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Valerio Evangelisti

Il castello di Eymerich

Per l'"obituario", il registro dei decessi del convento di San Domenico a Gerona, padre Dalmau Moner era morto il 24 settembre 1341. In realtà otto anni dopo era ancora in vita, anche se nessuno, fuori di quelle mura, doveva saperlo. Solo i frati più anziani ne erano al corrente, ma avevano tutti giurato di mantenere il segreto. Altrettanto avevano fatto il provinciale dei domenicani e persino l'inquisitore generale per la provincia catalana, Bernat de Puigcercós.

Valerio Evangelisti - Il castello di Eymerich

Le catene di Eymerich

Homer Loomis osservò oltre la vetrata il corpo massiccio del gesuita disteso sul lettino, trattenuto da cinghie strette al collo, ai polsi, alla vita e alle caviglie. Senza gli occhiali scuri e con la barbetta spettinata il prete sembrava avere perduto ogni energia. Fissava con sguardo spento la dottoressa che, seduta al suo fianco, parlava incessantemente.

Valerio Evangelisti - Le catene di Eymerich

Cherudek

È ormai da secoli, forse da millenni, che mi trovo imprigionato tra queste pareti di bronzo. Ormai non ne avverto neppure più il freddo. Credo che il mio corpo si sia disfatto, divenendo indistinguibile dai metri di terriccio, sassi e mattoni che ricoprono me e la mia prigione. In teoria non esisto più, e da un bel pezzo.

Valerio Evangelisti - Cherudek

Il corpo e il sangue di Eymerich

Il Falco Notturno si accostò alla porta dell'Antro Interno e tracciò un cerchio con l'unghia del pollice. Si aprì subito uno spioncino e apparve un occhio torvo.
— Chi sei? — chiese il Klexter con voce acuta.
Invece di rispondere, il Falco Notturno fece un breve sibilo con le labbra.
— Parola d'ordine? — chiese il Klexter.
— Supremazia.
— Potete entrare.

Valerio Evangelisti - Il corpo e il sangue di Eymerich

La luce di Orione

Parvero esplosioni. Invece erano solo i giganti che, scaturiti dalla notte, come ogni notte, cercavano di abbattere a pugni le quattro enormi colonne erette dagli americani.
Phil Rodriguez corse tra i corridoi in salita della piramide centrale, illuminati solo da quadranti e minuscoli punti luce. Si imbatté nel sergente Whitney Harris, curva su uno dei tanti schermi, e intenta a trascrivere dati. Le ordinò, secco: «Vieni con me».

Valerio Evangelisti - La luce di Orione

Mater Terribilis

Lo stormo di demoni che ora planava sul deserto mauritano, nero sullo sfondo rosso del cielo, era dotato di becco. Ognuna di quelle creature gigantesche di tanto in tanto lo spalancava ed emetteva un grido strozzato, così spaventoso che individui umani non addestrati sarebbero impazziti al solo udirlo. Ma negli eserciti che arrancavano tra le dune gli umani erano pochissimi: qualche brigata appena, per ognuna delle parti in lotta, e composte da corpi in cui il metallo ormai prevaleva sulla carne, fino a distorcerne la sensibilità. Le divisioni che contavano erano formate da Mosaici, dalla parte dell'Euroforce, e da Poliploidi, dalla parte della RACHE. Mostri, dunque, costruiti nel primo caso con pezzi di cadavere, e nel secondo con esseri viventi dagli organi interni fatti proliferare in numero abnorme. Solo soldati di quel tipo, già morti oppure totalmente dementi, erano davvero idonei a sopportare la vista delle creature allucinanti che si dilaniavano nel cielo.

Valerio Evangelisti - Mater Terribilis

Metallo urlante

La prima orda di guerrieri uscì urlando dal tempio di pietra che chiudeva l'accesso alla caverna di Kitum. Il frastuono fu tale che Clarisse Lévy dovette coprirsi le orecchie, per quanto glielo permettevano le dita d'oro che avevano preso il posto di quelle rose dal virus. Il binocolo le cadde sul petto, ma non c'era alcun bisogno di ingrandire la visione per coglierne tutto l'orrore. I giganti neri e luccicanti scaturiti dalle grotte avevano ben poco di umano, e i rari tratti di pelle scura che conservavano si confondevano con l'acciaio brunito bioattivo da cui erano avvolti.

Valerio Evangelisti - Metallo urlante - Mondadori

Il mistero dell'inquisitore Eymerich

Sì udì uno scricchiolio. Nel muro si aprì un minuscolo sportello, e una suora nana, delle dimensioni di uno gnomo, ne balzò fuori ghignando silenziosamente. Sfrecciò di corsa lungo tutta la cella, poi si immerse nella parete antistante, dove si era aperto un uscio che prima non c'era. Reich, attonito, si alzò dalla branda e camminò in quella direzione. Il battente dell'uscio si richiuse con un colpo secco, e nello stesso tempo divenne traslucido. Reich vide nitidamente la sagoma di un guerriero giapponese che faceva harakiri, mentre una donna dalla lunga veste e con l'acconciatura tenuta ferma da spilloni portava angosciata le mani al petto.

Valerio Evangelisti - Il mistero dell'inquisitore Eymerich

Nicolas Eymerich, inquisitore

Cerca di comprendere che non vi è nulla che possa circoscrivere l'incorporeo, nulla che sia più veloce e più potente, mentre al contrario è l'incorporeo che, fra tutti gli esseri, è il non circoscritto, il più veloce, il più potente. Cerca di comprendere in questo modo, ricavando l'esperienza di ciò da te stesso. Ordina alla tua anima di recarsi in India, ed essa sarà la più rapida del tuo ordine; comandale di passare nell'Oceano e di nuovo essa sarà là velocemente, non come se avesse viaggiato da un luogo all'altro, ma come se fosse già là. Ordinale di volare su nel cielo ed essa non avrà bisogno di ali: niente può opporle ostacoli, né la fiamma del sole, né l'etere, né la rivoluzione del cielo, né i corpi degli altri astri, ma, solcando tutti gli spazi, essa volerà fino all'ultimo dei corpi celesti. Se tu volessi ancora irrompere fuori dello stesso universo e contemplare ciò che vi è al di là (se vi è qualcosa), anche questo ti sarebbe possibile.
Ermete Trimegisto, Corpus Hermeticum, XI, trad. B. M. Tordini Portogalli.

Il professor Tripler uscì dal Robert Lee More Building, sede del Dipartimento di Astrofisica dell'Università del Texas, con fare molto circospetto. Scrutò i vialetti del campus, soffermandosi sulle siepi e sui gruppetti di studenti, poi si incamminò con passo rapido, guardandosi attorno di continuo.

Valerio Evangelisti - Nicolas Eymerich, inquisitore

Picatrix, la scala per l'inferno

Non era frequente che Eymerich fosse costretto a contemplare la nudità di una donna, ma di tanto in tanto capitava. Qualche volta aveva provato segni certi di eccitazione, che aveva represso allontanandosi quasi di corsa dalla sala dei supplizi e trascorrendo ore in preghiera sul pavimento gelido della propria cella. In quel caso, però, non c'erano motivi per invidiare l'autoevirazione di Origene e maledire il proprio pene. La giovane legata alle corde che pendevano dal soffitto era magra, con i seni appena accennati e le costole sporgenti. Il ciuffo del pube era un insignificante triangolo nero tra gambe quasi scheletriche, agitate da un tremito convulso. Doveva patire il freddo di quella cantina umida, rischiarata a malapena dalle torce.

Valerio Evangelisti - Picatrix, la scala per l'inferno

Tortuga

Rogério de Campos pensò che la sua ora fosse venuta. Il ponte del Rey de Reyes somigliava al pavimento di un mattatoio. Il sangue scorreva a rivoli o si espandeva a macchie, tra gli alberi abbattuti, i fasci di vele e gli intrichi di sartiame reciso. Alcuni moribondi e mutilati si lamentavano ancora, oppure gridavano invocando Gesù o la Madonna. I pirati si aggiravano tra i corpi, tagliando con freddezza la gola ai superstiti, e gettando i cadaveri in mare, anche quandosi trattava di loro compagni senza speranze di guarigione. Spazzavano via i piedi di cervo, i chiodi a quattro punte lanciati al momento dell'assalto. L'odore di sangue era così penetrante da superare quello della salsedine, e stordiva.

Valerio Evangelisti - Tortuga

Veracruz

Il 17 marzo 1683 Hubert Macary scrutava il mare, in attesa dei vascelli in arrivo. Solo lui e l'amico Francise Levert sapevano che al largo di Roatán stava per apparire la flotta più imponente che i Fratelli della Costa avessero mai allestito. Ben diciassette velieri, inclusi vari brigantini da una trentina di cannoni ciascuno.
Appoggiato con il gomito a una torretta di guardia, la gamba sinistra su un cannone arrugginito, Hubert pregustava lo spettacolo. Per assaporarlo si metteva nei panni degli spagnoli di qualche città costiera, quando al largo apparivano i pirati.

Valerio Evangelisti - Veracruz