_facebook a2a_counter" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F18%2Fgolem-victor-venne-al-mondo-nightmare-abbey-9%2F&amp;linkname=Il%20golem%20di%20Victor%2C%20come%20venne%20al%20mondo%20%28Nightmare%20Abbey%209%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F18%2Fgolem-victor-venne-al-mondo-nightmare-abbey-9%2F&amp;linkname=Il%20golem%20di%20Victor%2C%20come%20venne%20al%20mondo%20%28Nightmare%20Abbey%209%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F18%2Fgolem-victor-venne-al-mondo-nightmare-abbey-9%2F&amp;linkname=Il%20golem%20di%20Victor%2C%20come%20venne%20al%20mondo%20%28Nightmare%20Abbey%209%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_telegram" href="http://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F18%2Fgolem-victor-venne-al-mondo-nightmare-abbey-9%2F&amp;linkname=Il%20golem%20di%20Victor%2C%20come%20venne%20al%20mondo%20%28Nightmare%20Abbey%209%29" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/telegram.png" width="16" height="16" alt="Telegram"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F18%2Fgolem-victor-venne-al-mondo-nightmare-abbey-9%2F&amp;title=Il%20golem%20di%20Victor%2C%20come%20venne%20al%20mondo%20%28Nightmare%20Abbey%209%29" id="wpa2a_8">Condividi</a></p><p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/18/golem-victor-venne-al-mondo-nightmare-abbey-9/">Il golem di Victor, come venne al mondo (<i>Nightmare Abbey 9</i>)</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
La governance delle migrazioni
Categoria Recensioni, esercito di riserva, forza-lavoro, governance, immigrazione
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Luca Cangianti</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/lavoratore_immigrato.png"><img class="alignleft wp-image-31269 size-medium" title="Lavoratore immigrato" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/lavoratore_immigrato-300x185.png" alt="lavoratore_immigrato" width="300" height="185" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/lavoratore_immigrato-300x185.png 300w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/lavoratore_immigrato.png 449w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Iside Gjergji, <em>Sulla governance delle migrazioni. Sociologia dell’underworld del comando globale</em>, Franco Angeli, 2016, pp. 176, € 22,00</p>
<p>La forza-lavoro è una merce, ma a differenza di un frigorifero non è prodotta in una fabbrica. Il supporto materiale della forza-lavoro sono gli esseri umani, che sono ancora generati biologicamente e allevati all&#8217;interno della famiglia, un&#8217;unità produttiva non capitalistica sussunta solo formalmente al modo di produzione dominante. A questa prima peculiarità della merce forza-lavoro ne va aggiunta una seconda: essa è l&#8217;unica merce capace di produrre un valore superiore [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/16/la-governance-delle-migrazioni/">La governance delle migrazioni</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
  Altro...
<div class="pf-content"><p>di <strong>Luca Cangianti</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/lavoratore_immigrato.png"><img class="alignleft wp-image-31269 size-medium" title="Lavoratore immigrato" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/lavoratore_immigrato-300x185.png" alt="lavoratore_immigrato" width="300" height="185" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/lavoratore_immigrato-300x185.png 300w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/lavoratore_immigrato.png 449w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Iside Gjergji, <em>Sulla governance delle migrazioni. Sociologia dell’underworld del comando globale</em>, Franco Angeli, 2016, pp. 176, € 22,00</p>
<p>La forza-lavoro è una merce, ma a differenza di un frigorifero non è prodotta in una fabbrica. Il supporto materiale della forza-lavoro sono gli esseri umani, che sono ancora generati biologicamente e allevati all&#8217;interno della famiglia, un&#8217;unità produttiva non capitalistica sussunta solo formalmente al modo di produzione dominante. A questa prima peculiarità della merce forza-lavoro ne va aggiunta una seconda: essa è l&#8217;unica merce capace di produrre un valore superiore al proprio. Questa seconda caratteristica fa della forza-lavoro l&#8217;elemento vivificante dell&#8217;accumulazione capitalistica, mentre la prima ne costituisce un limite di difficile gestione per il metabolismo del sistema.<br />
L&#8217;immigrazione contemporanea è frutto dello stesso sviluppo capitalistico, delle conseguenti espansioni del mercato mondiale, delle espulsioni di manodopera dalla produzione tradizionale, dei conflitti bellici. Nelle economie più avanzate, inoltre, l&#8217;immigrazione alimenta un esercito di riserva di salariati che crea condizioni negoziali favorevoli in termini di comando del lavoro e di compressione del valore della forza-lavoro. Governare un fenomeno moltitudinario di questo tipo è una sfida di estrema complessità che i centri di potere statuali e sovranazionali affrontano con sofisticati dispositivi giuridici, politici, sociologici e militari.<br />
Per orientarsi in questo mondo, il saggio <em>Sulla governance delle migrazioni</em> di Iside Gjergji è uno strumento essenziale sia per la ricerca accademica che per chi, impegnato nelle lotte sociali, voglia dotarsi di analisi capaci non solo di scaldare i cuori, ma di mordere la realtà.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/governance_migrazioni.jpeg"><img class="alignright wp-image-31275 size-medium" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/governance_migrazioni-201x300.jpeg" alt="governance_migrazioni" width="201" height="300" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/governance_migrazioni-201x300.jpeg 201w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/governance_migrazioni-768x1146.jpeg 768w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/governance_migrazioni-686x1024.jpeg 686w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/governance_migrazioni.jpeg 1000w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /></a>Attraverso una disanima dettagliata di trattati, accordi, norme, comunicazioni e circolari, Gjergji illustra il funzionamento del nuovo approccio della <em>governance</em> applicato all&#8217;immigrazione. Rispetto alle azioni di <em>governo</em>, classicamente messe in atto da enti statuali, mediante testi formali e accordi multilaterali, la <em>governance</em> dell&#8217;immigrazione valorizza pratiche paranormative mutuate dall’intervento privato, con grandi vantaggi di flessibilità, informalità ed efficienza temporale. Negli ultimi anni, grazie alla costante pressione dei paesi capitalisti più avanzati, si è così assistito a un progressivo indebolimento del ruolo dell&#8217;Onu e del suo regime normativo, mentre è aumentato il peso di un&#8217;organizzazione intergovernativa a essa concorrente, l&#8217;Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni). Questo organismo, secondo l&#8217;autrice, funge de facto da agenzia interinale globale svincolata da qualsiasi norma multilaterale a vantaggio di una crescente spinta alla bilateralità transnazionale che facilita l&#8217;imposizione di condizioni utili ai soggetti più forti.<br />
Un caso esemplare di <em>governance</em> dell&#8217;immigrazione è la creazione da parte della Commissione europea della categoria di &#8220;evidente bisogno di protezione&#8221; <em>(clear need of protection)</em> per individuare le persone cui attribuire lo status di rifugiato. Per decidere chi si trovi in queste condizioni sono stati creati dei luoghi, gli <em>hotspot</em>, in cui dei professionisti, a occhio nudo, informalmente, portano a termine celermente la selezione. Tale prassi è in contrasto con l&#8217;ordinamento comunitario che prevede per il riconoscimento dello status di rifugiato e della relativa protezione internazionale una serie di procedure formali concepite a tutela del richiedente.<br />
Nel 2014 il ministero dell&#8217;interno italiano emana una circolare intitolata &#8220;Volontariato per l’integrazione dei richiedenti asilo&#8221; che permette ai Comuni di far lavorare gratis gli immigrati, nonostante il lavoro gratuito in base all&#8217;art. 2094 del Codice civile non sia ammesso. L&#8217;Italia ricopre un ruolo d&#8217;avanguardia nel processo d&#8217;informalizzazione disponendo di un vasto &#8220;universo normativo sotterraneo, composto da ordini e disposizioni contenute nelle circolari amministrative, che&#8221;, sottolinea Gjergji, &#8220;non hanno alcun valore giuridico, non sono cioè riconosciute formalmente come fonte (neanche di tipo secondario) di diritto pubblico.&#8221; Il produttore di tali norme non è il parlamento, ma una serie di soggetti quali ministri, funzionari, direttori di dipartimento e perfino capi d&#8217;ufficio. In ambito europeo, superata solo dalla Francia, l&#8217;Italia è inoltre il paese che ricorre con più frequenza ad accordi bilaterali con paesi fornitori di forza-lavoro immigrata. Nel saggio sono analizzate in dettaglio le intese più recenti con paesi quali Marocco, Egitto, Moldova, Albania, Sri Lanka e Mauritius. Tali documenti cercano di valorizzare una modalità specifica d&#8217;immigrazione, quella circolare. Con tale definizione si indica un tipo di migrazione temporanea e ricorrente che permette agli stati di destinazione di usufruire della forza-lavoro immigrata quando necessaria, per allontanarla quando non serve più. Negli accordi bilaterali si definiscono sia gli incentivi che i meccanismi coercitivi per il rimpatrio.<br />
Fatta eccezione per nicchie di forza-lavoro specializzata particolarmente richiesta, l&#8217;immigrazione circolare reintroduce <em>de facto</em> la figura del &#8220;lavoratore ospite&#8221; <em>(Gastarbeiter, guest worker)</em> sviluppatasi in Germania e in altri paesi europei nel secondo dopoguerra. In questo modo la <em>governance</em> dell&#8217;immigrazione introduce nel corpo della classe lavoratrice un elemento di forte differenziazione. Il “lavoratore ospite” non diventa mai cittadino a tutti gli effetti del paese in cui espleta la sua attività lavorativa. In questo modo la ferita inferta al potere negoziale dei salariati si cristallizza e addirittura si estende agli altri lavoratori, <em>in primis</em> a quelli immigrati che risiedono regolarmente nel paese. Questi, infatti, sono inglobati in normative che li sottomettono alla circolarità (in Italia è il caso dei lavoratori cingalesi dopo l&#8217;accordo bilaterale del 2011).</p>
<p>Nel <em>Manifesto del partito comunista</em> Marx afferma che lo sviluppo dell&#8217;industria capitalistica sottrae gli operai all&#8217;isolamento e alla concorrenza reciproca, omogeneizzandone le condizioni di vita. Tale produzione involontaria di soggettività antagonista è tuttavia solo una faccia della medaglia, quella più ottimistica. L&#8217;altra è che il capitale può intervenire attivamente sul corpo della classe lavoratrice creando continuamente nuove differenze e disarticolazioni del suddetto processo. Quindi se il cittadino astratto e i suoi diritti sono un prodotto borghese, a un certo punto il capitale può essere indotto a segmentare la universalità dei diritti. In questo modo si finisce per distruggere la stessa cittadinanza borghese per non rischiare che incrostazioni di passati rapporti negoziali creino attriti sul mercato della forza-lavoro. La continuazione di questa linea di tendenza, qualora non contrastata, porta all&#8217;emergere di modi di produzione neoservili e alla morte della stessa della forza-lavoro &#8211; che per esser tale dev&#8217;esser liberamente vendibile e contrattabile.<br />
Iside Gjergji nelle ultime pagine del suo libro ricorda tuttavia che &#8220;gli immigrati sono esseri umani e, pertanto, materia imprevedibile che tende, in alcune circostanze storiche, a prendere in contropiede i <em>locus of power</em> [gli organi del potere], a non obbedire ai loro diktat, a non rientrare cioè nei loro schemi, anche perché, in quanto esseri umani, e non macchine da lavoro o merci, sanno pensare, stringere relazioni, solidarizzare e amare i loro simili, dunque tendono a stabilizzarsi e alla circolarità loro imposta imparano a opporre resistenza.&#8221; È quindi nel supporto non capitalistico della merce capitalistica per eccellenza che risiede un limite alla capacità di sussunzione del capitale: finché esso avrà bisogno di esseri umani per utilizzarne la forza-lavoro, non potrà dormire sonni tranquilli.</p>
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Come tombe sul bordo della strada
Categoria I suonatori Jones, Recensioni, "Jimi Hendrix", Bob Dylan, Byrds, Dave Van Ronk, EC Comics, femminicidi, folk revival, Golden Cups, Guerra di secessione, Hey Joe, Johnny Cash, Kingston Trio, Kurt Cobain, Leadbelly, Long Black Veil, Mott The Hoople, Murder Ballads, musica folk, Mute Records, Nick Cave, Nirvana, Sir Douglas Quintet, Tom Dooley, Tom Waits, Woody Guthrie
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Sandro Moiso</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/in-the-pines.jpg"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/in-the-pines.jpg" alt="in the pines" width="197" height="290" class="alignright size-full wp-image-31197" /></a> Erik Kriek, <em>In The Pines. 5 Murder Ballads</em>, Postfazione di Jan Donkers, Eris, Torino 2016, pp. 136, € 16,00</p>
<p>La giovane e coraggiosa (Associazione culturale) Eris, specializzata nella pubblicazione di opere narrative di giovani autori e di fumetti, realizzati a livello internazionale e al di fuori del mainstream statunitense dei comics, dopo aver già precedentemente proposto la trasposizione a fumetti di alcuni famosi racconti di H. P. Lovecraft,<a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/15/tombe-sul-bordo-della-strada/#fn1-31196" title=" Erik Kriek, H.P. Lovecraft Da altrove e altri racconti, Collana Kina, 2014, pp. 112 " rel="footnote">1</a> ci offre oggi, ad opera di uno dei più [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/15/tombe-sul-bordo-della-strada/">Come tombe sul bordo della strada</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
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<div class="pf-content"><p>di <strong>Sandro Moiso</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/in-the-pines.jpg"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/in-the-pines.jpg" alt="in the pines" width="197" height="290" class="alignright size-full wp-image-31197" /></a> Erik Kriek, <em>In The Pines. 5 Murder Ballads</em>, Postfazione di Jan Donkers, Eris, Torino 2016, pp. 136, € 16,00</p>
<p>La giovane e coraggiosa (Associazione culturale) Eris, specializzata nella pubblicazione di opere narrative di giovani autori e di fumetti, realizzati a livello internazionale e al di fuori del mainstream statunitense dei comics, dopo aver già precedentemente proposto la trasposizione a fumetti di alcuni famosi racconti di H. P. Lovecraft,<sup id="rf1-31196"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/15/tombe-sul-bordo-della-strada/#fn1-31196" title=" Erik Kriek, H.P. Lovecraft Da altrove e altri racconti, Collana Kina, 2014, pp. 112 " rel="footnote">1</a></sup> ci offre oggi, ad opera di uno dei più famosi ed originali disegnatori olandesi, la rilettura di alcune delle più famose “Murder Ballads” della tradizione folk anglo-americana.</p>
<p>Erik Kriek, nato ad Amsterdam nel 1966 dove tuttora vive e lavora, nasce, a suo dire, come musicista ancor prima che come disegnatore di fumetti e proprio con la presente opera riunisce le sue due principali passioni. Nell’edizione originale il testo era accompagnato da una riproposizione musicale, su cd e ad opera dello stesso Kriek, delle cinque ballate contenute nelle sue pagine più quella che dà il titolo all’opera che non compare, però, tra le cinque narrate dai disegni dell’autore olandese.<a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/erik-kriek.jpg"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/erik-kriek.jpg" alt="erik-kriek" width="186" height="218" class="alignleft size-full wp-image-31198" /></a></p>
<p>Ma cosa sono le <em>murder ballads</em> cui si fa riferimento? Molti lettori probabilmente ricollegheranno le ballate omicide all’omonimo disco di Nick Cave, pubblicato nel 1996 dalla Mute Records, ma in realtà si tratta di una tradizione narrativa e musicale molto più antica. Soprattutto, come si diceva all’inizio, nel contesto folklorico anglo-americano.</p>
<p>Sono storie di assassini e di omicidi, di violenze banditesche e di rappresaglie della giustizia. Costituiscono spesso la memoria di femminicidi oppure di manifestazioni della violenza maschile, e talvolta femminile, connessa all’amore passionale. O meglio ad una sua distorta e brutale interpretazione. E stanno molto spesso alla base di tantissimi successi rielaborati e rivisitati nell’ambito della musica rock e di tanta musica folk inglese ad americana.</p>
<p>Sono state cantate e, spesso, rese famose da personaggi come Woody Guthrie, Bob Dylan, Bob Frank, Dave Van Ronk e da un&#8217;infinità di altri cantastorie bianchi e afro-americani. Costituiscono un patrimonio immenso di storia orale e popolare e hanno contribuito a dar vita ad un&#8217;epica delle classi subalterne più profonda, ben al di là della semplicistica immagine risultante dalla, troppo spesso, retorica riproposizione dei canti del lavoro e delle lotte.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/long-black-veil.jpg"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/long-black-veil-209x300.jpg" alt="long black veil" width="209" height="300" class="alignright size-medium wp-image-31199" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/long-black-veil-209x300.jpg 209w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/long-black-veil.jpg 252w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /></a> “<em>Long Black Veil</em>”, una delle ballate disegnate da Kriek, ha costituito un grande successo per Johnny Cash, ma è stata interpretata anche dai Byrds (soltanto dal vivo), da Nick Cave, nel disco “<em>Kicking Against the Pricks</em>” del 1986, e da molti altri ancora. E’ la storia di un uomo ingiustamente accusato di omicidio e condannato a morte, a causa di un tranello tesogli dal marito della donna da lui amata, e del lutto che la donna del suo cuore porterà in seguito per sempre con sé.</p>
<p>La stessa “<em>In The Pines</em>”, che dà il titolo al libro, ha avuto un’infinità di versioni, spesso contraddittorie tra di loro e accomunate talvolta soltanto da pochissimi versi.<br />
Kurt Cobain e i Nirvana ne hanno data una delle interpretazioni più drammatiche<sup id="rf2-31196"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/15/tombe-sul-bordo-della-strada/#fn2-31196" title=" con il titolo &ldquo;Where Did You Sleep Last NIght&rdquo; nel disco &ldquo;Unplugged in New York City&rdquo; del 1994 " rel="footnote">2</a></sup>, ma prima della loro versione se ne conoscono molte altre incise nei contesti più diversi e dai titoli più disparati. Da Leadbelly ad una moltitudine di cantanti e gruppi degli anni sessanta, come ad esempio i texani Sir Douglas Quintet, oppure da gruppi glam come i Mott The Hoople. </p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/pretty-polly.jpg"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/pretty-polly.jpg" alt="pretty polly" width="175" height="246" class="alignleft size-full wp-image-31200" /></a> Anche le altre ballate riscritte dai disegni di Kriek affondano le loro radici in una tradizione che risale all’Ottocento e talvolta anche al Settecento. “<em>Pretty Polly</em>”, ad esempio, è la storia della vendetta del fantasma di una donna che insegue il proprio assassino anche sull&#8217; oceano, fino a spingerlo a suicidarsi tra le onde del mare in tempesta. Mentre “<em>Taneytown</em>”, “<em>Caleb Meyer</em>” e “<em>Where The Wild Roses Grow</em>” hanno risalito il corso del tempo per giungere fino a noi attraverso le versioni di artisti come gli Stanley Brohers, Judy Collins, Sandy Denny, Steve Earle, la Band, Grateful Dead, Gillian Welch e Handsome Family. Ma non voglio citarli qui tutti proprio perché nella postfazione a cura di Jan Donkers il lettore potrà trovare una colta ed istruttiva ricostruzione dei percorsi discografici seguiti dalle stesse. E che i magnifici disegni dell’autore,ispirati dalla grafica degli EC Comics degli anni cinquanta, privi di “garanzia morale” e visti come fumo negli occhi dai benpensanti dell’epoca, rendono in maniera davvero drammatica ed immaginifica.</p>
<p>A queste si potrebbero aggiungere altre famosissime canzoni, non contenute nella ricostruzione di Kriek, come “<em>Hey Joe</em>”, resa celebre dal primo 45 giri di Jimi Hendrix nel 1966 e poi ripresa da centinaia di gruppi in tutto il mondo. Basti citare, oltre al solito australiano Nick Cave, anche la versione sessantottesca, adrenalinica e folle dei nipponici Golden Cups. La storia di un femminicidio premeditato e di un uomo che viaggia solo, sulla strada per il Messico e armato di un fucile a pompa, per raggiungere la sua donna e l’uomo con cui è fuggita.</p>
<p>Oppure la straordinaria “<em>Tom Dooley</em>” che, nel 1958 con il successo internazionale della versione eseguita dal Kingston Trio (giunse al vertice di tutte le classifiche internazionali, Italia compresa), aprì più di ogni altra istanza la strada al successo del folk revival al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico. Una canzone che risale agli anni successivi alla Guerra di secessione americana e che narra l’attesa della morte per impiccagione di un ex-soldato confederato, Tom Dooley appunto, per l’uccisione della sua fidanzata. In questo caso però la canzone sembra non voler dare un giudizio certo sulla colpevolezza del condannato, forse per drammatizzarne di più le parole e i rimpianti in esse contenuti.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/long-black-veil-1.jpg"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/long-black-veil-1.jpg" alt="long black veil 1" width="264" height="196" class="alignleft size-full wp-image-31201" /></a>Questi drammi costituiscono, però, soltanto una piccola parte di quell’imponente eredità di storie che la memoria popolare ci ha trasmesso attraverso la popular music.<br />
In una sua prefazione ad un’antologia di canzoni popolari americane incise tra il 1913 e il 1938, Tom Waits ha scritto: “<em>Cicloni, inondazioni, fame, questioni di soldi, naufragi, epidemie, uragani, suicidi, infanticidi, omicidi, malessere, incidenti ferroviari ed aerei, incendi&#8230;disastri. Non hanno costituito soltanto il pane e il burro oppure la succulenta bistecca del business della notizia. </p>
<p>Tutto ciò è contenuto anche nelle canzoni popolari: tragiche cronache dei pericoli connessi all’esistenza umana. Canzoni che sono come fosse scavate in fretta lungo le strade e appena ingentilite da croci di legno mentre il delitto era ancora fresco [&#8230;] Nei tardi anni Venti e nei primi anni Trenta la Depressione strangolava la Nazione. Quello fu il tempo in cui le canzoni costituivano strumenti per poter continuare a sopravvivere. Un’intera comunità cercava di rielaborare i propri lutti e le proprie perdite , diffondendone così i semi della memoria. Questa collezione è un giardino selvaggio sviluppatosi da quei semi</em>”.<sup id="rf3-31196"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/15/tombe-sul-bordo-della-strada/#fn3-31196" title=" Tom Waits, The Daily Record in People Take Warning! Murder Ballads &amp; Disaster Songs, 1913 &ndash; 1938, libro e box di tre cd a cura di Christopher C. King e Henry &ldquo; Hank&rdquo; Sapoznik, Tompkins Square 2007 " rel="footnote">3</a></sup></p>
<p>La stessa cosa si potrebbe dire di questa bellissima, preziosa e commovente raccolta di storie che Erik Kriek e la Eris ci hanno voluto così intelligentemente proporre nella collana Kina.</p>
</div><hr class="footnotes"><ol class="footnotes"><li id="fn1-31196"><p> Erik Kriek, <em>H.P. Lovecraft Da altrove e altri racconti</em>, Collana Kina, 2014, pp. 112 &nbsp;<a href="#rf1-31196" class="backlink" title="Jump back to footnote 1 in the text.">&#8617;</a></p></li><li id="fn2-31196"><p> con il titolo &#8220;<em>Where Did You Sleep Last NIght</em>&#8221; nel disco &#8220;Unplugged in New York City&#8221; del 1994 &nbsp;<a href="#rf2-31196" class="backlink" title="Jump back to footnote 2 in the text.">&#8617;</a></p></li><li id="fn3-31196"><p> Tom Waits, <em>The Daily Record</em> in <em>People Take Warning! Murder Ballads &#038; Disaster Songs, 1913 – 1938</em>, libro e box di tre cd a cura di Christopher C. King e Henry “ Hank” Sapoznik, Tompkins Square 2007 &nbsp;<a href="#rf3-31196" class="backlink" title="Jump back to footnote 3 in the text.">&#8617;</a></p></li></ol><p><a class="a2a_button_facebook a2a_counter" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F15%2Ftombe-sul-bordo-della-strada%2F&amp;linkname=Come%20tombe%20sul%20bordo%20della%20strada" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F15%2Ftombe-sul-bordo-della-strada%2F&amp;linkname=Come%20tombe%20sul%20bordo%20della%20strada" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F15%2Ftombe-sul-bordo-della-strada%2F&amp;linkname=Come%20tombe%20sul%20bordo%20della%20strada" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_telegram" href="http://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F15%2Ftombe-sul-bordo-della-strada%2F&amp;linkname=Come%20tombe%20sul%20bordo%20della%20strada" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/telegram.png" width="16" height="16" alt="Telegram"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F15%2Ftombe-sul-bordo-della-strada%2F&amp;title=Come%20tombe%20sul%20bordo%20della%20strada" id="wpa2a_12">Condividi</a></p><p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/15/tombe-sul-bordo-della-strada/">Come tombe sul bordo della strada</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
Una montagna di libri, Valsusa 2016. Intervista a Valerio Evangelisti
Categoria Interviste
Publicata:
Descrizione: <p>a cura della <strong>Redazione di Carmilla</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Io-ad-Algeri-2-bis.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-31215" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Io-ad-Algeri-2-bis.jpg" alt="Io ad Algeri 2 bis" width="220" height="147" /></a>Nell&#8217;ambito della manifestazione <em>Una montagna di libri nella valle che resiste</em> (V edizione), sabato 11 maggio a Bussoleno è stata proiettata questa intervista video a Valerio Evangelisti. Prende le mosse dal volume 3 del suo romanzo <em>Il sole dell&#8217;avvenire</em>, ma tocca temi più generali. Proprio per questo Carmilla ha scelto di proporla, per quanto, in linea di massima, eviti di parlare delle opere dei propri redattori.</p>
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<div class="pf-content"><p>a cura della <strong>Redazione di Carmilla</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Io-ad-Algeri-2-bis.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-31215" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Io-ad-Algeri-2-bis.jpg" alt="Io ad Algeri 2 bis" width="220" height="147" /></a>Nell&#8217;ambito della manifestazione <em>Una montagna di libri nella valle che resiste</em> (V edizione), sabato 11 maggio a Bussoleno è stata proiettata questa intervista video a Valerio Evangelisti. Prende le mosse dal volume 3 del suo romanzo <em>Il sole dell&#8217;avvenire</em>, ma tocca temi più generali. Proprio per questo Carmilla ha scelto di proporla, per quanto, in linea di massima, eviti di parlare delle opere dei propri redattori.</p>
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Eroi dello sport
Categoria Recensioni, Abebe Bikila, Albert Camus, Alberto Molinari, All Blacks, Arthur Conan Doyle, atletismo politico, Ayrton Senna, Beccali, Binda, Black Power, Bobby Charlton, Borzov, Bottecchia, Brumel, Bubka, campione, Carlo Galli, Cassius Clay, ciclismo, cinema novo, Cittá del Messico, Coppi e Bartali, Daniele Marchesini, Dorando Pietri, Eddy Merckx, eroe, Eroi dello sport, eroicizzazione, fascismo, Felice Fabrizio, Foreman, Gaetano Bonetta, Garrincha, George Best, Germania nazista, Giro d’Italia, Grande Boucle, Grande Torino, Griffith, Indurain, Jaquin Pedro de Andrade, Jesse Owens, John Carlos, Josè Ferrer, Lancillotto e Nausica, Livio Berruti, Madison Square Garden, Manchester United, Marcel Cerdan, Marco Pantani, Mille Miglia, mito, Muhammad Ali, Nino Benvenuti, Nuvolari, Old Trafford, olimpiadi, Olimpiadi di Berlino, Paolo Valenti, Pelé, Phelps, Primo Carnera, pugilato, Sandro Mazzinghi, Sergio Giuntini, sport, Stachanov, stadiolatria, Stefano Pivato, Superga, Tommie Smith, totalitarismi, Unione Sovietica, Varzi, Zatopek
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Alberto Molinari</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Marchesini_sport_cover.jpg"><img class="size-full wp-image-30875 alignright" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Marchesini_sport_cover.jpg" alt="Marchesini_sport_cover" width="247" height="383" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Marchesini_sport_cover.jpg 247w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Marchesini_sport_cover-193x300.jpg 193w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></a>Daniele Marchesini, <em>Eroi dello sport. Storie di atleti, vittorie, sconfitte</em>, Il Mulino, Bologna, 2016, 248 pagine, € 16,00</p>
<p>Guardati con diffidenza dagli ambienti accademici, in Italia gli studi storici sullo sport sono iniziati timidamente negli anni Settanta, in ritardo rispetto ad altri paesi, e si sono diffusi nei decenni successivi grazie ai contributi di «Lancillotto e Nausica» – rivista di storia e critica dello sport che analizza il fenomeno intrecciando diverse metodologie: storico-sociali, psicologiche, filosofiche, pedagogiche, mediche ecc. – e alle ricerche di studiosi come Felice Fabrizio, Stefano Pivato, Gaetano [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/13/30867/">Eroi dello sport</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
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<div class="pf-content"><p>di <strong>Alberto Molinari</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Marchesini_sport_cover.jpg"><img class="size-full wp-image-30875 alignright" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Marchesini_sport_cover.jpg" alt="Marchesini_sport_cover" width="247" height="383" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Marchesini_sport_cover.jpg 247w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Marchesini_sport_cover-193x300.jpg 193w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></a>Daniele Marchesini, <em>Eroi dello sport. Storie di atleti, vittorie, sconfitte</em>, Il Mulino, Bologna, 2016, 248 pagine, € 16,00</p>
<p>Guardati con diffidenza dagli ambienti accademici, in Italia gli studi storici sullo sport sono iniziati timidamente negli anni Settanta, in ritardo rispetto ad altri paesi, e si sono diffusi nei decenni successivi grazie ai contributi di «Lancillotto e Nausica» – rivista di storia e critica dello sport che analizza il fenomeno intrecciando diverse metodologie: storico-sociali, psicologiche, filosofiche, pedagogiche, mediche ecc. – e alle ricerche di studiosi come Felice Fabrizio, Stefano Pivato, Gaetano Bonetta, Sergio Giuntini, Daniele Marchesini.</p>
<p>Marchesini ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Parma e da molti anni si dedica all’analisi dello sport come fenomeno sociale e culturale, indagando svariati temi (Coppi e Bartali, le Mille Miglia, il Giro d’Italia, il ruolo dello sport nella formazione di un’identità nazionale, la relazione tra sport e totalitarismi). Il saggio più recente di Marchesini è uscito in una collana del Mulino, diretta da Carlo Galli, dedicata al tema dell’eroe in diversi ambiti e discipline.<span id="more-30867"></span></p>
<p>Nelle prime pagine del volume <em>Eroi dello sport</em> Marchesini definisce l’oggetto della sua ricerca distinguendo tra il campione e l’eroe. Entrambi si caratterizzano per l’assoluta eccellenza delle loro prestazioni che suscitano ammirazione, ma questo non basta per fare di un campione un eroe. Oltre alle numerose promesse mancate, anche grandi protagonisti dello sport – come Indurain nel ciclismo o Phelps nel nuoto – pur accumulando vittorie e medaglie si sono fermati prima della soglia che si apre sullo spazio dell’eroismo sportivo. A differenza dei campioni, gli eroi sportivi assumono una rilevanza che esula dall’originario ambito di appartenenza, entrano nella memoria collettiva, ispirano ideali, rispecchiano valori e attese, costituiscono riferimenti culturali.<br />
D’altronde, si può diventare eroi senza essere vincitori, come nel caso di Dorando Pietri. Il maratoneta carpigiano nel 1908 taglia per primo il traguardo nella gara dei giochi olimpici di Londra ma “perde la vittoria” (sono parole dello stesso Pietri, squalificato a causa dell’aiuto di medici, giudici e assistenti che lo sostengono in prossimità dell’arrivo). Tuttavia mentre Hayes, il vincitore della maratona, cade nell’anonimato, lo sconfitto Pietri “vince” sul piano dell’immaginario collettivo grazie alla trasfigurazione mitica dell’evento. La dimensione dell’eroe è infatti quella del mito, cioè di un sistema di comunicazione «definito non tanto dal suo oggetto, quanto dal modo in cui lo si costruisce e lo si trasmette» (p. 230).</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/pietri.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-30888" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/pietri.jpg" alt="pietri" width="335" height="250" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/pietri.jpg 335w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/pietri-300x224.jpg 300w" sizes="(max-width: 335px) 100vw, 335px" /></a>Determinante nella costruzione dell’eroe sportivo è anzitutto la presenza di un pubblico che segue con grande passione le prodezze del campione e instaura una relazione stabile e fiduciaria con lui, identificandosi con le vicende che, nel bene e nel male, in campo sportivo e extrasportivo, punteggiano la sua carriera e la sua vita. L’eroicizzazione implica inoltre la presenza di un “cantore” capace di narrare le imprese del campione. Nel caso di Pietri è Arthur Conan Doyle – appassionato di sport e presente all’evento come cronista del “Daily Mail” – a celebrare la vicenda in un articolo che rappresenta il corrispettivo scritto della celebre immagine del maratoneta barcollante e distrutto dalla fatica: «Avvenne allora una cosa meravigliosa. Col viso d’un morto, Dorando si rialza, barcolla, le gambe riprendono lo strano incedere automatico: ricadrà? No. Oscilla, tentenna un istante, ed eccolo tagliare il traguardo, raccolto da venti braccia amiche! E’ arrivato all’estremo limite delle forze umane! Mai alcun romano dei primi giorni gloriosi si comportò meglio di Dorando alle Olimpiadi del 1908» (p. 233). Con il suo articolo, il creatore di Scherlock Holmes perfeziona e universalizza l’eroicizzazione di Pietri, trasformandolo in una celebrità mondiale ingaggiata, e profumatamente pagata, per le sue esibizioni in Europa e in America. I maggiori giornali scrivono di lui, il personaggio è acclamato ovunque e il pubblico accorre per vederlo in azione.</p>
<p>Passando in rassegna numerose esperienze sportive, Marchesini analizza gli aspetti culturali, i registri espressivi e i codici comunicativi che alimentano le retoriche della mitografia sportiva, in relazione ai contesti politici e sociali, alle dinamiche specifiche degli sport, al loro carattere individuale o collettivo, alle modalità della loro narrazione.<br />
Un capitolo del saggio è dedicato al mondo classico, nel quale lo sport assume già una dimensione strutturata e caratteri tipici dei fenomeni sportivi moderni (professionismo, tifo, ideologia atletica, celebrazione dei vincitori ecc.). L’attenzione è rivolta però prevalentemente alla contemporaneità in quanto è la società di massa a favorire il radicamento, la diffusione e la spettacolarizzazione del fenomeno sportivo, in un processo di «familiarizzazione» (p. 8) che lo rende sempre più pervasivo e che si intreccia con la vita quotidiana, con la dimensione politica, le dinamiche sociali, la sfera economica.</p>
<p>Nel primo scorcio del Novecento, i temi che fondano la rappresentazione eroica di figure come Pietri, impegnate in corse di fondo che comportano grande sofferenza, e dell’epopea degli albori del ciclismo, lo sport allora più popolare, sono legati alla fatica e al coraggio, alla volontà di portare a compimento un impegno attingendo fino all’estremo della forze, al mito delle origini oscure, difficili, povere, allo sport come forma di riscatto e come strumento di mobilità sociale. Al pubblico che segue il Giro d’Italia o la <em>Grande Boucle</em>, su strade sterrate in tappe impervie e interminabili, il ciclismo «appare come una variante della lotta per la vita che coinvolge la maggioranza dei lavoratori che, in quegli anni, faticano “da sole a sole” nelle campagne (cioè dall’alba al tramonto), 12-14 ore nelle fabbriche, sette giorni su sette la settimana, in attesa di un avvio di legislazione sociale che interviene solo al principio del Novecento a disciplinare i casi più clamorosi di sfruttamento selvaggio» (pp. 78-79).</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/coppi-bartali.jpg"><img class="size-full wp-image-30894 alignright" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/coppi-bartali.jpg" alt="coppi-bartali" width="333" height="250" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/coppi-bartali.jpg 333w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/coppi-bartali-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" /></a>Nel secondo dopoguerra, sono Gino Bartali e Fausto Coppi ad incarnare nuovamente lo sport della fatica come metafora della ricostruzione dopo le tragedie del conflitto mondiale. La rivalità che si instaura tra i due ne accresce la popolarità e definisce i meccanismi di identificazione degli italiani in personaggi dalle caratteristiche opposte, tanto tecnicamente e caratterialmente quanto, almeno nella rappresentazione popolare alimentata dai mezzi di comunicazione, ideologicamente (il “pio” Bartali e il laico e “razionalista” Coppi).<br />
In un contesto profondamente mutato – quello di un’Europa che sembra «appagata dai risultati di un benessere in continua espansione, che rende la bicicletta un oggetto antiquato» (p. 126) – occorrono altri ingredienti per costruire il mito. Se la grandezza di Coppi veniva esaltata con toni epici e favolistici dai radiocronisti e giornalisti dell’epoca (nel linguaggio sportivo prevaleva il campo metaforico del “volo” o della “regalità”, con espressioni come “dominare”, “librarsi”, “aquila”), le immagini utilizzate per descrivere Eddy Merckx – il ciclista in assoluto più vincente nella storia del suo sport: 445 vittorie tra il 1966 e il 1978 – esaltano invece la potenza atletica pura, con iperboli quali “mostro”, “robot”, “marziano”, «tendenti a suscitare ammirazione e sorpresa nell’ordine dei valori “tecnico-avveniristici”» (p. 126).<br />
Anni dopo, sarà Marco Pantani a riproporre l’immagine del ciclista come eroe della fatica, refrattario alle tattiche, imprevedibile, capace di illuminare improvvisamente una gara con i suoi scatti improvvisi sulle montagne del Giro o del Tour.</p>
<p>Oltre al ciclismo, lo sport più popolare nella prima metà del Novecento è il pugilato. Progressivamente addomesticata nella sua originaria carica di violenza e caratterizzata da contenuti di grande raffinatezza tecnica, nell’immaginario collettivo la boxe rimane comunque prevalentemente legata alla «messinscena del corpo forte» (p. 95). Se nel ciclismo il corpo si espone senza nascondimenti sul “cavallo di ferro”, nella boxe il corpo dell’atleta viene portato in prima scena, in uno scontro da solo a solo. Definito da Albert Camus come «lo sport assolutamente manicheo», un rito che semplifica tutto, il bene e il male, il vincente e il perdente, il pugilato mantiene un seguito popolare sino agli anni Sessanta-Settanta, segnati in Italia dalle figure di Sandro Mazzinghi e Nino Benvenuti. Come ricorda Marchesini, il 17 aprile 1967 la sfida mondiale tra Benvenuti e Griffith al Madison Square Garden, titolo dei pesi medi in palio, fu trasmessa dalla RAI in diretta solo radiofonica «per non compromettere, a causa dei fusi orari, il sonno degli italiani e le loro capacità lavorative dell’indomani. Il miracolo economico da un po’ di tempo scricchiola e bisogna evitare di incentivare l’assenteismo in fabbrica e negli uffici. Nonostante le preoccupazioni educative e moralizzatrici della RAI monopolista, in più di 15 milioni quella notte puntano la sveglia e si alzano per ascoltare la radiocronaca del trionfo dell’italiano condotta da Paolo Valenti» (p. 98).<br />
L’autore dedica ampio spazio anche alla figura di Cassius Clay, dai primi successi, all’adesione alla fede islamica, al rifiuto di arruolarsi nell’esercito e di partire per la guerra in Vietnam, sino all’incontro con Foreman per il titolo mondiale dei massimi: il 30 ottobre 1974 il pubblico che segue il match (60 mila persone) è tutto con lui «così come i neri di tutto il mondo, in una diretta televisiva che per l’epoca riuniva una platea infinita: 700 milioni di persone». All’ottavo round Muhammad Ali atterra Foreman e si conferma l’eroe non solo di uno sport che quel giorno «tocca vertici mai prima e mai più in seguito raggiunti di partecipazione emotiva, ma anche di ideali di libertà e giustizia» (pp. 219-220).</p>
<p>Quarant’anni prima, era stato il fascismo a utilizzare politicamente le potenzialità del pugilato, sfruttando l’immagine eroica di un altro peso massimo, il friulano Primo Carnera, «capace di sedurre affascinare eccitare il pubblico come una star del sistema divistico» (p. 159). Un capitolo del saggio di Marchesini è dedicato al rapporto tra lo sport e i regimi totalitari, i primi a cogliere le opportunità di controllo delle masse offerte dalla loro passione per lo sport. Il fascismo dà forma all’ideologia dell’“atletismo politico”: il coraggio, la lotta, la forza, l’agonismo sono valori che vengono piegati alla logica del regime e riassunti in una rappresentazione del corpo che mira alla definizione dell’“uomo nuovo” fascista. Oltre a Carnera, che esemplifica in modo evidente l’uso dello sport a fini propagandistici e di ricerca del consenso, altre figure che corrispondono alle aspettative del regime acquisiscono profili eroici: ciclisti come Bottecchia e Binda; Beccali, che trionfa nei 1.500 metri alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1932; piloti come Nuvolari e Varzi; i calciatori guidati da Pozzo che conquistano il titolo mondiale nel 1934 e nel 1938.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/jesse_owens_berlino_1936.jpg"><img class="size-full wp-image-30893 alignleft" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/jesse_owens_berlino_1936.jpg" alt="jesse_owens_berlino_1936" width="230" height="269" /></a>Anche la Germania nazista imbocca la strada della mistica sportiva. Ma all’esaltazione dello sport come arena nella quale dimostrare la potenza del regime e la superiorità della razza ariana, culminata nelle Olimpiadi di Berlino del 1936, tocca una micidiale eterogenesi dei fini: come è noto, a Berlino Jesse Owens – con le sue quattro medaglie d’oro – si afferma come “contro mito”, il “lampo d’ebano” che contraddice col suo stesso corpo, il colore della pelle e una straordinaria forza atletica i principi dell’ideologia hitleriana. Qualche anno dopo, al tempo dell’occupazione della Francia, il nazismo andrà incontro ad un altro inatteso fallimento nel tentativo di umiliare i francesi, oltre che sul piano militare, su quello della simbologia sportiva. Marchesini dedica pagine dense e appassionate alla vicenda del pugile Marcel Cerdan, un francese figlio di <em>pieds-noir</em>. Il 20 settembre 1942 i nazisti organizzano un incontro tra Cerdan e lo spagnolo Josè Ferrer, campione in carica dei welter: «Ferrer sale sul ring avvolto in una bandiera nazista e i suoi secondi indossano l’uniforme della gioventù franchista», «mentre i 16 mila spettatori, quasi in un mormorio, intonano la marsigliese nonostante la presenza di molti alti ufficiali nazisti a bordo ring»; Cerdan domina l’incontro e viene «acclamato come un liberatore dalla folla in delirio» (p. 102).</p>
<p>Nel campo opposto, l’Unione Sovietica non esprime in quegli anni una significativa mitologia sportiva, anche per la diffidenza diffusa nel movimento socialista, sin dalle origini, verso lo sport, considerato un fenomeno borghese, destinato a “distrarre” le masse e a ostacolare la loro presa di coscienza politica. Negli anni dello stalinismo è il lavoro che assurge a mito nella esemplificazione estrema di Stachanov e Marchesini coglie giustamente il nesso tra lo stachanovismo e l’interesse per lo sport manifestato nel dopoguerra dall’Urss e dai paesi satelliti. Attraverso Stachanov «si fa strada nell’immaginario collettivo sovietico l’idea che il primato in quanto tale è possibile e accettabile, se inserito nel progetto di educazione e formazione dello spirito pubblico nazionale, e se obbedisce al ruolo di dimostrazione dei risultati che il socialismo reale rende concreti a vantaggio della comunità». Dopo Stachanov e attraverso la guerra, «nel pantheon d’oltrecortina» il testimone passa dal campione del lavoro al campione dello sport: «tramonta lo stachanovismo ma si afferma il culto dell’individualità straordinaria» (p. 164). Un culto tanto più importante nel momento in cui l’Urss viene ammessa alle Olimpiadi (per la prima volta a Helsinki nel 1952) e deve quindi dimostrare, anche sul piano sportivo, di saper competere con il capitalismo. Gli eroi sportivi sovietici o di altri paesi dell’Est (come Zatopek, Brumel, Bubka, Borzov e molti altri delle discipline olimpiche, nominati da Marchesini, ai quali si dovrebbero aggiungere alcuni calciatori come Jascin) vincendo e stabilendo primati difendono la causa del proprio paese, secondo quanto teorizzato dai dirigenti del movimento sovietico.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Tommie-Smith-John-Carlos.jpeg"><img class="size-full wp-image-30890 alignright" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Tommie-Smith-John-Carlos.jpeg" alt="Tommie Smith John Carlos" width="230" height="311" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Tommie-Smith-John-Carlos.jpeg 230w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/Tommie-Smith-John-Carlos-222x300.jpeg 222w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /></a>Molti altri esempi di “eroismo sportivo”, descritti in modo puntuale da Marchesini, mostrano le diverse sfaccettature del fenomeno e dei personaggi che lo hanno incarnato.<br />
Le olimpiadi sono il palcoscenico di imprese che danno vita a nuovi eroi. A Roma nel 1960 Livio Berruti è un ragazzo “normale” che nulla ha dell’eroe, ma si trova vincere in una contingenza particolare (l’Italia del miracolo economico) che consente la trasfigurazione mitica; Abebe Bikila, primo africano a vincere un oro olimpico, diventa simbolo del «riscatto da condizioni di povertà e di emarginazione» di un continente «più di ogni altro brutalmente saccheggiato» dal colonialismo (p. 91). Nel 1968 a Città del Messico, in un contesto infiammato dai movimenti di contestazione, sul podio dei 200 metri Tommie Smith e John Carlos levano il braccio col pugno guantato del Black Power, un gesto che denuncia le intollerabili condizioni in cui vivono gli afroamericani. Tuttavia, secondo Marchesini, sono “eroi perdenti”: sanzionati pesantemente dai vertici olimpici, subiscono l’oblio istituzionale e l’emarginazione in una «società disposta a garantire rispetto solo in cambio di successi sportivi e sottomissione all’ideologia dominante» (p. 217).</p>
<p>In alcuni casi, la dimensione eroica non è connessa alla forza ma all’estro e alla fragilità. In Brasile, il paese che ha fatto del calcio una religione laica, al mito di Pelè (il calciatore «”apollineo”, cioè perfetto, esemplare, da manuale») si contrappone quello di Garrincha, soprannominato «torto» o «zoppo» a causa del «bacino visibilmente deviato» e della «deformità delle ginocchia»: il suo calcio è «”dionisiaco”, sovrabbondante, tutto genio e sregolatezza», basato sul dribbling con il quale irride l’avversario grazie a una finta che sembra quasi favorita dal suo difetto fisico. Dopo una lunga decadenza «fatta di depressione, alcol, ostinazione a giocare ancora in squadre sempre meno titolate», la sua morte «è annunciata come la scomparsa della “gioia del popolo” (<em>a alegria do povo</em>), secondo il titolo del film girato nel 1962 su di lui […] da Jaquin Pedro de Andrade, uno dei capofila del <em>cinema novo</em>» (pp. 187-188).</p>
<p>Oltre alle individualità, nel saggio di Marchesini spicca la dimensione eroica collettiva legata in particolare ad alcuni sport, come il rugby (è il caso ad esempio degli All Blacks neozelandesi, capaci di suscitare una forma di riconoscimento collettivo che supera le barriere razziali) e il calcio, dal “Grande Torino” che, all’apice delle vittorie, va incontro alla tragedia a Superga nella notte del 4 maggio 1949 (per la tifoseria granata Superga rimane il tempio di una sorta di culto civile) alla squadra del Manchester United che precipita in aereo il 6 febbraio 1958 (non a caso Bobby Charlton, miracolosamente sopravvissuto all’incidente, diventerà l’eroe non solo dell’Old Trafford, lo stadio della squadra, ma dell’intero paese, guidando la nazionale inglese alla vittoria nei mondiali del 1966).</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/oldtrafford113.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-30892" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/oldtrafford113.jpg" alt="oldtrafford113" width="250" height="335" srcset="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/oldtrafford113.jpg 250w, http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/oldtrafford113-224x300.jpg 224w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></a>In diverse pagine del saggio l’autore ritorna sul tema della morte precoce che contribuisce ad eternizzare la grandezza dell’eroe, evidente negli sport motoristici, in cui il rischio è più presente (si pensi a Ayrton Senna, idolo nazionale in Brasile e pilota più amato dagli appassionati di automobilismo), o nelle vicende di campioni del ciclismo come Coppi e Pantani e del calcio come George Best (l’anno dopo la sua morte, avvenuta nel 2005 in seguito a una cirrosi epatica per alcolismo, gli è intitolato l’aeroporto di Belfast e la sua immagine viene stampata su una serie limitata di banconote emessa dalla Ulster Bank). A non dimenticare i campioni morti servono stele, colonne votive, lapidi, busti che punteggiano le strade percorse o campeggiano nei luoghi che hanno conosciuto le loro vittorie. A questa “statuolatria”, come la definisce Marchesini, si accompagna la “stadiolatria” ovvero la rilevanza assunta nei contesti urbani del “monumentale sportivo”: stadi, piscine, palasport, villaggi degli atleti «sono i templi indispensabili all’eroicizzazione dell’atleta vincente, i luoghi sacri in cui celebrare i rituali del culto che ogni quattro anni trova nelle olimpiadi la sua massima espressione» (p. 8).</p>
<p>Attraverso queste ed altre storie si snoda il racconto di Marchesini che si apprezza per la qualità della scrittura, per i puntali ritratti di personaggi noti e di figure inconsuete (almeno per il lettore italiano, si veda tra l’altro il capitolo dedicato al cricket), per la ricchezza di riferimenti storici. Il taglio della ricerca, attenta agli intrecci tra la dimensione sportiva e quella sociale, tende a privilegiare figure assunte come modelli di identificazione collettiva con una funzione unificante di carattere nazionale. Si tratta di fenomeni di indubbia rilevanza, che lasciano però in ombra altri processi di “eroicizzazione” sportiva, costruiti e vissuti come modelli alternativi rispetto alle narrazioni condivise, o figure di “antieroi” riconducibili ad una dialettica con la dimensione epica dello sport, meritevoli di ulteriori approfondimenti. Anche sul ruolo delle donne, che secondo Marchesini in ambito sportivo raramente innescano dinamiche di identificazione e mitografie (tema discusso nel capitolo dedicato all’“eroismo al femminile”) rimangono aperti percorsi di ricerca in una prospettiva di genere.</p>
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Maggioranza Qualificata
Categoria Schegge taglienti, Governo Renzi, Italia, Matteo Renzi, PD, Politica, Renzi, riforma elettorale, Riforme
Publicata:
Descrizione: <p>di <b>Alessandra Daniele</b></p>
<p><img src="http://www.carmillaonline.com/archives/Onorevole.jpg" alt="Onorevole.jpg" width="157" height="212" align="left" border="0" hspace="4" vspace="2" />&#8211; Cosa vi ha indotto ad abbandonare il Parlamento appena insediato? &#8211; Chiede il conduttore. Il rappresentante dell&#8217;opposizione, pallido, risponde &#8211; È pieno di scarafaggi. &#8211; Onorevole, io non posso consentirle di offendere&#8230; &#8211; Non è una metafora. Sono proprio scarafaggi veri, insetti, blatte, e sono dappertutto. &#8211; Non esageriamo &#8211; lo interrompe il portavoce della maggioranza &#8211; sono ai loro posti. &#8211; Quali? &#8211; Quelli che gli spettano di diritto come deputati. Il conduttore lo fissa. &#8211; Scusi onorevole, lei sta dicendo che il suo partito ha fatto eleggere come propri deputati degli&#8230; insetti? &#8211; Esatto &#8211; interviene il [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/maggioranza-qualificata-2/">Maggioranza Qualificata</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
  Altro...
<div class="pf-content"><p>di <b>Alessandra Daniele</b></p>
<p><img src="http://www.carmillaonline.com/archives/Onorevole.jpg" alt="Onorevole.jpg" width="157" height="212" align="left" border="0" hspace="4" vspace="2" />&#8211; Cosa vi ha indotto ad abbandonare il Parlamento appena insediato? &#8211; Chiede il conduttore.<br />
Il rappresentante dell&#8217;opposizione, pallido, risponde<br />
&#8211; È pieno di scarafaggi.<br />
&#8211; Onorevole, io non posso consentirle di offendere&#8230;<br />
&#8211; Non è una metafora. Sono proprio scarafaggi veri, insetti, blatte, e sono dappertutto.<br />
&#8211; Non esageriamo &#8211; lo interrompe il portavoce della maggioranza &#8211; sono ai loro posti.<br />
&#8211; Quali?<br />
&#8211; Quelli che gli spettano di diritto come deputati.<br />
Il conduttore lo fissa.<br />
&#8211; Scusi onorevole, lei sta dicendo che il suo partito ha fatto eleggere come propri deputati degli&#8230; insetti?<br />
&#8211; Esatto &#8211; interviene il rappresentante dell&#8217;opposizione &#8211; Approfittando della nuova legge elettorale che prevede liste bloccate e segrete, loro hanno candidato migliaia di scarafaggi che la gente ha inconsapevolmente eletto votando a scatola chiusa per il premier uscente.<br />
&#8211; Ma è legale? &#8211; Chiede il conduttore. Il portavoce della maggioranza insorge.<br />
&#8211; I nostri parlamentari sono stati eletti democraticamente! Non permetteremo che un golpe giudiziario sovverta la volontà popolare!<br />
Il conduttore trasale, e si scusa.<br />
&#8211; In effetti la Costituzione non specifica da nessuna parte che i rappresentanti del popolo debbano appartenere alla specie umana.<br />
Il portavoce annuisce compiaciuto.<br />
&#8211; Questo è un principio liberale che non cambieremo. Tutto il resto della carta costituzionale invece va riscritto per adeguarla alle esigenze del mercato. La Costituzione ha bisogno di flessibilità dei principi, di norme co. co. co.stituzionali a progetto. Abbiamo in programma altre grandi riforme, e finalmente abbiamo anche i numeri per realizzarle tutte. I nostri sono già al lavoro. Domani eleggeranno i presidenti delle Camere.<br />
&#8211; E&#8230; come faranno a votare? &#8211; Azzarda il conduttore.<br />
Il portavoce alza le spalle.<br />
&#8211; È semplice, entreranno nell&#8217;apposita feritoia, e premeranno il bottone giusto.<br />
&#8211; Cioè quello che avete preventivamente cosparso di feromoni d&#8217;insetto &#8211; dice il rappresentante dell&#8217;opposizione &#8211; ho visto mentre li preparavate.<br />
&#8211; Una semplice norma anti-ribaltone &#8211; risponde fiero il portavoce &#8211; eviterà trasformismi e manovre di palazzo.<br />
&#8211; E avrà l&#8217;effetto collaterale di stimolare la riproduzione degli scarafaggi &#8211; aggiunge il rappresentante &#8211; Adesso sono centinaia. Presto saranno milioni.<br />
Il conduttore impallidisce.<br />
&#8211; Saranno la maggioranza assoluta &#8211; sorride il portavoce.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/2011/03/07/maggioranza-qualificata/"><em>Originariamente pubblicato su Carmilla il 7 marzo 2011</em></a></p>
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Cianfrusaglie di Salò
Categoria Controinformazione, Achille Beltrame, Benito Mussolini, fascismo, kitsch, Movimento Sociale Italiano, Ordine Nuovo, Piazza della Loggia, Repubblica di Salò
Publicata:
Descrizione: <p>di <strong>Kamo</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/LOCANDINA_il_culto_del_duce-2-990x1400.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-31043" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/LOCANDINA_il_culto_del_duce-2-990x1400.jpg" alt="LOCANDINA_il_culto_del_duce-2-990x1400" width="212" height="227" /></a> Da sempre il lago di Garda ed alcune sue località o zone limitrofe, Salò in particolare, hanno attratto e attirato l&#8217;interesse ed attenzione manipolatoria (e purtroppo organizzativa) di nostalgici fascisti di tutti i tipi. Salò del Garda assurta suo malgrado a governo fantoccio degli occupanti nazitedeschi, e dichiarata capitale della Repubblichina Sociale, patisce e subisce continui attacchi squadristi camuffati da iniziative pseudo artistico-culturali, trasformando la cittadina, patria dell&#8217;inventore del violino Gasparo da Salò, in un luna park con baracconi pieni di ninnoli, gadget, immaginette, bottiglie, cartoline, accendini, calendari, articoli di abbigliamento, e tutto quanto è commerciabile, con soggetti [...]</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/">Cianfrusaglie di Salò</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
  Altro...
<div class="pf-content"><p>di <strong>Kamo</strong></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/LOCANDINA_il_culto_del_duce-2-990x1400.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-31043" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/LOCANDINA_il_culto_del_duce-2-990x1400.jpg" alt="LOCANDINA_il_culto_del_duce-2-990x1400" width="212" height="227" /></a> Da sempre il lago di Garda ed alcune sue località o zone limitrofe, Salò in particolare, hanno attratto e attirato l&#8217;interesse ed attenzione manipolatoria (e purtroppo organizzativa) di nostalgici fascisti di tutti i tipi. Salò del Garda assurta suo malgrado a governo fantoccio degli occupanti nazitedeschi, e dichiarata capitale della Repubblichina Sociale, patisce e subisce continui attacchi squadristi camuffati da iniziative pseudo artistico-culturali, trasformando la cittadina, patria dell&#8217;inventore del violino Gasparo da Salò, in un luna park con baracconi pieni di ninnoli, gadget, immaginette, bottiglie, cartoline, accendini, calendari, articoli di abbigliamento, e tutto quanto è commerciabile, con soggetti fascio-littori e/o del regime mussoliniano.</p>
<p>Proprio nella località lacustre sorge un “Centro Studi e Documenti sul periodo storico della repubblica sociale italiana”<sup id="rf1-31042"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/#fn1-31042" title=" Direttore &egrave; Roberto Chiarini, professore ordinario di storia contemporanea presso la facolt&agrave; di Scienze Politiche dell&rsquo;Universit&agrave; Statale di Milano, editorialista de &ldquo;Il Giornale di Brescia&rdquo; " rel="footnote">1</a></sup> che proprio nei giorni dell&#8217;anniversario della strage, compiuta dai seguaci dei &#8220;repubblichini&#8221;, in abbinata con il più diffuso quotidiano locale, ha diffuso un opuscolo dal titolo: “<em>La strategia della tensione. L&#8217;ombra nera sulla Repubblica. La strage di Piazza della Loggia &#8211; Guida didattica per studenti</em>”. E proprio la parte finale del titolo è inquietante.</p>
<p>Ancora, a Salò trova albergo anche il MU-SA, Museo di Salò (nei locali di proprietà della Fondazione Opera Pia Carità Laicale) che proprio il 28 maggio voleva inaugurare la mostra curata dal direttore del MU-SA Giordano Bruno Guerri,<sup id="rf2-31042"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/#fn2-31042" title=" Dal 2008 presidente della Fondazione &ldquo;Il Vittoriale degli italiani&rdquo; e presidente anche della Fondazione Opera Pia Carit&agrave; Laicale " rel="footnote">2</a></sup> “<em>Il lungo viaggio attraverso il fascismo. Il culto del duce (1922-1945). L&#8217;arte del consenso nei busti e nelle raffigurazioni di Benito Mussolini</em>” e che resterà aperta fino al 28 maggio 2017. Pressioni “civili” e flebili “proteste” hanno convinto (obbligato) gli organizzatori a posticipare al 29 maggio l&#8217;inaugurazione.</p>
<p>Alla “cerimonia” d&#8217;apertura era presente, tra i non molti, anche Marco Bonometti in qualità di presidente, secondo alcuni organi d&#8217;informazione, dell&#8217;Associazione Industriali Bresciani; secondo altri, in qualità di componente del Consiglio d&#8217; Amministrazione della Fondazione Opera Pia Carità Laicale,<sup id="rf3-31042"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/#fn3-31042" title=" Nel CdA, di cui &egrave; presidente Guerri, oltre a Bonometti, siedono anche Sergio Vassallo, Orlando Niboli, e Giampaolo Comini, in rappresentanza del PD " rel="footnote">3</a></sup> ma nessuno ha avuto l&#8217;ardore (coraggio?) di ricordare le striature nostalgiche del mancato presidente nazionale della Confindustria<sup id="rf4-31042"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/#fn4-31042" title=" Consigliere comunale a Rezzato (Bs), per il Movimento Sociale Italiano, dal 1985 al 1990 e, poi, ricandidato " rel="footnote">4</a></sup>. Guerri, così ha dichiarato, non “ricordava” neppure che il 28 maggio fosse l&#8217;anniversario della strage fascista di Piazza della Loggia.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/mostra-il-culto-del-duce-5-803670.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-31044" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/mostra-il-culto-del-duce-5-803670.jpg" alt="mostra-il-culto-del-duce-5-803670" width="277" height="222" /></a> Sempre il presidente-curatore della mostra, ha respinto le accuse di apologia di fascismo, sostenendo che ci sono dei busti, delle statue, delle stampe raffiguranti il figlio del fabbro di Predappio, artisticamente molto belle. E&#8217; vero che una prevenzione naturale ci spinge a respingere tutto quanto puzzi di mussoliniano, ma troviamo davvero difficile individuare raffigurazioni artisticamente molto belle del mascellone romagnolo.</p>
<p>Venendo all&#8217;esposizione, allestita in due stanze al terzo piano del MU-SA, la stessa è “ordinata”, a partire dalla sala d&#8217;inizio mostra, con la presentazione di trentaquattro sculture tra busti, statuette e maschere raffiguranti ”l&#8217;uomo della provvidenza”. Nessuna bella, alcune veramente brutte, due, in ceramica colorata raffiguranti Mussolini a cavallo, davvero kitsch. Ognuna (tranne quelle di anonimi), tramite apposito cartellino esplicativo, riporta nome dell&#8217;autore e titolo (per la maggior parte si limita al dato anagrafico). Per certune, anche l&#8217;anno di realizzazione. Alcuni, molto poco originali, esempi di titolazione: &#8220;Il Duce&#8221;, &#8220;Mussolini primo ministro&#8221;, &#8220;L&#8217;Italia tira dritto&#8221;, &#8220;Mussolini solleva la spada dell&#8217;Islam&#8221;.</p>
<p>Nella stanza attigua sono invece esposti trenta disegni, fotografie, poster sempre di soggetto mussoliniano. Orribile quello realizzato da Alberto Beltrame, illustratore de &#8220;La Domenica del Corriere&#8221;, dal titolo “Verso la meta”, in cui è raffigurato un Mussolini sportivo, con nella mano una piccola fiaccola forgiata a fascio littorio ma che richiama anche l&#8217;organo sessuale maschile, che avanza trotterellando.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/verso-la-meta-.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-31045" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/verso-la-meta-.jpg" alt="verso-la-meta-" width="163" height="216" /></a> Affiancano tutte queste immagini apologetiche, alcuni pannelli “storici” esplicativi. Dalle solite, aberranti, farneticazioni sulle presunte responsabilità partigiane nella strage delle Fosse Ardeatine, fino ad un servizievole manifesto per “<em>arruolarsi nella legione SS italiana</em>” concluso dallo slogan filo-nazista “<em>onore, fedeltà, coraggio</em>”.<sup id="rf5-31042"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/#fn5-31042" title=" Il motto delle SS tedesche era &ldquo;Il mio onore si chiama fedelt&agrave;&rdquo;. In seguito anche Ordine Nuovo e i vari gruppi satelliti (La Fenice a Milano, Riscossa a Brescia) adottarono questo slogan " rel="footnote">5</a></sup> Conclude la parte cosiddetta “storica” la proiezione di un montaggio filmico a quattro voci: due Partigiani (Agape Nulli Quilleri e Aldo Giacomini) e due fascisti (Peppo Cinquepalmi, marò della X° Mas e Fiorenza Ferrini, ausiliaria della Guardia Nazionale Repubblicana). Disgustose le affermazioni dei due testimoni in camicia nera: “<em>I Partigiani non avevano onore, erano traditori</em>” e “<em>Un&#8217; esperienza meravigliosa. Se non ci fosse stata la Repubblica Sociale, gran parte delle città dell&#8217;Italia del nord Italia sarebbero andate distrutte</em>”.<br />
In tutti i sensi, artistico-culturali e politici, una mostriciattola.</p>
<p>Rimanendo sempre nel territorio del comune gardesano, con una lettera al direttore “<em>Cimeli unici e inediti senza patrocini politici</em>”<sup id="rf6-31042"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/#fn6-31042" title=" Il Giornale di Brescia, 27 maggio 2016 " rel="footnote">6</a></sup> GianLuigi Pezzali, già promotore e titolare di un bar inaugurato il 4 gennaio 2004<sup id="rf7-31042"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/#fn7-31042" title=" Costretto a chiudere, secondo un sito web dal poco affidabile nome &ldquo;ilduce.net&rdquo;, poco dopo per le continue minacce ed attentati. Approfondimenti e maggiori informazioni qui:
https://csabaraonda.noblogs.org/files/2012/01/ratti_neri_gruppo_di_ricerca_sulle_destre_radicali.pdf " rel="footnote">7</a></sup> dall&#8217;allarmante nome “<em>Caffè nero</em>” Bar Museum, comunica che “<em>il Movimento Salodiano Indipendente, promuoverà una mostra a Salò dal giorno 11 giugno all&#8217; 11 ottobre 2016 titolata «La Repubblica di Salò» [&#8230;] una mostra privata aperta al pubblico che illustrerà documenti, fotografie, cimeli e quant’altro di storicamente interessante ed inedito, sui 7.000 e 600 giorni di Mussolini. I documenti ed i cimeli sono assolutamente unici e mai mostrati ed il titolo, ben spiega l’excursus, ovvero «Battimani e sputi, da piazzale Venezia a piazzale Loreto&#8230; passando per Salò». Una storia italiana&#8230;che l’Associazione Catarsi (cimeli, armi, testimonianze, archivi della Rsi) è in grado di produrre e proporre [&#8230;] I documenti privati del Duce, dei gerarchi, dei gregari messi in mostra, tra i cimeli storici mussoliniani, inerenti Salò, il Garda e Brescia (tra i quali, il fazzoletto del Duce macchiato di sangue, i suoi occhiali, le lettere, i proclami, i busti posti in varie sedi, ecc.)</em>”.</p>
<p>Così, con linguaggio un poco contorto, si annuncia l&#8217;esposizione, nel comune rivierasco, di altra paccottiglia fascista, correndo il rischio che la località bresciana, tra Centro Studi RSI, mostra “Il culto del Duce”, e quest&#8217;ultima, “La Repubblica di Salò”, diventi il ricettacolo estivo dei peggiori squadristi nazionali. Mentre la località salodiana va ricordata per essere stata la città del lavoratore edile, militante comunista, Vittorio Zambarda che, gravemente ferito dallo scoppio dell&#8217;ordigno fatto esplodere nella piazza bresciana il 28 maggio 1974, sarebbe poi morto il 15 giugno successivo.</p>
<p>Nella zona meridionale del lago troviamo anche Ponti Sul Mincio (Mn) che, pur trovandosi nell&#8217;entroterra, dista solo poco più di tre chilometri da Peschiera del Garda. Nel comune mantovano, al confine con le province di Brescia e Verona, è allestito una specie di museo-imbalsamatorio: “<em>La Piccola Caprera</em>”, “<em>un&#8217; oasi di italianità</em>” come retoricamente indicano i nostalgici di sempre, dedicata al “<em>Reggimento Giovani fascisti (Regio Esercito Italiano) e all&#8217;Associazione Nazionale Volontari di Bir el Gobi, Campagna dell&#8217;Africa Settentrionale 1940/1943</em>”.</p>
<p>Qui, il capitano dei giovani fascisti Fulvio Balisti, volontario nella grande guerra, legionario fiumano, assicuratore, iscritto al Partito Nazionale Fascista, aderente alla RSI e per due giorni segretario nazionale del Partito Repubblicano Fascista, ha messo a disposizione dei seguaci del fascio littorio il suo podere ed abitazione, dove nel 1962 è stato approntato un “tabernacolo” di provincia per commemorazioni nostalgiche ed apologetiche. Da sempre, soprattutto negli anni degli attentati, delle stragi, degli agguati e degli assassinii, punto di incontro ed organizzazione di fascisti della Lombardia e del Veneto, ma anche di altre località italiane.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/mussolini-giustiziato.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-31046" src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/uploads/2016/06/mussolini-giustiziato-300x180.jpg" alt="mussolini giustiziato" width="300" height="180" /></a> Al termine di questo breve percorso, però, non resta altro da ricordare che ”<em>i cavalli a Salò sono morti di noia, a giocare col nero perdi sempre</em>”.<sup id="rf8-31042"><a href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/#fn8-31042" title=" Francesco De Gregori, Le storie di ieri, 1975 " rel="footnote">8</a></sup></p>
</div><hr class="footnotes"><ol class="footnotes"><li id="fn1-31042"><p> Direttore è Roberto Chiarini, professore ordinario di storia contemporanea presso la facoltà di Scienze Politiche dell&#8217;Università Statale di Milano, editorialista de “Il Giornale di Brescia” &nbsp;<a href="#rf1-31042" class="backlink" title="Jump back to footnote 1 in the text.">&#8617;</a></p></li><li id="fn2-31042"><p> Dal 2008 presidente della Fondazione &#8220;Il Vittoriale degli italiani&#8221; e presidente anche della Fondazione Opera Pia Carità Laicale &nbsp;<a href="#rf2-31042" class="backlink" title="Jump back to footnote 2 in the text.">&#8617;</a></p></li><li id="fn3-31042"><p> Nel CdA, di cui è presidente Guerri, oltre a Bonometti, siedono anche Sergio Vassallo, Orlando Niboli, e Giampaolo Comini, in rappresentanza del PD &nbsp;<a href="#rf3-31042" class="backlink" title="Jump back to footnote 3 in the text.">&#8617;</a></p></li><li id="fn4-31042"><p> Consigliere comunale a Rezzato (Bs), per il Movimento Sociale Italiano, dal 1985 al 1990 e, poi, ricandidato &nbsp;<a href="#rf4-31042" class="backlink" title="Jump back to footnote 4 in the text.">&#8617;</a></p></li><li id="fn5-31042"><p> Il motto delle SS tedesche era “<em>Il mio onore si chiama fedeltà</em>”. In seguito anche Ordine Nuovo e i vari gruppi satelliti (La Fenice a Milano, Riscossa a Brescia) adottarono questo slogan &nbsp;<a href="#rf5-31042" class="backlink" title="Jump back to footnote 5 in the text.">&#8617;</a></p></li><li id="fn6-31042"><p> Il Giornale di Brescia, 27 maggio 2016 &nbsp;<a href="#rf6-31042" class="backlink" title="Jump back to footnote 6 in the text.">&#8617;</a></p></li><li id="fn7-31042"><p> Costretto a chiudere, secondo un sito web dal poco affidabile nome “ilduce.net”, poco dopo per le continue minacce ed attentati. Approfondimenti e maggiori informazioni qui:<br />
https://csabaraonda.noblogs.org/files/2012/01/ratti_neri_gruppo_di_ricerca_sulle_destre_radicali.pdf &nbsp;<a href="#rf7-31042" class="backlink" title="Jump back to footnote 7 in the text.">&#8617;</a></p></li><li id="fn8-31042"><p> Francesco De Gregori, <em>Le storie di ieri</em>, 1975 &nbsp;<a href="#rf8-31042" class="backlink" title="Jump back to footnote 8 in the text.">&#8617;</a></p></li></ol><p><a class="a2a_button_facebook a2a_counter" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F12%2Fcianfrusaglie-di-salo%2F&amp;linkname=Cianfrusaglie%20di%20Sal%C3%B2" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F12%2Fcianfrusaglie-di-salo%2F&amp;linkname=Cianfrusaglie%20di%20Sal%C3%B2" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F12%2Fcianfrusaglie-di-salo%2F&amp;linkname=Cianfrusaglie%20di%20Sal%C3%B2" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_telegram" href="http://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F12%2Fcianfrusaglie-di-salo%2F&amp;linkname=Cianfrusaglie%20di%20Sal%C3%B2" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.carmillaonline.com/wp-content/plugins/add-to-any/icons/telegram.png" width="16" height="16" alt="Telegram"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=http%3A%2F%2Fwww.carmillaonline.com%2F2016%2F06%2F12%2Fcianfrusaglie-di-salo%2F&amp;title=Cianfrusaglie%20di%20Sal%C3%B2" id="wpa2a_20">Condividi</a></p><p><a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com/2016/06/12/cianfrusaglie-di-salo/">Cianfrusaglie di Salò</a> è un articolo pubblicato su <a rel="nofollow" href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
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