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Raymond Queneau

La domenica della vita

Non poteva immaginarselo che ogni volta che passava davanti alla sua bottega, lei lo guardava, la negoziante, il soldato Brû. Camminava con naturalezza, allegramente infustito di cachi, il cappello quel che se ne vedeva sotto il kepí, il cappello tagliato regolare e quasi che lustro, le mani lungo la cucitura dei pantaloni, le mani di cui l'una, la destra, si levava a intervalli irregolari per rispettare un superiore di grado o per rispondere al saluto di qualche smobilitato.

Raymond Queneau - La domenica della vita

Un duro inverno

I cinesi venivano avanti preceduti da due guardie municipali. Per vederli, i bottegai uscirono dai loro suk con gli occhi spalancati e la bocca aperta. Alcuni marmocchi galoppavano lungo il corteo gridando: «I codini, i codini!». Qualche collo si protese dalle finestre, qualche curioso apparve sui balconi. Un tranvai risalì la sfilata asiatica, e i passeggeri, traboccando dalla vettura, interpellarono i cinesi in lingue diverse e in termini insolenti.

Raymond Queneau - Un duro inverno

I fiori Blu

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la sua situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d'Auge sospirò pur senza interrompere l'attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I normanni bevevan calvadòs.

Raymond Queneau - I fiori Blu

Zazie nel metrò

Macchiffastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo. Impossibile, mai che si puliscano. Sul giornale c'è scritto che a Parigi non c'è nemmeno l'undici per cento di appartamenti col bagno, non c'è da meravigliarsi, ma ci si può lavare anche senza. Tutti questi che mi stan d'attorno, però, devo dire che mica fanno di gran sforzi. D'altra parte, perché dovrebb'essere una selezione fra i più lerci di Parigi? Non c'è motivo. È il caso. È assurdo supporre che la gente che sta aspettando alla Gare d'Austerlitz puzzi più di quella che aspetta alla Gare de Lyon. Però, dico: ma che odore.
Gabriel cavò dalla manica un fazzolettino di seta color malva e ci si tappò le froge.

Raymond Queneau - Zazie nel metrò