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Jorge Amado

Alte uniformi e camicie da letto

Il poeta Antônio Bruno morì, vittima di un infarto fulminante – il secondo in poco tempo – il 25 settembre 1940. Il mattino luminoso, dall'aria limpida e la temperatura piacevole, gli aveva riportato alla mente un'altra mattinata così, diafana e luminosa, che attraverso la finestrella dell'abbaino illumunava lo studio parigino e avvolgeva quasi una rosea e trasparente camicia da notte, il corpo nydo della giovane donna addormentata. Visione degna d'un sonetto, aveva pensato; ma non l'aveva scritto. perché lei si era svegliata e gli aveva teso le braccia.

Jorge Amado - Alte uniformi e camicie da letto

Dona Flor e i suoi due mariti

Non perché avviene in un giorno disordinato di lamentazioni e tristezze, non per questo si deve permettere che la veglia funebre vada alla bell’e meglio. Se la padrona di casa, fra singhiozzi e svenimenti fuori di sé, immersa nel suo dolore, o giacente morta nella bara non potrà farlo, un parente o una persona amica si assumerà l’incarico di occuparsi della veglia, perché non si possono abbandonare, senza niente da bere né da mangiare, i poveretti, solidali per tutta la notte, a volte in inverno e col freddo. Acciocché una veglia funebre sia animata ed onori effettivamente il defunto che la presiede, rendendogli meno grave la prima confusa notte della sua morte, è necessario dedicarvi cure sollecite, occupandosi del morale e dell’appetito.

Jorge Amado - Donna Flor e i suoi due mariti - Garzanti, trad. Elena Grechi

Due storie del porto di Bahia

Intorno alla morte di Quincas Acquaiolo perdura a tutt'oggi una certa confusione. Dubbi da chiarire, particolari assurdi, contraddizioni fra le deposizioni dei testimoni, lacune varie. Non sono chiari neppure l'ora e il luogo del decesso, né le ultime parole del defunto. La famiglia, appoggiata da vicini e conoscenti, si mantiene intransigente sulla versione della tranquilla morte mattutina, senza testimoni né apparato né ultime parole: morte verificatasi quasi venti ore prima dell'altra, propalata e commentata, avvenuta nell'angoscia della notte, quando la luna si disfece in mare e cose misteriose avvennero sulla banchina del porto di Bahia.

Jorge Amado - Due storie del porto di Bahia - Garzanti, trad. Elena Grechi

Gabriella, garofano e cannella

Questa storia d'amore – per una strana coincidenza, direbbe donna Arminda – iniziò nello stesso giorno limpido, con sole primaverile, in cui il fazendeiro Jesuíno Mendonça uccise a rivoltellate donna Sinhazinha Guedes Mendonça sua legittima sposa, dama della migliore società locale – bruna, piuttosto grassa, molto dedita alle attività parrocchiali – e il dottor Osmundo Pimentel, chirurgo-dentista, stabilitosi a Ilhéus da pochi mesi, giovane elegante, con atteggiamenti da poeta. Inoltre, in quel mattino, prima che la tragedia sconvolgesse la città, la vecchia Filomena aveva attuato una sua antica minaccia: era partita con il trenino delle otto per Água Preta, dove aveva fatto fortuna un suo figliolo, piantando in asso l'arabo Nacib presso cui faceva la cuoca.

Jorge Amado - Gabriella, garofano e cannella - Einaudi, trad. Giovanni Passeri

Jubiabá

La folla balzò in piedi come un sol uomo. E rimase in religioso silenzio. L'arbitro scandì:
– Sei...
Ma prima che fosse pronunciato il "sette", il pugilatore biondo si levò a fatica su un braccio; poi, raccolte tutte le forze, fu di nuovo in piedi. Allora la folla tornò a sedersi e riprese a gridare. Il negro incalzò l'avversario, e tutti e due, il biondo e il negro, si trovarono in mezzo al quadrato. La folla ruggiva:
– Buttalo giù! Buttalo giù!

Jorge Amado - Jubiabá - Einaudi, trad. Dario Puccini e Elio Califano

Santa Barbara dei Fulmini

Questa è la storia semplice di Adalgisa e Manela e di alcuni altri discendenti degli amori dello spagnolo Francisco Romero Perez y Perez con Andreza da Anunciação, la formosa Andreza di Yansã, mulatta scura. In essa si narrano, acciocché servano di esempio e monito, eventi senza dubbio inattesi e curiosi, verificatisi nella città di Bahia – in nessun altro luogo avrebbe potuto accadere. L'importanza della data è relativa, ma vale la pena ricordare che tutto avvenne nello spazio breve di quarant'otto ore, dense di vita vissuta, alla fine degli anni Sessanta o all'inizio degli anni Settanta, più o meno, su per giù. Non si è cercato di dare una spiegazione, una storia si racconta, non si spiega.
Progetto di romanzo annunciato già da circa vent'anni, sotto il titolo La Guerra degli Spiriti, solo ora, fra l'estate e l'autunno dell'87, fra la primavera e l'estate dell'88, a Parigi, ho messo giù l'intreccio sulla carta. Scrivendo mi sono divertito; se qualcun altro si divertirà a leggere, mi darò per soddisfatto.

Jorge Amado - Santa Barbara dei Fulmini - Garzanti, trad. Elena Grechi

Teresa Batista stanca di guerra

Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c'è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano come una merce a buon mercato e di largo consumo. L'allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, né secco né umido, né esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi, pieni di soldi. L'allegria va conservata nello champagne; mentre la cachaça tuttalpiù consola dalle disgrazie, quando consola.

Jorge Amado - Teresa Batista stanca di guerra - Einaudi, trad. Giuliana Segre Giorgi

Terre del finimondo

La sirena della nave squarciò come un lamento il crepuscolo che avvolgeva la città. Il capitano Joáo Magalháes s'appoggiò alla murata e rimase a guardare il caseggiato d'antica costruzione, i campanili delle chiese, i tetti neri, le vie lastricate d'enormi pietre. Il suo sguardo abbracciava una gran varietà di tetti, ma della via non scorgeva che un tratto breve, dove non passava nessuno. Senza saperne il perché, quelle pietre, con cui mani di schiavi avevan lastricato la via, gli parvero d'una commovente bellezza. E tali gli parvero anche i tetti neri e le campane delle chiese che cominciavano a sonare chiamando all'ufficio del vespro la città credente. Di nuovo la sirena fischiò, lacerando il crepuscolo che ricopriva la città di Bahia. Joáo tese le braccia in un gesto d'addio, simile a quello di chi prende commiato dalla donna che ama.

Jorge Amado - Terre del finimondo - Bompiani, trad. Mario da Silva

Vita e miracoli di Tieta d'Agreste

Silenzio e solitudine, il fiume penetra in mare, nell'occano senza limiti, sotto il cielo spalancato; la fine e il principio. Dune immense, nitide montagne di sabbia, la bimba che corre in salita come una capretta, sul viso la chiarità del sole e il sibilo del vento, i piedi lievi e scalzi la distanziano dall'uomo forte, sui quaranta, che la insegue.
Ansimando, l'uomo sale, col cappello in mano perché non si perda nel vento. Le sue scarpe affondano nella sabbia, il riflesso del sole lo acceca, acuta lama di rasoio, il vento gli taglia la pelle. Il sudore gli scorre per tutto il corpo: desiderio e rabbia: quando t'acchiappo, peste! ti scasso e t'ammazzo.

Jorge Amado - Vita e miracoli di Tieta d'Agreste - Garzanti, trad. Elena Grechi