Creature di sabbia
Quel volto era reso più lungo da alcune rughe verticali,
profonde come cicatrici, scavate da insonnie ostinate e abituali, un volto mal
rasato, lavorato dal tempo. La vita- ma quale vita? una apparenza strana di
memorie distrutte- doveva averlo malmenato, contrariato, o forse anche turbato
profondamente. Ci si leggeva o indovinava una ferita profonda che un gesto malaccorto
della mano o lo sguardo troppo insistente di un occhio scrutatore o malintenzionato
potevano riaprire. Evitava di esporsi alla luce diretta e si copriva gli occhi
con l'avambraccio. La luce del giorno, quella di una lampada o della luna piena,
gli faceva male: lo denudava, gli penetrava sotto la pelle e ne sorprendeva
la vergogna o le lacrime segrete.
Tahar Ben Jelloun - Creatura di sabbia - Einaudi