Calliphora
La dottoressa Key Scarpetta sposta verso la luce di una candela la provetta di vetro e osserva la larva che galleggia nell'etanolo.
Capisce immediatamente a che stadio della metamorfosi è l'esemplare biancastro, non più grande di un chicco di riso. Se non fosse morto, si sarebbe trasformato in una Calliphora vicina,
una mosca dalle sfumature verde bottiglia, e avrebbe presumibilmente deposto le uova nella bocca o negli occhi di un cadavere, oppure nella maleodorante ferita di un vivo.
Patricia Cornwell - Calliphora - Mondadori, trad. Annamaria Blavasco
Postmortem
Venerdì 6 giugno a Richmond pioveva. L'acquazzone incessante,
cominciato all'alba, aveva infierito sui gigli riducendoli a nudi steli e sparso
foglie sull'asfalto e sui marciapiedi. Rivoli d'acqua correvano per le strade;
nei campi da gioco e nei prati si allargavano grandi pozze. Andai a dormire
con il sottofondo della pioggia che scrosciava sulle lastre di ardesia del tetto
e, mentre la notte sfumava nella nebbia dell'aurora del sabato, feci un sogno
orribile. Al di là dei vetri della finestra striati di pioggia apparve
un volto livido, dai tratti informi e inumani come quelli delle bambole fatte
con le calze di nailon. La finestra era buia quando la sagoma apparve, simile
a uno spirito maligno, intenta a scrutare all'interno. Mi svegliai e fissai
l'oscurità. Soltanto quando il telefono squillò di nuovo capii
cosa mi aveva destato. Trovai la cornetta senza annaspare.
"La dottoressa Scarpetta?"
"Sì?"
Allungai una mano verso l'interruttore dell'abatjour e lo accesi.
"Qui Pete Marino. Ne abbiamo trovata un'altra al 52602 di Berkley Avenue. Mi
sa che è meglio che venga."
Patricia Cornwell - Postmortem - Mondadori, trad.
Marco Amante